Il tweet di Papa Francesco: "Una famiglia illuminata dal Vangelo è una scuola di vita cristiana. Lì si impara fedeltà, pazienza e sacrificio." (10 maggio 2014)
*
Discorso del Papa ai Partecipanti all’Incontro promosso dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari. “Bisogna farsi fratelli degli uomini nell’atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri”
Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Partecipanti all’Incontro promosso dalla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari e ha rivolto loro il discorso che riportiamo di seguito:
Cari fratelli e sorelle,
vi accolgo in occasione della vostra Assemblea e vi saluto dicendovi: conosco e apprezzo la vostra vocazione! Essa è una delle forme più recenti di vita consacrata riconosciute e approvate dalla Chiesa, e forse per questo non è ancora pienamente compresa. Non scoraggiatevi: voi fate parte di quella Chiesa povera e in uscita che sogno!
Per vocazione siete laici e sacerdoti come gli altri e in mezzo agli altri, conducete una vita ordinaria, priva di segni esteriori, senza il sostegno di una vita comunitaria, senza la visibilità di un apostolato organizzato o di opere specifiche. Siete ricchi solo dell’esperienza totalizzante dell’amore di Dio e per questo siete capaci di conoscere e condividere la fatica della vita nelle sue molteplici espressioni, fermentandole con la luce e la forza del Vangelo.
Siete segno di quella Chiesa dialogante di cui parla Paolo VI nell’Enciclica Ecclesiam suam: «Non si salva il mondo dal di fuori – afferma –; occorre, come il Verbo di Dio che si è fatto uomo, immedesimarsi, in certa misura, nelle forme di vita di coloro a cui si vuole portare il messaggio di Cristo, occorre condividere, senza porre distanza di privilegi, o diaframma di linguaggio incomprensibile, il costume comune, purché umano ed onesto, quello dei più piccoli specialmente, se si vuole essere ascoltati e compresi. Bisogna, ancor prima di parlare, ascoltare la voce, anzi il cuore dell’uomo; comprenderlo, e per quanto possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo. Bisogna farsi fratelli degli uomini nell’atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri. Il clima del dialogo è l’amicizia. Anzi il servizio» (n. 90).
Il tema della vostra Assemblea, “Nel cuore delle vicende umane: le sfide di una società complessa”, indica il campo della vostra missione e della vostra profezia. Siete nel mondo ma non del mondo, portando dentro di voi l’essenziale del messaggio cristiano: l’amore del Padre che salva. Siete nel cuore del mondo col cuore di Dio.
La vostra vocazione vi rende interessati ad ogni uomo e alle sue istanze più profonde, che spesso restano inespresse o mascherate. In forza dell’amore di Dio che avete incontrato e conosciuto, siete capaci di vicinanza e tenerezza. Così potete essere tanto vicini da toccare l’altro, le sue ferite e le sue attese, le sue domande e i suoi bisogni, con quella tenerezza che è espressione di una cura che cancella ogni distanza. Come il Samaritano che passò accanto e vide e ebbe compassione. E’ qui il movimento a cui vi impegna la vostra vocazione: passare accanto ad ogni uomo e farvi prossimo di ogni persona che incontrate; perché il vostro permanere nel mondo non è semplicemente una condizione sociologica, ma è una realtà teologale che vi chiama ad uno stare consapevole, attento, che sa scorgere, vedere e toccare la carne del fratello. Se questo non accade, se siete diventati distratti, o peggio ancora non conoscete questo mondo contemporaneo ma conoscete e frequentate solo il mondo che vi fa più comodo o che più vi alletta, allora è urgente una conversione! La vostra è una vocazione per sua natura in uscita, non solo perché vi porta verso l’altro, ma anche e soprattutto perché vi chiede di abitare là dove abita ogni uomo.
L’Italia è la nazione con il maggior numero di Istituti secolari e di membri. Siete un lievito che può produrre un pane buono per tanti, quel pane di cui c’è tanta fame: l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della speranza. Come chi vi ha preceduto nella vostra vocazione, potete ridare speranza ai giovani, aiutare gli anziani, aprire strade verso il futuro, diffondere l’amore in ogni luogo e in ogni situazione. Se questo non accade, se la vostra vita ordinaria manca di testimonianza e di profezia, allora, torno a ripetervi, è urgente una conversione! Non perdete mai lo slancio di camminare per le strade del mondo, la consapevolezza che camminare, andare anche con passo incerto o zoppicando, è sempre meglio che stare fermi, chiusi nelle proprie domande o nelle proprie sicurezze. La passione missionaria, la gioia dell’incontro con Cristo che vi spinge a condividere con gli altri la bellezza della fede, allontana il rischio di restare bloccati nell’individualismo. Il pensiero che propone l’uomo come artefice di se stesso, guidato solo dalle proprie scelte e dai propri desideri, spesso rivestiti con l’abito apparentemente bello della libertà e del rispetto, rischia di minare i fondamenti della vita consacrata, specialmente di quella secolare. E’ urgente rivalutare il senso di appartenenza alla vostra comunità vocazionale che, proprio perché non si fonda su una vita comune, trova i suoi punti di forza nel carisma. Per questo, se ognuno di voi è per gli altri una possibilità preziosa di incontro con Dio, si tratta di riscoprire la responsabilità di essere profezia come comunità, di ricercare insieme, con umiltà e con pazienza, una parola di senso che può essere un dono per il Paese e per la Chiesa, e di testimoniarla con semplicità. Voi siete come antenne pronte a cogliere i germi di novità suscitati dallo Spirito Santo, e potete aiutare la comunità ecclesiale ad assumere questo sguardo di bene e trovare strade nuove e coraggiose per raggiungere tutti. Poveri tra i poveri, ma con il cuore ardente. Mai fermi, sempre in cammino. Insieme ed inviati, anche quando siete soli, perché la consacrazione fa di voi una scintilla viva di Chiesa. Sempre in cammino con quella virtù che è una virtù pellegrina: la gioia! Grazie, carissimi, di quello che siete. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga. E pregate per me!
