Scelte politiche e legislative, prive della consapevolezza necessaria, stanno scardinando la famiglia accelerando la folle corsa verso l’individualismo che rischia di far esplodere la società. Ma la famiglia c’è, resiste ed è solida anche in questo tempo di crisi culturale prima ancora che economica. È comunque «una prospettiva di speranza nonostante tutto» quella delineata stamane, 4 febbraio, dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, incontrando i giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede «per fare il punto sullo stato di salute dell’elemento fondamentale della società».
Una prospettiva di speranza che monsignor Paglia presenterà il 14 febbraio all’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York e successivamente, a marzo, anche nella sede di Ginevra e poi al Parlamento europeo. «Nella piazza dei popoli, ai responsabili delle Nazioni consegneremo la Carta dei Diritti della Famiglia scritta trent’anni fa dal Pontificio Consiglio. I contenuti sono attualissimi. E diremo che la famiglia è un patrimonio dell’umanità che va sostenuto e riconosciuto nei suoi diritti. In questo modo la Chiesa rende un servizio a tutti».
Riguardo alle recenti vicende francesi, monsignor Paglia ha sostenuto che «la vera vittoria sta nell’affermazione della verità sulla persona umana, perché nella menzogna perdiamo tutti». Ha riconosciuto «il coraggio dei vescovi francesi nell’aprire il dibattito pubblico. Essi stessi — ha detto — mi hanno confidato la sorpresa per la grande risposta popolare». Secondo monsignor Paglia «è decisivo pensare bene prima di prendere decisioni che possono avere conseguenze tragiche. Non si può avere la pretese di cambiare la cultura stessa con una legge che non riscuote neppure l’unanimità». Da parte sua ha proposto di affrontare «la questione delle unioni tra persone dello stesso sesso nell’ambito del diritto privato, garantendo così anche le questioni patrimoniali». Ovviamente «bisogna evitare ogni discriminazione. Tutti i figli di Dio hanno pari dignità e sono intoccabili. Ma — ha spiegato — non è possibile pensare che il matrimonio sia giustificato da altri affetti che non siano la relazione tra uomo e donna che implica la generazione dei figli. Proprio il rispetto per la verità mette in guardia da un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza».
Di fronte alle scottanti questioni delle famiglie ferite, divise, separate l’arcivescovo Paglia ha invitato la comunità ecclesiale ad avere «ancora di più un atteggiamento di attenzione, apertura e accoglienza», perché «non esistono famiglie di serie A e di serie B. Anzi, le persone che hanno più problemi devono ricevere più attenzione nella Chiesa. Con un accento forte per i figli che vivono tragicamente queste lacerazioni nell’ambito della famiglia». Inoltre, riferendosi al recente discorso del Papa alla Rota Romana, monsignor Paglia ha anche auspicato una maggiore snellezza nelle procedure dei processi di nullità matrimoniale.
Insomma, «bisogna che nella Chiesa, come ha indicato con chiarezza il recente Sinodo dei vescovi sull’evangelizzazione, la famiglia abbia davvero un ruolo centrale. Non va mai lasciata sola». Da qui l’idea di «irrobustirne il coinvolgimento nella catechesi per i sacramenti e di rafforzare i corsi di preparazione al matrimonio».
Un’altra frontiera «più attuale che mai» è quella del lavoro. «Oggi invece la famiglia è molto spesso sfruttata dalle imprese e questo è un errore umanistico ed economico», ha denunciato. Tra le proposte concrete c’è un maggiore rispetto della domenica e del giorno di festa che garantisca alla famiglia il gusto di ritrovarsi, e anche più attenzione al tempo della maternità: per esempio, la flessibiltà di orario per la donna non significa una diminuzione nella resa lavorativa ma anche produttività diversa, persino migliore. «Anche in questi tempi di crisi ci possono essere soluzioni pratiche vantaggiose per tutti, anche per le imprese e i datori di lavoro».
