Intervista al cardinale Jean-Louis Tauran in occasione della festa buddista del Vesakh.
Insieme per promuovere la fraternità: è questo lo spirito che anima il messaggio inviato anche quest’anno ai buddisti dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per la festa del Vesakh. Ne parla in un’intervista al nostro giornale il cardinale presidente del dicastero, Jean-Louis Tauran.
Qual è il significato del Vesakh?
È la più santa tra le feste buddiste. Commemora la nascita di Gautama Buddha a Lumbini, nell’attuale Nepal (intorno al 563 prima dell’era cristiana), la sua illuminazione a Bodh Gaya nello Stato di Bihar (intorno al 528) e la sua morte, o Parinirvana, a Kushinagarm nel 483, entrambe in India. Secondo la tradizione, Gautama Buddha nacque, ebbe l’illuminazione e morì nel giorno di plenilunio del mese di maggio, detto Vaisakh nel calendario lunare indiano. Anche se questi tre eventi storici di Buddha vengono celebrati in tutti i Paesi buddisti, non sempre questo avviene lo stesso giorno.
Nei Paesi buddhisti Theravada, i momenti centrali della vita di Buddha vengono ricordati nel plenilunio di maggio. In Giappone i tre anniversari di solito vengono celebrati in giorni diversi: la nascita (hanamatsuri) l’8 aprile, l’illuminazione l’8 dicembre e la morte il 15 febbraio. Quest’anno, nella maggior parte dei Paesi asiatici la nascita di Buddha viene celebrata venerdì 6 maggio, mentre nei Paesi Theravada — Sri Lanka, Thailandia, Myanmar, Laos, Cambogia, India — cade il 13 o il 14 maggio.
Perché Siddharta Gautama viene chiamato Buddha?
Nelle due antichissime lingue indiane pāli e sanscrito, Buddha è una parola che significa “l’Illuminato”. Di fatto, Buddha significa “colui che è sveglio”. Per questa ragione, il Vesakh è noto come festa delle luci. Secondo il buddismo, prima di Gautama Buddha ci sono stati innumerevoli Buddha, e ce ne saranno molti anche dopo di lui.
Come festeggiano il Vesakh i buddisti?
I festeggiamenti variano da un Paese all’altro, ma in genere le attività si svolgono attorno ai templi locali, dove i buddisti — in alcuni Paesi vestiti di bianco — si riuniscono per ascoltare i sermoni dei monaci, per seguire le cerimonie religiose e per compiere i Buddha Pooja, ovvero le offerte a Buddha. La sera, attorno ai templi si tengono processioni illuminate da candele. La festa viene celebrata tra tanti colori e tanta allegria. Le case, le strade e i templi vengono decorati con lanterne di carta e lampade a olio. In alcuni Paesi vengono eretti dei pandal, ornati da molte luci, che raccontano un Jataka o un evento della vita di Buddha. In altri, vige la tradizione, in questo giorno, di liberare gli uccelli dalle gabbie o di mettere dei chioschetti nelle strade per offrire ai passanti qualche delizia, come atto meritorio. Sono inoltre popolari i Bakthi Gee (canti devozionali), che celebrano l’insegnamento di Buddha e vengono eseguiti da cori.
In che modo il messaggio per il Vesakh aiuta ad accrescere il dialogo tra buddisti e cristiani?
Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è l’ente centrale della Chiesa cattolica per la promozione del dialogo interreligioso conformemente allo spirito del concilio Vaticano II, in particolare della dichiarazione Nostra aetate. Secondo stime generali, il numero dei buddisti nel mondo si aggira attorno ai 350 milioni (il 6 per cento della popolazione mondiale), il 90 per cento dei quali vive in Asia. Papa Francesco ha esortato tutti noi a “intensificare il dialogo fra le varie religioni” e a “costruire ponti fra tutti gli uomini, così che ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare” (Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 22 marzo 2013). Ritengo che il messaggio per il Vesakh, che il dicastero invia sin dal 1995, abbia contribuito a favorire il dialogo di amicizia tra buddisti e cristiani. Attraverso questo messaggio, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso può inviare un saluto agli amici buddisti nella loro più importante festa religiosa. Simili gesti di buona volontà offrono sia ai buddisti sia ai cristiani un’occasione per rinnovare l’amicizia esistente, superare i pregiudizi, iniziare nuove relazioni e collaborare strettamente per l’edificazione della famiglia umana. Inoltre, poiché attraverso le Chiese locali il messaggio viene tradotto in diverse lingue locali, raggiunge un pubblico più ampio.
Il tema del messaggio per la festa del Vesakh 2014 è “Buddisti e cristiani: promuoviamo insieme la crescita della fraternità”. C’è qualche motivo particolare per cui è stato scelto questo tema?
Il messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale della pace 2014, intitolato “Fraternità, fondamento e via per la pace”, dice che “la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura” (n. 1). L’insegnamento etico buddista e quello cristiano sulla fraternità sono basati sulla gentilezza amorevole e sulla compassione. Il buddismo insegna che le parole amichevoli, il pensiero amichevole, la condivisione dei guadagni, l’armonia morale e l’armonia delle opinioni porta le persone a pensare l’una all’altra con amorevole gentilezza, che a sua volta genera legami autentici di fraternità. I cristiani credono che la persona umana sia stata creata per la reciprocità, per la comunione e per il dono di sé. Entrambe le tradizioni religiose insegnano che gli atti umani di egoismo, alla radice di tanto odio nel mondo, ci impediscono di vedere l’altro come fratello e sorella. Il dialogo tra buddisti e cristiani oggi è più che mai necessario date le nuove minacce alla fraternità. La logica del dominio, l’egoismo, il tribalismo, la rivalità etnica, la violenza, il fondamentalismo religioso e così via, sminuiscono la santità della fraternità e avvelenano la pace nella famiglia umana. I seguaci di entrambe le religioni hanno pertanto il dovere speciale di affrontare le minacce alla fraternità e cercare insieme soluzioni comuni per costruire una cultura di fraternità che possa rendere il mondo moderno più giusto, più umano, più rispettoso e più pacifico.
Quale azione comune propone il messaggio per il Vesakh 2014 per promuovere la fraternità?
Invita i buddisti e i cristiani a unire le forze per compiere una triplice missione: essere franchi, denunciando tutti i mali sociali che ledono la fraternità; essere guaritori, trasformando le persone ferite ed egocentriche in persone altruiste; essere riconciliatori, abbattendo i muri di divisione tra “noi” e “loro” e promuovendo la fratellanza autentica tra le persone.
Malgrado gli insegnamenti positivi sulla fraternità, come spiega il recente insorgere di conflitti violenti in alcuni Paesi in cui il buddismo è la religione maggioritaria?
Nuovi focolai di tensione, terrorismo e forme varie di fondamentalismo e fanatismo minacciano l’integrità della famiglia umana e la coesistenza pacifica tra le persone, le comunità e le nazioni. Tuttavia, andando alla radice delle cause di conflitti in apparenza religiosi, spesso sotto le rivalità interetniche e interreligiose si scoprono profondi malcontenti socio-economici, culturali e politici. Questa tragica situazione invita tutti a impegnarsi per la pace, radicata in un’esperienza religiosa profonda. Sia i buddisti sia i cristiani anelano a un “aldilà” che, seppur percepito in modo diverso, trascende la contingenza e la realtà visibile. È questo anelito che può e deve unirci nell’impegno per costruire un mondo di giustizia e di pace, nella fedeltà all’aspirazione autentica delle nostre rispettive tradizioni religiose.
L'Osservatore Romano