sabato 8 novembre 2014

Succede oggi. Alla rovescia

succedeoggi
di Sara Nevoso
Succede oggi che stavo andando a prendere il mio piccolo grande numero uno a scuola. Quando sono le 15.40 e mancano solo venti minuti all’uscita della prima C vi garantisco che sono felice, ma felice per davvero. Per non parlare di quando incrocio lo sguardo di TP, prima concentrato a cercarmi in mezzo agli altri genitori, poi rilassato, luminoso e sorridente, non appena si accorge che sono in prima fila. Poco prima di arrivare a scuola, mi sono trovata davanti la pubblicità della foto che ho allegato a questo pezzo.
Ho pensato che il mondo stesse girando al contrario, e che io mi sentivo a testa in giù, ma non avrei  mai voluto cambiare posizione.
I bambini del cartellone, seduti in macchina, hanno i musi arrabbiati, la mamma ha un grande sorriso (perché l’incubo delle vacanze è finito), il papà stenta a riprendersi, ma sta per tirare un sospiro di sollievo. Allora mi chiedo: ma è davvero così terribile avere i propri figli per casa? E’ davvero così difficile divertirsi con loro?
Sì, è difficilissimo.
Perché i pensieri sono troppi, il tempo è pochissimo e gli imprevisti sempre dietro l’angolo. Quando ci si riesce, però, non c’è niente di più bello. Il mondo bimbocentrico è il più facile dei mondi possibili, quello più divertente ed emozionante.
Non vedo l’ora che arrivi giugno!

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I 10 errori più comuni nell'educazione dei figli

Forgiveness in the family_
Vi siete mai chiesti il motivo dell'espressione “educare è un'arte”? L'opera educativa di un genitore è tanto delicata quanto meravigliosa e implica un processo di apprendimento soggetto a errori. Pur volendo il meglio per i figli, non sempre i genitori fanno il loro bene con certi atteggiamenti.

Sappiamo che “nessuno nasce imparato” - almeno finora -, neanche i genitori, e saranno molti i tentativi falliti per fare dei figli delle persone di valore, ma questi errori devono trasformarsi in opportunità per fermare una condotta inappropriata e invertire la rotta.

Non si vogliono muovere critiche a un'opera tanto ammirevole come quella di un genitore, ma aprire spazi di riflessione in cui si valutino azioni che possono essere corrette in tempo. Ecco gli errori più frequenti che i genitori compiono nella formazione dei figli.

1. Uso inadeguato dell'autorità: è quando l'autorità viene concepita solo agli estremi: autoritarismo o permissività, senza via di mezzo. Sono dannosi sia l'uno che l'altra; l'ambiente educativo in entrambi i casi non aiuta assolutamente la formazione della persona, il primo per la posizione rigorosa dei genitori che dà come risposta figli timorosi e falsi, la seconda per eccesso di libertà che produce l'effetto contrario (persone piene di vincoli).

2. Incongruenza tra il dire e il fare: è uno degli errori più commessi dagli educatori senza rendersi conto della sua portata. Si riferisce alle famose minacce che non vengono mai messe in pratica e alle promesse che non vengono mantenute. Per fare un esempio migliore, è quando i genitori applicano norme o sanzioni che alla fine sono i primi a ignorare, non le fanno rispettare o finiscono per cedere. Questo indica che l'autorità è debole e può essere intaccata facilmente.

3. Disparità nell'autorità: si riferisce alla situazione in cui la madre emette un messaggio e il padre un altro, desautorandosi tra loro, il che provoca un labirinto in cui il figlio non sa in quale direzione andare né quale via d'uscita prendere. La mancanza di unione di criteri educativi ostacola la missione dell'istruzione.

4. Concetto erroneo della libertà: è la falsa convinzione che la libertà consista nel permettere ai figli di fare ciò che vogliono, dove vogliono, come vogliono e nel momento in cui vogliono, perché si pensa che stabilendo dei limiti si impedisce il libero sviluppo della personalità. Molto diverso è educare nella libertà: permettere e promuovere nei figli il fatto di prendere decisioni sulla base di varie possibilità, aiutandoli a distinguere ciò che è fonte di beneficio e ciò che non lo è.

5. Iperprotettività: non è altro che impedire l'autonomia dei figli. I genitori realizzano per loro cose che sono del tutto capaci di svolgere da soli. In generale i genitori iperprotettivi cercano di evitare ai propri figli ogni tipo di sofferenza o difficoltà. Il frutto dell'iperprotettività è l'insicurezza che si genera nella persona, così come l'incapacità di far fronte agli inconvenienti. È un amore possessivo, di attaccamento, che ostacola il processo naturale dei figli.

6. Manipolazione affettiva: si verifica quando si mette in mezzo un interesse specifico del genitore per raggiungere un obiettivo con i figli. Può verificarsi a qualsiasi età, anche quando i figli si sono già fatti una famiglia e i genitori ricorrono a varie ragioni (denaro, malattia, compagnia...) per catturare la loro attenzione.

7. Riempire i vuoti con beni materiali: è un fenomeno che si verifica in molte famiglie attuali. La mancanza di tempo per stare con i figli viene compensata con giocattoli, computer, telefoni cellulari..., che hanno l'obiettivo di sostituire l'affetto che i genitori non possono concedere per via delle loro occupazioni lavorative.

