sabato 17 maggio 2014

Per un islam tollerante



A Fes i sufi celebrano il duecentesimo della morte del fondatore della confraternita Tariqa Tijania. 

Più di un migliaio di seguaci della confraternita sufi Tariqa Tijania, provenienti da una cinquantina di Paesi, si sono incontrati a Fes, in Marocco, per celebrare il secondo centenario della morte del fondatore della confraternita, Sheikh Sidi Ahmed Tijani, e promuovere «un Islam tollerante». La capitale spirituale del regno ospita il mausoleo di Sheikh Sidi Ahmed Tijani, fondatore nel XVIII secolo di questa confraternita che vanta milioni di seguaci in tutto il mondo, in particolare in Africa.
Per la terza volta — dopo il 2007 e il 2009 — al forum Tariqa Tijania hanno preso parte maestri sufi, studiosi e ricercatori. Secondo il quotidiano marocchino «Economist» si tratta «probabilmente del più grande pellegrinaggio che sia mai avvenuto a Fes».
Durante l’incontro è si sono svolte conferenze e laboratori dedicati allo sviluppo di un programma pedagogico, educativo e sociale. «Da questo incontro — ha detto in apertura dei lavori Ahmed Tijani Cherif, sceicco della confraternita — ci aspettiamo che i partecipanti sviluppino una visione chiara per un programma di azione».
In un messaggio rivolto ai seguaci, il re del Marocco Mohammedvi, in qualità di comandante dei credenti, ha elogiato «il ruolo del sufismo nella diffusione della sicurezza spirituale e dei valori dell’amore e della concordia. Bisogna sbarrare la strada ai sostenitori del radicalismo, del terrorismo, del dissenso, dello smembramento e delle dottrine mistificatrici».
Per Ibn Anas Guei, senegalese che ha preso parte all’incontro di Fes, «la confraternita deve consentire all’Africa di occupare il posto che le spetta nel mondo di oggi, garantendo la libertà, la pace del cuore e l’emancipazione dell’uomo, che è al centro di tutto». La Tariqa Tijania è nota per essere una delle più influenti confraternite del Senegal, che conta diverse città sante come Tivaoaune, poco distante dalla capitale Dakar.
Secondo l’imam ivoriano Sankara Bashir, «la confraternita può svolgere un ruolo molto importante nel consolidamento della pace. Questo è ciò che lo sceicco Ahmed Tijani Cherif raccomanda ai suoi discepoli nel loro comportamento».
Il sufismo ha goduto di una rinascita in Marocco come mezzo di promozione di «un Islam moderato», soprattutto dopo gli attentati di Casablanca del 16 maggio del 2003, dove morirono 33 persone per mano dei terroristi.
Intanto, durante il mese di Ramadan, il Marocco invierà 220 religiosi in diverse città straniere per dare consigli sui valori islamici ai marocchini che vivono all’estero, soprattutto ai giovani. In un comunicato, la fondazione Hassan ii, responsabile dei marocchini residenti all’estero, ha sottolineato che la delegazione si recherà in visita in Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Svezia e Danimarca. Della delegazione fanno parte accademici, predicatori e recitatori del Corano accuratamente selezionati per garantire la qualità dei servizi nei Paesi di accoglienza. Questa iniziativa è stata realizzata in collaborazione con le grandi moschee e associazioni di ciascun Paese e che organizzano incontri e seminari sull’islam, l’islam in Europa e il dialogo tra le religioni e le culture.
Inoltre, la fondazione, in un comunicato, sottolinea che «l’islam è per i marocchini all’estero uno dei pilastri della loro identità», e quindi dal 1992 la fondazione li accompagna «al fine di garantire la formazione religiosa all’altezza delle loro aspettative». Le persone selezionate per recarsi in questi luoghi solitamente hanno una buona conoscenza della lingua di ciascun Paese per poter comunicare con i giovani.
L'Osservatore Romano