di Fabrizio Cannone
L’intervista di mons. Nunzio Galantino pubblicata il 12 maggio su vari quotidiani, rivela la vera natura dell’attuale dibattito sulla comunione sacramentale ai divorziati risposati: una mossa diversiva, o almeno il tentativo di nascondere un problema, mettendone in campo un altro.
In questa prospettiva, la posta in gioco non sta nel dare la comunione ai divorziati rispostati, ma nell’ammettere al sacerdozio uomini coniugati. L’impossibilità di far accedere i risposati alla comunione è di diritto divino e nemmeno il Papa ha il potere di cambiarlo. Lo dovrebbero sapere anche i seminaristi. La regola del celibato sacerdotale è di diritto ecclesiastico, e il Papa, in astratto, avrebbe il potere di cambiarla. Tale problema sta a cuore a migliaia di preti e di teologi progressisti i quali, vivendomore uxorio, si trovano in piena contraddizione con le loro promesse di vita celibe e continente, e quindi in uno stato di peccato mortale (cf. CJC, 277 § 1). E il peccato mortale, se non espiato, anche dopo il Vaticano II conduce all’inferno (cf. CCC, 1861). Ci hanno già provato in vari modi sotto Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ora sentono che è arrivato il momento propizio. Adesso o mai più. Perciò vogliono agire con astuzia, per non perdere l’occasione storica.
Come nel calcio: fai la finta a destra, per fuggire a sinistra. O nella strategia militare: si simula un attacco a sud, per aggredire il nemico a nord. Bisogna indebolire il nemico, attirandolo più possibile lontano dal luogo dell’attacco. Così, nell’attenzione universale per il problema (insolubile) dei divorziati risposati, in mezzo ai clamori della rissa teologica, non ci si accorgerà quasi dell’apertura verso il sacerdozio uxorato.
La delusione universale per la mancata comunione sacramentale ai divorziati rispostati (questo accadrà al Sinodo), sarà subito compensata da una benevola concessione: il sacerdozio uxorato. E così sarà giunta al suo epilogo la dottrina conciliare, secondo cui:
«La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore (cfr. Mt 19,12) […] non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva (cfr. 1 Tm 3,2-5; Tt 1,6) e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i Vescovi scelgono con l’aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti Presbiteri coniugati» (Decreto Presbyterorum Ordinis, 16).
Se la realtà fosse così semplice, perché privare la Chiesa latina degli “eccellenti Presbiteri coniugati”?
Ma le cose non stanno così. Il celibato virtuoso se non è l’essenza del sacerdozio, ne è la sua eccellenza, il suo decoro e la sua integrità.
È vero che nella Chiesa primitiva molti sacerdoti erano scelti tra uomini sposati, ma è anche vero che una volta ordinati, vivevano nella perfetta continenza (cfr. Christian Cochini sj, Origini apostoliche del celibato sacerdotale, Nova Millennium Romae, Roma, 2011 [1981], pp. 506). È vero che la Chiesa orientale ha permesso, purtroppo, il sacerdozio uxorato, ma è anche vero che lo ha fatto alla fine del VII secolo e non prima, e per una situazione di necessità e di emergenza, non di normalità. È vero che vari sacerdoti celibi sono caduti nel peccato di pedofilia, ma è anche vero che in percentuale i pedofili sposati sono di più. È vero che in Occidente molti preti vivono more uxorio, ma è anche vero che in Oriente molti preti sposati non sono fedeli alla propria moglie.
È vero infine che nella Chiesa orientale ci sono anche eccellenti sacerdoti sposati, ma è pure vero che ce ne sono di mediocri e anche di pessimi: cattivi mariti, peggiori padri, pessimi sacerdoti.
Cosa si vorrebbe risolvere con il sacerdozio uxorato? In ogni caso il rimedio farebbe un danno peggiore della malattia che si pretende di guarire. Proprio al contrario, san Giovanni Paolo II in occasione del Giovedì Santo del 1979 disse ai sacerdoti: “La Chiesa latina [ma si potrebbe anche dire romana, dunque universale] riferendosi all’esempio di Cristo Signore, all’insegnamento degli Apostoli e a tutta la tradizione che gli è propria, ha voluto, econtinuerà a volere, che tutti coloro i quali ricevono il sacramento dell’Ordine assumano questa rinuncia in vista del Regno dei cieli” (corsivo mio).
