venerdì 17 gennaio 2014

Diplomazia dell’amore




In un’intervista del Centro televisivo vaticano al segretario di Stato. 
Il principio di una diplomazia umana è l’amore. Lo afferma il cardinale eletto Pietro Parolin, segretario di Stato, che in un’intervista al Centro televisivo vaticano traccia un bilancio iniziale della sua missione di «primo e diretto collaboratore» di Papa Francesco. Il colloquio di undici minuti e mezzo con la collega Barbara Castelli è pubblicato integralmente sul sito (www.ctv.va) dell’emittente diretta da monsignor Dario Edoardo Viganò.
In questa fase iniziale, definita di «avvio, dedicata soprattutto allo studio, alla conoscenza e all’approfondimento dei vari problemi», il presule afferma di aver maturato la consapevolezza che quello del segretario di Stato è «un servizio molto impegnativo ed esigente, pieno di responsabilità, ma anche molto appassionante» nella «nuova stagione della Chiesa inaugurata da Papa Francesco». Perciò — prosegue — le sue priorità sono le stesse del Pontefice, «quelle sulle quali ha insistito sin dall’inizio e che ha poi raccolto in maniera più organica nell’Evangelii gaudium»: ovvero «la trasformazione missionaria della Chiesa. Una Chiesa in uscita, in stato permanente di missione», che punta al rinnovamento e alla conversione pastorale di «tutte le strutture», quindi anche della Curia romana e della diplomazia ecclesiastica, «i due ambiti nei quali si colloca l’attività del segretario di Stato».
Un’attività che vanta una lunga tradizione, ma che deve continuamente confrontarsi con i mutamenti dei tempi. In proposito monsignor Parolin spiega che «ogni giorno si scrivono pagine nuove di storia nella diplomazia della Santa Sede». Pagine che «si aggiungono alle pagine del passato», come testimonia il significativo riferimento fatto da Papa Francesco ai cento anni dell’inizio della prima guerra mondiale durante il discorso al corpo diplomatico del 13 gennaio scorso. In quell’occasione infatti venne scritta «una pagina gloriosa — sottolinea il segretario di Stato — se si pensa all’immensa opera compiuta da Benedetto XV per fermare l’“inutile strage”».
Tra le nuove pagine di questa storia, invece, il segretario di Stato annovera i numerosi incontri, in questi primi mesi di pontificato, con capi di Stato e di Governo, e con i responsabili delle organizzazioni internazionali. E ricorda in particolare la giornata di preghiera e di digiuno per la Siria, «che ha espresso la forza morale della Chiesa: il Papa che ha saputo raccogliere e interpretare il grido di pace che sale dalla martoriata popolazione siriana e che sale da ogni cuore desideroso di vivere in maniera umana e solidale la sua vicenda; ha saputo tradurlo in un grande movimento che ha portato anche i suoi frutti, dando esempio di una forza morale e spirituale che è quello che la Santa Sede testimonia nelle sue relazioni con gli Stati». Del resto, nota, «il Papa costituisce la coscienza morale dell’umanità e il suo richiamo viene ascoltato anche da parte delle cancellerie e dei governi. Si rivolge un’attenzione speciale a tutto quello che il Papa dice e a tutto quello che il Papa fa», e questo perché «c’è un desiderio di bene e un grande sforzo presente nel mondo per costruire la pace».
Soffermandosi poi sui principi ispiratori della diplomazia, l’arcivescovo afferma che essa anzitutto «deve essere umana, avere al suo centro la persona. E Papa Francesco ci spinge a considerare questa centralità della persona umana non in maniera astratta» ma riferendosi a ogni singolo individuo, specialmente ai poveri, gli emarginati, i deboli, i più vulnerabili, le persone insomma che non hanno voce. In quest’ottica la diplomazia deve essere una «strada per l’incontro», come più volte auspicato dal Pontefice, il quale invita «a uscire dall’isolamento, perché solamente incontrandosi ci si può capire, ci si può accettare e si può collaborare».
Altri principi ispiratori della diplomazia devono essere la solidarietà e l’impegno di prendere a cuore le situazioni degli altri, per contrastare quella cultura dell’indifferenza che il Papa continua a denunciare. Monsignor Parolin ne è convinto: «In fin dei conti — è la conseguenza — il principio di una diplomazia umana è l’amore, è l’attenzione alla persona, l’amore per ciascun essere umano».
Quanto allo specifico apporto che la diplomazia della Santa Sede può offrire «in questo momento in cui ci sono tanti conflitti, in cui il mondo vive tante lacerazioni e tante contrapposizioni», il segretario di Stato esorta «a promuovere e a consolidare» il dialogo e il rispetto reciproco. Soprattutto in considerazione del fatto che oggi «le diversità si sono avvicinate, si sono incontrate e possono dare origine a scontri, a conflitti». Ecco allora che una delle sfide principali della diplomazia ecclesiastica è proprio far sì che le differenze politiche, culturali e religiose non diventino motivo di contrapposizione e di lotta, ma di arricchimento reciproco.
Infine, alla domanda riguardante le aree geografiche su cui investire maggiormente, il segretario di Stato risponde che «il Papa come padre e pastore della Chiesa universale ha a cuore tutte le situazioni. In qualsiasi parte del mondo vi siano difficoltà, sofferenze e contrasti, il Papa è presente con il suo cuore di rappresentante del Signore». Certo, l’Europa è un’area che merita attenzione, soprattutto per quel che concerne la costruzione di una “casa comune”. Alla quale la Chiesa può dare un contributo importante, per evitare che resti solo una costruzione politica ed economica; ma, conclude il presule, «oggi l’attenzione si sposta soprattutto nel Sud del mondo», in particolare verso «quelle realtà dove esistono conflitti e dove il primo impegno è quello di aiutare a ritrovare la pace. Una pace — auspica — che sia anche la base e il fondamento per uno sviluppo umano integrale».
L'Osservatore Romano

