venerdì 12 giugno 2015

Incontro del 20 giugno a sostegno della famiglia - Materiale informativo


Carissimi, 
vi inoltro mail arrivata da Roma con indicazioni per reperire materiale di supporto per l'incontro del 20 giugno.
Pace



Il tutto è partito con Monti/Fornero (cosa relativamente recente), far vedere/raccontare le griglie dell'OMS (organo politico, non scientifico) che è documento di riferimento, e sottolineare che nei documenti e nella prassi si fa riferimento a Kinsey, Money e altri, pro pedofilia. (vedi libretti UNAR).

Sulla base di questa normativa sono state avviate le diverse iniziative (con tanto di finanziamenti pari a centinai di migliaia di euro) di Governo, Regioni, Comuni, Singole scuole e associazioni di cui abbiamo letto in questo ultimo anno (es. Lazio, Roma, Trieste, Brescia etc..) e che verosimilmente saranno incrementate.
Pace
admin

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Stop gender nelle scuole. La testimonianza di un padre

Un evento di famiglie, esempio di cittadinanza attiva. E’ la manifestazione “stop gender nelle scuole” convocata per sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza san Giovanni a Roma dal comitato “Difendiamo in nostri figli”. Tante le denunce da parte di genitori da più parti di Italia che lamentano l’introduzione dell’ideologia del gender nelle aule scolastiche. Un padre di Roma, che preferisce rimanere anonimo, racconta quanto accaduto a due dei suoi figli rispettivamente in una scuola elementare e in una materna dello stesso Istituto:
R. – La gran parte della popolazione è contraria all’introduzione di queste teorie di gender nelle scuole e negli asili. La gente non sa cosa viene insegnato dalle associazioni "Lgbt" nelle scuole e non sa qual è il fine, pensa che sia qualcosa di buono.
R.  – La gente non sa, come tu non sapevi cosa stesse accadendo nella classe di tuo figlio, in una scuola elementare di Roma…
R.  – Io ho avuto il vantaggio però che i miei figli con me parlano e mi raccontano tutto.
D. – Tu ci hai chiesto di rimanere anonimo per motivi di sicurezza…
R. – Anche per tutelare i miei figli e mia moglie che vivono nel quartiere ed è il motivo per cui ho cambiato scuola ai miei figli di punto in bianco.
D. – Che cosa è accaduto al tuo figlio più grande?
R. – Gli viene chiesto in classe dall’insegnante – che a me è rimasta sconosciuta però ha scritto il messaggio sul quaderno di mio figlio, con espressa richiesta – di portare un rossetto rosso in classe. La motivazione che è stata data era che serviva per scopi didattici non meglio specificati. Mio figlio mi ha raccontato vergognandosene e sentendosi umiliato che gli veniva imposto dalla maestra di doversi mettere il rossetto. Lo stesso rossetto veniva passato sulle labbra degli altri compagni dalla maestra. Mio figlio rispondeva all’insegnante: “Ma il rossetto lo mette solo mamma”.
