martedì 20 maggio 2014

Una Chiesa che sa ascoltare



Nella prolusione del presidente all’assemblea della Cei. 

Nella logica della collegialità. Comunione e comunicazione della fede sono le due dimensioni sulle quali riflettono i vescovi italiani riuniti in questi giorni in Vaticano per l’assemblea generale. Lo ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), cardinale Angelo Bagnasco, nel saluto rivolto a Papa Francesco, all’inizio dei lavori nell’Aula del Sinodo. Il porporato ha spiegato che verranno approfonditi gli orientamenti per la catechesi e saranno valutati «gli emendamenti al nostro stesso Statuto». A questo proposito, il cardinale ha assicurato al Papa che i presuli hanno «abbracciato con piena disponibilità e pronto impegno il percorso di discernimento che lei ci ha additato».

All’interno delle conferenze regionali, ha aggiunto, «ci siamo interrogati per individuare le forme più efficaci con cui favorire collegialità e maggiore partecipazione, ripensando a tale scopo il nostro Statuto alla luce delle sue indicazioni». Una modalità significativa di comunione, ha affermato il porporato, è stata anche la visita del segretario generale, il vescovo Nunzio Galantino, che si è recato di persona sul territorio. «I suggerimenti e le indicazioni pervenuti da tutte le Conferenze regionali — ha riferito — sono stati molteplici, nel segno della partecipazione e della responsabilità». Nelle ultime due sessioni il Consiglio permanente della Cei «ha valutato e ordinato l’ampio materiale, giungendo ad alcune proposte, che ha ritenuto di presentare alla valutazione di questa assemblea, chiamata a esercitare in pieno la logica della corresponsabilità collegiale».
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Migranti, lavoro e famiglia sono i tre grandi temi sui quali si è soffermata la prolusione che il cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha pronunciato questa mattina di fronte ai vescovi riuniti in assemblea. Si tratta di questioni che, secondo il porporato, disegnano l’orizzonte d’azione della Chiesa in Italia, chiamata allo stesso tempo a lavorare su due dimensioni che le sono proprie e che sono «inerenti al suo mistero»: la “comunione” e la “comunicazione della fede”. Comunione, ha osservato il cardinale, «al cui servizio è anche un ordinamento giuridico»: «lo Statuto della nostra Conferenza episcopale — ha detto — ne è espressione, per un’azione più efficace e partecipata. L’invito del Santo Padre a confrontarci sulla sua revisione è stato accolto con prontezza, cordialità e impegno: ne sono segno i preziosi contributi pervenuti dalle Conferenze episcopali regionali». La comunicazione della fede, invece, «rinvia essenzialmente al confronto sugli “Orientamenti per l’annuncio e la catechesi”. Siamo una Chiesa missionaria — ha ricordato il porporato — che dona all’uomo di oggi quanto ha di più prezioso: non una ricetta o una formula ma una Persona». I lavori dell’assemblea, ha osservato ancora il cardinale, si collocano «nel solco vivo e fecondo» del magistero petrino, da Giovanni XXIII a Papa Francesco: «Per nessuno di noi parole come confronto, partecipazione e sinodalità sono icone sociologiche o strategiche, bensì realtà che, mentre manifestano e rafforzano quanto già siamo, ci stimolano ad andare avanti con fiducia per rendere sempre più visibile il mistero amato della Chiesa».
Riguardo ai “luoghi” reali o ideali in cui la presenza della Chiesa «è maggiormente necessaria e significativa», il cardinale ha fatto riferimento anzitutto, nella sua prolusione, alla, realtà dei migranti: «Di fronte a quanto sta accadendo — ha detto — non basta l’indignazione occasionale. La nostra gente lo sa e risponde con la generosità del cuore». Servono però interventi più articolati: «Per questo non possiamo rinunciare a dire alla politica — specialmente alla politica europea — la sterilità di polemiche che rimbalzano le responsabilità. Se l'Europa vuole presentarsi come “casa comune”, e non un insieme di interessi dove chi è più forte prevale, non può tirarsi indietro e guardare infastidita». Così come servono risposte anche per quanto riguarda il tema del lavoro. In Italia, ha detto il cardinale Bagnasco, la disoccupazione «sta congelando un’intera generazione e desertificando la società dei giovani»: «chiediamo a chi ne ha la possibilità di tornare a investire con coraggio», «senza attendersi — specie nel breve tempo — grandi ritorni». Nel contempo «chiediamo che siano reali, efficaci e veloci le misure di agevolazione fiscale agli imprenditori disposti a coinvolgersi per creare lavoro». L’impresa più importante del Paese, afferma il cardinale Bagnasco, è però la famiglia: «Con fermezza, rispetto e insistenza torniamo a chiedere alle Autorità responsabili di avviare politiche che esprimano un sì convinto alla “famiglia senza surrogati”». Inoltre «chiediamo che la famiglia, fondata sul matrimonio, non sia messa sotto scacco da una cultura insistente e monocorde, che pretende di “ridefinire” il volto stesso dell’amare favorendone la fragilità, anziché aiutarlo a superare — anche per il bene dei figli — le inevitabili prove. Snaturare la famiglia significa scendere nel più profondo, fino a toccare le corde dell’umano e sciogliere la persona dentro a rapporti liquidi e insicuri».
Un passaggio della prolusione è stato anche dedicato all’altra grande agenzia educativa, oltre alla famiglia e alla Chiesa: la scuola, che il 10 maggio scorso ha celebrato una grande giornata di festa nell’incontro con il Papa. I giovani, ha detto il cardinale Bagnasco, «sono costantemente ingannati e questo è un crimine». La scuola, invece, è «un tassello decisivo», una «condizione necessaria» per aprirsi alla realtà «così com’è, non come spesso viene rappresentata in modo virtuale». E in quest’opera la scuola cattolica, «se giustamente riconosciuta e sostenuta, è una garanzia».
L'Osservatore Romano

