Al via a Rimini la 37ma Conferenza nazionale animatori sul tema: “Tutti siano una cosa sola perché il mondo creda” - Comunione e Nuova Evangelizzazione, organizzata dal Rinnovamento nello Spirito Santo. Al presidente nazionale Salvatore Martinez, la relazione programmatica dell’evento.
R. – Cinquemila animatori e responsabili, in rappresentanza dei 1900 gruppi e comunità del Rinnovamento nello Spirito, si ritrovano per riflettere attorno ad un tema, che quest’anno è il binomio “comunione" ed "evangelizzazione”. Pertanto si guarda alla vita del movimento e, soprattutto, in questo caso, parlando del tema della comunione, a tutte quelle che sono le relazioni che si vivono, anche a livello ecclesiale. Poi si comprende anche quali siano sostanzialmente le prospettive che si vivono in questo nostro tempo, sotto il pontificato di Papa Francesco, interrogandosi all’insegna della spiritualità propria del movimento. La nostra è una spiritualità missionaria, evangelizzatrice.
D. – Andiamo al cuore del tema di questa Conferenza, che è “Tutti siano una cosa sola perché il mondo creda”. Un tema ardimentoso, direi...
R. – Direi di sì. Credo che sia davvero la sfida più grande che la Chiesa ha da 2000 anni. Dovremmo potere riconiugare il verbo di Gesù e dire: “Tutti siamo una cosa sola”. Perché questo amore da duemila anni ancora commuove, stupisce, converte, ma nonostante questo si fa fatica – lo vediamo ogni giorno – a rimanere uniti nelle famiglie, nella società, nella Chiesa. Questo è un concetto caro anche a Papa Francesco, che parlando proprio dello Spirito Santo ci dice che, se da una parte lui suscita la diversità, le differenze, poi è lui stesso a creare l’armonia nella Chiesa. Riaffermare il bisogno della comunione, dell’unità non è mai scontato, perché l’amore scade ogni giorno e ha bisogno di essere rinnovato, ma l’amore è credibile nella misura in cui unisce, affratella, riconcilia. E nel tempo della crisi, credo che la soluzione più immediata, la più vera, la più efficace sia quella di ritrovare ciò che unisce, ed insieme, anche con umiltà, provare a ricostruire ciò che è devastato o, come nel caso del tema della nostra Conferenza, a rendere ragione di questa fede in Gesù e, quindi, ad evangelizzare.
D. – Come si fa ad essere tutti una cosa sola, in questo momento anche un po’ di confusione all’interno di alcuni gruppi, di alcune situazioni?
R. – L’uomo teme la diversità, ha il complesso di vedere tutto all’insegna di se stesso: vede, riflette la propria immagine come dinanzi ad uno specchio. Ed è questa la grande sfida: vedere invece nell’altro ciò che completa il mio essere uomo; per un credente, vedere nell’altro ciò che autentica la mia fede; vedere nell’altro, nel prossimo, ciò che la rende vera. E pertanto è un esodo da sé continuo, la comunione.
Radio Vaticana
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Il popolo degli animatori riuniti a Rimini, nel giorno in cui la Chiesa celebra la commemorazione dei defunti, apre la terza giornata di Conferenza con la Preghiera comunitaria carismatica, unendosi all'assemblea di tutti coloro che ci hanno preceduto in cielo.
«Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro» (Sal 24, 3-4). Nei giorni scorsi il Signore ha purificato le labbra e lo sguardo degli animatori, oggi vuole purificare le mani e il cuore: così proclama l'équipe che anima oggi la preghiera ed esorta tutti ad alzare le mani al cielo per chiedere al Signore questa purificazione. Dopo un intenso canto in lingue, i presenti riconoscono la signoria di Gesù, del Santo dei Santi: «A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 1, 5-8). L'équipe, dal palco, invita l'assemblea a chiedere al Signore di prendere possesso della vita di ciascuno. In un'atmosfera di profonda comunione con il Re dei re, viene proclamata una parola forte, rassicurante, profetica: «In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?"» (Mc, 4, 36-41).
