giovedì 22 maggio 2014

Siamo una meraviglia stupenda!



di Giulia Tanel
Tutti gli esseri umani hanno un grande bisogno di essere guardati, di sentire su di sé un’attenzione buona.
Quando si è bambini si cerca lo sguardo della mamma, e ancora di più quello del papà, in quanto meno ‘scontato’; si cerca lo sguardo della maestra, o di chi per essa (chiunque abbia passato del tempo in una scuola dell’infanzia sa quanto siano pressanti le domande delle bambine e dei bambini: “Hai visto la mia maglia nuova?” oppure “Ti piace la mia scavatrice?”); si cerca lo sguardo degli amichetti e via discorrendo…
Nell’adolescenza questa dinamica diventa ancora più palese, in quanto concorre ad influenzare il modo di comportarsi e di vestirsi, la scelta delle persone con cui uscire e, soprattutto, l’umore nel suo complesso. Umore che in adolescenza – e a volte anche in età adulta, inutile negarlo – può passare dall’euforia al profondo sconforto nel giro di un nanosecondo: è infatti sufficiente un sms ‘sbagliato’ per trasformare la giornata da “molto soleggiata” a “forti rovesci con possibili schiarite”.
La dinamica di ricerca di uno sguardo buono su di sé è anche quella che porta i giovani a fare molte sciocchezze, secondo due strade: da un lato vi è chi, pur di farsi accettare, si omologa al gruppo in tutto e per tutto, magari mettendo anche a rischio la salute (si pensi per esempio alle droghe, che di leggero non hanno nulla); dall’altra vi sono tanti ragazzi che assumono comportamenti ‘sopra le righe’ al solo scopo di farsi notare, di riaffermare in maniera forte: “Guardami, sono qui!”.
Tuttavia il bisogno di essere riconosciuti è proprio anche delle persone che, anagraficamente parlando, fanno parte della categori degli ‘Adulti’. Sono infatti  note a tutti alcune dinamiche di rivendicazione di attenzione nella coppia, tra amici, oppure tra colleghi. Quando una donna va dal parrucchiere, tornando a casa desidera che il marito noti il suo nuovo taglio, e questo non per il nuovo look in quanto tale, ma semplicemente per avere la prova concreta di un interesse su di sé. Lo stesso si verifica anche per gli uomini, seppur in maniera forse più velata: un uomo che aggiusta il rubinetto che perdeva acqua e viene gratificato per questo ne rimarrà certamente contento, ma se questo non accade non dimostrerà il rancore che è invece in grado di mettere in campo una donna.
Quanto detto fino ad ora rispecchia dinamiche molto umane: “Il bisogno primo e fondamentale di ogni uomo è quello di amare e di essere amato” e “Tutti abbiamo un profondo bisogno di sentirci accolti e amati per ciò che siamo (con tutte le nostre debolezze) e non per ciò che ci sforziamo di dimostrare di essere a noi stessi e agli altri”, scrive Chiara Amirante nel suo ultimo libro E gioia sia.
Ebbene, anche in questo la fede in Dio consente di avere una marcia in più nell’affrontare le sfide di tutti i giorni. Si diventa infatti veramente adulti – e quindi liberi! – proprio nel momento in cui si capisce che lo sguardo buono che cerchiamo su di noi non viene dagli altri in quanto tali e non si limita a un’attenzione puramente esteriore, ma viene da Qualcuno che ci ama di un amore immenso e che ‘utilizza’ le persone che ci pone accanto come strumenti concreti per dimostrare il Suo amore su di noi: perché siamo tutti novelli San Tommaso, se non vediamo facciamo fatica a credere.
Ed è questo uno dei motivi che anima le comunità cristiane, per quanto imperfette esse siano. Comunità che sono un’unione di uomini che tentano di vivere come Cristo e che cercano quindi di avere un’attenzione verso gli altri, un amore verso il prossimo, in grado di farsi concreto. E non serve molto: basta un sorriso, una telefonata il giorno del compleanno, un grazie detto invece che sottinteso… Perché se è una questione di sguardo che gli altri hanno su di noi, è anche una questione di prospettiva con cui noi guardiamo la nostra vita e gli altri: se capiamo di essere costantemente guardati con Amore, non possiamo che riflettere con i nostri gesti e pensieri questa consapevolezza. Scrive ancora l’Amirante: “La nostra felicità dipende da noi, da quanto impegno mettiamo per scoprire il meraviglioso potenziale racchiuso nel nostro spirito e farlo risplendere in tutta la sua bellezza”.