mercoledì 13 marzo 2013

Papa Francesco: La biografia, la spiritualità, il nome




LA BIOGRAFIA
Gesuita, figlio di emigranti piemontesi
era arcivescovo di Buenos Aires​
Da stasera per il nuovo Pontefice Jorge Mario Bergoglio sarà difficile soprattutto lasciare la sua diocesi di elezione Buenos Aires quella che lui ama chiamare l’«Esposa» retta per quasi 15 anni e vivere tra le mura della città leonina.

Un distacco che significherà per il Papa italo-argentino lasciare i luoghi a lui più cari i preti e i poveri dei barrios di Buenos Aires visitati tante volte e raggiunti a bordo di un autobus o in metropolitana e proseguire lungo il cammino tracciato dal suo predecessore Benedetto XVI.

Famoso per la sua austerità e per la sua reticenza a concedere interviste proprio nei giorni che hanno preceduto il conclave Bergoglio, – come aveva evidenziato il quotidiano di Buenos Aires Clarin aveva sottolineato del suo predecessore «il coraggio di spazzare la sporcizia dentro la Chiesa».

E proprio su questo fronte il nuovo Pontefice oltre a portare la ventata di novità del primo latino-americano sul Soglio di Pietro metterà al centro le stesse preoccupazioni e la medesima tensione pastorale che hanno animato e contraddistinto lo stile di Joseph Ratzinger.

Un filo rosso la piemontesità, lo stile austero e la comune appartenenza all’Ordine di Sant’Ignazio lega idealmente Jorge Mario Bergoglio e Carlo Maria Martini: entrambi furono elettori di Benedetto XVI nel 2005.
E toccante fu il ricordo di Bergoglio sul confratello biblista nel giorno della sua morte il 31 agosto del 2012: «Il cardinale Martini era un uomo che sapeva ascoltare ed ha rappresentato una grande intuizione di Giovanni Paolo II. E ha saputo ascoltare la complessità dell’arcidiocesi diventando il primo catechista».

Figlio di emigranti piemontesi, quattro fratelli, Bergoglio è nato a Buenos Aires il 17 dicembre del 1936. Il padre Mario era un funzionario delle ferrovie, la madre, Regina Sivori, una casalinga con sangue piemontese e genovese. Jorge viene descritto come un ragazzo semplice e schivo, studia da perito chimico, ha un lavoro e una fidanzata.

A 22 anni la svolta religiosa: l’11 marzo del 1956 entra nel noviziato dei gesuiti a di Villa Devoto, si laurea in filosofia al Collegio Massimo San José de San Miguel e pochi giorni prima del suo trentatreesimo compleanno, nel 1969, viene ordinato sacerdote. Nel 1973 viene eletto provinciale della Compagnia di Gesù, un incarico che eserciterà per sei anni.

Si tratta di un periodo molto turbolento per l’Argentina che sprofonda nel vortice della repressione e della violenza. Ed anche per la Chiesa, tentata dall’opzione rivoluzionaria, sono anni di grandi convulsioni e di drammatiche spaccature. Il giovane provinciale dei gesuiti si mostrò aperto al dialogo ma fermo nelle sue decisioni. «Se non ci fosse stato Bergoglio a capo della congregazione, le difficoltà sarebbero state molto più grandi» ha dichiarato, alcuni anni fa al quotidiano La Nacion l’ex ministro per il culto Angel Miguel Centeno.

Nel 1979 padre Bergoglio partecipa al vertice della Celam (Consiglio episcopale latino-americano) Puebla ed è fra coloro che si oppongono decisamente alla teologia della liberazione, sostenendo la necessità che il continente latino-americano faccia i conti con la propria tradizione culturale e religiosa. È la caratteristica fondamentale di Bergoglio: grande attenzione ai poveri ed agli emarginati insieme con una rigorosa ortodossia dottrinale. A quei tempi non era facile sostenere una simile posizione in America Latina. L’ex provinciale gesuita si ritira nello studio. Viene nominato rettore del Collegio Massimo e delle facoltà di filosofia e teologia. Poi va in Germania a completare il proprio dottorato. Tornato in Argentina sente forte il richiamo per l’attività pastorale che eserciterà in una parrocchia di Cordoba.