Oggi invece, ha denunciato l’arcivescovo, la famiglia «viene bastonata da una cultura che le è opposta. E in una società sempre più individualizzata è diventato troppo facile metterla in discussione, allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini». E ha aggiunto: «Io sto con Giustiniano: matrimonium est viri et mulieris coniunctio. E con Cicerone: familia est principium urbis e quasi seminarium rei publicae». E, dopo aver citato anche Giorgio Gaber, il quale diceva che donna e uomo sono destinati a restare diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro, ha aggiunto che «non solo il diritto romano, anche la Costituzione italiana parla chiaro in proposito». E ha rimarcato: «Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo “genoma”, la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli». C’è poi un grande lavoro da fare sul piano culturale per «liberare il matrimonio e la famiglia dall’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio».
Quindi i coniugi Francesca Dossi e Alfredo Colzani, responsabili della pastorale familiare dell’arcidiocesi ambrosiana e genitori di quattro figli, hanno riproposto i contenuti essenziali dell’Incontro mondiale svoltosi sei mesi fa a Milano. E hanno anche presentato il volume che raccoglie gli Atti. Ora si punta verso il prossimo Incontro mondiale previsto nel 2015 a Philadelphia. Per mettere a punto i preparativi, a marzo verranno in Vaticano l’arcivescovo e il sindaco della città, accompagnati dal governatore della Pennsylvania. Negli Stati Uniti d’America — ha concluso monsignor Paglia — «c’è già molta attenzione per questo appuntamento, anche perché si avverte il problema di tanti giovani che sentono la mancanza della figura del padre. Lo si evince dai dati allarmanti sulle carceri, sui suicidi e anche sugli episodi di follia come le stragi».
L'Osservatore Romano, 5 febbraio 2013.Una prospettiva di speranza che monsignor Paglia presenterà il 14 febbraio all’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York e successivamente, a marzo, anche nella sede di Ginevra e poi al Parlamento europeo. «Nella piazza dei popoli, ai responsabili delle Nazioni consegneremo la Carta dei Diritti della Famiglia scritta trent’anni fa dal Pontificio Consiglio. I contenuti sono attualissimi. E diremo che la famiglia è un patrimonio dell’umanità che va sostenuto e riconosciuto nei suoi diritti. In questo modo la Chiesa rende un servizio a tutti».
Riguardo alle recenti vicende francesi, monsignor Paglia ha sostenuto che «la vera vittoria sta nell’affermazione della verità sulla persona umana, perché nella menzogna perdiamo tutti». Ha riconosciuto «il coraggio dei vescovi francesi nell’aprire il dibattito pubblico. Essi stessi — ha detto — mi hanno confidato la sorpresa per la grande risposta popolare». Secondo monsignor Paglia «è decisivo pensare bene prima di prendere decisioni che possono avere conseguenze tragiche. Non si può avere la pretese di cambiare la cultura stessa con una legge che non riscuote neppure l’unanimità». Da parte sua ha proposto di affrontare «la questione delle unioni tra persone dello stesso sesso nell’ambito del diritto privato, garantendo così anche le questioni patrimoniali». Ovviamente «bisogna evitare ogni discriminazione. Tutti i figli di Dio hanno pari dignità e sono intoccabili. Ma — ha spiegato — non è possibile pensare che il matrimonio sia giustificato da altri affetti che non siano la relazione tra uomo e donna che implica la generazione dei figli. Proprio il rispetto per la verità mette in guardia da un egualitarismo malato che abolisce ogni differenza».
Di fronte alle scottanti questioni delle famiglie ferite, divise, separate l’arcivescovo Paglia ha invitato la comunità ecclesiale ad avere «ancora di più un atteggiamento di attenzione, apertura e accoglienza», perché «non esistono famiglie di serie A e di serie B. Anzi, le persone che hanno più problemi devono ricevere più attenzione nella Chiesa. Con un accento forte per i figli che vivono tragicamente queste lacerazioni nell’ambito della famiglia». Inoltre, riferendosi al recente discorso del Papa alla Rota Romana, monsignor Paglia ha anche auspicato una maggiore snellezza nelle procedure dei processi di nullità matrimoniale.
