Non avete idea di cosa possa significare organizzare una manifestazione di piazza da mezzo milione di persone in otto giorni, ma poiché questo giornale crede nei miracoli, mette a dispozione i suoi cinque pani e due pesci. Questo spazio è di solito quello più letto del giornale, dedicato a qualche “puntura” di spillo o a qualche notizia curiosa.
Ogni ulteriore informazione, anche per materiali stampa e locandine da affiggere, può essere tratta dal sito www.difendiamoinostrifigli.it o seguendo ogni giorno le notizie che pubblicheremo qui su La Croce.
12/06/2015 La Croce quotidiano
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“Ci sono anch’io”. E’ così che si chiama una mostra itinerante per bambini e ragazzi, dagli zero ai 12 anni. La mostra espone 120 libri illustrati che, come recita la locandina, sono libri “fuori dagli stereotipi, dentro alla realtà. Una mostra di libri illustrati che raccontano le differenze”. Ormai le giovanissime leve italiane hanno imparato della matematica solo le differenze. E dunque andiamo a vedere quali sono queste differenze da conoscere. Quattro gli ambiti: “famiglie, ruoli di genere, rapporto con le culture straniere, e differenti abilità psicofisiche”.
Nel novero dei libri troviamo, tra i molti, il famigerato “Piccolo Uovo”, che racconta anche di una coppia di pinguini omosessuali; “Baci” è un racconto “per dire che l’amore va sempre e comunque bene. E che non ci sono amori giusti e amori sbagliati”; “Benvenuti in famiglia” in cui si narra, tra le altre vicende familiari, di “chi ricorre all‘inseminazione assistita e chi alla donazione di gameti”; “Due nidi” ed “E vissero divisi e contenti” per spiegare che il divorzio non è un dramma ma che “una separazione dove un vissero per sempre felice e contenti è ancora possibile”.
Poi una sfilza di 39 albi – come “C’era una mamma e c’era un papà”, “Coccodrillo innamorato cerca casa”, “Dov'è il mio papà?”, “E con Tango siamo in tre”, “Catalogo dei genitori per i bambini che vogliono cambiarli”, “Il libro delle famiglie speciali”, “Il matrimonio dello zio” (“un albo illustrato con spirito e allegria per raccontare a bambini in età scolare che ci sono luoghi nel mondo dove uno zio può sposare il suo fidanzato”), “Perché hai due mamme?”, “Perché hai due papà?”, “Qual è il segreto di papà?” (il segreto è che è omosessuale) – in cui troviamo per tutti la medesima indicazione in merito al contenuto: “famiglie: tradizionali, omogenitoriali, miste, adottive, separate, monogenitoriali, ricomposte”. Inoltre nella mostra ci sono 48 libri che trattano di “generi: Differenze, stereotipi, identità, libertà, parità...”. In essi si insiste soprattutto su questo concetto: chi lo dice che un maschietto si deve comportare da maschietto e una femminuccia da femminuccia?
Questa mostra è paradigmatica per capire una strategia efficace dei sostenitori della teoria del gender. La strategia degli scudi umani. Mettiamo davanti all’obiettivo sensibile – l’omosessualità e la cosiddetta “identità di genere” (il sesso a cui appartenere lo scegli tu) - la vittima del bullismo, la donna, l’handicappato, la ragazza madre, il migrante, il disoccupato, il bambino nato dalla provetta e quello che cresce con un solo genitore perché papà e mamma sono divorziati, l’anziano, la persona di colore, il diversamente religioso etc.: in tal modo i media, la gente comune, le istituzioni, la chiesa non potranno sparare contro l’omosessualità e la teoria del genere appunto perché protetta da altri soggetti “fragili”. Se provi dunque ad attaccare questi due soggetti per forza di cose colpirai gli altri.
In altri termini se ti arrischi ad affermare ad esempio che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre per crescere, subito la vulgata corrente sgancerà sopra di te le bombe dell’analogia: “E allora i bambini di genitori divorziati? E quelli che hanno perso la mamma o il papà? E quelli che sono dovuti venire in Italia sui barconi lasciando nel proprio paese di origine magari la madre o anche il padre? Lei sta discriminando anche tutti questi poveri fanciulli!”. Se poi cerchi di spiegare che se uno è maschio deve diventare un uomo, stai pur certo che implicitamente, senza che tu lo sappia, avrai attaccato tutta una serie di persone che non pensavi minimamente che avessero a che fare con il tuo ragionamento: le donne che vogliono fare lavori tradizionalmente riservati agli uomini, l’impiegato che si sente artista, la persona con handicap che vorrebbe tanto essere come gli altri, etc. Se infine sei così folle da chiamare sul banco degli imputati la stessa omosessualità renditi conto che hai chiamato a giudizio anche tutte le fasce deboli della società: dalla donna che ha subito violenza all’esodato, dal cassa-integrato alle persone affette da nanismo. Tutti assieme gaiamente nel paniere dei “diversi”.
Se dunque qualcuno ha pensato bene di porre dei civili su obiettivi sensibili come centrali elettriche, siti missilistici, acciaierie e industrie chimiche, ponti, chi avrà il coraggio di bombardare? Sta quindi al difensore della famiglia e dei bambini avere la mira molto, ma molto precisa.
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Ai vescovi baltici: "Matrimonio non è gratificazione personale"
L'11 giugno 2015 Papa Francesco ha ricevuto i vescovi venuti in visita «ad limina» dalla Lettonia e dall'Estonia, Paesi dove la Chiesa Cattolica rappresenta una minoranza, ma gode di notevole prestigio culturale. In Lettonia, in particolare, la Chiesa è impegnata nella battaglia a difesa della famiglia, e io stesso ho partecipato a un'iniziativa in questo senso organizzata nello scorso mese di aprile all'Università di Jelgava con la partecipazione di diverse organizzazioni cattoliche e il sostegno dei vescovi.
