Il tweet di Papa Francesco: "Uniamoci tutti nella preghiera per l’immediato rilascio delle liceali rapite in Nigeria.#BringBackOurGirls" (10 maggio 2011)
Concluso il convegno della fondazione Centesimus annus pro pontifice.
L’incontro di sabato mattina con il Papa ha di fatto segnato la conclusione del convegno internazionale sul valore della fraternità e della solidarietà nel mondo del lavoro, organizzato in questi giorni in Vaticano dalla fondazione Centesimus annus pro Pontifice. Presentando i lavori a Papa Francesco, all’inizio dell’udienza, il presidente Domingo Sugranyes Bickel ha parlato dei prossimi appuntamenti della fondazione: una riunione incentrata sui temi della povertà e della responsabilità di proteggere le popolazioni in situazioni estreme, che si terrà in settembre a New York, e un incontro su finanza e bene comune riservato a un gruppo ristretto di specialisti di dottrina sociale, economisti e teologi, in programma a Dublino nel mese di ottobre.
«Da professionisti della gestione seguiamo con attenzione le riforme amministrative da lei avviate — ha detto — che noi ammiriamo e sosteniamo. E da laici impegnati nel mondo dell’economia sappiamo cosa significa l’esigenza di una gestione sobria, trasparente ed efficace e il coraggio che ci vuole per applicare le riforme». Del resto, ha aggiunto, «il nostro obiettivo è ridurre il divario tra i principi etici e la realtà complessa delle decisioni economiche».
Infine ha sottolineato lo «sforzo giornaliero» compiuto dagli aderenti alla fondazione «nell’arena dell’economia», dove non mancano tentazioni come «la debolezza, l’indifferenza e la cupidigia», ma dove c’è anche tanto entusiasmo. E in proposito ha auspicato un «rovesciamento di priorità e un allargamento di prospettiva», per i quali «la parola e l’esempio del Papa» stanno dando un potente contributo.
E non a caso i riferimenti di Papa Francesco ai principi della sussidiarietà e della solidarietà per un autentico sviluppo dei popoli sono stati gli argomenti sui quali si sono incentrati i lavori del convegno. Valori sui quali, del resto, la fondazione ha basato la sua attività.
La sussidiarietà, è stato ribadito nel convegno, è un grande principio di libertà e responsabilità che in verticale distribuisce il potere istituzionale “sovrano” tra i diversi livelli di Governo e in orizzontale distribuisce la funzione nella “produzione dei beni” tra istituzioni, società ed economia. In termini più specifici ma con una precisa valenza di concretezza operativa, la sussidiarietà si colloca in un disegno che si propone di riuscire a risvegliare e a mettere in moto la creatività delle persone, stimolando la partecipazione dei corpi sociali intermedi, coinvolgendo le comunità nella produzione di beni e servizi e riuscendo a costruire e ad aggregare nella solidarietà.
La solidarietà è stata ridefinita come il perseguimento del bene comune. Tuttavia ne è stata proposta una concezione dinamica e creativa, non meramente o prevalentemente redistributiva, che spesso declina nell’assistenzialismo. L’intrapresa e l’impresa andrebbero pertanto intesi come fondamenti irrinunciabili della solidarietà. Ciò è quanto chiede anche la solidarietà intergenerazionale troppo spesso sottovalutata.
Per quanto riguarda lo sviluppo, esso è ben più importante della crescita. Combina sussidiarietà e solidarietà, per la promozione delle persone e delle comunità.
Durante i lavori è stata anche affrontata la crisi che oggi viviamo. Per tentare di trovare una soluzione i convegnisti hanno convenuto sulla necessità di un profondo ripensamento dei rapporti economici internazionali e sulla riscoperta della solidarietà dinamica che, oltre alla distribuzione delle risorse esistenti, si preoccupa anche della produzione e riguarda i rapporti nord-sud ed est-ovest. C’è stata anche concordanza nel sostenere che ogni processo di sviluppo che voglia coniugare sussidiarietà e sostenibilità, innovazione e solidarietà, deve avere come necessario ed essenziale punto di partenza la ricchezza e la varietà delle risorse umane e sociali disponibili, ossia competenze e conoscenze ma anche relazioni e legami fiduciari. Da tempo, ormai, sono questi gli elementi chiave per garantire una crescita equa, bilanciata e sostenibile, e generare così un processo di vero sviluppo.
Nella giornata inaugurale anche il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa, aveva ribadito che «chi si occupa di business non può fare a meno di considerare la solidarietà come elemento importante della sua attività». Parlando poi della crisi economica, il porporato aveva evidenziato il momento «particolarmente tribolato» che stiamo vivendo. «Uno scenario socio-economico mondiale, come quello dell’epoca che viviamo, costituisce per i cristiani — aveva concluso — la conferma che a loro si chiede un rinnovato impegno per il bene comune».
