sabato 10 maggio 2014

Giosuè e i canti del Cammino Neocatecumenale...


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Le nozze dell’Agnello

di Andrea Piccolo
Un sabato di novembre dell’anno scorso, mio cugino Beppe ha celebrato le nozze. Al momento di iniziare la cerimonia Alessandra, sua moglie, è andata all’ambone e ha detto davanti a una chiesa piena all’inverosimile:
-Oggi siamo riuniti in questa chiesa per fare festa, perché celebriamo le nozze di Beppe che è… mi fa strano dire “la sposa”, ma è così: occupa il posto della sposa davanti all’altare e noi lo accompagniamo all’incontro con lo Sposo.
-Vedete che non ci sono segni di lutto, ha continuato, non ci sono addobbi funebri, quelle cose sono la consolazione effimera per chi vede nella morte la fine di tutto, ma noi sappiamo che non è così”.
Quando io e Lidia arrivammo a Cagliari, il cugino che ci stava aspettando all’aeroporto, siamo una famiglia piuttosto numerosa, stava leggendo i necrologi su L’Unione Sarda, il giornale locale:
Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore, tenace come il Regno dei morti è la passione, il mio diletto è per me ed io sono per lui.
Sostenuti da tutta la sua grande famiglia e dalla madre Chiesa lo accompagniamo alle nozze eterne oggi…
Venite benedetti del Padre mio, ricevete il Regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo.
Con dolore, ma certi della vita eterna, diamo l’annuncio del ritorno al Padre dell’amatissimo Beppe….
Nonno e nonna invitano figli, nipoti, bisnipoti, amici e fratelli neocatecumenali a riunirsi nella preghiera della comunione dei Santi perché Beppe consoli la sposa, fortifichi i figli e a noi confermi la speranza.
Non è cosa frequente trovare tante preghiere su un quotidiano che tratta di attualità e politica.
-C’è una sorella tra noi, ha ripreso mia cugina, che anni fa ha patito la più grande sofferenza per una madre: la morte di un figlio. A quel tempo andai a chiederle come fosse possibile sopravvivere a un dolore così; lei mi rispose “fai un respiro, e dici amen; un respiro, e un amen…”. Invito l’assemblea a ripetere amen. Ogni amen che voi dite ci dà il respiro di cui abbiamo bisogno per accompagnare Beppe dallo Sposo.
Non siamo nella disperazione di chi non crede, ma siamo di carne. Carne che conosce il dolore capace di togliere il fiato, carne che conosce l’angoscia dell’abbandono sulla croce.
Per i canti avevano accorpato elementi del coro parrocchiale e cantori Neocatecumenali, perché Beppe era impegnato sia nella pastorale giovanile sia nel Cammino Neocatecumenale. Non che la vocazione Cristiana richieda l’appartenenza al Cammino o al Movimento o all’Opera, questi sono modi che lo Spirito usa per dare risalto ai diversi carismi nella comunità del Popolo di Dio, la Chiesa. Ma sono quasi sicuro che Giosuè, al momento di entrare nella terra promessa, abbia mandato avanti per primi i cantori Neocatecumenali per suonare le trombe che avrebbero fatto crollare le mura di Gerico.
Al di là dei gusti personali, ci sono canti dei neocatecumenali che mi pare introducano bene all’escatologia delle nozze dell’Agnello. A me piace in modo particolare uno (1) che riprende le parole di un salmo e mi è rimasto nel cuore da quando, con la stessa comunità, anni prima accompagnammo alle nozze celesti mia nonna:
Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente,
anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion. (Sal 84, 6-8)
Alla fine della messa, una persona si è avvicinata a mia cugina e le ha detto:
-Grazie, bella festa.
Non molto tempo dopo che morì mia nonna, si sposò un’altra mia cugina. Si fece festa e vennero invitati gli amici. Alla fine della funzione un invitato si avvicinò a mio zio, il padre della sposa, dicendogli:
-Bello il matrimonio, ma come il funerale di tua mamma non ce n’è.
Chissà cosa vedono ai nostri funerali da far dire così.
Chissà cosa vide Balaam dall’altura, guardando il popolo accampato nel deserto, da fargli dire:
Come sono belle le tue tende, Giacobbe,
le tue dimore, Israele!
Sono come torrenti che si diramano,
come giardini lungo un fiume. (Num 24, 5-6)
e ancora:
Chi può contare la polvere di Giacobbe?
Chi può numerare l’accampamento di Israele?
possa io morire della morte dei giusti
e sia la mia fine come loro(Num 23, 10)
Ma una versione della scrittura è al singolare. Possa io morire della morte dei giusti e sia la mia fine come lui.
Un respiro.
Un amen.
*
(1): Vedi il post:

Kairos: canto: Que amables son tus moradas (Sal. 84)

kairosterzomillennio.blogspot.com/.../canto-que-amables-son-tus-morada...
19/ago/2011 - "Quanto sono amabili le tue dimore, Signore... stare negli atri della tua casa è meglio che abitare nei palazzi dei potenti... Di seguito il testo del .