La Lettonia si appresta a concludere alla fine di giugno il suo semestre di presidenza dell'Unione Europea, durante il quale ha vittoriosamente resistito a pressioni di ogni genere perché desse il buon esempio e adeguasse la sua legge alle idee maggioritarie nel Parlamento Europeo sul «matrimonio» omosessuale. Ironicamente, alla Lettonia succederà nella presidenza europea il Lussemburgo, il cui primo ministro si è «sposato» nello scorso mese di maggio con un altro uomo, mentre a gennaio 2016 sarà il turno del primo Paese al mondo ad avere introdotto nelle sue leggi il «matrimonio» omosessuale, l'Olanda.
In questo clima acquista particolare rilievo il monito del Papa ai vescovi perché manifestino una «ferma volontà di promuovere la famiglia, quale dono di Dio per la realizzazione dell’uomo e della donna creati a sua immagine e quale cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli». «Dobbiamo invece constatare - ha aggiunto il Pontefice - che oggi il matrimonio è spesso considerato una forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Purtroppo tale concezione riduttiva influisce anche sulla mentalità dei cristiani».
Le nuove sfide del relativismo, ha detto Francesco, non sono meno gravi di quelle che Estonia e Lettonia hanno subito negli anni della persecuzione comunista. «Il Signore - ha affermato, rivolgendosi ai vescovi, il Pontefice - vi ha scelti ad operare in una società che, dopo essere stata a lungo oppressa da regimi fondati su ideologie contrarie alla dignità e alla libertà umana, oggi è chiamata a misurarsi con altre pericolose insidie, quali il secolarismo e il relativismo». Certo, questo «può rendere più difficile la vostra azione pastorale». Ma il Papa esorta i presuli «a proseguire instancabili, senza mai perdere la fiducia, nell’annunciare il Vangelo di Cristo, parola di salvezza per gli uomini di ogni tempo e di ogni cultura».
I sacerdoti cattolici in questi Paesi sono pochi, ma spesso si distinguono per «rispetto, obbedienza e generosità». Questo non esime i vescovi da una seria e «attiva pastorale vocazionale che, poggiando sulla preghiera rivolta al "signore della messe perché mandi operai nella sua messe" (Mt 9,38), si faccia carico di sensibilizzare le famiglie, le parrocchie e l’intera comunità cristiana, perché i ragazzi e i giovani siano aiutati a rendersi disponibili alla chiamata di Dio». La vocazione è il punto di partenza: poi occorrono seminari dove «curare bene la formazione, sia sul piano della preparazione teologica ed ecclesiale, sia su quello della maturità umana». E nell'Anno della Vita Consacrata che è in corso Francesco esorta a far capire a religiosi e religiose «che non li si apprezza soltanto per i servizi che rendono, ma prima ancora per la ricchezza intrinseca dei loro carismi e della loro testimonianza, per il fatto stesso che ci sono, diffondendo in mezzo al popolo di Dio il profumo di Cristo seguito nella via dei consigli evangelici».
Una parola speciale il Papa ha riservato alla collaborazione fra religiosi e vescovi, affermando che «anche i consacrati hanno bisogno di essere sostenuti, sia spiritualmente che materialmente, anche mediante celebrazioni comuni e opportuni momenti di incontro e di intensa spiritualità, per favorire la familiarità e la conoscenza reciproca, e rafforzare, intorno al Vescovo, il senso di appartenenza alla Chiesa particolare e la gioiosa disponibilità a collaborare alla sua edificazione».
Francesco è poi tornato sul tema che gli è caro dell'autonomia dei laici, che non vanno ostacolati ma aiutati a «portare avanti quelle responsabilità che, secondo l'insegnamento del Concilio Vaticano II, essi sono chiamati ad assumere in campo culturale, sociale, politico», come anche nella vita della Chiesa. Ai vescovi spetta semmai «vigilare» perché i laici «possano formare le loro coscienze e approfondire il loro senso della Chiesa, in particolare la conoscenza della sua dottrina sociale. I fedeli laici sono il tramite vivo tra ciò che noi Pastori predichiamo e i diversi ambienti sociali. Che sentano sempre vicino il cuore della Chiesa!».
Con un occhio ai timori che destano in Estonia e Lettonia le politiche della vicina Russia, che fanno leva sulle minoranze di lingua russa e religione ortodossa presenti in questi Paesi, Francesco - reduce dall'incontro con Putin - ha invitato i vescovi a «sostenere il dialogo ecumenico, tanto necessario oggi, anche in vista di quella pace sociale a volte scossa da differenze etniche e linguistiche».
La battaglia contro il relativismo e per la famiglia, ha concluso il Papa, non si rivolge solo alla società ma si svolge anche all'interno della Chiesa, dove si nota una crescente «facilità nel ricorrere al divorzio o alla separazione di fatto. Noi Pastori - ha aggiunto il Pontefice - siamo chiamati a interrogarci sulla preparazione al matrimonio dei giovani fidanzati e anche su come assistere quanti vivono queste situazioni». Inoltre, «la crisi economica e sociale che ha investito anche i vostri Paesi ha, purtroppo, favorito l’emigrazione, così che spesso nelle vostre comunità si trovano tante famiglie monoparentali, bisognose di una speciale attenzione pastorale. L’assenza del padre o della madre in tante famiglie comporta per l’altro coniuge una maggiore fatica, in tutti i sensi, per la crescita dei figli». Minoritaria, la Chiesa della Lettonia e dell'Estonia si ritrova spesso a essere il principale, se non l'unico, sostegno per tante situazioni difficili.