D. – Tu a questo punto ti sei opposto?
R. – Ci siamo opposti per iscritto chiedendo la possibilità di avere un immediato incontro con gli insegnanti e con la direttrice della scuola. Nel contempo, ho dato il mio dissenso a questi insegnanti di continuare a mettere il rossetto sulle labbra di mio figlio. Hanno invece continuato. Non mi hanno voluto dare alcuna possibilità di parlare immediatamente con gli insegnanti, né la direttrice mi ha mai voluto ricevere. Abbiamo dovuto aspettare due mesi affinché potessimo parlare con gli insegnanti, quando c’è stato il solito colloquio di metà anno scolastico. C’è stato vagheggiato che l’uso del rossetto era stato deciso  per motivi didattici. Io però nel frattempo mi ero informato tramite conoscenti che stanno nell’ambito scolastico e mi avevano parlato di una teoria di gender, basata su criteri che non sono scritti da nessuna parte…
D. – Che non ha alla base studi scientifici, questo stai dicendo…
R. – Esatto.
D. – La tua decisione è stata drastica: hai dovuto ritirare tuo figlio dalla scuola…
R.  – Ho ritirato tutti i figli dalla scuola, ne avevo tre in questo Istituto e li ho spostati presso un altro Istituto, dove avevo maggiore fiducia e dove ho conosciuto gli insegnanti.
D. – E soprattutto dove c’era quell’alleanza scuola-famiglia che dovrebbe essere alla base di una corretta educazione…
R. – E’ fondamentale il rapporto tra genitori, figli e insegnanti.
D.  – Nella tua famiglia c’è stato un altro caso che ha riguardato il più piccolo…
R. – Sì, nello stesso periodo, la domenica mattina mio figlio viene nel mio letto piangendo e mi dice che lui quando avrebbe compiuto i 4 anni avrebbe voluto diventare una “femminuccia” perché questo gliel’aveva detto la maestra. Le assicuro che fino a quel momento non esisteva un pensiero del genere in nessuno dei miei figli, tantomeno in lui. Dunque, ho preso anche lui e l’ho spostato.
D. – I bambini sono influenzabili e soprattutto se ripongono, come dovrebbe essere, fiducia nei confronti degli insegnanti. Lei questo lo ha potuto riscontrare?
R. – Se gli insegnanti inculcano loro queste cose, crescono nel dubbio e rovinano loro l'infanzia. E io ho avuto la fortuna di poterli spostare prima che iniziassero altri corsi in queste scuole organizzati da associazioni Lgbt.
D. – Avete avuto problemi in seguito a questa vicenda?
R. – Siamo stati attaccati da molti genitori che ci dicevano che eravamo retrogradi, che io ero da denunciare in quanto omofobo, che mio figlio ero maschilista…
D.  – Tu evidenziavi il dato: non tutti i bambini hanno la possibilità di parlare con i loro genitori, perché impegnati con orari lavorativi difficili o perché hanno altri problemi o magari perché non tutti i bambini sono estroversi…
R. – Non si è mai tutti uguali, ognuno ha la propria situazione. Io ho avuto la fortuna che i miei figli mi parlano. Radio Vaticana

