domenica 22 settembre 2013

Incontro di Papa Francesco con il mondo del lavoro in Largo Carlo Felice di Cagliari.

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Incontro di Papa Francesco con il mondo del lavoro in Largo Carlo Felice di Cagliari."Guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Non confonderla con l’ ottimismo - che dice semplicemente un atteggiamento psicologico - o con altre cose. La speranza è creativa, è capace di creare futuro"
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 Alcune delle riflessioni improvvisate dal Santo Padre sono state molto ampie e incentrate sull'idolatria del denaro, sulla cultura dello scarto, dell'emarginazione degli anziani e dei giovani e su un sistema economico che non include e non mette al centro l'uomo e la donna. 
Il Santo Padre poi ha allargato le sue riflessioni parlando sulla speranza e sulla centralità della dignità umana, dell'uomo e della donna.
Papa Francesco ha concluso pregando con tutti. 
"Signore Dio, guardaci, guarda questa città, questa'isola, le nostre famiglie. Signore a Te non è mancato il lavoro. Hai fatto il falegname. Eri felice, Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci tra noi. Aiutaci a dimenticare l'egoismo per sentire nel cuore il noi, il noi popoli, per andare avanti. Signore dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro. E Benedici tutti noi. Grazie tante e pregate per me".
Il Papa dopo la lettura di una prima parte del suo discorso annuncia che consegnerà al vescovo il testo del discorso come se lo avessi letto e quindi non ha continuato, chiudendo con una Preghiera.
Il primo: rimettere al centro la persona e il lavoro 
Secondo elemento: il Vangelo della speranza
Terzo: un lavoro dignitoso per tutti.
Cari fratelli e sorelle, buon giorno!
vi saluto tutti cordialmente: lavoratori, imprenditori, autorità, famiglie presenti, in particolare l’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Arrigo Miglio, e i tre di voi che hanno manifestato i vostri problemi, le vostre attese, anche le vostre speranze. Questa mia Visita – come dicevate - inizia proprio con voi, che formate il mondo del lavoro. Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti.
E’ una realtà che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina. (...) Per questo vi dico: ¡coraggio! (...) Dobbiamo affrontare con solidarietà e intelligenza (...) questa sfida storica.  
Da qui in poi il Santo Padre non ha letto, ma il testo resta ufficiale.
(...) Vorrei condividere con voi tre punti semplici ma decisivi.
Il primo: rimettere al centro la persona e il lavoro. La crisi economica ha una dimensione europea e globale; ma la crisi non è solo economica, è anche etica, spirituale e umana. Alla radice c’è un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un’autentica promozione della persona va garantito il lavoro. Questo è un compito che appartiene alla società intera, per questo va riconosciuto un grande merito a quegli imprenditori che, nonostante tutto, non hanno smesso di impegnarsi, di investire e di rischiare per garantire occupazione. La cultura del lavoro, in confronto a quella dell’assistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignità per ogni attività lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro nero. In questa fase, tutta la società, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale! La vostra condizione insulare poi rende ancora più urgente questo impegno da parte di tutti, soprattutto delle istanze politiche ed economiche. Secondo elemento: il Vangelo della speranza. La Sardegna è una terra benedetta da Dio con tante risorse umane e ambientali, ma come nel resto dell’Italia serve nuovo slancio per ripartire. E i cristiani possono e debbono fare la loro parte, portando il loro contributo specifico: la visione evangelica della vita. Ricordo le parole del Papa Benedetto XVI nella sua visita a Cagliari del 2008: occorre «evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile» (Omelia, 7 settembre 2008). I Vescovi della Sardegna sono particolarmente sensibili a queste realtà, specialmente a quella del lavoro. Voi, cari Vescovi, indicate la necessità di un discernimento serio, realistico, ma orientate anche verso un cammino di speranza, come avete scritto nel Messaggio in preparazione a questa Visita. Questo è importante, questa è la risposta giusta! Guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Non confonderla con l’ ottimismo - che dice semplicemente un atteggiamento psicologico - o con altre cose. La speranza è creativa, è capace di creare futuro.
Terzo: un lavoro dignitoso per tutti. Una società aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ciò richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità. Non c’è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti. Per questo occorre «perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento per tutti» (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 32).
Ho detto lavoro “dignitoso”, e lo sottolineo, perché purtroppo, specialmente quando c’è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia, il lavorare di domenica quando non è necessario. Il lavoro dev’essere coniugato con la custodia del creato, perché questo venga preservato con responsabilità per le generazioni future. Il creato non è merce da sfruttare, ma dono da custodire. L’impegno ecologico stesso è occasione di nuova occupazione nei settori ad esso collegati, come l’energia, la prevenzione e l’abbattimento delle diverse forme di inquinamento, la vigilanza sugli incendi del patrimonio boschivo, e così via. Custodire il creato, custodire l’uomo con un lavoro dignitoso sia impegno di tutti! Ecologia… e anche “ecologia umana”!
Cari amici, vi sono particolarmente vicino, mettendo nelle mani del Signore e di Nostra Signora di Bonaria tutte le vostre ansie e preoccupazioni. Il Beato Giovanni Paolo II sottolineava che Gesù «ha lavorato con le proprie mani. Anzi, il suo lavoro, che è stato un vero lavoro fisico, ha occupato la maggior parte della sua vita su questa terra, ed è così entrato nell’opera della redenzione dell’uomo e del mondo» (Discorso ai lavoratori, Terni, 19 marzo 1981). E’ importante dedicarsi al proprio lavoro con assiduità, dedizione e competenza, è importante avere l’abitudine al lavoro.
Auspico che, nella logica della gratuità e della solidarietà, si possa uscire insieme da questa fase negativa, affinché sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile.
Portate il mio saluto alle vostre famiglie, ai bambini, ai giovani, agli anziani. Anch’io vi porto con me, specialmente nella mia preghiera. E imparto di cuore la Benedizione su di voi, sul vostro lavoro e sul vostro impegno sociale.