«Sei tu Gesù che pronunci su di noi questa parola e ci doni la pace mentre ci visiti - viene annunciato dal palco. Questa mattina tu, Gesù, metti sotto i tuoi piedi le nostre tempeste». Dall'équipe di animazione giunge l'invito a invocare ancora lo Spirito, unendo tutte le mani: un cuor solo e un'anima sola, come un unico popolo di sacerdoti per ricevere la pace. E lo Spirito scende come acqua sulla terra riarsa. Nei cuori finalmente la pace, la bonaccia.
Subito dopo, nella gioia, si eleva il ringraziamento dell'assemblea al suo Re. Un'ultima parola profetica conclude e conferma quanto appena vissuto: «Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Is 43, 1).
«Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro» (Sal 24, 3-4). Nei giorni scorsi il Signore ha purificato le labbra e lo sguardo degli animatori, oggi vuole purificare le mani e il cuore: così proclama l'équipe che anima oggi la preghiera ed esorta tutti ad alzare le mani al cielo per chiedere al Signore questa purificazione. Dopo un intenso canto in lingue, i presenti riconoscono la signoria di Gesù, del Santo dei Santi: «A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 1, 5-8). L'équipe, dal palco, invita l'assemblea a chiedere al Signore di prendere possesso della vita di ciascuno. In un'atmosfera di profonda comunione con il Re dei re, viene proclamata una parola forte, rassicurante, profetica: «In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?"» (Mc, 4, 36-41).
«Sei tu Gesù che pronunci su di noi questa parola e ci doni la pace mentre ci visiti - viene annunciato dal palco. Questa mattina tu, Gesù, metti sotto i tuoi piedi le nostre tempeste». Dall'équipe di animazione giunge l'invito a invocare ancora lo Spirito, unendo tutte le mani: un cuor solo e un'anima sola, come un unico popolo di sacerdoti per ricevere la pace. E lo Spirito scende come acqua sulla terra riarsa. Nei cuori finalmente la pace, la bonaccia.
Subito dopo, nella gioia, si eleva il ringraziamento dell'assemblea al suo Re. Un'ultima parola profetica conclude e conferma quanto appena vissuto: «Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Is 43, 1).
Francesco Storino
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Con la vita a servizio del Vangelo
Relazione di S.E. Raul Berzosa Martinez su “La missione, programma e paradigma della Chiesa”
La Chiesa è missione e avverte l'urgenza di trovare nuove forme e nuove vie per annunciare a tutti gli uomini il Vangelo, un tesoro prezioso posto nei "vasi di creta" delle nostre vite affinché si manifesti la gloria e la potenza di Dio. E' partito da qui S.E. Raul Berzosa, Vescovo di Ciudad Rodrigo in Spagna, nella sua relazione sugli elementi essenziali della missione della Chiesa oggi.
Usando le parole del teologo Hans Urs Von Balthasar «Il centro della Chiesa è la periferia. Non c'è Chiesa senza missione» ha poi richiamato l'invito di Papa Francesco ad annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, soprattutto i più poveri e lontani. Per fare questo occorre educarsi alla missionarietà e trovare sempre nuove forme e nuove vie affinché il messaggio di Dio raggiunga ogni cuore.
E' tempo oggi di una missio ad gentes nella nostra vecchia e stanca chiesa europea - continua il Vescovo - ed esorta gli animatori del Rinnovamento a contribuirvi in un duplice modo: realizzando iniziative missionarie e rendendo missionarie le abituali attività del Movimento.
La missionarietà della Chiesa richiede un profondo rinnovamento interno, una "conversione pastorale". Essa esige di credere nella Buona Novella, credere in Gesù Cristo che irrompe nella storia del mondo portando la vittoria sul male, credere nella guida dello Spirito Santo e nella Chiesa che, come Corpo di Cristo, continua l'evento dell'incarnazione.