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Legge Cirinnà: lettera di una madre al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Caro sig. Presidente, in questi giorni in cui mi sento bombardata da messaggi promozionali a favore dell'approvazione della legge sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso, nasce in me  non solo il desiderio, ma soprattutto la necessità di scriverle, per dire alcune cose che le televisioni , i giornali, le trasmissioni radiofoniche non dicono.

Si parla molto di diritti, di uguaglianza, di voler abbattere la discriminazione e questi sono valori fondamentali della persona umana, innegabili e irrinunciabili, degni di qualunque sacrificio e di qualunque combattimento, per farli valere e affermare.
E questa mia lettera mira esattamente a questo, a chiedere a Lei ed ai suoi colleghi di approfondire la questione per arrivare a una giusta estensione di tali diritti, e a un giusto esercizio di tali uguaglianze, per non rischiare, pur volendo perseguire il miglior bene della società, di apportarle invece un danno.
Il diritto primario fondamentale e irrinunciabile di ognuno di noi è quello di essere amato. Ma che cosa è l'amore? In che modo Lei ama, come Lei desidera nel suo intimo di essere amato? Come Lei trasmette ai suoi figli il valore dell'amore?
Le chiedo di prendersi qualche ora per riflettere a fondo su questa domanda, che sembra ovvia e banale, ma che è il fondamento stesso dell'essenza dell'uomo.
Cosa insegna ai suoi figli? Cogli l'attimo? Vai dove ti porta il cuore? Vivi la storia che ti capita senza esitare, qualunque essa sia, purché tu la desideri?
O piuttosto Lei cerca, anche con l'esempio, di insegnare loro che l'Amore va ben al di là della mera emozione, che dura un attimo e presto svanisce. L'Amore, quello che riempie, sazia e dà pace, è il dono di sé. E' dare senza chiedere niente in cambio, senza giudicare, è l'ago della bilancia tutto spostato da una sola parte, è morire un poco per dare spazio ad un altro. E se parliamo del matrimonio, Amare non è solo trovare un punto di equilibrio, o fare una buona società al 50%, in cui i due coniugi ritagliano ciascuno i propri spazi cercando di trovare fra essi un accettabile compromesso, ma è una fusione incondizionata e totale di due persone, del loro corpo ma anche della loro anima, due cose che diventano tra loro inscindibili. Questa fusione comporta inevitabilmente di morire per l'altro, giorno dopo giorno, per far nascere una nuova creatura che è l'unione coniugale. Questo dare la vita si sublima infine nell'atto coniugale attraverso il quale i coniugi danno la vita letteralmente, aprendosi alla generazione dei figli e cooperando all'opera meravigliosa della Creazione. Questa non è una teoria, ma la consapevolezza a cui la mia esperienza di vita concreta mi ha portato e vorrei tanto che questo fosse il diritto per cui lottare: poter insegnare a mio figlio che anche per lui è aperta questa strada, che anche lui può guardare in alto, oltre se stesso, ed aspirare a questa altezza e a questa profondità, a questo Amore che travalica tutti i limiti dell'umano.
Beh, dirà a questo punto, che cosa c'entra questo con il matrimonio fra due persone dello stesso sesso?
Caro sig. Presidente c'entra e come.
Perché in fondo Lei che cosa sta facendo?
Sta insegnando a mio figlio, che no, non importa puntare così in alto, aspirare ad una piena di maturazione di sé, che ci si può anche accontentare, tanto è lo stesso.  
Perché vede, raccontando a mio figlio, e a tanti ragazzi come lui, che non c'è differenza fra l'unione tra due persone dello stesso sesso e quella tra un uomo e una donna, Lei li inganna. Racconta loro delle bugie.
Perché nell'amore fra due persone dello stesso sesso viene a mancare l’Altro, l’alterità delle persone. Ed è inutile raccontare che l’alterità si manifesta al di là del corpo, quando l’amore sponsale è così fortemente corporeo. Negare il ruolo della differenza tra i sessi, vuol dire mandare tanti ragazzi a sbattere duramente contro un muro che, con la legge Cirinnà si rende loro invisibile. 
Lo so benissimo signor Presidente che a volte dire la verità è una strada così scomoda e dolorosa che preferiamo evitare di prendere posizione, per la paura di ferire e di far soffrire. Tante volte ho sperimentato questa paura, ma poi ho pensato: quali frutti si raccoglieranno da bugie e falsità?
Eppoi vorrei soffermarmi sulla non discriminazione e sul principio dell'uguaglianza. E' giusto secondo Lei non discriminare? Il vocabolario attesta che questo termine significa “distinguere, differenziare, specialmente in base a dati oggettivi”. Credo sia una delle azioni fondamentali da insegnare ai nostri figli, il saper distinguere, il saper discernere, fra tutto ciò che ci si presenta davanti ogni giorno, in quanto è vero, sì, che molto può essere lecito, ma è altrettanto vero che non tutto giova.