Nel 1992 il cardinale Antonio Quarracino, primate d’Argentina, lo vuole al suo fianco come vescovo ausiliare e poi coadiutore. E dopo la sua morte, avvenuta nel 1998, Bergoglio diventa arcivescovo di Buenos Aires. Nel 2001 viene creato cardinale da Giovanni Paolo II. Per sei anni (due mandati) ha guidato la conferenza episcopale argentina (2005-2011). Solo il 22 febbraio scorso Benedetto XVI lo aveva nominato il cardinale argentino membro della Pontificia Commissione per l’America Latina.

Bergoglio fin dall’inizio del suo ministero episcopale ha scelto uno stile di vita semplice ed austero, quasi monacale. Abita in un piccolo appartamento, va in giro con la tonaca nera come un semplice prete e usa sempre autobus e metrò. È abituato ad alzarsi alle 4 e 30 di mattina, e dopo la messa e le preghiere si dedica a rispondere personalmente alle lettere dei suoi fedeli. Di lui dicono che «parla poco ma sa ascoltare molto». Autore di vari libri che trattano soprattutto di pastorale sociale, ha una grande capacità d’improvvisare discorsi ed omelie, cogliendo d’istinto gli umori di chi gli sta intorno. Uomo di grande cultura è un appassionato lettore di Borges e Dostojevski, Dante e Manzoni ama la musica classica ed il tango. Senza dimenticare la sua passione per la poesia di Hölderline le note di Beethoven. Tra i suoi film preferiti lo ha confessato lui stesso, alcuni anni fa c’è Il Pranzo di Babette. (Della figura di Bergoglio rimase affascinato lo stesso Roberto Benigni durante una sua visita in Argentina nel 2009 ndr.)

Amatissimo nel suo Paese in un libro-intervista autobiografico, divenuto un bestseller uscito nel 2010 Il Gesuita scritto da Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin il futuro Papa aveva spiegato le sfide che attendevano la Chiesa moderna:«L’opzione fondamentale è scendere per le strade e cercare la gente: questa è la nostra missione. Il rischio che corriamo oggi è quella di una Chiesa autoreferenziale: simile al caso di molte persone che diventano persone paranoiche e autistiche, capaci di parlare solo a loro stesse».

E, da buon sudamericano, stravede per il calcio tifando per la squadra del San Lorenzo di Almagro da cui ha avuto in regalo una maglietta con gli autografi dei giocatori. Aperto al contatto con la gente, in tutti questi anni Jorge Bergoglio ha conquistato la stima e l’affetto dei porteni, soprattutto dei più poveri che se lo ritrovano particolarmente vicino quando, a partire dal 2001, l’Argentina precipita nella catastrofe economica. Ha saputo ridare credibilità e prestigio sociale alla Chiesa, mantenendo una distanza critica nei confronti del potere politico di qualsiasi colore. Qualche anno fa in Vaticano pensarono di affidargli un importante dicastero. Ma lui si schermì: «Per carità, se mi chiudete in Curia io muoio».

Eletto ora 265 successore di San Pietro porterà tra le mura dei Sacri Palazzi il suo stile di vescovo e di predicatore capace, come aveva già annunciato solo nei giorni scorsi durante le congregazioni generali del pre-conclave, di guardare a una Chiesa che si fa prossima alle persone là dove esse vivono portando ovunque «l’annuncio gioioso dell’amore e della misericordia di Dio». ​​(L. Geninazzi e F. Rizzi)

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LA SPIRITUALITA'
Il «cardinale dei poveri» che denunciò
la speculazione in Argentina
Dalla finestra del suo piccolo appartamento di Buenos Aires, proprio accanto al palazzo della Curia, l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio vide con i propri occhi le scene di violenza che si stavano consumando lì sotto. Era il dicembre 2002 e la rabbia del popolo argentino ormai ridotto sul lastrico da un crac economico senza precedenti si era trasformata in rivolta sanguinosa. Bergoglio prese il telefono e chiamò l’allora presidente De La Rua chiedendogli di fermare le cariche della polizia. Ma quello che più lo straziava non era l’urlo della piazza politicizzata quanto la disperazione delle madri e dei padri che non sapevano più garantire un futuro ai propri figli.