*
|
Gli Istituti secolari: dal loro sorgere a oggi
Da alcuni decenni esiste — ed è approvata — nella Chiesa una forma nuova di consacrazione a Dio: gli Istituti Secolari. Essi si distinguono da tutte le forme di vita consacrata, perché per i loro membri rimanere nel "secolo", cioè in pieno mondo, senza obbligo di vita comune, laici tra i laici, è elemento essenziale e determinante della loro vocazione, al pari della consacrazione a Dio.
Una forma di consacrazione a Dio vissuta nel mondo, nella propria famiglia, ci fu anche nei primissimi secoli dell’era cristiana: era la verginità consacrata o il celibato per il Regno, in conformità ad un’osservanza integrale del Vangelo. Tra i cristiani isolati e sparsi in una società ancora in buona parte pagana, queste vocazioni ad una consacrazione a Dio vissuta in pieno mondo fiorivano come seme di rinnovamento e lievito nascosto nella massa. Nel 19° secolo si ebbero i primi tentativi di vere e proprie associazioni di laici consacrati a Dio; e anche i primi interventi della Chiesa, precisamente con il Decreto Ecclesia Cattolica, emesso dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari, e confermato il giorno11 agosto 1889 da Leone XIII. In esso si davano norme per l’approvazione d’organismi i cui membri rimanevano nel mondo e non portavano un abito che li distinguesse dagli altri laici. Si stabiliva che essi dovessero essere approvati come pie associazioni sotto la giurisdizione del proprio Vescovo.
Fu un piccolo passo avanti, se si pensa che da più di mille anni non si concepiva una consacrazione a Dio riconosciuta dalla Chiesa se non congiunta con la separazione dall’ambito familiare, professionale, sociale. In Italia il sorgere, tra la fine del 19° secolo e gli inizi del 20°, di un forte movimento del laicato militante nelle file dell’Azione Cattolica, ebbe molta influenza nella preparazione di tempre robuste di donne e d’uomini che si sarebbero impegnati nell’apostolato religioso e sociale che i tempi richiedevano. Proprio questo nuovo impegno del laicato, insieme con una più autentica formazione cristiana, suscitò in alcuni laici il desiderio di una donazione completa. Così cominciava a profilarsi l’ideale: consacrarsi a Dio rimanendo nel mondo ad operare nell’interno di esso per l’avvento del Regno di Cristo. Quello che oggi è chiamato il "carisma degli Istituti Secolari" — consacrazione a Dio, secolarità, apostolato — si delineava già chiaramente. Le difficoltà insite in questi primi tentativi erano molte e gravi: ardito e quasi rivoluzionario appariva soprattutto il proposito di conciliare la consacrazione a Dio con la condizione di laici viventi nel mondo: i due termini laicità — consacrazione parevano escludersi a vicenda. Intanto nuovi movimenti nascevano un po’ dappertutto nel mondo, e i primi contatti, i primi scambi d’esperienze confermavano che la via era buona e rispondeva ai bisogni dei tempi. Nel maggio del 1938, con l’autorizzazione di Pio XI, si tenne a San Gallo, in Svizzera, un Convegno a cui intervennero fondatori e dirigenti di venti Sodalizi di laici consacrati a Dio di diversi paesi. Essi costatarono con gioia la fondamentale identità delle loro aspirazioni, e si accordarono per chiedere alla Santa Sede il riconoscimento di queste associazioni di laici. Stesa una Memoria Storico — giuridico — canonica sulle Associazioni di laici consacrati a Dio nel mondo, fu mandata, nel 1939, al Santo Padre Pio XII, alla Congregazione del Concilio e ai Cardinali. Ma nel novembre dello stesso anno venne dal SantoUffizio l’ordine di ritirarla. Dopo quest’intervento, la situazione dei movimenti di laici che, nella Chiesa, volevano una consacrazione per l’apostolato, restava oltremodo incerta e confusa. Si era ritornati in pratica sulla linea del Decreto Ecclesia Cattolica del 1889, con qualche lieve ritocco soltanto. Che fosse una situazione interlocutoria fu chiaro quando, nel marzo del 1947, fu promulgata la Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia (con data 2 febbraio 1947, festa della Purificazione).