Insomma, «bisogna che nella Chiesa, come ha indicato con chiarezza il recente Sinodo dei vescovi sull’evangelizzazione, la famiglia abbia davvero un ruolo centrale. Non va mai lasciata sola». Da qui l’idea di «irrobustirne il coinvolgimento nella catechesi per i sacramenti e di rafforzare i corsi di preparazione al matrimonio».
Un’altra frontiera «più attuale che mai» è quella del lavoro. «Oggi invece la famiglia è molto spesso sfruttata dalle imprese e questo è un errore umanistico ed economico», ha denunciato. Tra le proposte concrete c’è un maggiore rispetto della domenica e del giorno di festa che garantisca alla famiglia il gusto di ritrovarsi, e anche più attenzione al tempo della maternità: per esempio, la flessibiltà di orario per la donna non significa una diminuzione nella resa lavorativa ma anche produttività diversa, persino migliore. «Anche in questi tempi di crisi ci possono essere soluzioni pratiche vantaggiose per tutti, anche per le imprese e i datori di lavoro».
Oggi invece, ha denunciato l’arcivescovo, la famiglia «viene bastonata da una cultura che le è opposta. E in una società sempre più individualizzata è diventato troppo facile metterla in discussione, allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini». E ha aggiunto: «Io sto con Giustiniano: matrimonium est viri et mulieris coniunctio. E con Cicerone: familia est principium urbis e quasi seminarium rei publicae». E, dopo aver citato anche Giorgio Gaber, il quale diceva che donna e uomo sono destinati a restare diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro, ha aggiunto che «non solo il diritto romano, anche la Costituzione italiana parla chiaro in proposito». E ha rimarcato: «Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo “genoma”, la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli». C’è poi un grande lavoro da fare sul piano culturale per «liberare il matrimonio e la famiglia dall’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio».
Quindi i coniugi Francesca Dossi e Alfredo Colzani, responsabili della pastorale familiare dell’arcidiocesi ambrosiana e genitori di quattro figli, hanno riproposto i contenuti essenziali dell’Incontro mondiale svoltosi sei mesi fa a Milano. E hanno anche presentato il volume che raccoglie gli Atti. Ora si punta verso il prossimo Incontro mondiale previsto nel 2015 a Philadelphia. Per mettere a punto i preparativi, a marzo verranno in Vaticano l’arcivescovo e il sindaco della città, accompagnati dal governatore della Pennsylvania. Negli Stati Uniti d’America — ha concluso monsignor Paglia — «c’è già molta attenzione per questo appuntamento, anche perché si avverte il problema di tanti giovani che sentono la mancanza della figura del padre. Lo si evince dai dati allarmanti sulle carceri, sui suicidi e anche sugli episodi di follia come le stragi».
Di seguito l’intervento di S.E. Mons. Vincenzo Paglia di questa mattina.
* * *
1. L’incontro di Milano ha rappresentato una tappa importante sia sul piano della riflessione che su quello della testimonianza riguardo al matrimonio e alla famiglia. E per me personalmente – che, poche settimane dopo, sono stato chiamato da Benedetto XVI a presiedere il Pontificio Consiglio per la famiglia - quanto avvenuto in quei giorni a Milano è una preziosa miniera di indicazioni. L’evento – anche per la numerosissima partecipazione delle famiglie - ha mostrato la forza vitale che le famiglie rappresentano nella Chiesa e nella stessa società. Si può dire a ragione che i "profeti di sventura" che prevedevano, o meglio, che auspicavano l’estinzione della famiglia, sono stati smentiti. Negli anni Settanta si affermava la "morte della famiglia" e il cammino verso una società "senza padre". Certo, sono molti i problemi che riguardano il matrimonio e la famiglia, ma non dobbiamo dimenticare, dati alla mano, che la famiglia resta ancora oggi la "risorsa" fondamentale delle nostre società. E’ quanto si è visto e quanto è stato spiegato a Milano. La famiglia continua a resistere; e per la sua stessa forza intrinseca e il suo radicamento nell’umanità.