Testo della Preghiera per il lavoro che Papa Francesco ha improvvisato parlando al mondo del lavoro


"Signore Dio, guardaci, guarda questa città, questa'isola, le nostre famiglie. Signore a Te non è mancato il lavoro. Hai fatto il falegname. Eri felice, Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci tra noi. Aiutaci a dimenticare l'egoismo per sentire nel cuore il noi, il noi popoli, per andare avanti. Signore dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro. E Benedici tutti noi. Grazie tante e pregate per me".

Al termine del discorso, il Papa saluta alcuni rappresentanti delle categorie di lavoratori presenti all’incontro. Quindi si trasferisce in auto al Santuario di Nostra Signora di Bonaria per la Santa Messa.

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Papa Francesco: "Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare!"

(Trascrizione delle parole che Papa Francesco ha improvvisato oggi nell'incontro con il mondo del lavoro - Testo della Radio Vaticana)
"Con questo incontro ha esordito il Papa - desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti". "E’ una realtà che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina" ha detto facendo riferimento alla sua esperienza familiare. "Io non l'ho conosciuta, ma la mia famiglia si: mio papà, giovane, è andato in Argentina pieno di illusioni per realizzarsi in America. E ha sofferto la terribile crisi del anni '30. Hanno perso tutto! Non c’era lavoro! E io ho sentito, nella mia infanzia, parlare di questo tempo a casa… Io non l'ho visto, non ero nato ancora, ma ho sentito in casa parlare di questa sofferenza.
Conosco bene questo! Ma devo dirvi: “Coraggio!”. Ma anche sono cosciente che devo fare di tutto, perché questa parola “coraggio” non sia una bella parola di passaggio! Non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: “Coraggio!”. No! Questo non lo voglio! Io vorrei che questo coraggio - ha affermato il Papa - venga da dentro e mi spinga a fare di tutto come pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà fra voi - anche fra noi - tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica Per questo vi dico: coraggio! Dobbiamo affrontare con solidarietà e intelligenza questa sfida storica. Il Papa ha poi ricordato che "questa è la seconda città che visito in Italia. E’ curioso: tutte e due - la prima e questa - sono isole… Nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignità, pane, salute: il mondo dei rifugiati. E ho visto la risposta di quella città, che - essendo isola - non ha voluto 'isolarsi' e riceve quello, lo fa suo… Ci dà un esempio di accoglienza: sofferenza e risposta positiva". "Qui, in questa seconda città, in questa seconda isola che visito, - ha proseguito il Papa - anche qui trovo sofferenza. Una sofferenza che come uno di voi ha detto: 'ti indebolisce e finisce per rubarti la speranza”. Una sofferenza - la mancanza di lavoro - che ti porta - scusate se sono un po’ forte - ha affermato il Papa - ma dico la verità - a sentirti senza dignità!" Un affermazione che è stata sottolineata da un lungo applauso dalle migliaia di persone presenti, che lo hanno ascoltato visibilmente commosse. "Dove non c’è lavoro, manca la dignità! - ha proseguito Papa Francesco. E questo non è un problema della Sardegna soltanto - ma è forte qui! - non è un problema soltanto dell’Italia o di alcuni Paesi di Europa, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto - ha osservato il Pontefice - che al centro del mondo, non ci sia un idolo, ma ci sia l’uomo, l’uomo e la donna, che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo. Ma adesso in questo sistema, senza etica, al centro c’è un idolo e il mondo è diventato idolatro di questo deo-denaro. Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo" - ha affermato. "E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli ultimi, cadono gli anziani, perché in questo mondo non c’è posto per loro! Anche alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta - ha proseguito - di non curarli, di non averli in conto… “Sì, lasciamo perderli…”. E cadono i giovani che non trovano il lavoro, la dignità. Ma pensa, in un mondo dove i giovani - due generazioni di giovani - non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perché? - si è chiesto il Papa - Perché loro non hanno dignità! E’ difficile avere dignità senza lavorare. Questa è la vostra sofferenza qui". Un'ovazione ha sottolineato questo passo del discorso a braccio del Papa. "Questa è la preghiera che voi stavate gridando: “Lavoro”, “Lavoro”, “Lavoro”. E’ una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare!". Per difendere questo sistema economico idolatrico si istaura la “cultura dello scarto”: si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire “no” a questa “cultura dello scarto”. Noi dobbiamo dire: “Vogliamo un sistema giusto! un sistema che ci faccia andare avanti tutti”. Dobbiamo dire: “Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!”. Al centro deve essere l’uomo e la donna come Dio vuole, e non il denaro!" - ha detto con forza Papa Francesco. "Io avevo scritto alcune cose per voi, ma guardandovi mi sono venute queste parole. Io consegnerò al vescovo queste parole scritte come se fossero state dette. Ma ho preferito dirvi quello che mi viene dal cuore, guardandovi in questo momento!" ha sottolineato il Papa. "Guardate: è facile dire non perdere la speranza… Ma a tutti, a tutti voi, quelli che avete lavoro e quelli che non avete lavoro, vi dico: “Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza!” ha esortato Papa Francesco. "Forse la speranza è come la brace sotto le ceneri: aiutiamoci con la solidarietà, soffiando sulle ceneri, perché il fuoco venga un’altra volta. Ma la speranza ci porta avanti… Quello non è ottimismo, è un’altra cosa. Ma la speranza - ha detto - non è di uno: la speranza la facciamo tutti! La speranza dobbiamo sostenerla tutti, tutti voi e tutti noi che siamo lontani. La speranza è una cosa vostra e nostra. E’ cosa di tutti! Per questo vi dico: “Non lasciatevi rubare la speranza!”. Ma siamo furbi - ha osservato - perché il Signore ci dice che gli idoli sono più furbi do noi. Il Signore ci invita ad avere la furbizia del serpente, anche con la bontà della colomba. Abbiamo questa furbizia e chiamiamo le cose col proprio nome. In questo momento, nel nostro sistema economico, nel nostro sistema proposto globalizzato di vita, al centro c’è un idolo e questo non si può fare! Lottiamo tutti insieme perché al centro, almeno della nostra vita, sia l’uomo e la donna, la famiglia, tutti noi, perché la speranza possa andare avanti… “Non lasciatevi rubare la speranza!” ha concluso Papa Francesco il quale ha voluto congedarsi con i presenti con una preghiera. "Io dirò quello che mi viene dal cuore e voi - ha detto - in silenzio, pregate con me. Signore Dio guardaci! Guarda questa città, questa isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a Te, non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname… Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi, facendoci dimenticare un po’ l’egoismo per sentire nel cuore il “noi”, noi, popolo, che vuole andare avanti. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Grazie tante e pregate per me! ha concluso.