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Comunione ai risposati? Il missionario scrive ancora
di Sandro Magister (fonte: www.chiesa.espressonline.it)
ROMA, 21 maggio 2014 – La lettera aperta di padre Carlo Buzzi, missionario in Bangladesh, pubblicata dieci giorni fa da www.chiesa ha avuto un’eco vastissima in tutto il mondo.
La lettera ha suscitato vivaci reazioni pro e contro, che hanno incoraggiato padre Buzzi a ritornare sul tema e ad argomentare la sua tesi in forma più ampia.
La lettera ha suscitato vivaci reazioni pro e contro, che hanno incoraggiato padre Buzzi a ritornare sul tema e ad argomentare la sua tesi in forma più ampia.
Padre Buzzi, 71 anni, originario dell’arcidiocesi di Milano, in missione in Bangladesh ininterrottamente dal 1975, risponde in pieno a quel profilo ideale di prete cattolico che papa Francesco tratteggia nei suoi discorsi e omelie: il prete di una Chiesa “in uscita missionaria” verso “tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”.
Ma proprio osservando da questa sua estrema frontiera la corrente d’opinione che nelle Chiese del benessere si sta affermando a favore della comunione ai divorziati risposati, egli vede a occhio nudo il danno che potrebbe derivare per tutti da questo cambiamento della prassi e della dottrina. E lo descrive con una lucidità e un realismo rari da trovarsi nelle dispute che sono in corso sul tema.
Ecco qui di seguito il suo nuovo intervento. Da non perdere.
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LA COMUNIONE DI DESIDERIO
di Carlo Buzzi
Tra quelli che hanno reagito alla mia lettera c’è chi mi ha detto che è stata una perdita di tempo, perché ormai è sicuro che la mozione per dare la comunione ai risposati passerà a pieni voti.
Infatti nel sinodo – mi si è spiegato – la maggioranza dei vescovi delle due Americhe, del Nord Europa e dell’Australia voterà a favore. E quindi supererà certamente i voti dei vescovi dell’Africa e dell’Asia, tra i quali molti sono contrari.
Poveri vescovi dell’Africa e dell’Asia! Stiamo riducendo la Chiesa a una organizzazione come l’ONU o a un qualsiasi parlamento dove la maggioranza vince. Cioè proprio quelle istituzioni che legalmente e democraticamente approvano di tutto: anche crimini come l’aborto, il matrimonio tra omosessuali inclusa l’adozione dei bambini, gli esperimenti su embrioni che sono esseri umani, l’eutanasia, e via di questo passo.
È la prima volta che nella Chiesa Cattolica sta penetrando la democrazia con i suoi metodi. Avrà lo Spirito Santo diritto almeno a un voto, come ogni vescovo, dato che viene come rappresentante della Santissima Trinità?
Fino adesso la Chiesa Cattolica è rimasta in piedi perché basata sulla santità dei suoi membri e dei suoi martiri, non sulla democrazia.
Ci sono migliaia di cattolici che muoiono ogni anno, perseguitati per la loro fede, e noi che stiamo bene ci preoccupiamo caparbiamente della comunione ai risposati. Quanti martiri ci sono stati in Inghilterra per mantenere fede all’integrità del sacramento del matrimonio!
Guai se la Chiesa cattolica si mette sul sentiero della Chiesa anglicana, dove decidono delle cose di Dio, della fede e del comportamento morale dell’uomo con sistema democratico. Povero Dio alla mercé dei voti di alcuni ecclesiastici! Sono sicuri che Dio vuole le donne preti e vescovi? Sono sicuri che Dio approva i matrimoni tra omosessuali?
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Ma andiamo al sodo. L’intenzione di questo mio scritto è di voler dare un contributo positivo alla discussione sulla comunione ai risposati.