Del resto, i dati statistici sono unanimi nel rilevare che la famiglia si colloca al primo posto come luogo di sicurezza, di rifugio, di sostegno per la propria vita, e resta in cima ai desideri della stragrande maggioranza dei giovani. In Italia, ad esempio, circa l’80% dei giovani dichiarano di preferire il matrimonio (civile o religioso che sia), solo il 20% opta per la convivenza. Di questo 20% sembra che solo il 3% consideri la convivenza una scelta definitiva, l’altro 17% la pensa transitoria in attesa del matrimonio. E in Francia, i sondaggi rilevano che il 77% desidera costruire la propria vita di famiglia, rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. La percentuale arriva all’84% per i giovani dai 18 a 24 anni.
Insomma, né la straordinaria accelerazione dei processi storici che sta sperimentando la nostra generazione, né la forte opposizione culturale che circonda la famiglia sono riusciti - per ora! - a recidere il profondo radicamento che ha nel cuore della gente. Il matrimonio e la famiglia restano una realtà fondamentale per la società, anzi, una buona notizia per la gente. Diceva Benedetto XVI aprendo il Sinodo dei Vescovi: "Il matrimonio costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi". Del resto, il bisogno di famiglia è iscritto nel cuore dell’uomo fin da quando Dio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto che gli sia simile"(Gn 2,18). Adamo era vivente, anzi appena creato, eppure gli mancava qualcosa di vitale, appunto una compagna, una compagnia. L’uomo, da solo, è niente: per lui tutto si gioca nell’interdipendenza, senza di essa non si esiste e non si è liberi.
2. Questa profonda verità che segna così radicalmente la vita umana viene come bastonata da una cultura che le è opposta. L’ideale che l’uomo contemporaneo cerca di raggiungere è quello dell’autonomia individuale, ossia il non dipendere da nessuno. In effetti, vi è un impegno incredibile per edificare una società fatta di individui, gli uni separati dagli altri, ove l’io prevale sul noi, il singolo sulla società, e quindi i diritti dell’individuo su quelli della famiglia. Questa corsa all’individualismo sta scardinando la famiglia, come pure le diverse forme di società. Per questo lo scardinamento della famiglia è il primo problema della società contemporanea, anche se pochi se ne rendono conto, tanto che si continuano a fare scelte, anche politiche e legislative, che portano le società sull’orlo dell’abisso, come decenni addietro avvertiva Hans Jonas a proposito delle scelte – anche queste prive della consapevolezza necessaria – riguardanti l’ecologia.
Ovviamente non tranquillizza il fatto che la società - come molti affermano per giustificare quanto sta accadendo – ha ormai "metabolizzato" scelte e tendenze culturali. E’ vero che tanta storia occidentale contemporanea è stata concepita come liberazione da ogni legame: i legami con gli altri, quindi nella famiglia, nella responsabilità verso l’altro. Ed è altrettanto vero che i vincoli, talora, hanno oppresso la soggettività. Ma oggi la vertigine della solitudine con il culto dell’ "io", sciolto da ogni legame, anche da Dio, rischia di uccidere ogni soggettività facendo precipitare tutti rovinosamente in basso. In questa situazione, gli stessi legami affettivi, sessuali, vengono compresi e vissuti nell’orizzonte privato della solitudine. E lo spaesamento provocato dalla globalizzazione, accentua ancor più il ripiegamento su di sé e la tentazione del proprio particolare.
