«Il giorno in cui la mia anima diventò cattolica fu il giorno in cui scoprii che come donna divorziata risposata non potevo ricevere la Comunione. Sgorgarono lacrime di dolore e di gioia. Dolore perché avevo finalmente compreso la verità della transustanziazione soltanto per scoprire di non poterla ricevere, e gioia perché avevamo finalmente trovato il fondamento della vera autorità, la sua Chiesa, quella che lui aveva fondato, quella il cui scopo era conservare tutto ciò che lui aveva insegnato agli Apostoli».
Comincia così un articolo di Luma Simms comparso sulla rivista cattolica FIrst Things (clicca qui) L'autrice, con un background di studi in fisica ed esperienze nell'ambito del diritto, ha scritto Gospel Amnesia, un libro che racconta la sindrome che affligge l'uomo moderno: ricevere il Vangelo, dimenticarlo e marginalizzarlo nella vita. Luma Simms, cresciuta in Iraq e in Grecia, prima di trasferirsi negli Stati Uniti dove ora vive nella città di Phoenix conducendo la vita di casalinga, moglie, mamma di cinque figli e blogger, racconta la sua stessa esperienza dolorosa di ammalata di quella amnesia per il Vangelo.
Durante il Sinodo straordinario sulla famiglia abbiamo ascoltato il mantra di non pochi prelati convinti che per convertire al Vangelo c'è bisogno di offrirne alla gente una versione inconsistente e insipida. L'esperienza sta a dimostrare l'esatto contrario. E così è avvenuto per Luma Simms, cresciuta nel calvinismo, diventata cattolica dopo la lettura dell'insegnamento cattolico più scandaloso, contestato, contro-culturalmente connotato dell'ultimo secolo: Humanae vitae, l'enciclica di Paolo VI che ribadiva XX secoli di condanna (parola mi rendo conto sconveniente per un cattolico che voglia mostrarsi accettabile) della contraccezione. Quella lettura, anziché allontanare la Simms, le sciolse il cuore, spingendola ad approfondire il tema attraverso la teologia del corpo, Familiaris consortio e Mulieris dignitatem. Divorziata lei stessa e toccata dal divorzio di un membro della propria famiglia dopo 43 anni di matrimonio, Luma Simms racconta dei dubbi e delle domande dei figli sul matrimonio fino a quando uno di loro attorno al tavolo di cucina disse ai fratelli in presenza dei genitori: «non potrete mai sapere» se entrambi mamma e papà saranno lì per voi mentre crescete.
Queste parole, così chiare, forti, pronunciate da un figlio, hanno fatto comprendere l'importanza, la bellezza, il dono di una Chiesa che non tentenni sulla indissolubilità del matrimonio, di una fedeltà che rifletta quella di Dio per la sua sposa, la Chiesa. Certo, racconta Luma Simms, nel viaggio ci sono alti e bassi, c'è la certezza e il dubbio, si avverte la presenza e ci si sente come abbandonati e sopraffatti cercando risposte nel Santissimo Sacramento.
«Tante volte mi sono svegliata di notte pensando: come posso prendere in considerazione il cattolicesimo? Ma poi la mattina successiva alla Messa quotidiana pregando la liturgia faccio esperienza della profonda presenza di Dio anche se non prendo l'Eucaristia. Dal momento che ora non posso ricevere l'Eucaristia, è attraverso la comunione spirituale che sono nutrita spiritualmente dal Signore. Questo atto della volontà di riceverla non è, come qualcuno può pensare, una Comunione di seconda classe. Lungi da esso, credere in questo modo è sminuire uno dei modi con cui Cristo nutre il suo popolo».
Quando parla della comunione spirituale, Luma Simms racconta di non provare l'assenza di qualcosa, ma piuttosto la presenza del Signore; ha la certezza che Dio non vuole che nutra risentimento per il sacerdote che non le dà la Comunione, non si piange addosso con autocommiserazione. No, Luma Simms è testimone potente e credibile di quanto siano farlocche le soluzioni pastorali "creative" applicate da episcopati fallimentari che hanno consegnato milioni di cattolici del Nord Europa all'agnosticismo e nel Sud America agli evangelici.
C'è tanta più etica della responsabilità in quanto afferma questa donna, di quanta se ne possa trovare in una pila di tomi di teologia dei liberale. «Prima che vi rattristiate per me, ricordatevi che non è stata la Chiesa a farmi questo. Sono stata io a farlo a me stessa quando ho disobbedito al mio Dio allontanandomi dal mio primo matrimonio. Ero giovane e immatura? Sì. Sono state le circostanze a condurmi a misure così drastiche? Certo. E sì, sto procedendo in un decreto di nullità affidandomi a Dio per una giusta decisione. Qualsiasi sia l'esito non posso né voglio allontanarmi dalla Chiesa perché voglio rimanere salda negli insegnamenti di Cristo».