Mons. Berzosa ha poi voluto soffermarsi su alcune delle più diffuse tentazioni a cui va incontro il discepolo-missionario. La prima tentazione consiste nell'ideologizzare il messaggio evangelico, portandolo così fuori dalla Chiesa. L'ideologia può assumere svariate forme. Una prima forma è quella di interpretare il Vangelo secondo le scienze sociali, confondendolo con il liberalismo di mercato o con le categorie marxiste. Un'altra forma di ideologizzazione è quella psicologica, che riduce l'incontro con Gesù a una dinamica di autoconoscenza, come accade nel "New Age". C'è poi il rischio della proposta gnostica, che si basa solo su una conoscenza intellettuale e disincarnata di Dio, come accade nel caso dei cosiddetti "cattolici illuminati". Un ultimo esempio di ideologizzazione è rappresentato dalla "proposta pelagiana", che cerca di restaurare condotte e forme di comportamenti superati al fine di recuperare una "sicurezza" dottrinale. Un secondo tipo di tentazione è quella del funzionalismo, che vuole ridurre la Chiesa a una struttura efficace, che ignora il "mistero", che si fonda sulle statistiche, creando una sorta di "teologia della prosperità" in cui la Chiesa si assimila a una ONG. L'ultima tentazione è quella conosciuta come clericalismo, che esprime una mancanza di maturità cristiana del laico.
Il Vescovo ha poi esposto alcuni "criteri ecclesiali" per la missione. E' necessario comprendere quale cammino Dio vuole che si compia oggi. Un oggi che però non sia statico, ma in continua tensione. Che la Chiesa sappia mostrarsi così come Cristo la vuole: Madre, Sposa, Corpo di Cristo, Serva, Maestra e non "controllore" della fede. Una Chiesa "vicina" che non ignori la tenerezza; che mostri mansuetudine, pazienza e misericordia.
Mons. Berzosa ha voluto concludere con delle parole di speranza. Anche se la missione richiede "nuove forme" non bisogna scoraggiarsi perché il motore dell'evangelizzazione è lo Spirito Santo che da sempre guida la Chiesa nella sua missione.
Usando le parole del teologo Hans Urs Von Balthasar «Il centro della Chiesa è la periferia. Non c'è Chiesa senza missione» ha poi richiamato l'invito di Papa Francesco ad annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, soprattutto i più poveri e lontani. Per fare questo occorre educarsi alla missionarietà e trovare sempre nuove forme e nuove vie affinché il messaggio di Dio raggiunga ogni cuore.
E' tempo oggi di una missio ad gentes nella nostra vecchia e stanca chiesa europea - continua il Vescovo - ed esorta gli animatori del Rinnovamento a contribuirvi in un duplice modo: realizzando iniziative missionarie e rendendo missionarie le abituali attività del Movimento.
La missionarietà della Chiesa richiede un profondo rinnovamento interno, una "conversione pastorale". Essa esige di credere nella Buona Novella, credere in Gesù Cristo che irrompe nella storia del mondo portando la vittoria sul male, credere nella guida dello Spirito Santo e nella Chiesa che, come Corpo di Cristo, continua l'evento dell'incarnazione.
Mons. Berzosa ha poi voluto soffermarsi su alcune delle più diffuse tentazioni a cui va incontro il discepolo-missionario. La prima tentazione consiste nell'ideologizzare il messaggio evangelico, portandolo così fuori dalla Chiesa. L'ideologia può assumere svariate forme. Una prima forma è quella di interpretare il Vangelo secondo le scienze sociali, confondendolo con il liberalismo di mercato o con le categorie marxiste. Un'altra forma di ideologizzazione è quella psicologica, che riduce l'incontro con Gesù a una dinamica di autoconoscenza, come accade nel "New Age". C'è poi il rischio della proposta gnostica, che si basa solo su una conoscenza intellettuale e disincarnata di Dio, come accade nel caso dei cosiddetti "cattolici illuminati". Un ultimo esempio di ideologizzazione è rappresentato dalla "proposta pelagiana", che cerca di restaurare condotte e forme di comportamenti superati al fine di recuperare una "sicurezza" dottrinale. Un secondo tipo di tentazione è quella del funzionalismo, che vuole ridurre la Chiesa a una struttura efficace, che ignora il "mistero", che si fonda sulle statistiche, creando una sorta di "teologia della prosperità" in cui la Chiesa si assimila a una ONG. L'ultima tentazione è quella conosciuta come clericalismo, che esprime una mancanza di maturità cristiana del laico.