In essa si traccia anzitutto sinteticamente una storia degli "stati di perfezione", dagli Ordini Religiosi alle Congregazioni e alle Società di vita comune. Come ultima tappa s’inseriscono le nuove istituzioni di laici (e di sacerdoti regolari) consacrati a Dio, alle quali si attribuisce il nome di "Istituti Secolari". Era un passo decisivo, una conquista che dava un fondamento giuridico e un posto nella Chiesa alla nuova forma di vita consacrata in pieno mondo. Non mancarono, però, delle perplessità e resistenze a questo documento che non soddisfaceva il sentire più profondo dei laici consacrati nel mondo poiché si presentava l’apostolato come una supplenza di quello religioso e sacerdotale, mentre dell’azione specifica del laico secolare nel proprio ambiente sociale e professionale, e della sua responsabilità personale non si diceva nulla. Il 12 marzo 1948 Pio XII emanò il Motu proprio Primo feliciter, che non solo chiariva la Provida Mater, ma su alcuni punti offriva la chiave per la sua retta interpretazione. Se la Provida Mater offre il fondamento giuridico degli Istituti Secolari, il Primo Feliciter esprime la vita dei loro membri. Qualche giorno dopo fu emanato il decreto Cum Sanctissimus della Sacra Congregazione dei Religiosi, che è una specie di commentario ufficiale delle direttive riguardanti gli Istituti Secolari. Cadute difficoltà e resistenze ebbe inizio un momento d’intensa vitalità creativa di forme rispondenti alla nuova vocazione. Le idee non erano ancora chiare. Si facevano dei passi in avanti, poi si sostava, poi anche si retrocedeva, tentando un’interpretazione esatta del concetto di secolarità.
Infatti, nonostante le affermazioni dei documenti ufficiali, si trovava difficoltà a conciliare una secolarità piena con una piena consacrazione, anche per la tendenza, propria degli ecclesiastici e dei religiosi, a identificare la condizione secolare con lo stato matrimoniale e la consacrazione a Dio mediante i consigli evangelici con la vita religiosa. C’è voluto il Concilio Vaticano II per affermare esplicitamente alcuni principi in cui si trovano le motivazioni più profonde e valide della vocazione dei laici consacrati a Dio nel mondo, tra l’altro: il riconoscimento della dignità e dell’autonomia della "città terrena" (GS 34 e 43); la dignità dei laici e la loro missione nel mondo (LG 31-38, 41); la vocazione alla santità per tutti gli uomini (LG 39-42); una visione unitaria e grandiosa dell’universo creato e della storia umana ricapitolata in Cristo (GS 45). Sono i concetti che stanno alla base d’ogni consacrazione nel mondo: sentirli proclamare da fonte così autorevole fu per gli Istituti secolari una conferma della validità della loro vocazione. E’ nel decreto conciliare Perfectae caritatis all’articolo 11 che è trattato in modo specifico il tema degli Istituti secolari. Esso contiene quanto basta a definirne le caratteristiche essenziali: "non sono religiosi"; comportano una "vera e completa professione dei consigli evangelici nel mondo"; questa professione "conferisce una consacrazione"; la secolarità è il "carattere proprio e peculiare" di questi Istituti.
Intanto gli Istituti Secolari, cresciuti di numero, sentivano il bisogno d’incontrarsi e di scambiarsi le idee. Così dopo due anni di preparazione, nel 1970, dal 20 al 26 settembre, ebbe luogo a Roma il primo congresso internazionale degli Istituti secolari a cui parteciparono esponenti di 92 Istituti. Vi emersero i punti comuni e le comuni aspirazioni, ma anche le diverse posizioni degli Istituti stessi. Pur ritenendo che la secolarità sia prima di tutto un atteggiamento interiore nei riguardi del mondo, per alcuni Istituti esso si traduce in un insieme di condizioni di vita che non distingue il membro dell’Istituto dagli altri laici, che non offre vita in comune, che non ha opere proprie e di conseguenza mantiene il riserbo sui nomi dei propri membri. Altri Istituti, invece, hanno vita in comune, e opere proprie con una formazione specifica. In questo caso il riserbo non ha ragione di essere. Tra questi due estremi vi è un’ampia gamma di sfumature. Una varietà tanto grande dimostra la potenza dello Spirito che ha suscitato tale rigogliosa fioritura di forme, affini ma differenti, di consacrazione secolare, rispondenti ai molteplici bisogni del nostro tempo. A seguito del congresso del 1970 si è costituita la Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS); e via via hanno iniziato la loro attività le conferenze nazionali (per l’Italia, la Conferenza Italiana Istituti Secolari — CIIS) col fine di promuovere una comune riflessione e un aiuto reciproco.
|