In una società sempre più individualizzata è diventato facile – troppo facile - mettere in discussione sia il matrimonio che la famiglia, magari allargandone a tal punto il significato da far scomparire lo stesso significato dei termini. In effetti, si arriva a non riconoscere più nel matrimonio la radice della famiglia e in quest’ultima il fondamento della società, sovvertendo così una secolare antropologia che faceva dire a Giustiniano matrimonium est viri et mulieris coniunctio, e a Cicerone, familia est principium urbis e quasi seminarium rei publicae.
La Chiesa, che ha raccolto l’eredità antica del matrimonio e della famiglia, le ha arricchite nei contenuti sino a renderle fondamento della società. Benedetto XVI diceva: "La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e di amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce il luogo primario dell’umanizzazione della persona e della società, la culla della vita e dell’amore". Oggi la Chiesa è preoccupata – talora in solitudine - per la crisi che il matrimonio e la famiglia stanno attraversando, anche perché è consapevole che ambedue sono un Vangelo, una buona notizia anche per gli uomini e le donne di oggi, spesso soli e privi di amore, di paternità, di sostegno. Sorprende perciò la superficialità con cui la Chiesa viene accusata di conservatorismo. Non si tratta di sostenere istituzioni superate, ma di pensare al futuro della stessa società umana. Semmai si potrebbe dire che siamo "conservatori dell’avvenire", appunto, del futuro della società.
La Chiesa, "esperta in umanità", conosce bene peraltro il grande compito che spetta alle famiglie. E conosce l’alto prezzo delle fragilità familiari che viene pagato soprattutto dai figli (nati e non nati), dagli anziani, dai malati. Anche di quelle fragilità di cui non si parla mai perché l’attenzione è diretta solo ad alcune questioni e non ad altre, magari più robuste e fondamentali. La famiglia significa casa, stabilità, crescita, futuro. Nelle diverse epoche storiche ci sono state trasformazioni talora anche profonde nell’istituto familiare, mai però è venuto meno il suo "genoma", la sua dimensione profonda, ossia essere una istituzione formata da uomo-donna e figli. Per questo è urgente una attenta riflessione culturale e una più vigorosa difesa della famiglia perché sia posta – e con fretta - al centro della politica, dell’economia, della cultura, sia nei diversi paesi che nelle altre istanze internazionali e con il coinvolgimento anche dei credenti di altre tradizioni religiose e di uomini di buona volontà. E’ una frontiera che riguarda le fondamenta stesse della società umana. Di qui l’interesse straordinario della Chiesa soprattutto in questo momento storico.
3. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia sente l’urgenza di aiutare sia dentro che fuori i confini della Chiesa la riscoperta del valore della Famiglia. Lo sguardo ovviamente è rivolto anzitutto all’interno della Comunità cristiana perché cresca la responsabilità pastorale verso la famiglia. Il recente Sinodo ha visto come esplodere l’attenzione dei Padri sinodali circa la centralità della famiglia come soggetto di evangelizzazione. E’ urgente pertanto un intelligente e creativo ripensamento dell’azione pastorale: dall’iniziazione cristiana all’educazione, dalla preparazione al matrimonio all’accompagnamento delle giovani famiglie, dall’aiuto alle famiglie ferite ai procedimenti canonici di nullità, e così oltre.
Un punto credo sia importante sottolineare: la testimonianza che le famiglie debbono offrire. E’ decisivo cioè mostrare con l’esempio che è possibile e bello "mettere su famiglia", che è decisivo per la propria e l’altrui vita poter sperimentare l’amore coniugale e l’amore familiare, che soli possono sostenere le difficoltà che immancabilmente accadono. Insomma, deve apparire con più evidenza la profezia della famiglia come luogo ove vivere con gioia la fede e l’amore reciproco che porta a superare gli stessi vincoli familiari per proiettarsi oltre.
