Gesù Figlio di Dio
Il movimento che attraversa e anima tutta la parola di Dio sfocia nel Nuovo Testamento. Questo slancio di Dio verso l’uomo, questa iniziativa gratuita, creatrice e ri-creatrice dell’uomo unicamente per la generosità della divina potenza, si era trovata un primo nome nellachesed, la misericordia amante del Dio di Osea. Ora trova qui il suo nome definitivo nell’agàpe di Dio di Giovanni, questo amore di puro dono che non à soltanto uno degli attributi di Dio, ma à in certo modo la sua definizione: “Dio è amore” ci dice la Prima lettera di Giovanni (4,8.16). La Parola che, da millenni, con molti tentativi e abbozzi parziali, si sforzava di dirci l’ineffabile verità (cf. Eb 1,1-4), si è fatta carne nella persona di Gesù Cristo, conservando così per noi tutta la ricchezza e l’unità di vita che essa ha in Dio. Ormai la croce di Gesù ci dice meglio di qualunque termine, per quanto sublime, ciò che è l’amore di Dio: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16).
Questa rivelazione, preparata da così tanto tempo, trova finalmente la sua perfezione, perché le parole non potevano giungere a esprimerla, ma soltanto qualcuno: qualcuno che vivesse e morisse tra noi. Perciò questa rivelazione così antica à anche una rivelazione completamente nuova: la rivelazione di questo qualcuno sorto improvvisamente nella nostra storia. Le diverse linee della rivelazione fatta a Israele erano orientate verso una misteriosa figura, destinata a comparire al culmine della storia. Nei più antichi racconti jahwisti, era la figura del Messia, del figlio di David, un nuovo David che doveva essere, ancora una volta e meglio del primo, un re secondo il cuore di Jhwh.
Nelle profezie del Secondo Isaia, era il Servo di Jhwh, grande non per le sue guerre e i suoi trionfi, ma per la sua sofferenza innocente, propiziazione per i peccatori, e la cui morte innocente avrebbe conosciuto un’immensa fecondità di vita. Negli scritti apocalittici, infine, appariva il Figlio dell’uomo che viene sulle nubi del cielo: un essere umano, dunque, ma di un’umanità soprannaturale, rivestito di tutta la potenza divina per instaurare, con il giudizio, un regno di Dio che non doveva essere solo un regno carnale adottato da Jhwh, come l’antico Israele, ma un Regno a un tempo spirituale e cosmico, stabilito nelle profondità del cuore dell’uomo come sull’intero universo. Una volta giunto Gesù, le tre immagini, per quanto così diverse tra loro, sembrano ricomporsi nella sua figura con miracolosa spontaneità.
Ma – ed à questo che permette l’accostamento – una volta venuto, morto e risuscitato, si scopre in lui molto di più di tutto ciò che poteva abbracciare ciascuna delle figure che lo rappresentavano. Per Paolo, per la Lettera agli Ebrei, egli è la Sapienza fino a quel momento rimasta nascosta in Dio e ora manifestata ai credenti; quella Sapienza sul cui disegno tutte le cose erano state create e continuavano a essere dirette dalla provvidenza di Jhwh.
Contemporaneamente, in lui, è tornata sulla terra per dimorarvi per sempre, con un’incomparabile e insperata intimità, quella Shekinà divina, quella Presenza luminosa e vivificante, che era sempre stata centrale per il popolo di Dio. Ciò significa, come appunto dirà Giovanni che, se egli è la Sapienza personificata del Dio creatore e redentore, la Sapienza nascosta in Dio, à anche quella Parola manifestata tramite la quale Dio crea ciò che da tutta l’eternità aveva concepito, e realizza infallibilmente il suo disegno di salvezza
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Impara a conoscere il cuore di Dio
nelle parole di Dio”
(Gregorio Magno)
nelle parole di Dio”
(Gregorio Magno)
“Le istanze che il libro pone circa la Scrittura e la sua lettura sono attualissime: un rapporto equilibrato tra i due Testamenti; il ricorso alla tradizione, sia ebraica che cristiana; la liturgia come ambito vitale della Scrittura; il rapporto tra Spirito santo e Scrittura; la dimensione escatologica come costitutiva della struttura delle Scritture; l’articolazione tra pluralità e unicità della Bibbia. Proprio di questo oggi vi è bisogno nelle comunità cristiane: di una lettura delle Scritture che sappia ordinare la molteplicità biblica attorno a un centro unificante, di una lettura che recuperi la pagina biblica al problema del senso e la renda parlante per la vita del credente e della chiesa”.
(dalla “Prefazione” di Luciano Manicardi)
Louis Bouyer (1913-2004), teologo, è stato professore all’Institut Catholique di Parigi fino al 1963, e ha insegnato anche in Inghilterra, Spagna e Stati Uniti. Al concilio Vaticano II fu consultore per la liturgia, poi collaborò con la Congregazione per il culto divino e il Segretariato per l’unità dei cristiani. Nel 1999 l’Académie française lo premiò per l’insieme della sua opera. Presso le nostre edizioni è uscito ancheArchitettura e liturgia (1994).