Ed è proprio l'autentico sensus fidei, così tante volte evocato a sproposito e deformato da impresentabili pastorali accecate da demolatria che, quasi come un istinto, allerta questa convertita americana circa l'intrinseca connessione che da un mutamento della prassi, porterebbe ad uno stravolgimento della dottrina: «Qualcuno può essere sconvolto all'idea di sottomettermi ad una Chiesa che mi dice che non posso ricevere la Comunione perché sono divorziata e risposata. Ma a meno che non si dimostri altrimenti, qualsiasi alterazione della Comunione per i divorziati risposati corromperà la dottrina del matrimonio e (abbassando l'immagine della Chiesa come la sposa di Cristo) svilirà la Chiesa. Le ho corso incontro in cerca di riparo. Ora prego (per la salvezza mia e dei miei figli) che la Chiesa non vacilli». Anch'io prego con Luma Simms che i pastori trovino forza e coraggio per scacciare i lupi, soprattutto quelli vestiti da agnelli, in assoluto i più letali.
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Di famiglia non ce n'è una sola. Firmato Prodi (la nipote)
Prodi, basta la parola. É proprio il caso di dirlo dopo l'uscita della candidata Pd in Regione Emilia Romagna Silvia Prodi. Lei, nipote di cotanto zio, del quale tutti ricordano i Dico e l'avversione al referendum sulla legge 40 con la famosa espressione del “cattolico adulto” pensava di aprirsi il varco della solita sinistra engagè. Ha bocciato, unica e prima per ora candidata Dem a scoprirsi sul tema, il manifesto del Forum delle associazioni famigliari, che a ogni tornata presenta i temi sui quali chiede impegno ai candidati. É un'azione di lobby che serve per proporre il tema delle politiche family friendly nell'agenda politica sotto il profilo economico e sociale.
Ma l'occasione per solleticare gli istinti di una sinistra in crisi di identità era troppo ghiotta. Così la Prodi, che a Reggio Emilia, nonostante il cognome blasonato, pochi conoscono, ha pensato di uscirsene con un una bella bocciatura del manifesto “Una regione a misura di famiglia” (clicca qui) «Tutelare le famiglie, e non soltanto la famiglia». Risposta facile facile per dire che «condivido l'importanza e la necessità di impegnarsi a favore della famiglia, ma non firmerò l'appello inviato ai candidati dal Forum Famiglie per l'approvazione di "una Legge regionale sulla Famiglia, senza confonderla con altre forme di convivenza». Il motivo? «Non possiamo riportare indietro l’orologio e far finta che la realtà in cui viviamo sia la stessa di vent’anni fa: oggi famiglia non significa solo matrimonio ma molto altro, dalle famiglie monoparentali alle coppie di fatto alle unioni omosessuali, e tutte queste realtà vanno ugualmente tutelate e trattate con pari dignità sociale».
Roba da far rigirare nel letto il cardinal Camillo Ruini che della famiglia Prodi era intimo amico, almeno fino alla rottura definitiva del “cattolico adulto”. Ma la Prodi ha rincarato la dose quando ha addirittura definito l'appello del Forum una «distinzione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B che non è accettabile». Le frasi della Prodi non hanno lasciato insensibile Maurizio Rizzolo, presidente del Forumfamiglie di Reggio Emilia, la città di provenienza della Prodi. Questi ha preso carta e penna per fare chiarezza, ma soprattutto per denunciare la strumentalizzazione che il Pd in questo caso sta facendo sul tema. Che non è, giova ricordarlo, un tema confessionale, ma che la Chiesa ha il dovere di riconoscere come buono perché fondativo della società. «Si tratta, infatti, di una proposta di politica sociale, ispirata al modello virtuoso dell’art. 29 della nostra Costituzione che “riconosce i diritti della famiglia “come società naturale fondata sul matrimonio”. Le politiche familiari», spiega Rizzolo, «partono dall’assunto della famiglia come istituzione, come bene pubblico, strumento di coesione fra pubblico e privato. Una famiglia naturale, fondata sulla differenza sessuale che non si concilia certamente con la tendenza alla privatizzazione».
Dalle parole del Forum, quindi, una risposta che avvalla una visione strategica sulla famiglia come soggetto sociale da sostenere attraverso «politiche di conciliazione famiglia e lavoro e politiche economiche di sostegno al reddito e di equità fiscale, l’equità del prelievo fiscale secondo i carichi familiari e l’emergenza demografica, sempre sottovalutata nel nostro Paese». Si tratta, come si vede, di una politica lungimirante. E per dirlo basta citare Carlo Azeglio Ciampi, presidente emerito della Repubblica: «Una società con poche madri e pochi figli è destinata a scomparire. Le culle vuote sono il vero, il primo problema della società italiana». Da qui l'appello che suona come una bacchettata: «A chi si candida al governo della Regione è richiesta appunto una visione lungimirante, strategica, orientata allo sviluppo e alla coesione sociale. Non servono le ideologie di moda, le affermazioni dogmatiche, le professioni di laicità (e chi non lo è?). Non vogliamo credere che la Costituzione e la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo non siano più il fondamento comune dei cittadini di questo Paese. E siccome siamo convinti del contrario, invitiamo i candidati del Pd e non solo ad interpretare il ruolo a loro assegnato dall’art. 31 della Costituzione repubblicana».
Infine, un invito alla Prodi: «Ci permettiamo di consigliare la lettura della Legge Provinciale 2 marzo 2011 n. 1 della provincia di Trento ( giunta di centro sinistra) che recita “ Legge per la promozione del benessere familiare e della natalità”. É questo che deve fare la politica».