Caro direttore,
in veste di genitore e padre di minorenni in età scolare desidero fare un annuncio:
In base ai principi che autorizzano l'autodifesa, la libertà di religione, il diritto dei genitori di educare i propri figli e la libertà di opinione sanciti da tutte le più evolute dottrine giuridiche nonché dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (artt. 3, 12, 18, 19 e 26 ),
Se qualcuno avvicina un mio figlio o figlia minorenne in qualunque luogo, compresa soprattutto la scuola o aula didattica, e si permettesse di parlargli di sesso a qualsiasi livello o addirittura con immagini o oggetti esplicitamente sessuali; o addirittura proponesse come "valori" la possibilità di scelte di orientamento sessuale indipendentemente dal proprio genere biologico, mi arrogo il diritto di difesa a qualunque livello.
Di fronte a insistenti tentativi di introdurre nelle legislazioni articoli di legge che non offrono difese giuridiche ai genitori che rifiutano l'indottrinamento dei propri figli minorenni alle sciagurate teorie Gender (vedasi le incarcerazioni dei padri e madri tedesche in questi giorni) invito inoltre tutti i genitori offesi e scandalizzati da ciò a non arrendersi a buonismi e falsi miti di civiltà ma di reagire energicamente e unitariamente:
Stanno corrompendo i nostri bambini e questo non è accettabile per nessuna persona che abbia dignità. Nessuno ha diritto di insegnare ai miei figli dottrine innaturali e peraltro contrarie alla morale umana e divina!
Conscio dei rischi mi firmo volentieri e chiunque condividesse il mio appello (mi rivolgo soprattutto ai papà cui da sempre è assegnato il compito di difendere la propria famiglia) può esplicitarlo sulla neonata e dedicata pagina Facebook: www.facebook.com/Guaiachitoccaibambini
Si deve reagire con determinazione!
Sui nostri figli non si scherza più!
Cerutti AlbertoPapà
lanuovabq
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Il Papa condanna la devastazione del gender «I bimbi hanno diritto a mamma e papà»
Papa Francesco ha aperto il Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, promosso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in risposta alle sollecitazioni di vari episcopati che chiedevano alla Santa Sede di approfondire la sfida lanciata dall’ideologia del gender. In un ampio discorso, il Pontefice ha riflettuto sulla nozione di complementarietà e ha rivendicato il diritto dei bambini a «crescere in una famiglia con un papà e una mamma», rifiutando ideologie che hanno prodotto una terribile «devastazione spirituale e materiale».
La «complementarietà» che dà il titolo al colloquio vaticano, hadetto il Papa, è oggi vista con sospetto: ma, al contrario, «è una parola preziosa». A ben guardare, ne troviamo il fondamento nella Sacra Scrittura, nella Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, «dove l’apostolo dice che lo Spirito ha dato a ciascuno doni diversi in modo che, come le membra del corpo umano si completano per il bene dell’intero organismo, i doni di ognuno possono contribuire al bene di tutti (cfr 1 Cor 12)». Pertanto, «riflettere sulla complementarietà non è altro che meditare sulle armonie dinamiche che stanno al centro di tutta la Creazione. E questa è la parola chiave: armonia. Tutte le complementarietà il Creatore le ha fatte perché lo Spirito Santo, che è l’autore dell’armonia, faccia questa armonia».
Le complementarietà e le differenze sono dunque create e volute da Dio. «Opportunamente», ha proseguito il Pontefice, il colloquio mette al centro la forma di complementarietà oggi più contestata, quella fra uomo e donna. «In effetti, questa complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, che è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l’arte del vivere insieme. Per la maggior parte di noi, la famiglia costituisce il luogo principale in cui incominciamo a “respirare” valori e ideali, come pure a realizzare il nostro potenziale di virtù e di carità. Allo stesso tempo, come sappiamo, le famiglie sono luogo di tensioni: tra egoismo e altruismo, tra ragione e passione, tra desideri immediati e obiettivi a lungo termine. Ma le famiglie forniscono anche l’ambito in cui risolvere tali tensioni: e questo è importante».
