
Papa Francesco, in occasione del primo anniversario del suo incontro con Tawadros II, il 10 maggio 2013, e dello storico incontro nel 1973 tra Paolo VI e Shenouda III, predecessore dell'attuale Patriarca, ha scritto una breve lettera inglese al leader spirituali dei Copti egiziani per rendere "grazie al Signore per il cammino di riconciliazione e di amicizia intrapreso insieme". "Consapevoli che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci separa", scrive Francesco, "abbiamo già sperimentiamo una vera comunione pur riconoscendo che non è né completa né perfetta. Con fiducia nella grazia del Signore, noi continuiamo a lottare attraverso il dialogo nella carità e nella verità per superare gli ostacoli alla piena comunione". Papa Francesco conclude: "Da parte mia, assicuro a Vostra Santità la mia preghiera incessante per tutti i cristiani in Egitto e in tutto il Medio Oriente. Il Signore susciti in coloro che sono responsabili del destino dei popoli in queste terre una ferma volontà per cercare soluzioni giuste e pacifiche rispettose dei diritti di tutti".
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Cattolici e ortodossi copti dopo il 10 maggio 1973. Il giorno dell'amicizia.
(Andrea Palmieri, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) Il 10 maggio è una data particolarmente significativa nella storia dei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa copta d’Egitto, che con i suoi circa dieci milioni di fedeli rappresenta una delle più importanti realtà nel paesaggio ecclesiale del Medio Oriente, dove, in questi ultimi tempi, le comunità cristiane si trovano ad affrontare situazioni di grande difficoltà.
Il 10 maggio 1973 si incontrarono a Roma Papa Paolo VI e Papa Shenouda III, Patriarca della Chiesa ortodossa copta d’Egitto. Fu un incontro che diede un notevole impulso alle relazioni tra le due Chiese che, malgrado i profondi legami che nei primi secoli dell’era cristiana univano le sedi di Roma e di Alessandria, erano state per lungo tempo segnate dal silenzio e dall’incomprensione.
In quella circostanza, Papa Paolo VI e Papa Shenouda III firmarono una Dichiarazione comune che comprendeva diversi paragrafi su questioni dottrinali che erano state in passato all’origine di aspre controversie. La Dichiarazione iniziava con l’affermare che la Chiesa di Roma e la Chiesa di Alessandria condividono la stessa fede in Gesù Cristo, «Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità, e perfetto uomo riguardo alla Sua umanità». Essa in seguito sosteneva che entrambe le Chiese riconoscono che la vita divina è donata ai fedeli attraverso i sette sacramenti e da essi è continuamente alimentata, si sentono unite nella venerazione della Vergine Maria, Madre della Vera Luce, hanno, in ampia misura, la medesima concezione della Chiesa, fondata sugli Apostoli, e condividono molte tradizioni liturgiche e spirituali.
Il Papa e il Patriarca confermarono che stavano cercando «con decisione e con fiducia nel Signore di raggiungere la pienezza e la perfezione di quell’unità che è il Suo dono». A tal fine, essi decisero di istituire una commissione congiunta di dialogo con «la funzione di guidare lo studio comune nei campi della tradizione della Chiesa, della patristica, della liturgia, della teologia, della storia e dei problemi pratici». L’istituzione di tale commissione ha preparato il terreno per un più ampio dialogo tra la Chiesa cattolica e la famiglia delle Chiese ortodosse orientali, alla quale la Chiesa ortodossa copta appartiene. Si tratta di un dialogo molto promettente che continua ad approfondire la concezione della comunione teologica ed ecclesiale della Chiesa indivisa dei primi secoli.
L’incontro tra Papa Paolo VI e Papa Shenouda III aprì la strada a molti e fecondi contatti. In particolare, va ricordato l’incontro tra Papa Shenouda III e san Giovanni Paolo II, che ebbe luogo al Cairo nel febbraio del 2000, durante il grande Giubileo dell’Incarnazione. Il 10 maggio dello scorso anno, a distanza di quarant’anni dall’incontro dei loro predecessori, Papa Francesco e Papa Tawadros II, entrambi recentemente eletti alla guida delle loro Chiese, si sono incontrati a Roma, durante quello che è stato il primo viaggio all’estero effettuato dal nuovo Patriarca copto.
Dopo la sua elezione, Papa Tawadros II ha compiuto importanti gesti di attenzione e di fraterna carità nei confronti della Chiesa copta cattolica e del suo pastore, il Patriarca Ibrahim Isaac Sedrak, alla cui celebrazione d’intronizzazione ha voluto partecipare personalmente. Inoltre, Papa Tawadros II ha svolto un ruolo essenziale nell’istituzione di un Consiglio nazionale delle Chiese cristiane, quale segno della volontà di tutti i credenti in Cristo di sviluppare nella vita quotidiana relazioni sempre più fraterne e di porsi al servizio dell’intera società egiziana.
