martedì 5 febbraio 2013

Come diventare padroni del tempo



Se solo.
A chi non è mai capitato di indulgere in questa forma condizionale, recriminando su eventi infausti e piccoli accidenti?
Se solo avessi fatto così anziché cosà, se solo avessi scelto questo piuttosto che quello, se solo me ne fossi accorto un istante prima…
Se solo.
Confesso che a me è capitato un sacco di volte di domandarmi “E se solo…”. A mia moglie capita sempre: lei fa “SeSolo” di nome e “MaSe” di cognome.
È successo anche di recente: sabato, ora di pranzo, uno dei pochi giorni in cui a mezzogiorno ci si ritrova con entrambi i bimbi a tavola, e forse proprio per questo, non abbiamo calcolato bene i tempi e quindi eravamo tutti fuori sincronizzazione, per noi era piuttosto presto per mangiare, mentre per il piccolino era già tardi, l’unico in orario era il grandicello.
La fretta, si sa, è complice del diavolo, così nella concitazione dei preparativi (del desco e dei pargoli) mia moglie non si accorge di aver messo in tavola il piatto con la pappa all’interno del raggio d’azione delle grinfie del figlio minore; il sottoscritto era in bagno a lavare le mani al maggiore quando sente l’urlo della consorte, accorre trafelato con l’erede in braccio e contempla sconcertato il disastro: pappa rovesciata un po’ ovunque e pargoletto tutto impiastricciato che sorride beato per la sua prodezza.
Vagliando velocemente il campionario delle reazioni adatte alle circostanze, mi costringo a reprimere quelle proprie di Hulk, ed annaspo nel tentativo di ostentare un’imperturbabilità degna di Data.
Davanti all’immagine dell’ingrato lavoro che toccherà fare per ripristinare l’ordine e la pulizia in casa, ecco affiorare irrefrenabile il binomio: “se solo” il piatto fosse stato un centimetro più lontano dagli pseudopodi del cucciolotto…
È mentre mi accingo a ripulire che mi sorprendo a rimuginare sull’ineluttabilità del tempo, a come sarebbe bello poter, non dico tornare indietro, ma almeno “salvare il gioco” ad intervalli regolari così da poter ricaricare in un punto appena precedente ad un disastro, in modo da evitarlo. Siamo onesti: a chi non piacerebbe?
Ma non si può: l’inesorabilità del tempo è lì, a ricordarci l’illusione della nostra libertà. Eppur, mi dico, Gesù ci ha liberato: Lui che ha preso su di sé i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi…
Già perché Dio, si sa, è Signore del tempo, è fuori dal tempo, è Lui che l’ha creato. Ed Egli, che è Onnisciente, sa perfettamente quanti e quali peccati ogni uomo avrebbe fatto nella sua vita, per quali avrebbe chiesto perdono e per quali no, e così risulta chiaro anche a me perché, se io oggi offendo Dio e poi, pentito, vengo da Lui assolto in confessione, per i meriti infiniti di Cristo davvero il mio peccato vien rimesso nell’espiazione che già ne fece Gesù per me durante la Sua passione: Egli già sapeva ed ha pagato per me il fìo della mia colpa.
Ma se così stanno le cose, allora, mi vien da dire, anch’io in Cristo ho la possibilità di godere un pochino del suo governo del tempo: poiché se la regola vale per il peccato, deve valere anche per il rimedio. E qui c’è l’illuminazione: se io oggi intercedo nell’orazione per la salvezza dell’anima di un uomo che è morto nel passato, costui potrebbe aver giovato, in virtù proprio della signoria di Cristo sul tempo, della mia preghiera a suo favore. Gesù, infatti, nel momento della sua morte sapeva che io, in un certo futuro, avrei pregato per la salvezza della sua anima, ed ha così potuto applicare la mia intercessione per trarre via quell’anima dall’indebita potestà del maligno.
E tale procedura, invero, è attestata da numerose esperienze di Santi, i quali son stati chiamati ad intercedere per la salvezza di anime in luoghi e tempi diversi dai loro.
È il medesimo principio sul quale si fonda quella promessa stessa di Gesù legata alla recita della coroncina della Divina Misericordia (ma che vale già da prima anche per il Rosario): se detta con devozione per un moribondo ottiene all’anima di questo ogni grazia necessaria alla sua salvezza. Ma metti che venissi a sapere solo al mattino che il mio caro parente è morto la sera prima? Che forse la mia preghiera a nulla ormai potrebbe più giovargli? Qui viene il bello: in virtù della signoria di Cristo sul tempo io posso ancora pregarlo, ora, di aver salvato il mio caro defunto nel momento in cui quegli è dipartito, avendo peraltro la certezza che la mia preghiera postuma abbia comunque giovato a tale scopo, così come se fosse stata detta in quel preciso momento!
E ciò è entusiasmante: perché unito in Cristo, anch’io regno sul tempo!
Quale potere è dato al credente se persino la sua preghiera ha effetto retroattivo!
Ma quante se ne inventa Dio perché l’uomo, nell’intercessione fraterna, venga da Lui salvato!
Ed ancora acceso in cuore d’esultanza per questa nuova consapevolezza, mentre strofino il tavolo da pranzo con la spugnetta umida sorrido al pensiero di come, forse, davvero sia più facile salvare un’anima che ripulire la devastazione di pappa del proprio figlio… (A. T. Giovanoli)