lunedì 3 novembre 2014

Quattro stelle polari



Un inedito di Giorgio La Pira a trentasette anni dalla morte.

(Silvia Guidi) Firenze ricorda il suo “sindaco dai calzini bianchi” — segno di appartenenza al Terz’Ordine domenicano — a trentasette anni dalla morte con un convegno a cui parteciperanno, tra gli altri, l’ex presidente del Consiglio italiano Romano Prodi e il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Il 5 novembre, giorno dell’anniversario, nel Salone dei Cinquecento, si terrà la giornata «La questione lapiriana: la povertà oggi. Dalla povertà allo sviluppo e all’eguaglianza» organizzata in collaborazione con la Società italiana economisti dello sviluppo, la Comunità di Sant’Egidio e le Caritas della Toscana. 
Lo stesso giorno la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze inaugurerà la mostra intitolata «La Pira, l’Europa dei popoli e il mondo: le pietre del dialogo»; la giornata si concluderà con la celebrazione della Messa presieduta da monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, nella basilica di San Marco.
Per l’occasione il settimanale «Toscana Oggi» ha pubblicato brani tratti da un testo inedito, la trascrizione della conversazione che Giorgio La Pira tenne al villaggio «Il Cimone» di Pian degli Ontani il 3 gennaio 1975 davanti a un gruppo di universitari dell’Opera per la Gioventù. Quasi un’ora e mezzo di dialogo sul tema dell’Anno Santo del rinnovamento e della riconciliazione che Paolo VI aveva indetto per il 1975. In quell’occasione La Pira parlò a lungo del significato dell’età di Augusto, della contestazione giovanile e delle quattro stelle polari — Cristo, la Grazia, la Chiesa e la pace — che devono guidare il cristiano.
Insieme al “grande soffio” della preghiera. «Una componente della storia, della storia politica, oltre che culturale e religiosa» la definisce La Pira parlando con gli studenti.
«Se la preghiera è quello che è, una forza destinata a muovere gli avvenimenti umani, a far cadere le mura di Gerico, a muovere Israele quando è nella secca. Perché? Che cos’è la preghiera? È un vento, il vento dello Spirito Santo. È un soffio. Come fai a levarlo? Se viene, ti blocca... Ora, quando la Chiesa si muove, in maniera così globale, universale, toccando tutti i popoli della Terra in vista di un obiettivo politico che è la pace, come fa un politico a disinteressarsene? Si introduce qui la cosiddetta storiografia del profondo».
Le componenti della storia, ribadisce La Pira, non sono soltanto l’economia, non è soltanto la politica nel senso tecnico, anche gli altri fattori sociologici, «c’è un altro fattore invisibile ma determinante, che è l’orazione». Ormai non siete più liberi, ripete provocatoriamente ai suoi ragazzi, «siete schiavi dello Spirito Santo, che ormai vi batte otto a zero. Liberi, ma per questa avventura».
L'Osservatore Romano