Il Vescovo ha poi esposto alcuni "criteri ecclesiali" per la missione. E' necessario comprendere quale cammino Dio vuole che si compia oggi. Un oggi che però non sia statico, ma in continua tensione. Che la Chiesa sappia mostrarsi così come Cristo la vuole: Madre, Sposa, Corpo di Cristo, Serva, Maestra e non "controllore" della fede. Una Chiesa "vicina" che non ignori la tenerezza; che mostri mansuetudine, pazienza e misericordia.
Mons. Berzosa ha voluto concludere con delle parole di speranza. Anche se la missione richiede "nuove forme" non bisogna scoraggiarsi perché il motore dell'evangelizzazione è lo Spirito Santo che da sempre guida la Chiesa nella sua missione.
Sandro Gallo e Anna Pugliese
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Martinez invita ad avere più fede e credere nel Rinnovamento!
All'apertura della 37° conferenza nazionale degli animatori del Rinnovamento nello Spirito interventi di monsignor Francesco Lambiasi e di don Guido Pietrogrande
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“Questo Anno della fede ci interpella e ci chiede di ricominciare. Di usare veramente il Rinnovamento come scelta di vita”.
Lo ha detto Salvatore Martinez, presidente Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), dopo aver ascoltato l’omelia di monsignor Francesco Lambiasi svolta nel corso della messa cha ha dato inizio a Rimini al 37° raduno nazionale degli animatori del RnS.
Parlando delle "Otto Beatitudini", che si affacciano nello “splendido giardino del regno di Dio”, il Vescovo di Rimini ha indicato nella Misericordia “il messaggio più forte del Signore”.
Per monsignor Lambiasi la “buona Notizia non sta nell'onnipotenza di Dio, ma nella sua eterna misericordia” che coincide con” l'infinita capacità di perdonare, ma coincide anche con l'attaccamento viscerale di una madre al bimbo che ha portato in grembo”.
“Dunque Dio - ha sottolineato il Vescovo - è più madre di una mamma”.
Salvatore Martinez ha ringraziato monsignor Lambiasi “per averci ricordato che il volto di Dio è espressione della misericordia che Lui continua a usarci... Ed è proprio vero che la gioia è effetto della misericordia”.
Il Consigliere spirituale nazionale, don Guido Pietrogrande, ha ricordato come “all'origine di ogni cammino comunitario vi sia una Parola che ha cambiato il modo di condurre la propria esistenza”.
“La Parola – ha affermato - deve farvi rinascere e far rinascere il Rinnovamento. Il Signore ci chiede di impegnarci in una nuova evangelizzazione, di verificare la nostra comunione e di rinnovarla!”.
A questo proposito don Guido ha indicato due termini "rimanere" e "avanzare".
"Rimanere" perché “la Parola deve accasarsi in noi, avere stabile residenza e guidare la nostra vita. Il frutto di questa Parola sarà un rimanere reciproco di Gesù in noi e di noi in lui”.
“Quando la Parola rimane – ha aggiunto - ci rende pronti ad avanzare” ed è “l'avanzare della Parola che ci rende un movimento”.
«Mi chiedo, - ha sostenuto don Guido - pensando all'abbondanza di Parola che ci viene donata, quanto questa dimori e rimanga in noi. Come diriga il nostro cammino e i nostri discernimenti”.
E così – ha concluso il consigliere spirituale del RnS – “Comprendiamo come dalla Parola venga la possibilità di una bellissima avventura: diventare discepoli veri, felici e liberi di seguire Gesù non per forza o abitudine ma solo per averlo incontrato”.
Gaspari