sabato 5 gennaio 2013

Messaggio di Natale del Patriarca di Mosca



Messaggio di Natale del Patriarca di Mosca e tutte le Russie Kirill 

Messaggio di Natale
di Sua Santità Kirill,
Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’
Ai membri dell’episcopato, del clero, ai monaci e alle monache
e a tutti i fedeli figli e figlie della Chiesa Ortodossa Russa.

Eminenze e Eccellenze Reverendissime, reverendi padri, venerabili monaci e monache, cari fratelli e sorelle,

oggi la Santa Chiesa nella luce e nella gioia rende gloria al mistero della nascita del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo dalla Purissima Vergine Maria.
Per amore delle sue creature, il Creatore si è manifestato nella carne, si è fatto uomo, in tutto simile a noi, escluso il peccato (cf. 1 Tim 3, 16; Ebr 4, 15). Il Bambino è nato nella mangiatoia di Betlemme. Così ha fatto, per salvare il mondo dalla decadenza spirituale e morale, per liberare l’uomo dal terrore della morte. Il Creatore ci propone di accogliere il più grande di tutti i doni: il suo amore divino, la pienezza della vita. In Cristo siamo resi capaci di trovare la speranza che vince la paura, di raggiungere la santità e l’immortalità.
Egli viene nel nostro mondo diviso dal peccato e con la sua nascita, vita, passione, morte in croce e gloriosa resurrezione stabilisce una nuova legge, il comandamento nuovo, comandamento dell’amore. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34); il Signore ha rivolto queste parole ai suoi discepoli e, attraverso di loro, al mondo intero: ai suoi contemporanei di allora, a chi vive oggi, a quanti vivranno dopo di noi, e fino alla fine dei secoli.
Ogni uomo è chiamato a corrispondere a questo comandamento con il proprio agire. Come Cristo ci ha mostrato la vera misericordia, una sconfinata comprensione di tutte le nostre mancanze, così anche noi dobbiamo essere misericordiosi e comprensivi nei confronti di chiunque. Dobbiamo preoccuparci non soltanto dei nostri parenti e cari, benché in primo luogo dobbiamo curarci proprio di loro (cf. 1 Tim 5,8), non soltanto degli amici e fratelli di fede, ma anche di quanti non hanno ancora trovato l’unione con Dio. Siamo infatti chiamati a imitare il Signore nella carità, a pregare per quanti ci perseguitano e offendono (cf. Mt 5, 44), a pensare continuamente al bene di tutto il popolo, della patria e della Chiesa. Ognuno di noi, operando il bene, è in grado di far migliorare, almeno in qualche misura, la realtà che ci circonda. Solo così, insieme, potremo essere più forti. Perché l’amore non può essere vinto dall’iniquità, come la luce della vera vita non può essere inghiottita dalla tenebra (cf. Gv 1, 5).
La storia del nostro Paese conosce molti esempi di come il popolo, avendo riposto la propria fiducia in Dio, sia riuscito a superare difficoltà, a uscire con dignità dalle prove più dure.
Nell’anno appena trascorso abbiamo ricordato diversi di questi avvenimenti della nostra storia. Abbiamo festeggiato il 400-esimo anniversario della fine del Tempo dei torbidi, conclusosi con la cacciata degli invasori e il ristabilimento dell’unità nazionale;  abbiamo celebrato il 200-esimo della grande guerra del 1812, nella quale i nostri avi hanno respinto l’attacco dell’enorme armata che Napoleone aveva raccolto da tutta l’Europa a lui sottomessa.
Il 2013 sarà segnato dai festeggiamenti dei 1025 anni del battesimo della Rus’ da parte del Granprincipe isoapostolo Vladimir. L’adesione alla fede ortodossa segna l’inizio di una nuova era nella vita del nostro popolo. La luce della verità di Cristo che risplendette allora sui colli benedetti di Kiev, ancora oggi illumina i cuori di quanti abitano le terre dell’antica Rus’, indicandoci la via del bene.
Facendo un bilancio dell’anno trascorso, rendiamo grazie a Dio per le sue grandi e abbondanti grazie, e anche per le sofferenze che Egli ha permesso che attraversassimo. In tutta la sua storia, la Chiesa non ha mai conosciuto lunghi tempi di prosperità: a un periodo di pace e serenità ne faceva seguito uno di prove e difficoltà. Ma in tutte le circostanze la Chiesa, con la parola e l’azione, ha testimoniato la verità di Dio, ed ancora oggi la tesimonia, annunciando che una società fondata solo sull’interesse, sulla permissività, su una libertà individuale illimitata, sul disprezzo delle verità eterne, sul rifiuto di ogni autorità, non è moralmente sana ed è in balia di molti pericoli.
Tutti esorto alla pazienza comandataci da Dio e alla preghiera per la Chiesa-Madre, per il popolo di Dio e la terra dei padri. Ricordate sempre le parole dell’apostolo delle genti: “Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità” (1Cor 16, 13-14).
Porgo i miei auguri a tutti voi per questa grande festa e chiedo al Bambino divino per ognuno di noi forze fisiche e spirituali, per poter testimoniare al mondo con la propria vita che il Signore e Dio, che oggi è nato, è amore (cf. 1 Gv 4,8). Amen.

