
Nessuno puo' venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verita', in verita' vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo e' il pane che discende dal cielo, perche' chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivra' in eterno e il pane che io daro' e' la mia carne per la vita del mondo». (Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 44-51)
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"Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivra' in eterno e il pane che io daro' e' la mia carne per la vita del mondo"
Nella nostra vita, ieri ad esempio, abbiamo "udito" la voce del Padre? Abbiamo percepito, nel fondo del nostro intimo, quel moto dello Spirito che ci conduce a Cristo? Il Padre, infatti, ci parla attraverso il suo respiro, lo Spirito Santo che grida in noi "Abbà, Papà!". E' lo Spirito che ci fa uno con Cristo, spingendoci in ogni circostanza verso di Lui. Chi è mosso dallo Spirito di Dio impara da Lui ad appartenere a Cristo, a volere le cose che vuole Lui, a compiere la volontà del Padre. Chi ha "udito il Padre" ha imparato che la Croce non è un supplizio, ma il luogo dove "tutti sono ammaestrati da Dio", il polo magnetico attraverso il quale il Padre "attira" verso Cristo ogni uomo. E' inutile sforzarsi di "andare" verso Gesù, perché solo attraverso la Croce si può essere suoi discepoli. Ciò significa concretamente che occorre lasciarsi "attirare" da Dio negli eventi e nelle relazioni che ci crocifiggono, come l'ape dal miele. E' naturalmente impossibile, perché tutti rifiutiamo e cerchiamo di evitare la sofferenza; per questo è necessario convertirsi e lasciarsi inondare dallo Spirito Santo che ci annuncia le Parole del Padre. Esso ci sostiene, ci consola, ci incoraggia ad entrare nel rapporto difficile dal quale vorremmo scappare, nella malattia che non accettiamo, nell'ingiustizia alla quale ci ribelliamo, perché dà testimonianza al nostro spirito che siamo figli di Dio; e un padre non dà mai cose cattive ai suoi figli. "Ascoltare Dio" e "imparare da Lui" significa sperimentare proprio questo, la tenerezza e la misericordia, la provvidenza e l'eredità magnica che il Padre ha preparato per noi. Il Padre ci "attira", dunque, con un piacere alto, che punta diritto all'eternita', impossibile all'uomo, e per questo donato dal Cielo. Imparare dal Padre significa allora essere attirati dal desiderio di Cristo, e Cristo crocifisso. Dio, infatti, ci attira nella "logica della Croce, che non e' prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di se' che porta vita" (Papa Francesco). Ogni nostro desiderio, anche quello tradotto in concupiscenza della carne con cui rifiutiamo la "logica della Croce" e del sacrificio, esprime il desiderio latente dell'unico piacere che puo' saziare, quello che non uccide ma dona la vita. La sessualita' ad esempio, e' incastonata in un piacere carnale che non si esaurisce nella soddisfazione dell'istinto e della passione, ma che invece si dilata nella misura che sorge da una donazione totale di se', nel compimento della volonta' divina di un amore che non difende nulla, aperto alla fecondita' e alla vita. Quando l'atto sessuale e' sganciato dall'autenticita' del dono totale di se stessi responsabilmente e liberamente scelto nel vincolo matrimoniale, diviene manna che non sazia, un dono del Cielo pervertito al punto di condurre alla morte. Ci si puo' unire al proprio coniuge e morire, usando del corpo altrui per soddisfare un desiderio e un bisogno svincolato dalla verita'. E' una menzogna che uccide, molto piu' quando lo stesso atto sessuale e' compiuto al di fuori del matrimonio, tra ragazzini o tra amanti ultra quarantenni, o quando si usano metodi anticoncezionali, ovvero anti-vita, barriere erette per proteggersi dalla volonta' di Dio. E il rapporto che fa di due una carne sola diviene l'inferno che inghiotte entrambi, e le conseguenze infettano ogni aspetto della relazione, sino al giudizio, al rancore, alla separazione che getta responsabilita' e colpe sull'altro. La concupiscenza carnale infatti, come scriveva Sant'Agostino, "non e' un bene procedente dalla essenza del matrimonio, ma un male, conseguenza del peccato originale", che, ferendo l'uomo vecchio si estende e genera altri peccati, sentieri tracciati verso l'inferno dei viventi. Così il matrimonio, come l'amicizia, il fidanzamento, il lavoro, lo studio, schiavi della concupiscenza originale, restano come la "manna che i nostri padri hanno mangiato e sono morti". Siamo chiamati a conoscere un altro Padre, l'unico che ci "attira" verso Cristo, per avere la "vita eterna". Se non c'è questa esperienza non si può seguire il Signore; è per questo che, nonostante andiamo in chiesa e preghiamo, mormoriamo e giudichiamo; è per questo che tuo figlio è incapace di sacrificarsi; è per questo che il mondo giace nelle tenebre. Scriveva Pavese: "Quello che l’uomo cerca nel piacere è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di raggiungere questo infinito" (Cesare Pavese). Ma il demonio ci inganna sovente, illudendoci con un infinito che è pura alienazione che conduce alla morte: "L'inferno dei viventi non qualcosa che sara’; se ce n'e’ uno e’ quello che e’ gia’ qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’. Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio" (Italo Calvino, Le citta’ invisibili). Si', l'inferno comincia qui ed e' l'assenza del desiderio autentico, la sparizione dall'orizzonte dell'esistenza del rischio di se stessi, dell'attenzione e dell'apprendimento con i quali ci si mette in gioco, la terra buona dove sorge l'amore, il frammento di paradiso deposto in mezzo all'inferno, l'unico che dura e che reclama spazio nel cuore dell'uomo, per quanto corrotto e ferito sia. Scriveva Sant'Agostino: "Se il poeta ha potuto dire [cita Virgilio, Ecl. 2 ]: “Ciascuno e' attratto dal suo piacere”, non dalla necessità ma dal piacere, non dalla costrizione ma dal diletto; a maggior ragione possiamo dire che si sente attratto da Cristo l’uomo che trova il suo diletto nella verita', nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, in tutto cio', insomma, che e' Cristo". Solo Lui ha "visto il Padre" e lo mostra a noi, perché possiamo "credere". Ciò significa che ciascuno di noi è avvolto dall'amore che unisce Padre e Figlio: il Padre ci attira verso il Figlio, mentre il Figlio ci rivela il volto misericordioso del Padre. Lasciamoci oggi "ammaestrare da Dio" attraverso la storia; anche le sofferenze, le delusioni, i fallimenti, gli stessi peccati ci ammaestrano e ci fanno umili sino a consegnarci tra le braccia del Padre, crocifisse e accoglienti in quelle del suo Figlio: "