Da parte sua il presidente della fondazione aveva messo in evidenza il fatto che «non è sufficiente che l’impresa sia eticamente responsabile e partecipativa». Infatti «le attuali problematiche superano il livello macro-economico»; ci vuole quindi, secondo Sugranyes Bickel, «un cambio di priorità a livello collettivo». In questo cambiamento «la dottrina sociale della Chiesa può portare idee nuove, libere dai legami ideologici e al di là degli interessi di parte». Anche il segretario generale della fondazione, Massimo Gattamelata, aveva sottolineato il fatto che «in questo difficile momento, nel quale sono sempre di più le persone e le famiglie che restano senza lavoro, generando nuove disuguaglianze sociali, c’è bisogno di una prospettiva che costituisca un nuovo orizzonte di realtà».
L'Osservatore Romano
«Da professionisti della gestione seguiamo con attenzione le riforme amministrative da lei avviate — ha detto — che noi ammiriamo e sosteniamo. E da laici impegnati nel mondo dell’economia sappiamo cosa significa l’esigenza di una gestione sobria, trasparente ed efficace e il coraggio che ci vuole per applicare le riforme». Del resto, ha aggiunto, «il nostro obiettivo è ridurre il divario tra i principi etici e la realtà complessa delle decisioni economiche».
Infine ha sottolineato lo «sforzo giornaliero» compiuto dagli aderenti alla fondazione «nell’arena dell’economia», dove non mancano tentazioni come «la debolezza, l’indifferenza e la cupidigia», ma dove c’è anche tanto entusiasmo. E in proposito ha auspicato un «rovesciamento di priorità e un allargamento di prospettiva», per i quali «la parola e l’esempio del Papa» stanno dando un potente contributo.
E non a caso i riferimenti di Papa Francesco ai principi della sussidiarietà e della solidarietà per un autentico sviluppo dei popoli sono stati gli argomenti sui quali si sono incentrati i lavori del convegno. Valori sui quali, del resto, la fondazione ha basato la sua attività.
La sussidiarietà, è stato ribadito nel convegno, è un grande principio di libertà e responsabilità che in verticale distribuisce il potere istituzionale “sovrano” tra i diversi livelli di Governo e in orizzontale distribuisce la funzione nella “produzione dei beni” tra istituzioni, società ed economia. In termini più specifici ma con una precisa valenza di concretezza operativa, la sussidiarietà si colloca in un disegno che si propone di riuscire a risvegliare e a mettere in moto la creatività delle persone, stimolando la partecipazione dei corpi sociali intermedi, coinvolgendo le comunità nella produzione di beni e servizi e riuscendo a costruire e ad aggregare nella solidarietà.
La solidarietà è stata ridefinita come il perseguimento del bene comune. Tuttavia ne è stata proposta una concezione dinamica e creativa, non meramente o prevalentemente redistributiva, che spesso declina nell’assistenzialismo. L’intrapresa e l’impresa andrebbero pertanto intesi come fondamenti irrinunciabili della solidarietà. Ciò è quanto chiede anche la solidarietà intergenerazionale troppo spesso sottovalutata.
Per quanto riguarda lo sviluppo, esso è ben più importante della crescita. Combina sussidiarietà e solidarietà, per la promozione delle persone e delle comunità.
Durante i lavori è stata anche affrontata la crisi che oggi viviamo. Per tentare di trovare una soluzione i convegnisti hanno convenuto sulla necessità di un profondo ripensamento dei rapporti economici internazionali e sulla riscoperta della solidarietà dinamica che, oltre alla distribuzione delle risorse esistenti, si preoccupa anche della produzione e riguarda i rapporti nord-sud ed est-ovest. C’è stata anche concordanza nel sostenere che ogni processo di sviluppo che voglia coniugare sussidiarietà e sostenibilità, innovazione e solidarietà, deve avere come necessario ed essenziale punto di partenza la ricchezza e la varietà delle risorse umane e sociali disponibili, ossia competenze e conoscenze ma anche relazioni e legami fiduciari. Da tempo, ormai, sono questi gli elementi chiave per garantire una crescita equa, bilanciata e sostenibile, e generare così un processo di vero sviluppo.
Nella giornata inaugurale anche il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa, aveva ribadito che «chi si occupa di business non può fare a meno di considerare la solidarietà come elemento importante della sua attività». Parlando poi della crisi economica, il porporato aveva evidenziato il momento «particolarmente tribolato» che stiamo vivendo. «Uno scenario socio-economico mondiale, come quello dell’epoca che viviamo, costituisce per i cristiani — aveva concluso — la conferma che a loro si chiede un rinnovato impegno per il bene comune».
Da parte sua il presidente della fondazione aveva messo in evidenza il fatto che «non è sufficiente che l’impresa sia eticamente responsabile e partecipativa». Infatti «le attuali problematiche superano il livello macro-economico»; ci vuole quindi, secondo Sugranyes Bickel, «un cambio di priorità a livello collettivo». In questo cambiamento «la dottrina sociale della Chiesa può portare idee nuove, libere dai legami ideologici e al di là degli interessi di parte». Anche il segretario generale della fondazione, Massimo Gattamelata, aveva sottolineato il fatto che «in questo difficile momento, nel quale sono sempre di più le persone e le famiglie che restano senza lavoro, generando nuove disuguaglianze sociali, c’è bisogno di una prospettiva che costituisca un nuovo orizzonte di realtà».
L'Osservatore Romano