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«La diplomazia deve mettere al centro l'uomo concreto»


Intervista del Segretario di Stato - e neo-cardinale - Pietro Parolin al Centro Televisivo Vaticano: «La priorità è la trasformazione missionaria della Chiesa»

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO


È stato nominato a fine agosto, ha dovuto posticipare di un mese l'effettivo insediamento al vertice della Segreteria di Stato a causa  di un intervento chirurgico: a poche settimane dall'inizio del suo servizio quale principale collaboratore di Papa Francesco e a pochi giorni dall'annuncio della sua inclusione come primo nome nella lista dei nuovi cardinali che saranno creati nel concistoro del 22 febbraio, l'arcivescovo Pietro Parolin ha rilasciato un'intervista sul ruolo della diplomazia pontificia al Centro Televisivo Vaticano.


Nell'intervista, realizzata da Barbara Castelli, Parolin riflette sulla sua nuova missione e sul ruolo giocato dalla diplomazia vaticana nel contesto internazionale. «Mi rendo conto - afferma - che si tratta di un servizio molto impegnativo, di un servizio molto esigente e pieno di responsabilità. Ma vorrei sottolineare che si tratta soprattutto di un servizio molto appassionante in questa nuova stagione della Chiesa inaugurata dal pontificato di Papa Francesco. La priorità è la trasformazione missionaria della Chiesa, una Chiesa in uscita, come dice il Pontefice, una Chiesa in stato permanente di missione».


Riferendosi "all'etica della solidarietà e all'utopia del bene" citate da Bergoglio, il Segretario di stato ha osservato: «Il Papa si costituisce in questo caso come la coscienza morale, un po’, dell’umanità. A livello di diplomazia – io vorrei sottolineare – può apparire delle volte che gli appelli del Papa non trovino una risposta immediata. In realtà, c’è un grande desiderio di bene, c’è un grande sforzo per costruire veramente la pace nel mondo».


Descrivendo i «principi fondamentali» che stanno alla base di una «diplomazia umana», il Segretario di Stato ha spiegato: «La diplomazia deve essere umana. Quindi, deve avere al suo centro la persona umana: questo è un primo principio fondamentale. E vorrei dire che Papa Francesco ci spinge a considerare questa centralità della persona umana non in maniera astratta, l’uomo come tale, ma ogni singolo uomo, ogni singola persona deve essere al centro della nostra azione, soprattutto i poveri, gli emarginati, i deboli, quanti sono più vulnerabili, le persone che non hanno voce».


Un altro aspetto da sottolineare, secondo Parolin, è quello del dialogo: «La diplomazia poi deve essere orientata all’incontro: tante volte il Papa ha sottolineato l’importanza della cultura dell’incontro, quindi uscire dall’isolamento e incontrarsi, perché solamente incontrandosi ci si può capire, ci si può accettare e si può collaborare. Oltre all’incontro, un altro aspetto importante è la solidarietà e il prendersi a cuore le situazione degli altri, contro questa cultura dell’indifferenza che il Papa continua a denunciare. Prendersi a cuore, dunque, ancora una volta, delle singole persone e delle loro situazioni di sofferenza. In fin dei conti, potremmo dire che il principio di una diplomazia umana è l’amore, è l’attenzione alla persona, l’amore per ciascun essere umano».


Per quanto riguarda il contributo specifico della diplomazia pontificia, il Segretario di Stato nell'intervista al CTV spiega: «Io credo che questo sia il nostro compito, è sempre stato il compito della diplomazia vaticana. In questo momento, in cui ci sono così tanti conflitti, in cui il mondo vive tante lacerazioni e tante contrapposizioni, io credo che siamo chiamati più che mai a promuovere e a consolidare questo incontro, questo dialogo e questo rispetto gli uni degli altri. Credo che una delle sfide principali del mondo di oggi, quando le diversità si sono ravvicinate e possono dare origine a degli scontri, o addirittura a dei conflitti, ecco la grande sfida è fare in modo che queste differenze e queste diversità – che possono essere politiche, culturali, religiose – non diventino motivo di contrapposizione e di lotta, ma di arricchimento reciproco. È importante trovare la strada per arricchirsi delle singole diversità. E questo è il compito della diplomazia in generale e della diplomazia vaticana in particolare».


Con l'inclusione nel collegio cardinalizio, il ruolo di Parolin è destinato a crescere. Anche se nella riforma allo studio è probabile un ridimensionamento generale dell'influenza della Segreteria di Stato rispetto alla Curia romana, il neo-porporato vicentino rappresenta una delle figure più vicine a Francesco.



L’intervista integrale è pubblicata sul sito Internet del Ctv, www.ctv.va; una sintesi, nell’ultima puntata di Vatican Magazine, il settimanale del Centro Televisivo Vaticano in onda, in Italia, sabato 18 gennaio alle 15.30 e alle 21.10 su Telepace, alle 20.15 su Teleradio Padre Pio. I servizi di Vatican Magazine sono visibili anche sulla pagina web.