+ Kirill,
Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’

Mosca,
Natale di Cristo 2012/2013

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Riporto da "L'Osservatore Romano" di oggi, 6 gennaio 2013


Dal 1° settembre prossimo l’educazione religiosa sarà obbligatoria in tutte le scuole della Russia. È quanto prevede una legge promulgata dal presidente Vladimir Putin, che prima della fine dell’anno era stata approvata dai due rami del Parlamento, la Duma e il Consiglio della Federazione.
La normativa, in realtà, riguarda una più ampia riorganizzazione dell’insegnamento con riferimenti contrattuali relativi al salario minino degli insegnanti (che sarà direttamente correlato all’economia della regione in cui i docenti si trovano a lavorare) e ai rimborsi per gli spostamenti nelle aree più disagiate. Al suo interno, però — come riferisce «The Moscow Times» — sono contenute anche delle norme che appunto prevedono l’obbligatorietà dell’insegnamento religioso. Si tratta, viene osservato, di un altro segnale delle buone relazioni che le istituzioni statali mantengono in particolare con la Chiesa ortodossa russa.
Quella approvata dal presidente Putin non è comunque altro che l’ampliamento e l’estensione di una precedente normativa. Nel febbraio dello scorso anno, infatti, un decreto legge firmato dallo stesso Putin — allora primo ministro — prevedeva che l’insegnamento della religione, bandito durante l’era sovietica, fosse impartito in tutti gli istituti pubblici di istruzione primaria. Un’innovazione, salutata felicemente dai rappresentanti delle comunità religiose, che era stata preceduta anche da un periodo di sperimentazione cominciato nel 2009, che ha interessato le scuole medie di alcune regioni del Paese, coinvolgendo circa mezzo milione di bambini e studenti, 20.000 insegnanti e circa 30.000 istituti scolastici. Contestualmente il ministero dell’Istruzione dava il via ai corsi di formazione per gli insegnanti di religione. 
Secondo quanto previsto già dalla normativa dello scorso anno, gli alunni delle scuole elementari e medie devono iscriversi obbligatoriamente a corsi generici sui «fondamenti di cultura religiosa» o sui «fondamenti di etica pubblica». In alternativa, vi è la possibilità di frequentare lezioni su una delle quattro religioni ritenute «tradizionali», cioè il cristianesimo ortodosso, l’islam, l’ebraismo e il buddismo. 
Da parte sua il Governo russo, anche in incontri ufficiali con i responsabili delle comunità religiose, ha sempre ribadito che l’insegnamento religioso nelle scuole non rinnega di certo il principio di laicità sancito dalla Costituzione. E, per quanto riguarda i rapporti con le varie confessioni, soprattutto per quanto concerne la formazione degli insegnanti, ha assicurato che non c’è alcuna intenzione di interferire nelle attività delle organizzazioni religiose. «Lo Stato non lo farà in nessun caso», ha assicurato Putin, e «questo vale anche per l’auto-organizzazione all’interno delle diverse comunità». 
Fortemente caldeggiata dal Patriarca ortodosso di Mosca, Cirillo, la reintroduzione dell’insegnamento religioso ha pure incontrato però critiche e resistenze da parte di chi ha fatto notare la mancanza di insegnanti qualificati e di libri di testo adatti — cosa peraltro ammessa a suo tempo anche dalla responsabile del ministero dell’Istruzione per l’insegnamento della religione, Elena Romanova. Come pure, tra gli esperti educativi, non è mancato chi abbia messo in guardia dai possibili pericoli derivanti dal «dividere i bambini in gruppi secondo la fede religiosa». Tuttavia, un certo scetticismo regnante nel mondo laico, non è certamente condiviso in quello religioso. Non soltanto, dunque, il Patriarcato ortodosso, ma anche la comunità musulmana ha dimostrato di voler sostenere in pieno il progetto. Il mufti Albir Krganov, presidente del Comitato spirituale dei musulmani della Repubblica della Ciuvascia, con riferimento al progetto pilota che si è sviluppato fin dal 2009, ha affermato che «la nuova materia nelle scuole in Ciuvascia è diventata molto popolare sia tra gli alunni che tra i genitori. Gli stessi genitori dicono di avere imparato molto sulla religione da quando i loro bambini frequentano questi corsi». Soddisfazione, soprattutto, è stata espressa però dalla Chiesa ortodossa che a più riprese ha ribadito come l’insegnamento della religione nelle scuole non contraddica la laicità dell’istruzione, ma sia anzi un elemento fondamentale per la formazione della personalità dell’individuo e un contributo essenziale per consolidare la pace tra le religioni e la società. Proprio su questo tema, nel febbraio dello scorso anno si era svolto nella sede del Patriarcato un incontro con i rappresentanti della Chiesa cattolica lituana. Tra qualche anno — ebbe in sostanza a rilevare il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne — si vedranno i frutti di questa scelta che contribuirà a migliorare il clima morale della società russa.
L'Osservatore Romano, 6 gennaio 2013.