Lo faccio per punti.
1. Questa diatriba, secondo me, ha preso un’importanza esagerata e non si merita tutta questa tensione.
2. Già in casi molto seri e penosi il sacerdote giudica se dare o no la comunione. Ad esempio in secondi matrimoni imposti con la forza oppure con un coniuge che ha il sincero desiderio di separarsi ma ne è impedito dalla violenza dell’altro o dalla sua grave malattia per la quale non lo può abbandonare.
3. Il mio contributo a questa diatriba è una intuizione che credo possa aiutare ad arrivare a un compromesso.
4. LA COMUNIONE DI DESIDERIO.
5. Perché la comunione di desiderio non potrebbe essere considerata una vera comunione sacramentale, come il battesimo di desiderio e la confessione di desiderio in punto di morte?
6. È la comunione che sembra proprio adatta per chi non è in stato di grazia e vorrebbe uscire da questo stato, ma per vari motivi non può.
7. Non è la prima volta che c’è necessità di trovare una via di uscita da una diatriba. Sappiamo che la definizione dell’Immacolata Concezione è rimasta in stallo per parecchi secoli. Anche la Madonna non poteva essere redenta se non attraverso la croce di Gesù. Ma Gesù è morto dopo, e allora lei come poteva essere fin dalla nascita senza il peccato originale? La trovata fu di Duns Scoto: la Madonna ha usufruito della croce di Gesù in anticipo, come avesse preso un prestito. Risolto il problema!
8. È uno sbaglio dare la comunione ai risposati come regola.
9. Non è la Chiesa che deve pensare se dare la comunione o no, ma sono le persone risposate che devono pensare se sono degne di ricevere la comunione oppure no.
10. C’è una coppia di persone risposate che umilmente pensano che forse non è giusto accostarsi alla comunione perché sono in una situazione irregolare. E c’è invece un’altra coppia di risposati che pretende di avere la comunione senza pensare seriamente che sono in una situazione irregolare con la Chiesa. Ditemi un po’: qual è la coppia che ha più fede e ha più rispetto per il sacramento e per la Chiesa?
11. Anche nella liturgia noi diciamo: “O SIGNORE, IO NON SONO DEGNO CHE TU ENTRI NELLA MIA CASA (ut intres sub tectum meum) MA DI’ SOLTANTO UNA PAROLA E IO SARÒ SALVATO”.
12. Non è questa una comunione di desiderio?
13. Se noi diamo la comunione ai risposati, vuol dire che non hanno nemmeno più bisogno di confessarsi, perché questo non è più peccato. Quindi salta il nono comandamento. Ma salta anche il sesto comandamento.
14. Se si tollera questo, allora anche con altri peccati gravi si può fare la comunione senza confessarsi. E saltano anche gli altri comandamenti.
15. In questa maniera salta per aria tutto. Nuovo e Vecchio Testamento. Bisogna rifare tutta la morale, la patristica. Capire di nuovo ciò che è peccato e ciò che non lo è. Sparisce cosa sia la nozione di crimine e peccato.
16. Non c’è proporzione tra questa concessione della comunione ai risposati e le grandi e gravi conseguenze di disorientamento e di reazioni che si avrebbero nella Chiesa e nel mondo. Per molti sarà troppo doloroso da accettare. Lasciando le cose come stanno penso che non si perda niente. Introducendo invece questa concessione, di conseguenze ne potrebbero arrivare, e gravi. Tra gli anglicani c’è stata una scissione quando a maggioranza sono state decise cose che andavano contro la coscienza di molti.
17. C’è abbastanza pace nella Chiesa cattolica al presente.
18. E allora, non si dia adito a degli scismi per colpa di una cosa così secondaria.
19. Non è giusto dare una direzione pericolosa a tutta la Chiesa solo perché ho letto un libro che mi piace di un teologo o moralista che sostiene queste teorie.
20. Vogliamo ridurre tutta la Chiesa universale alla stregua di come sono ridotte le Chiese in Olanda e in Belgio?
21. Non penso che con un provvedimento del genere le chiese si riempiranno come una volta. Al contrario, tanti di quelli che adesso ci vanno potrebbero disertare.