8. Non riconoscere i limiti dei figli: rifiutarsi di ammettere le difficoltà che i figli presentano o richiedere loro capacità che non possiedono dà luogo a una serie di contrarietà che pregiudicano entrambe le parti. Molto spesso i genitori cercano di fare dei figli ciò che non sono riusciti a fare di se stessi, di modo che le loro frustrazioni trovino realizzazione nella vita dei figli. Un altro scenario in cui è comune questa situazione è il dinamismo della relazione famiglia-scuola, in cui gli insegnanti retroalimentano i genitori sulla condotta dei figli ed essi si rifiutano di accettare quella realtà.

9. Comunicazione carente: è la paura di trattare con i figli certi temi difficili da affrontare (sessualità, dipendenze, amicizie poco adatte...), che lascia nella piena libertà di trovare le informazioni in fonti che distorcono la realtà e il senso delle cose.

10. Gestione delle nuove tecnologie: si è osservata nelle famiglie una carenza di limiti e norme per l'uso delle tecnologie, il che può aprire le porte a mondi oscuri e pericolosi per esseri umani che sono ancora in formazione, come contatti con persone sconosciute, pornografia, dipendenza dal gioco, isolamento...

Dando uno sguardo a questi errori dei genitori, possiamo concludere che non è difficile cadervi, vista la nostra condizione umana. Ciò che conta è non fermarsi lì, ma cercare il modo di evitare o di affrontare gli errori dando loro una soluzione opportuna.


[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 
sources: LAFAMILIA.INFO
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Nel nome del Padre

Giovanoli
di Daniela Corbellini
Verso la metà di settembre mi vedo recapitare a casa, “con i complimenti dell’autore” il libro “Nel nome del Padre”, diAndrea Torquato Giovanoli. In effetti da qualche parte nella memoria  ricordavo di doverlo recensire per il blog di Costanza. Con la puntualità e prontezza che mi contraddistinguono, eccomi qui a presentarlo a voi (diciamolo, se gli autori del blog volessero velocità e prontezza si sarebbero rivolti a una svizzera, non ad una brasiliana!).
Mi fiondo nella lettura e, con Andrea in sottofondo, continuo nell’attività più impegnativa che ci sia: quella di genitore.
Inizio delle medie, Prima Comunione e Cresima, la visita in casa di mia madre direttamente “do Brasil”, tutto ciò senza lasciare la mia attività di facciata, cioè, il mestiere di architetto. E proprio questo mio mestiere mi ha fatto capire che non esiste miglior modo di apprezzare un insegnamento che quello di confrontarlo con la realtà, di metterlo in pratica.
E quale sarebbe quest’insegnamento? Di sicuro il libro di Andrea non è un “manuale pratico del perfetto genitore”, perché i bambini, si sa, sono diversi gli uni dagli altri, unici e irrepetibili, come d’altronde lo siamo anche noi genitori, che cerchiamo di imparare il mestiere sul campo. E poi, diciamocelo, quanti genitori perfetti e figli perfetti conosciamo?
Andrea ci insegna un metodo, anzi, ci dimostra un metodo, perché il suo libro non è teoria, non ci informa degli studi della psicologia o della pedagogia: il suo libro è vita. Andrea ci comunica con la realtà di una vita cristiana, la Verità, ci prende per mano in un viaggio permeato da mille cose da fare, sgambettamenti, pannolini, mattoncini di Lego e supereroi Marvel e ci insegna ad innalzare lo sguardo a “Colui che è il Solo e Unico Genitore”. Ed in questo mondo, nel quale certe idee arrivano persino a falsificare la realtà, una verità che ci si svela davanti agli occhi è così prorompente che fa cadere ogni falsità. Andrea, con la sua vita, in perfetta sintonia con il primo Papa gesuita, ci insegna ad essere “contemplativi in azione”.1904126_544021655732586_8419273709379783783_n
Dal punto di vista letterario “Nel nome del Padre” è un diario di famiglia commovente, profondo, divertente e vero. Ognuno può riconoscersi nei quadretti di vita quotidiana che l’autore descrive. La grandezza del libro sta nel riuscire ogni volta a trasformare il più banale degli episodi casalinghi in una profonda e toccante riflessione sul Creatore. Come faccia poi una persona a portarci a riflettere sul peccato partendo dal cambio pannolino o a parlare della gestione del creato a partire dalla fornitura del materiale scolastico, questo me lo sto ancora domandando. Probabilmente non lo capirò mai fino in fondo, perché questa chiarezza di obbiettivo nonostante la contingenza non poteva che venire da una penna maschile.
L’autore, nelle sue pagine, ci riporta alla luce il concetto stesso di essere padre, ricordandoci la responsabilità enorme che deriva dal fatto di essere, per i figli, modello di “quella figura divina a cui richiama”. Questa consapevolezza da sola dovrebbe riportare un diverso ordine nelle priorità di ogni uomo. Pensata così, la paternità diventa dovere primario di ogni uomo, priorità assoluta, strada maestra della propria salvezza perché “chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” e “chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me…”, ecco, se ci pensi seriamente c’è da fare molto sul serio.
Il libro di Andrea ci riporta potentemente al Vero, sono i fatti che prendono a pugni la menzogna, come il miglior supereroe dei fumetti.