Crescono di ora in ora le adesioni (a oggi cinquecentomila) alla manifestazione che si terrà la prossima domenica a Parigi per protestare contro la legge che vorrebbe equiparare al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso e riconoscere alle coppie omosessuali il diritto di adottare bambini. L’iniziativa popolare è sostenuta da soggetti diversi. Contro la decisione del Governo del presidente François Hollande — che ha approvato un decreto legislativo (conosciuto come “Matrimonio per tutti”) che appunto permette alle coppie omosessuali di sposarsi e di adottare figli e che dovrà ottenere il placet del Parlamento — sono scese in campo, oltre alle organizzazioni cattoliche, anche quelle ortodosse, protestanti, musulmane, ebraiche e movimenti pro vita con l’iniziativa «La manif pour tous» (La manifestazione per tutti), evidente parafrasi del nome del disegno di legge contestato. Siamo tutti nati — sottolineano i promotori dell’iniziativa — «da un uomo e da una donna, questa cosa ci riguarda tutti! Il popolo di Francia deve sollevarsi per i suoi figli, per il suo avvenire e per la nostra umanità».
Il Governo, ha scritto di recente il quotidiano «Le Monde», «ha sottovalutato l’ostilità di una parte dell’opinione pubblica al suo progetto di legge e il premier, Jean-Marc Ayrault, è costretto a fare marcia indietro e indire nell’assemblea nazionale una tornata di consultazioni fra i parlamentari. Ma la retromarcia del Governo — ha puntualizzato il giornale — non è bastata per tranquillizzare gran parte dell’opinione pubblica francese e una grande manifestazione unitaria è stata annunciata per domenica 13 gennaio, alla vigilia della discussione in aula prevista il 29 gennaio».
Lunedì scorso una cinquantina di attivisti musulmani hanno scritto una lettera aperta, esortando tutti i fedeli all’islam ad aderire al grande raduno nazionale. La lettera, firmata da intellettuali, imprenditori e leader religiosi, fa seguito all’appello di sabato scorso dell’Union des Organisations Islamique de France (Uoif) nella quale viene sottolineato il profondo dissenso dell’organizzazione al provvedimento presentato dal Governo francese. «Se dovesse essere approvato questo disegno di legge — precisa una nota dell’Uoif — inevitabilmente e pericolosamente saranno sconvolte le strutture familiari, sociali e anche il codice civile francese. Esortiamo tutti a promuovere un dibattito e un referendum su questa questione. Inoltre, invitiamo i cittadini a difendere l’istituzione del matrimonio e la coesione sociale».
«La nostra non è una manifestazione religiosa — ha spiegato Joël Mergui, presidente del Consistoire central israélite de France — ma una manifestazione della società francese». Anche il gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, ha sottolineato che «per i matrimoni gay la posta in gioco non è qui l’omosessualità, ma il rischio irreversibile di una confusione delle genealogie, sostituendo la parentalità alla paternità e alla maternità. Ma anche di una confusione dello status del bambino, che passa da quello di soggetto a quello di oggetto al quale ognuno avrebbe diritto. L’esigenza di legittimazione generale — ha aggiunto il rabbino — sembra tradursi a maggior ragione in una permissività generale, quindi con la rimozione di qualsiasi giudizio». L'Osservatore Romano, 10 gennaio 2013.