22. Nelle terre di missione i cattolici sono grossolanamente identificati come quelli che hanno un solo matrimonio per sempre, obbediscono al papa e i loro preti e suore non sono sposati. E non vi dico quale vantaggio questo ci dà nel lavoro di evangelizzazione, rispetto ai protestanti.
23. Per questa ragione, quando ci sono matrimoni misti con seguaci di altre denominazioni cristiane, specialmente le ragazze vogliono avere il matrimonio col rito cattolico, perché sanno che lì il matrimonio è unico e non si può infrangere.
24. Io voglio rimanere cattolico. Non voglio diventare anglicano o battista.
25. Vediamo che gli Stati e le grandi organizzazioni sono tutti sottomessi a una forza misteriosa che inclina al male. L’unica istituzione che non si fa piegare e che tiene testa, ferma sui veri valori dell’uomo, è la Chiesa cattolica. Teniamo duro, e non intorbidiamo la nostra fontana. Un giorno, quando saranno stanchi e assetati, tanti uomini sapranno dove trovare un po’ di acqua fresca.
Sirajganj, 17 maggio 2014
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Sulla comunione ai divorziati risposati un missionario scrive
di Sandro Magister (fonte: www.chiesa.espressonline.it )
ROMA, 12 maggio 2014 – Carlo Buzzi, 71 anni, originario dell’arcidiocesi di Milano, è in missione in Bangladesh ininterrottamente dal 1975, con il Pontificio Istituto Missioni Estere.
Per anni ha tirato avanti da solo senza riuscire a convertire nessuno, ma poi sono arrivati i primi battesimi, e poi sono nate le prime famiglie cattoliche. Una goccia in un mare di musulmani.
Si è sempre speso per i più poveri. Come i tribali, dei quali si è fatto avvocato gratuito perché riavessero le terre che erano state loro illegalmente sottratte. È stato bastonato e preso a sassate, ha affrontato avversità, ha percorso centinaia di chilometri in moto per raggiungere i più sperduti villaggi. È andato ad abitare assieme ai tribali e ai fuori casta venuti dall’India a far da manovali nella costruzione di un ponte sul Brahmaputra, osteggiati dai musulmani del posto. Ha costruito scuole, ambulatori, cappelle. Le ha ricostruite quando gliele hanno distrutte.
Per anni ha tirato avanti da solo senza riuscire a convertire nessuno, ma poi sono arrivati i primi battesimi, e poi sono nate le prime famiglie cattoliche. Una goccia in un mare di musulmani.
Si è sempre speso per i più poveri. Come i tribali, dei quali si è fatto avvocato gratuito perché riavessero le terre che erano state loro illegalmente sottratte. È stato bastonato e preso a sassate, ha affrontato avversità, ha percorso centinaia di chilometri in moto per raggiungere i più sperduti villaggi. È andato ad abitare assieme ai tribali e ai fuori casta venuti dall’India a far da manovali nella costruzione di un ponte sul Brahmaputra, osteggiati dai musulmani del posto. Ha costruito scuole, ambulatori, cappelle. Le ha ricostruite quando gliele hanno distrutte.
Ma sempre con l’annuncio del Vangelo al centro della sua missione. Vangelo predicato e vissuto nelle forme più essenziali, genuine, senza annacquamenti.
Lo si intuisce dalla lettera che ha scritto al curatore di questo sito web, suo compagno di scuola nella fanciullezza, in un piccolo paese della Lombardia.
L’ha scritta con la volontà di dire “la sua” da missionario impegnato sul campo, nella disputa a proposito della comunione ai divorziati risposati, che ha seguito su www.chiesa dalla città in cui vive, Sirajganj, sulle rive del Brahmaputra.
E l’ha scritta proprio mentre negli Stati Uniti il cardinale Walter Kasper – il capofila dei favorevoli a dar la comunione ai risposati – ribadiva e accentuava le tesi da lui esposte per incarico di papa Francesco al concistoro dello scorso febbraio, in un’ampia intervista al settimanale cattolico di New York “The Commonweal”.
