
Conclusa la cinquantaquattresima assemblea generale
Uscire per entrare in contatto con la realtà, ascoltare, accompagnare, essere segni visibili del Vangelo: parole, espressioni ripetute spesso durante la cinquantaquattresima assemblea generale della Conferenza italiana superiori maggiori, conclusasi questa mattina a Tivoli (Roma) e dedicata al tema «Missione della Chiesa e vita consacrata. Una lettura dell’Evangelii gaudium».
Quella proposta da Papa Francesco — ha detto il presidente della Cism, padre Luigi Gaetani — è «una missione che esige un continuo rinnovamento e richiede un amore non rassegnato per cercare l’uomo lungo le periferie umane e geografiche. Dove manca questa dimensione l’annuncio cristiano si sclerotizza e diviene incomprensibile». Per questo «è fondamentale andare verso l’uomo ferito, ascoltarlo, comprendere la prostrazione esistenziale nella quale si trova, perché in lui c’è il desiderio di essere curato, amato, liberato». E nel suo saluto al Papa, all’udienza di venerdì mattina, padre Gaetani ha ribadito proprio che i religiosi oggi non vogliono «combattere battaglie di retroguardia, di difesa», ma spendersi «tra la gente». E ha ricordato l’impegno degli oltre duemilacinquecento missionari italiani. Senza nascondere preoccupazioni e limiti delle comunità religiose in Italia, ma assicurando l’impegno a rispondere alle attese degli uomini di oggi e «sapendo osare l’oltre».
Durante i lavori a Tivoli, l’arcivescovo segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, José Rodríguez Carballo, ha indicato, inoltre, altre tre azioni: andare, abitare, attraversare le frontiere. Andare coltivando l’intimità itinerante e la comunione missionaria, sul modello dei discepoli di Emmaus; abitare con una testimonianza coerente, trasparente, che faccia vedere l’amore senza limiti, «vigili, lucidi, aperti al dialogo, forti nel discernimento e immersi nel reale»; attraversare le frontiere infine, con un esercizio di identificazione e solidarietà. «L’identità personale e comunitaria cresce nella misura in cui la si dà come regalo. La nostra identità è sempre pacificatrice e riconciliatrice. La solidarietà è la determinazione di impegnarsi per il bene comune, di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo responsabili di tutti». Monsignor Rodríguez Carballo ha sottolineato che «i religiosi sono intraprendenti, originali, generosi. Li si trova spesso agli avamposti delle missioni, in frontiera, e assumono i più grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa vita».
Anche il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, nel suo intervento ha invitato i religiosi a «essere profondamente immersi nella realtà, facendone esperienza: non per nulla il Papa a più riprese ci fa capire quanto sia importante il contatto reale con i poveri, conoscerne il vissuto e farne proprio lo sguardo sulle cose, fino ad accettare anche di imparare da loro. Quanto bisogno c’è — ha osservato monsignor Galantino — di proporre una santità che non sia relegata tra gli incensi del tempio e che non sia spogliata della sua carica originaria, ma fatta di trascendenza e di esistenza quotidiana, indissolubilmente intrecciate tra loro: allora, è laboratorio di nuova umanità, capace di dar vita a strutture mentali, spirituali, affettive, e pure organizzative, semplici e accoglienti, poco pesanti e aperte, in cui non sia assente la gioia della comunione, perché una fraternità senza gioia è una fraternità che si spegne». L’alternativa è «la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca su un modello di società che non c’è più e su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale». Il segretario generale della Cei ha indicato poi le “condizioni” per passare dalle parole ai fatti: vita comunitaria, fatta di relazioni fraterne; essere autenticamente radicati in un determinato carisma; creare forme nuove, «capaci di inventare il futuro della Chiesa in un contesto marcato dall’indifferenza e dalla secolarizzazione».
L’esortazione apostolica Evangelii gaudium — ha spiegato il gesuita GianPaolo Salvini — è un documento rivolto a tutti i cattolici affinché imparino l’arte dell’accompagnamento, a «togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro», a trovare un nuovo stile di essere Chiesa ed evangelizzare. In particolare, non può non interrogare i religiosi, chiamati a rispondere universalmente alle principali urgenze in atto. «La nostra missione ha quel dinamismo, che spesso sembra perduto o indebolito, per essere Chiesa in uscita, nella continua tensione tra carisma e istituzione?», si è chiesto Salvini, per il quale «i diversi carismi sono in grado di rigenerarsi in un contesto mutato, un mondo secolarizzato e appiattito sull’oggi e le sue sfide».
Luciano Manicardi, vice priore della Comunità di Bose, ha invece esortato ad «avere coraggio, ciascuno a partire dal proprio carisma, per indicare il cammino verso il futuro», a tornare a prendere l’iniziativa perché «chi ha coraggio osa, inventa, rischia, non si lascia paralizzare dalla paura, avvia processi». E da qui farsi prossimi alle povertà, «perché i poveri sono la carne di Cristo e incontrarli permette a noi di aprire i nostri occhi», dare misericordia e sperimentarla.
L'Osservatore Romano