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L'operario, l'imprenditrice e il pastore: Francesco, accogli il nostro grido di dolore per il lavoro che non c'è


Il primo lavoratore a salire sul palco per rivolgere un saluto a Papa Francesco è stato poco dopo le 9 Francesco Mattana, operaio della Sardinia Green Island, in cassa integrazione. L'operaio di una delle tante aziende in crisi della Sardegna, ha spiegato al Pontefice i problemi che il mondo del lavoro attraversa nell'isola da sud a nord. "Dal febbraio 2009 sono senza lavoro - ha detto il cassintegrato sardo al Papa - migliaia di cassintegrati, disoccupati e precari appartenenti ad ogni settore lavorativo sono qui presenti a renderle omaggio e a ringraziarla per la sua presenza che è di grande incoraggiamento per noi e per le nostre famiglie. La mancanza di lavoro rende lo spirito debole, una debolezza che genera paura e le conseguenze più dure della carenza di lavoro sono a carico delle famiglie". Mattana ha quindi concluso il suo intervento, prima di essere abbracciato affettuosamente dal Papa, con un appello al Pontefice: "Io, a nome di ogni lavoratore, le chiedo di farsi portavoce del nostro grido di dolore presso chi rappresenta le istituzioni, come Mosè portò dinanzi a Dio le sofferenze del popolo di Israele".
L’imprenditrice: grazie per darci coraggio - A rappresentare il mondo del lavoro sardo davanti al Papa non solo i tanti dipendenti delle aziende in crisi e i disoccupati, ma anche un esempio di successo. Maria Grazia Patrizi, presidente della cooperativa Primavera 83 ha raccontato al Pontefice l'esperienza di una impresa nata trent'anni fa per iniziativa dell'assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Cagliari. "Siamo nati per la caparbia volontà di un gruppo di giovani - ha detto l'imprenditrice sul palco di via Roma - che hanno creduto alla cooperazione per creare il loro posto di lavoro. Attualmente la nostra cooperativa dà occupazione a 110 persone: gli accordi di collaborazione con i servizi sociali territoriali ci permettono di includere oltre un terzo di lavoratori 'vulnerabili' tra cui invalidi, sofferenti mentali, carcerati e tossicodipendenti. Per noi la cooperativa sociale - ha aggiunto Patrizi - è un'impresa che, attraverso la solidarietà, risponde ai criteri del mercato. Santo Padre le chiediamo di benedire tutte le realtà imprenditoriali della nostra isola, dalle grandi industrie alle più piccole società. La sua presenza e soprattutto la sua preghiera - ha concluso l'imprenditrice - ci sono di grande incoraggiamento per continuare con fiducia e determinazione il nostro lavoro imprenditoriale. Grazie Santità".

L’appello di un pastore - 'Papa Francesco grazie soprattutto per aver scelto di cominciare questa giornata proprio incontrando gli uomini e le donne del mondo del lavoro, che vivono una stagione di gravissima crisi, ma che coltivano la speranza di superare le difficoltà". Con queste parole un pastore di Dorgali (Nuoro), Luciano Utzeri Bacchitta, ha salutato papa Francesco sul palco allestito in via Roma per il primo incontro della intensa visita pastorale oggi a Cagliari, che si è concluso poco fa davanti a decine di migliaia di persone. "Il lavoro delle campagne - ha detto il pastore - un tempo era l'attività principale dei nostri territori al punto che tutti gli abitanti sperimentano un naturale senso di appartenenza a questa categoria. Eravamo un popolo di pastori e agricoltori, ma da diversi anni questo lavoro è anche accompagnato dalla precarietà, dall'incertezza del futuro e da una condizione di evidente ingiustizia. Ci sono tanti problemi, le malattie distruggono le nostre greggi, gli incendi bruciano i nostri raccolti - ha proseguito l'allevatore di Dorgali -. Santità, noi la riconosciamo come nostro buon pastore e le chiediamo di benedire il nostro lavoro, la nostra terra, le nostre speranze". Al termine l'allevatore sardo ha consegnato al Pontefice una bisaccia (sa bertula, in sardo) utilizzata dai pastori e dai contadini e simbolo della lotta alle povertà.
Tiscali