Al termine di un incontro privato, Papa Francesco e Papa Tawadros II hanno pronunciato i loro rispettivi discorsi. Papa Tawadros II, nel suo indirizzo di saluto rivolto a Papa Francesco, tra le altre cose, affermava: «Auguro che le eccellenti relazioni tra la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa cattolica possano diventare sempre più salde e fiorenti. Il lavorare insieme per promuovere il dialogo ecumenico e la pace nel mondo saranno il nostro comune fine». A sua volta, Papa Francesco, alludendo alla difficile situazione dei cristiani del Medio Oriente, sottolineava l’importanza dell’ecumenismo della sofferenza: «“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Corinzi, 12, 26). Questa è una legge della vita cristiana, e in questo senso possiamo dire che esiste anche un ecumenismo della sofferenza: come il sangue dei martiri è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così la condivisione delle sofferenze quotidiane può divenire strumento efficace di unità. E ciò è vero, in certo modo, anche nel quadro più ampio della società e dei rapporti tra cristiani e non cristiani: dalla comune sofferenza, possono infatti germogliare, con l’aiuto di Dio, perdono, riconciliazione e pace».
L’incontro di Papa Francesco e di Papa Tawadros II è stato caratterizzato inoltre da alcuni gesti di grande valore simbolico, come, per esempio, la comune preghiera per la pace nel mondo che ha avuto luogo nella cappella «Redemptoris Mater» del Palazzo apostolico, alla quale hanno partecipato il seguito del Patriarca, lo staff del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e officiali della Segreteria di Stato.
Ricorrendo gli anniversari di questi incontri nel medesimo giorno, il 10 maggio è stato giustamente definito il giorno dell’amicizia copto–cattolica. Quest’anno, per sottolineare l’importanza delle relazioni tra le due Chiese, Papa Francesco e Papa Tawadros II hanno voluto rinnovare il loro contatto attraverso uno scambio epistolare. L’amicizia tra copti e cattolici è un dono per il quale possiamo già ringraziare il Signore, ma la meta finale a cui tendono le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa copta resta il pieno ristabilimento della comunione visibile, secondo la volontà del Signore che «siano una sola cosa [...] perché il mondo creda» (Giovanni, 17, 21). In un clima di reciproca carità e di stima vicendevole, si potranno conseguire ulteriori progressi nel superamento degli ostacoli che ancora impediscono una piena comunione e potranno essere affrontate alcune problematiche pastorali che in alcuni contesti locali creano delle difficoltà, come il mutuo riconoscimento dei sacramenti e la pastorale dei matrimoni misti.
La ritrovata amicizia tra copti e cattolici contribuirà sicuramente ad accrescere l’impegno di entrambe le Chiese a favore di una maggiore conoscenza reciproca e dello sviluppo di relazioni sempre più fraterne. La testimonianza di fraterna amicizia offerta da Papa Francesco e da Papa Tawadros II nel loro incontro dello scorso anno mostra in modo concreto la via da perseguire per compiere nuovi passi nel cammino di riconciliazione e di comunione tra cattolici e copti ed è motivo di incoraggiamento e di rinnovata ispirazione per tutti coloro che hanno a cuore questo dialogo.
La visita in Vaticano di Shenouda III
La visita in Vaticano del patriarca ortodosso copto Shenouda III si svolse tra il 5 e il 10 maggio 1973. Momento centrale fu la firma della dichiarazione comune con Paolo VI. Il Patriarca fu anche presente alla concelebrazione eucaristica presieduta da Papa Montini il giorno 6 nella basilica di San Pietro per ricordare il milleseicentesimo anniversario della morte di sant’Atanasio, vescovo di Alessandria di Egitto.
L'Osservatore Romano
In quella circostanza, Papa Paolo VI e Papa Shenouda III firmarono una Dichiarazione comune che comprendeva diversi paragrafi su questioni dottrinali che erano state in passato all’origine di aspre controversie. La Dichiarazione iniziava con l’affermare che la Chiesa di Roma e la Chiesa di Alessandria condividono la stessa fede in Gesù Cristo, «Dio perfetto riguardo alla Sua Divinità, e perfetto uomo riguardo alla Sua umanità». Essa in seguito sosteneva che entrambe le Chiese riconoscono che la vita divina è donata ai fedeli attraverso i sette sacramenti e da essi è continuamente alimentata, si sentono unite nella venerazione della Vergine Maria, Madre della Vera Luce, hanno, in ampia misura, la medesima concezione della Chiesa, fondata sugli Apostoli, e condividono molte tradizioni liturgiche e spirituali.
Il Papa e il Patriarca confermarono che stavano cercando «con decisione e con fiducia nel Signore di raggiungere la pienezza e la perfezione di quell’unità che è il Suo dono». A tal fine, essi decisero di istituire una commissione congiunta di dialogo con «la funzione di guidare lo studio comune nei campi della tradizione della Chiesa, della patristica, della liturgia, della teologia, della storia e dei problemi pratici». L’istituzione di tale commissione ha preparato il terreno per un più ampio dialogo tra la Chiesa cattolica e la famiglia delle Chiese ortodosse orientali, alla quale la Chiesa ortodossa copta appartiene. Si tratta di un dialogo molto promettente che continua ad approfondire la concezione della comunione teologica ed ecclesiale della Chiesa indivisa dei primi secoli.