Complementarietà, ha spiegato il Papa, non significa imprigionare l’uomo e la donna in stereotipiche rischiano di diventare caricaturali. «Quando parliamo di complementarietà tra uomo e donna in questo contesto, non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. La complementarietà assume molte forme, poiché ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma anche è bellezza». Oggi, però, si contesta non questa o quella rappresentazione della complementarietà fra l’uomo e donna, ma la stessa nozione di complementarietà. E questo avviene perché «nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi. Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico».
Di fronte a «questa rivoluzione nei costumi e nella morale» siamo chiamati, ha affermato PapaFrancesco, a dare un giudizio. E questo giudizio è negativo. La rivoluzione antropologica «ha spesso sventolato la bandiera della libertà – fra virgolette – ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sempre sono loro che soffrono di più, in questa crisi». Inoltre, «la crisi della famiglia ha dato origine a una crisi di ecologia umana, poiché gli ambienti sociali, come gli ambienti naturali, hanno bisogno di essere protetti». Mentre molti hanno compreso che è importante proteggere gli ambienti naturali, «nella nostra cultura, anche nella nostra cultura cattolica, siamo lenti nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. È quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia umana», non meno importante dell’ecologia che si occupa di proteggere la natura.
I «beni immateriali» sono «i pilastri fondamentali che reggono una nazione», e il pilastro decisivoè la famiglia. «La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale». Il Papa ha citato il numero 66 dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, dove definisce «indispensabile» un contributo del matrimonio alla società che «superi il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia». La Chiesa proclama, per quanto oggi sia poco popolare, la «verità riguardante il matrimonio: che cioè l’impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell’amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano». E si rivolge ai giovani, perché «non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio» e abbiano «il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente».
Il Papa ha poi insistito sul fatto che «i bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva». Questo è oggi negato da «concetti ideologici» che funzionano come una «trappola». «La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura… E noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica che soltanto hanno forza in un momento della storia, e poi cadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia. Ma non lasciarsi qualificare così da questo o da altri concetti, di natura ideologica».
L’impegno della Chiesa è «rafforzare l’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio come un bene unico, naturale, fondamentale e bello per le persone, le famiglie, le comunità e le società». Smentendo voci giornalistiche su presunti dissensi su questo evento fra il Papa e l’episcopato americano, Francesco ha infine voluto pubblicamente «confermare che, a Dio piacendo, nel settembre 2015 mi recherò a Filadelfia per l’ottavo Incontro Mondiale delle Famiglie».
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Matrimonio, la lezione di san Giovanni Paolo II
Pur senza sminuire il valore naturale del matrimonio, la comprensione vera dell’amore tra un uomo e una donna è possibile solo alla luce del mistero divino. È quanto ha spiegato ieri il vescovo e teologo francese Jean Laffitte (segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia) intervenendo al Colloquio internazionale interreligioso sulla complementarietà tra uomo e donna. Nel Colloquio, aperto ieri mattina da papa Francesco (di cui riferiamo a parte), monsignor Laffitte ha presentato la posizione cattolica, ripercorrendo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II sulla “Sacramentalità dell’amore umano”.
«Anche se è necessario approfondire la dimensione naturale del matrimonio – ha detto Laffitte – la Chiesa è chiamata anzitutto a svolgere la sua missione che è specificatamente di natura teologica, e si riferisce alla salvezza dell’uomo». Il mistero sacramentale dell’unione degli sposi, infatti, trova la sua sorgente nell’amore che unisce Cristo alla Chiesa. Per questo, ha ricordato monsignor Laffitte, il matrimonio è stato descritto da San Giovanni Paolo II come un «sacramento primordiale» nel quale tutti i sacramenti trovano il loro «prototipo».
L’unione tra l’uomo e la donna si comprende solo come un dono che ciascuno dei due sposi fa all’altro, nel quale il corpo di ciascuno è considerato nella sua differenziazione sessuale: maschile e femminile. Il relatore ha insistito sul nesso che San Giovanni Paolo II pone tra la comunione degli sposi e la creazione dell’uomo e della donna ad immagine di Dio. Infine il Vescovo ha sottolineato la dimensione nuziale e sacrificale del dono dell’Eucaristia che il Cristo Sposo fa alla sua Sposa, la Chiesa.