E notare quali siano le differenze che connotano una cosa o una situazione rispetto ad un’altra non credo sia una mancanza di giustizia, ma semplicemente un fare i conti con la realtà, oltreché avere una opportunità preziosa di valorizzare le differenze, anziché annullarle; affinché ogni cosa possa svilupparsi appieno secondo le proprie caratteristiche e possibilità.
E' giustizia secondo Lei trattare allo stesso modo due cose non omogenee tra loro? E' giusto secondo Lei tassare nella stessa misura l'operaio, con famiglia numerosa a carico e il ricco imprenditore dal reddito a sei zeri o single? A Lei sembra equo non distinguere, ovvero non discriminare, una famiglia con moglie e marito che ha in sé il potenziale (e il carico) di creare nuove generazioni e una coppia intrinsecamente sterile qual è la coppia omosessuale? Non ritiene sia importante distinguerle per vivere con maggior consapevolezza e maturità?
Cosa sta facendo invece lei, sig. Presidente?
Sta insegnando a mio figlio che è meglio smettere di ragionare sulle cose, non scrutarle e approfondirle, che è meglio appiattire tutto, perché tutto è indifferente, così che alla fine niente avrà   più sapore.
Le parlo da madre, sig. Presidente, e mi creda anche io qualche anno fa mi sono trovata di fronte ad una scelta. Se, di fronte alla confessione di mio figlio di provare attrazione per persone del suo stesso sesso, alzare un muro e non farmi toccare, oppure lasciarmi travolgere dalla sofferenza.
Sì, sig. Presidente, voglio parlarle di sofferenza. Perché non si lasci ingannare da qualche genitore che nega di provare dolore di fronte a una tale situazione. Quando ho capito quello che mio figlio mi stava dicendo, e le confesso che mi ci è voluto qualche giorno per far sì che il mio cervello traducesse quelle parole, sono sprofondata in un abisso di dolore.
Le assicuro che la causa di questo dolore non è stata provocata dalla cosiddetta omofobia interiorizzata, o da altre stupidaggini di cui continuamente si parla senza averne esperienza concreta. 
Invece la mia mente mi ha ricollegato a tutta una serie di episodi di cui è costellata la mia storia e quella della mia famiglia, e mi è apparsa davanti la sofferenza di mio figlio in tutta la sua drammaticità: un bambino prima, un ragazzo poi, che, per la sua indole estremamente sensibile, è stato segnato da ferite affettive inferte non volendo da noi genitori, dagli amici, dagli insegnanti, da abitudini prese, e, insieme, dal contesto sociale.
Improvvisamente ho visto come queste ferite procuravano anche, oltre all'attrazione che le dicevo, sofferenze di altro tipo: la paura di vivere e quindi il trincerarsi dietro il filtro di un computer, l'incapacità di intrecciare legami di amicizia con altri maschi, il rifiuto di praticare sport e di competere con i propri pari, una immaturità emotiva nel sopportare situazioni di tensione, l'impossibilità di perseguire con convinzione un obiettivo, la barriera difensiva alzata verso il proprio padre.
Ecco sig. Presidente certamente sarebbe stato meno doloroso di fronte alle parole di mio figlio pensare: Che problema c'è? Va bene così, basta accettare questa nuova situazione, così va il mondo e tutto si sistemerà.
Sarebbe stato estremamente più facile rispondere “fai quello che ti senti!” E cercare di non vedere tutta questa sofferenza mettendo a tacere il mio bisogno di approfondire.
Ma questo sarebbe amare secondo lei?  Amare un figlio è accettare e sempre approvare le sue scelte? Nel notare questa ferita aperta, lei avrebbe scelto semplicemente di metterci sopra un cerotto e nasconderla alla vista? 
Io in tutta sincerità non ho potuto fare questo, sig. Presidente.
Ho scelto di lasciarmi invadere dalla sofferenza, perché ho provato tante volte che sulla croce spira una brezza soave che rende leggero il peso, e che feconda ciò che investe e sono certa che da essa può rinascere una vita nuova, per me e per i miei familiari. 
Mi è sembrato di aiutare mio figlio nell'Accogliere senza Approvare, nell'amare la sua persona, senza fare miei i suoi errori, senza rinnegare i miei valori. Ascoltare di più e parlare di meno, questa è la strada che ho scelto, nell'umiltà di riconoscere i propri limiti ed errori, ma sempre ricordandomi il mio ruolo di genitore e di educatore.
Spero che Lei, sig. Presidente, rimarrà sempre consapevole del suo ruolo, non quello di assecondare i desideri, magari con leggi dal facile consenso perché alla moda, ma quello ben più alto di perseguire il bene comune.
Con affetto
Una madre
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