mercoledì 22 gennaio 2014

Uno in Cristo




Per il futuro dell’ecumenismo

Le forti parole di Papa Francesco sullo «scandalo della divisione dei cristiani» hanno trovato subito eco, in piazza San Pietro, nella «missione sul campo» dei trenta studenti della Graduate School dell’Istituto ecumenico di Bossey, in questi giorni a Roma per una visita di studio. «Il loro presente ma soprattutto il loro futuro è nel servizio attivo ecumenico» spiegano i responsabili dell’Istituto. Gli studenti vengono da tutte le parti del mondo, in rappresentanza di diverse denominazioni cristiane.
E «l’incontro con il Papa — dicono — è il punto forte del programma di studio a Roma» che consente loro di conoscere da vicino l’attività e la missione della Chiesa cattolica. La visita è organizzata dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Sabato pomeriggio il gruppo parteciperà ai vespri presieduti dal Papa nella basilica di San Paolo fuori le Mura, a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
«Una famiglia e una scuola per ogni bambino» è invece lo slogan della campagna sociale di raccolta fondi promossa dalla comunità fiorentina Amore e libertà, in favore dei bambini, dei poveri e delle famiglie in difficoltà in Italia e nella Repubblica Democratica del Congo. In piazza San Pietro le persone assistite hanno portato striscioni e cartelli con il numero telefonico 45507 a cui inviare un sms solidale per la donazione. «Da oltre vent’anni — spiega il fondatore don Matteo Galloni — ci prendiamo cura dei minori senza famiglia». E oggi al Papa ha presentato Alessandro e Stefano, figli di una ragazza accolta in comunità quando aveva quattro anni. Essenza della spiritualità di Amore e libertà è infatti «vivere come una vera famiglia». Con questo spirito, spiega don Galloni, «abbiamo aperto anche una missione a Kinshasa, dove oltre trentamila bambini orfani vivono tra l’immondizia. Abbiamo realizzato una scuola, un’azienda agricola, due case di accoglienza, mentre la chiesa è in costruzione». Insieme alla cofondatrice Francesca Termanini, don Galloni ha illustrato al Pontefice il progetto che anima la comunità: «Fare il possibile perché nessun bambino viva tra i rifiuti, si veda negato il diritto all’istruzione e resti senza il calore della famiglia».
Due piantine d’ulivo sono state il dono della Coldiretti a Papa Francesco. Con il presidente nazionale Roberto Moncalvo erano presenti il consigliere ecclesiastico don Paolo Bonetti e ottocento pensionati, con il loro presidente Antonio Mansueto. La Federpensionati Coldiretti, fondata quarantacinque anni fa, con i suoi settecentomila iscritti, è la più grande associazione italiana di pensionati del lavoro autonomo. Tra gli obiettivi c’è quello di «rivalutare il ruolo dei nonni come risorsa della società in questo tempo di crisi, attraverso il sostegno e la formazione delle famiglie».
Numerosi anche stamane gli argentini che hanno preso parte all’udienza. «Il Papa argentino è per i suoi connazionali soprattutto motivo di forte responsabilità» dice José Maria Poirier, direttore di «Criterio», storica e prestigiosa rivista mensile d’ispirazione cattolica fondata nel 1928. E spiega: «Jorge Mario Bergoglio non ci appartiene più perché oggi da Papa la sua paternità è universale. Però noi argentini dobbiamo dimostrare di aver compreso il suo insegnamento, la sua grande visione di una società più giusta che mette al primo posto i poveri e gli emarginati».
Inés Ordónez de Lanús, fondatrice e responsabile della comunità di spiritualità Santa Maria, sempre a Buenos Aires, parla con emozione della sua antica e solida amicizia personale con Bergoglio: «Ha accompagnato il cammino della nostra comunità, ci è stato sempre molto vicino e ci ha incoraggiato». La donna ricorda bene le telefonate a sorpresa dell’arcivescovo Bergoglio e «le tante e delicate dimostrazioni di attenzione pastorale». Proprio in questi giorni la comunità ha presentato gli statuti internazionali, centrati sull’obiettivo «di accompagnare le persone, soprattutto i più giovani, nella loro vocazione, nella vita quotidiana» attraverso la catechesi.
Tra i presenti don Attilio Monge, il paolino che per vent’anni ha curato la regia delle messe trasmesse da Rai Uno. E il Papa ha anche salutato una delegazione di vigili urbani di Macherio, che gli hanno regalato un casco con le insegne della loro divisa.
L'Osservatore Romano

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Dal Canada al resto del mondo le iniziative per la Settimana di preghiera. 

(Riccardo Burigana) Nella cattedrale anglicana di Montréal i cristiani del Canada hanno pregato domenica scorsa per chiedere perdono delle divisioni e per proseguire insieme il cammino verso la piena unità. Rappresentanti di nove confessioni hanno rilanciato l’impegno quotidiano per la costruzione visibile dell’unità della Chiesa. Tra gli interventi va ricordato quello di monsignor Christian Lépine, arcivescovo di Montréal, che ha posto l’accento sull’accoglienza cristiana come campo privilegiato dell’azione ecumenica.
Questa celebrazione, che è ormai una tradizione consolidata nel cammino ecumenico in Canada, ha assunto un valore particolare quest’anno, dal momento che ai cristiani canadesi è stato chiesto di preparare il sussidio per la Settimana di preghiera del 2014, in modo da presentare anche la propria esperienza di dialogo.
Durante l’incontro è stato sottolineato quanto importante sia stato il cammino ecumenico per le singole comunità cristiane e per la società in Canada, soprattutto nella riscoperta delle tradizioni locali come doni da condividere nella prospettiva di vivere l’unità nella diversità. Il tema della condivisione dei doni, accompagnato da un cammino di purificazione della memoria e di riconciliazione, rappresenta un elemento centrale, come ha ricordato monsignor Richard Joseph Gagnon, arcivescovo di Winnipeg.
Proprio la dimensione della condivisione e della riconciliazione è presente nelle tante celebrazioni della Settimana di preghiera, che mostrano la vitalità del dialogo ecumenico. Negli Stati Uniti, grazie anche all’azione del Graymoor Ecumenical and Interreligious Institute dei frati francescani dell’Atonement, si sono moltiplicati gli incontri di preghiera e di riflessione a vario livello con la partecipazione di un numero crescente di confessioni cristiane, soprattutto del mondo pentecostale. In Spagna, la Conferenza episcopale ha richiamato l’importanza del dialogo ecumenico. Lo stesso è avvenuto in Irlanda, dove forte è l’impegno per la riconciliazione nella prospettiva dell’unità, e in Portogallo, dove verrà firmato un documento comune sul battesimo.
In questo universo di iniziative, che non può essere presentato neanche in modo sintetico, si può notare come, accanto a momenti di riflessione sul recente documento «La Chiesa verso una visione comune» presentato alla X assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese, diffusi siano i momenti di preghiera dedicati a rinnovare l’appello per un impegno dei cristiani in favore della pace come testimonianza della fedeltà alla missione della Chiesa nell’annuncio della buona novella. Da questo punto di vista esemplare può essere considerato il messaggio del Consiglio delle Chiese di Francia che chiede di sostenere, spiritualmente e materialmente, i cristiani d’Egitto nel loro cammino.

L'Osservatore Romano