C’è poi un grande lavoro da fare sul piano culturale: si tratta di operare per ridare valore ad una cultura della famiglia, perché torni ad essere attraente ed anche importante per la propria vita e per la società. E’ un campo che richiede nuova intelligenza e nuova creatività. Si tratta di liberare il matrimonio e la famiglia da quella che chiamerei l’autosufficienza dei propri sentimenti. Non si possono togliere i confini assimilando il matrimonio e la famiglia a qualsivoglia forma di affetto. Né basta volersi bene per giustificare il matrimonio. Vanno poi smascherate le scelte sbagliate vestite di ragionevolezza. Si ritiene ad esempio che è impossibile pensare alla fedeltà matrimoniale "per sempre". Mi chiedo: perché si può dire for ever per la propria squadra di calcio e non per la propria moglie o il proprio marito? Evidentemente qualcosa non funziona. E che dire poi della consuetudine, non importa se voluta o imposta, della scelta di avere solo un figlio? Fra qualche anno: che ne sarà del termine "fratello" o "sorella"? E se passa la dizione "genitore A" e "genitore B"; mi chiedo: qual è la prima parola che i genitori si aspettano che il bambino dica?
E’ un compito vasto che il Pontificio Consiglio per la Famiglia, con umiltà ma con determinazione, intende perseguire. Occuparsi della famiglia non significa restringersi ad un segmento della vita o della società, oggi significa allargare l’orizzonte oltre se stessi e decidere di partecipare alla costruzione di una società che sia essa stessa "familiare", sino a cogliere "la famiglia" dei popoli e delle nazioni. In effetti, ci troviamo davanti ad una sfida epocale: da una parte c’è la fede e la ragione che continuano a dire "non è bene che l’uomo sia solo", dall’altra vi è una cultura miope ed anche menzognera che ripete "è bene che l’individuo sia solo". Benedetto XVI, consapevole che attorno a questo tema si gioca l’intera prospettiva antropologica, non cessa di richiamare la centralità del matrimonio per la vita della Chiesa e della stessa società: "la famiglia – sottolinea il papa - è un’istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale".
4. E’ in questo orizzonte che il Pontificio Consiglio intende compiere i suoi primi passi concreti, a partire dall’evento di Milano. Ci sono poi le numerose suggestioni del recente Sinodo, aperto dall’omelia di Benedetto XVI sul matrimonio cristiano, e in più le altre indicazioni offerte dal Papa sia nel discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale che in quello al Tribunale della Rota Romana. Il termine ad quemè l’Incontro Mondiale delle famiglie che si terrà a Philadelphia nel 2015.
Una serie di iniziative scandirà il cammino del 2013 avendo come attenzione prioritaria la Carta dei Diritti della Famiglia che fu promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia esattamente trenta anni fa. La presenteremo nei prossimi giorni alle Nazioni Unite a New York e nella sede Ginevra. Quindi anche al Parlamento Europeo. Un Convegno Internazionale di giuristi cattolici, che si terrà a Roma alla fine di giugno, vuole sollecitare gli studiosi a riflettere, appunto, sui "diritti" della famiglia all’inizio di questo nuovo millennio. Anche l’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio, che si terrà nel prossimo ottobre, verterà su questo testo che senza dubbio merita di essere riletto, conosciuto, diffuso.
Dal prossimo aprile partirà, inoltre, una serie di seminari di studio sotto il titolo: "Dialoghi per la famiglia". Esperti delle diverse discipline affronteranno temi concernenti le grandi sfide che riguardano la famiglia e il matrimonio. Tra i primi titoli: "La famiglia, prima impresa", la "Sfida educativa", "Il Dio degli anziani" sulla spiritualità degli anziani, "L’intergenerazionalità".
Un momento importante di festa e di gioiosa testimonianza di fede sarà il pellegrinaggio della famiglie alla tomba di Pietro, in occasione dell’Anno della fede, il 26-27 ottobre prossimo.
Un significativo investimento viene fatto nel settore della comunicazione, di cui il rinnovato sito web (www.familia.va), le newsletter, i contenuti multimediali periodici, la rivista e le pubblicazioni sono i primi frutti.