“LA MIA” SULLA COMUNIONE AI RISPOSATI
di Carlo Buzzi
Carissimo Sandro,
noi qui in Bangladesh insegniamo il catechismo e per essere chiari diciamo che ogni sacramento ha quattro elementi: il ministro, la materia, la formula, l’avvenimento miracoloso.
Nel battesimo il ministro è ogni persona, la materia l’acqua, la formula “Io ti battezzo…” e l’avvenimento miracoloso è che si diventa figli di Dio.
Nella cresima il ministro è il vescovo, la materia l’olio, la formula “Io ti ungo…” e l’avvenimento miracoloso è che si riceve la forza dello Spirito Santo.
Nella confessione il ministro è il sacerdote, la materia i peccati, la formula “Io ti assolvo…” e l’avvenimento miracoloso è il perdono dei peccati.
Nell’eucaristia il ministro è il sacerdote, la materia il pane e il vino, la formula “Questo è il mio corpo…” e l’avvenimento miracoloso è che il pane e il vino diventano corpo e sangue di Gesù.
Nel matrimonio il ministro sono gli sposi stessi, la materia il loro corpo e anima, la formula è la promessa e l’avvenimento miracoloso è che diventano come una sola persona.
Noi insegniamo che il sacramento si chiama così perché produce un avvenimento soprannaturale che non si vede con i nostri occhi ma che è grandioso ed è reale agli occhi di Dio.
Riguardo al matrimonio, spieghiamo proprio che la cosa miracolosa è che dopo la promessa di fronte a Dio i due sposi diventano uniti in una sola persona come se fossero stati messi insieme con l’attaccatutto o saldati a 5.000 gradi.
Ora, se si toglie questo fatto miracoloso dal matrimonio cattolico, al suo posto che cosa dobbiamo mettere?
Io ho fatto una mia riflessione.
Sappiamo bene che esiste il battesimo “di sangue” e anche il battesimo “di desiderio”, altrettanto validi come quello di acqua.
Quelli che si sono risposati, se è proprio vero che sono coscienti della propria situazione, possono fare la comunione di desiderio.
Nella recezione di un sacramento c’è la parte oggettiva e la parte soggettiva. Si sa che la cosa più importante è la grande grazia legata al sacramento. Ma io potrei sciupare questa grazia ed anzi essere sacrilego se mi accosto alla comunione con leggerezza o indegnamente.
Ora per questi risposati, che tutto sommato hanno messo un po’ sotto i piedi il senso cristiano della sofferenza, del sacrificio, della sopportazione, della penitenza e hanno dimenticato che Gesù è salito sulla croce e che la croce, quando arriva, è la via per ogni cristiano per avvicinarsi al Redentore, è un po’ presuntuoso appellarsi alla misericordia di Dio, del quale hanno tenuto precedentemente poco conto.
In senso soggettivo, penso che per loro è molto più esistenziale che si limitino al desiderio della comunione, invece che ricevere la comunione stessa.
L’accettare volentieri questo digiuno farà molto bene alla loro anima e alla santità di quella comunità cristiana che è la Chiesa.
Se invece si procede sulla strada tracciata dal cardinale Walter Kasper si faranno dei grossi danni:
1. Si renderà la Chiesa superficiale e accomodante;
2. Si dovrà negare l’infallibilità della cattedra di Pietro, perché è come se tutti i papi precedenti abbiano sbagliato;
3. Si dovrà prendere per stupidi tutti quanti hanno dato la vita come martiri per difendere questo sacramento.
2. Si dovrà negare l’infallibilità della cattedra di Pietro, perché è come se tutti i papi precedenti abbiano sbagliato;
3. Si dovrà prendere per stupidi tutti quanti hanno dato la vita come martiri per difendere questo sacramento.
Forse ho dato il mio contributo a questa diatriba, che spero finisca in fretta.
Ciao e tanti cari saluti dal Bangladesh, che sta emergendo in tante cose e non è più un paese da buttar via.
Padre Carlo
Sirajganj, 5 maggio 2014