L’incontro tra Papa Paolo VI e Papa Shenouda III aprì la strada a molti e fecondi contatti. In particolare, va ricordato l’incontro tra Papa Shenouda III e san Giovanni Paolo II, che ebbe luogo al Cairo nel febbraio del 2000, durante il grande Giubileo dell’Incarnazione. Il 10 maggio dello scorso anno, a distanza di quarant’anni dall’incontro dei loro predecessori, Papa Francesco e Papa Tawadros II, entrambi recentemente eletti alla guida delle loro Chiese, si sono incontrati a Roma, durante quello che è stato il primo viaggio all’estero effettuato dal nuovo Patriarca copto.
Dopo la sua elezione, Papa Tawadros II ha compiuto importanti gesti di attenzione e di fraterna carità nei confronti della Chiesa copta cattolica e del suo pastore, il Patriarca Ibrahim Isaac Sedrak, alla cui celebrazione d’intronizzazione ha voluto partecipare personalmente. Inoltre, Papa Tawadros II ha svolto un ruolo essenziale nell’istituzione di un Consiglio nazionale delle Chiese cristiane, quale segno della volontà di tutti i credenti in Cristo di sviluppare nella vita quotidiana relazioni sempre più fraterne e di porsi al servizio dell’intera società egiziana.
Al termine di un incontro privato, Papa Francesco e Papa Tawadros II hanno pronunciato i loro rispettivi discorsi. Papa Tawadros II, nel suo indirizzo di saluto rivolto a Papa Francesco, tra le altre cose, affermava: «Auguro che le eccellenti relazioni tra la Chiesa ortodossa copta e la Chiesa cattolica possano diventare sempre più salde e fiorenti. Il lavorare insieme per promuovere il dialogo ecumenico e la pace nel mondo saranno il nostro comune fine». A sua volta, Papa Francesco, alludendo alla difficile situazione dei cristiani del Medio Oriente, sottolineava l’importanza dell’ecumenismo della sofferenza: «“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Corinzi, 12, 26). Questa è una legge della vita cristiana, e in questo senso possiamo dire che esiste anche un ecumenismo della sofferenza: come il sangue dei martiri è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così la condivisione delle sofferenze quotidiane può divenire strumento efficace di unità. E ciò è vero, in certo modo, anche nel quadro più ampio della società e dei rapporti tra cristiani e non cristiani: dalla comune sofferenza, possono infatti germogliare, con l’aiuto di Dio, perdono, riconciliazione e pace».
L’incontro di Papa Francesco e di Papa Tawadros II è stato caratterizzato inoltre da alcuni gesti di grande valore simbolico, come, per esempio, la comune preghiera per la pace nel mondo che ha avuto luogo nella cappella «Redemptoris Mater» del Palazzo apostolico, alla quale hanno partecipato il seguito del Patriarca, lo staff del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e officiali della Segreteria di Stato.
Ricorrendo gli anniversari di questi incontri nel medesimo giorno, il 10 maggio è stato giustamente definito il giorno dell’amicizia copto–cattolica. Quest’anno, per sottolineare l’importanza delle relazioni tra le due Chiese, Papa Francesco e Papa Tawadros II hanno voluto rinnovare il loro contatto attraverso uno scambio epistolare. L’amicizia tra copti e cattolici è un dono per il quale possiamo già ringraziare il Signore, ma la meta finale a cui tendono le relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa copta resta il pieno ristabilimento della comunione visibile, secondo la volontà del Signore che «siano una sola cosa [...] perché il mondo creda» (Giovanni, 17, 21). In un clima di reciproca carità e di stima vicendevole, si potranno conseguire ulteriori progressi nel superamento degli ostacoli che ancora impediscono una piena comunione e potranno essere affrontate alcune problematiche pastorali che in alcuni contesti locali creano delle difficoltà, come il mutuo riconoscimento dei sacramenti e la pastorale dei matrimoni misti.
La ritrovata amicizia tra copti e cattolici contribuirà sicuramente ad accrescere l’impegno di entrambe le Chiese a favore di una maggiore conoscenza reciproca e dello sviluppo di relazioni sempre più fraterne. La testimonianza di fraterna amicizia offerta da Papa Francesco e da Papa Tawadros II nel loro incontro dello scorso anno mostra in modo concreto la via da perseguire per compiere nuovi passi nel cammino di riconciliazione e di comunione tra cattolici e copti ed è motivo di incoraggiamento e di rinnovata ispirazione per tutti coloro che hanno a cuore questo dialogo.
La visita in Vaticano di Shenouda III
La visita in Vaticano del patriarca ortodosso copto Shenouda III si svolse tra il 5 e il 10 maggio 1973. Momento centrale fu la firma della dichiarazione comune con Paolo VI. Il Patriarca fu anche presente alla concelebrazione eucaristica presieduta da Papa Montini il giorno 6 nella basilica di San Pietro per ricordare il milleseicentesimo anniversario della morte di sant’Atanasio, vescovo di Alessandria di Egitto.
L'Osservatore Romano