Nella loro condizione umana ferita dal peccato originale, il dono reciproco degli sposi ha bisogno di una continua purificazione. Per questa ragione San Giovanni Paolo II usava dire che “l’ethos del dono” diventava, grazie al Sacrificio del Signore, “un ethosdella Redenzione”. Alla luce di questo insegnamento del Papa polacco, il teologo Laffitte ha potuto concludere affermando che tutta la questione dell’indissolubilità del matrimonio cristiano può essere formulata sulla base di ciò che esso è chiamato ad esprimere: un amore senza pentimenti, il dono di Cristo a tutti gli uomini. Questo fatto è unico come unico è il dono che un uomo e una donna fanno di stessi nel matrimonio sacramentale.
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Al bambino serve un padre e una madre
di Silvia Vegetti Finzi (Corriere della Sera, 02.1.2013)
Da tempo la psicoanalisi ha perso la capacità di sollecitare la riflessione collettiva sulle strutture profonde che reggono l’identità individuale e sociale e ciò proprio nel momento in cui si delineano radicali trasformazioni. A rompere questo silenzio giunge quanto mai opportuno l’invito che Ernesto Galli della Loggia rivolge agli psicoanalisti perché non temano di far sentire la loro opinione, anche quando non è conforme al «mainstream delle idee dominanti».
Ormai le psicoanalisi sono tante e non parlano «con voce sola» ma, come storica e teorica del campo psicoanalitico, farò riferimento a Freud, che non credo abbia esaurito il suo compito di fondatore e di maestro. Poiché da oltre un secolo i suoi eredi raccolgono e interpretano, attraverso la pratica dell’ascolto e della cura, i vissuti consapevoli e inconsapevoli della nostra società, mi sembra doveroso interrogare un sapere che si fonda sull’Edipo, così come è stato tramandato dalla tragedia di Sofocle.
L’Edipo, che Freud definisce «architrave dell’inconscio», è il triangolo che connette padre, madre e figlio. Entro le sue coordinate si svolgono i rapporti inconsci erotici e aggressivi, animati dall’onnipotenza Principio di piacere, «voglio tutto subito», che coinvolgono i suoi vertici. Per ogni nuovo nato il primo oggetto d’amore è la madre ma si tratta di un possesso sbarrato dal divieto dell’incesto, la Legge non scritta di ogni società.

Questa impossibilità è strutturante in quanto mette ognuno di fronte alla sua insufficienza (si desidera solo ciò che non si ha) e alla correlata impossibilità di colmare la mancanza originaria. Il figlio che vuole la madre tutta per sé innesca automaticamente una rivalità nei confronti del padre, che pure ama e dal quale desidera essere amato.
La contesa, che si svolge nell’immaginario, termina per due motivi: per il timore della castrazione, la minaccia di perdere il simbolo dell’Io, e per l’obiettivo riconoscimento della insuperabile superiorità paterna. Non potendo competere col padre, il bambino s’identifica con lui e sceglie come oggetto d’amore, non già la madre, ma la donna che le succederà.
Attraverso questo gioco delle parti, il figlio rinuncia all’onnipotenza infantile, prende il posto che gli compete nella geometria della famiglia, assume una identità maschile e si orienta ad amare, a suo tempo, una partner femminile. Tralascio qui il percorso delle bambine, troppo complesso per ridurlo a mera specularità. Ma già quello maschile è sufficiente a mostrare come l’identità sessuale si affermi, non in astratto, ma attraverso una «messa in situazione» dei ruoli e delle funzioni che impegna tanto la psiche quanto il corpo dei suoi attori.
Se, come sostiene Merleau Ponty, «noi non abbiamo un corpo ma siamo il nostro corpo», non è irrilevante che esso sia maschile o femminile e che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi, nella definizione di sé, con il problema della differenza sessuale. La psicoanalisi non è una morale e non formula né comandamenti né anatemi ma, in quanto assume una logica non individuale ma relazionale, mi sembra particolarmente idonea a dar voce a chi, non essendo ancora nato, potrà fruire soltanto dei diritti che noi vorremo concedergli.
Tra questi, credo, quello di crescere per quanto le circostanze della vita lo consentiranno, con una mamma e un papà.