Il «cardinale dei poveri» – così viene chiamato dalla gente – non si limitò però alle parole, ma attraverso la Caritas diocesana organizzò delle mense popolari, distribuì aiuti e fu presente con i suoi preti tra la gente. Portava la Chiesa ai più derelitti. Bergoglio alzò la voce in difesa del «popolo strangolato dall’economia speculativa», denunciando la corruzione generalizzata «che mina l’unità della nazione e ci toglie prestigio agli occhi del mondo». È questo lo stile del Pastore argentino, mite e pacato, ma inflessibile davanti all’ingiustizia.

E nonostante il suo essere sempre dalla parte dei poveri e degli ultimi, il settantaseienne gesuita non mancò mai di marcare la distanza dalla vecchia teologia della liberazione. A farlo conoscere al mondo fu la sua partecipazione al sinodo dei vescovi del 2001 come relatore. Primo gesuita a salire al soglio petrino, per Jorge Mario Bergoglio la preoccupazione per i poveri è sempre andata di pari passo con quella educativa. «Il dramma della nostra epoca – ha detto una volta – è che l’adolescente vive in un mondo che a sua volta non è mai uscito dall’adolescenza».

Per Papa Francesco I – che questa estate a luglio parteciperà alla Giornata mondiale della gioventù di Rio De Janeiro, primo vero incontro con i ragazzi di tutto il mondo – «i giovani crescono in una società che non chiede loro nulla, non li educa al sacrificio e al lavoro, non sa più cosa sia la bellezza e la verità delle cose... Tocca alla Chiesa riaprire i sentieri della speranza».
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IL NOME
«Francesco evoca la testimonianza evangelica»
Papa Bergoglio è il primo successore di Pietro che ha preso il nome di Francesco. Una scelta considerata notevole e per certi versi sorprendente, perché «molto espressivo dello stile di semplicità e testimonianza evangelica» ha sottolineato padre Federico Lombardi, che pure ha trattegiato il suo cammino pastorale incentrato sui valori dell'umiltà, del dialogo, della dignità della persona e del senso di comunità e di fratellanza, già evocati sin dalle prime parole pronunciate dalla Loggia vaticana. «Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza - ha affermato il Papa neo eletto -. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio cardinale vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella».

Il nome Francesco, che sembra sia tanto piaciuto ai fedeli in piazza San Pietro, richiama lo stile e l'opera pastorale che lo stesso Bergoglio ha portato avanti, anche nelle vesti di arcivescovo di Buenos Aires. Nella capitale argentina ha dato nuovo impulso alla pastorale nelle favelas di Buenos Aires, cercando ogni soluzione possibile per far sentire a casa loro, nella comunità cristiana, anche i più lontani. La Chiesa - ha ripetuto in più occasioni - deve mostrare il volto della misericordia di Dio.

Se la spiritualità di san Francesco d'Assisi è stato certamente uno dei primo riferimenti a colpire i cuori di moltissimi fedeli soprattutto in Italia e in Europa perché esempio di umiltà e totale dedizione a Dio, il nome "Francesco" rievoca anche l'opera di evangelizzazione di Francesco Saverio, missionario gesuita spagnolo vissuto nella seconda metà del '500 e proclamato santo nel 1622, che fu contemporaneo di Ignazio di Loyola e tra i primi a seguire le orme del fondatore della Compagnia di Gesù, l'ordine da cui Bergoglio proviene.
L'annuncio del cardinale protodiacono, Jean Louis Tauran, non comprendeva il numero della serie del nome Francesco scelto dal nuovo Papa perchè essendo il primo si usa non numerarlo. Lo ha precisato il vicedirettore della Sala Stampa, padre Ciro Benedettini.