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"Spazio vitale 
di comunione" 
CEI
All’indomani del discorso con cui Papa Francesco ha aperto la 66ª Assemblea Generale, martedì 20 maggio i lavori hanno preso avvio con l’intervento del Card. Angelo Bagnasco, e quindi con la valutazione delle proposte di emendamenti dello Statuto e del Regolamento della CEI. “Vogliamo aiutarci ad essere sempre più – come Conferenza – «spazio vitale di comunione» che si nutre di ascolto, di relazioni di prossimità e di condivisione all’interno e tra Conferenze Regionali”, ha sottolineato il Cardinale Presidente, invitando alla “ricerca della migliore sintesi possibile”.

Il discorso di Papa Francesco
Il Card. Bagnasco ha dato voce alla gratitudine dell’Assemblea per la “grazia della presenza del Santo Padre”, il cui discorso “andrà meditato e fatto nostro ben oltre l’emozione o la cronaca del momento”.
Il particolare, ha ripercorso i «luoghi» additati dal Papa come “necessari e significativi” per la presenza della chiesa italiana.
A fronte dei drammi che continuano a segnare l’esodo di popoli, il Cardinale ha richiamato la realtà dei migranti – con l’evidenza di “tante realtà diocesane e parrocchiali, CaritasMigrantes e tante Associazioni cresciute negli anni, impegnate quotidianamente sul fronte dell’accoglienza, dell’assistenza, della tutela dei cittadini stranieri, della loro dignità e sicurezza” – rivolgendo un pressante appello “alla politica e, specialmente, alla politica europea”, affinché siano accordate “vita e dignità a chi è in fuga dalla fame, dalla guerra, da regimi che soffocano la libertà politica, religiosa e ogni prospettiva di futuro”.
Altro ambito da “abitare”, il mondo del lavoro: “Facciamo appello alla responsabilità di tutti – ha detto il Card. Bagnasco –: in particolare chiediamo a chi ne ha la possibilità di tornare a investire con coraggio, accettando di affrontare i rischi di questa stagione, senza attendersi – specie nel breve tempo – grandi ritorni. Nel contempo, chiediamo che siano reali, efficaci e veloci le misure di agevolazione fiscale agli imprenditori disposti a coinvolgersi per creare lavoro”.
Infine e innanzitutto, la famiglia costituisce un luogo che “non è dato di disertare”: essa, infatti, “genera quel «capitale umano» senza il quale non solo non vi è possibilità di benessere, ma – prima ancora – di società e di futuro. Nel suo seno si mettono insieme risorse, che in questa stagione di crisi si sono rivelate indispensabili, oltre a costituire un incalcolabile fattore di risparmio per lo Stato; ma, ancor prima e più ancora, in essa ognuno ritrova valori, fiducia e coraggio per portare la vita”. Di qui il richiamo “alle Autorità responsabili di avviare politiche che esprimano un  convinto alla «famiglia senza surrogati»; politiche attente a renderne meno difficile e gravosa la formazione, quindi la generazione e l’educazione dei figli – specie se malati – la cura e l’assistenza degli anziani”. E, visto che “snaturare la famiglia significa scendere nel più profondo”, il Presidente ha chiesto che essa, “fondata sul matrimonio, non sia messa sotto scacco da una cultura insistente e monocorde, che pretende di «ridefinire» il volto stesso dell’amare favorendone la fragilità, anziché aiutarlo a superare – anche per il bene dei figli – le inevitabili prove”.

Con respiro collegiale
Nell’introdurre i lavori assembleari, il Card. Bagnasco ha ha valorizzato “il duplice appello di Papa Montini, rilanciatoci da Papa Francesco, all’unità ecclesiale e alla fedeltà al Concilio: non soltanto ai suoi contenuti, ma ad un’esperienza la cui «nota dominante» rimane la fraternità, vissuta nella libera e ampia possibilità di indagine, di discussione e di espressione”.
“Come Conferenza – ha aggiunto – vogliamo aiutarci ad essere sempre più «spazio vitale di comunione» che si nutre di ascolto, di relazioni di prossimità e di condivisione all’interno e tra Conferenze Regionali”.
È finalizzato al servizio di tale comunione, ha spiegato, anche “un ordinamento giuridico”, di cui lo Statuto della Conferenza Episcopale è espressione, “per un’azione più efficace e partecipata”. Al riguardo, dopo aver ricordato che “l’invito del Santo Padre a confrontarci sulla sua revisione è stato accolto con prontezza, cordialità e impegno”, di cui “sono segno i preziosi contributi pervenuti dalle Conferenze Episcopali Regionali e le stesse visite, condotte con generosa disponibilità, da S.E. Mons. Nunzio Galantino”, ha concluso: “Ora siamo qui – insieme -  per mettere in atto quel discernimento fraterno che ci porterà a individuare i passi da fare: insieme, liberi e sereni perché consapevoli di essere uniti nell’ abbraccio dell’unico Signore e Maestro”.

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Il gioiello che Francesco ha regalato ai vescovi italiani
Settimo Cielo - L'Espresso
 
(Sandro Magister) Papa Francesco l’ha definito “un gioiello”. E ne ha regalato uno a ciascun vescovo, al termine dell’allocuzione con cui ha voluto lui inaugurare lunedì 19 maggio l’assemblea plenaria della conferenza episcopale italiana. Il “gioiello” è il discorso rivolto da (...)

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