sabato 3 maggio 2014

Le religioni nel mondo globale



Il  tweet di Papa Francesco: "Non avere paura, spalanca le porte a Cristo!" (3 maggio 2014)

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Intervento del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella tavola rotonda “Le religioni nel mondo globale” - Festival delle Religioni, Firenze, sabato 3 maggio 2014

(Card. Leonardo Sandri)Perciò chi volesse interrogare Dio, o volesse qualche visione o rivelazione, non solo commetterebbe una sciocchezza, ma recherebbe offesa a Dio, non ponendo i propri occhi totalmente in Cristo, senza desiderare un’altra cosa o novità…” (Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, II, 22 §5). Così recita un passaggio della “Salita al Monte Carmelo” del santo e mistico spagnolo Giovanni della Croce. E poco sotto, mettendole sulle labbra del Padre, scrive queste parole: “Se già ti ho detto tutto  nella mia Parola, cioè mio Figlio, e non ne ho un’altra, come posso ora risponderti o rivelarti qualcosa di più grande?” (ibidem).
Ho voluto prendere sul serio la provocazione del titolo di questo Festival delle Religioni “Incontrandoci su ciò che ci divide”: mi sembra del resto corretto e rispettoso dell’uditorio, che non penso sia qui per sentirsi dire da tre voci diverse che “in fondo è tutto uguale”, e che le differenze sono frutto soltanto di diverse evoluzioni storiche o al più problemi di linguaggio ed espressioni umane. Come cristiano, so bene che la mia affermazione battesimale “Credo che Dio è Uno e Trino, e che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, Crocifisso, Morto e Risorto” ha qualcosa di inconciliabile con le affermazione del Corano che negano la divinità di Gesù o affermano che Egli non sia veramente morto sulla croce [1]. E so pure che l’Incarnazione e la Passione di Gesù, anche oggi come ai tempi di Paolo a Corinto, rimangono una “stoltezza”: noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (1 Cor 1, 23).
1. Assisteremo dunque a uno scontro? A una nuova Crociata o Inquisizione? No. Proprio a partire dalle nostre differenze, anche profonde, noi siamo qui ad incontrarci e a dialogare. Significative sono le parole di Papa Benedetto XVI, ricevendo in Udienza i Partecipanti del Forum Cattolico – Musulmano nel 2008, a Roma: “Insieme dobbiamo mostrare, con il rispetto reciproco e la solidarietà, che ci consideriamo membri di un'unica famiglia:  la famiglia che Dio ha amato e riunito dalla creazione del mondo fino alla fine della storia umana (6 novembre 2008). Insieme.. famiglia umana amata da Dio: a partire dall’amore di Dio l’altro non mi può mai restare indifferente, mai deve essere considerato ostacolo sul mio cammino.
Il Festival che Firenze sta vivendo in queste giornate è una prima risposta al nostro Panel “Le religioni nel mondo globale”: una presenza nel tessuto della società, che sa essere lievito e fermento: è questo il desiderio dei cristiani in Oriente come in Occidente. A questo riguardo cito le parole di Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, che penso interpretino anche il pensiero dei credenti di altre fedi: “Un sano pluralismo, che davvero rispetti gli altri ed i valori come tali, non implica una privatizzazione delle religioni, con la pretesa di ridurle al silenzio e all’oscurità della coscienza di ciascuno, o alla marginalità del recinto chiuso delle chiese, delle sinagoghe o delle moschee. Si tratterebbe, in definitiva, di una nuova forma di discriminazione e di autoritarismo” (EG 255). Vivere un “festival delle religioni” significa ammettere il ruolo pubblico delle religioni, ed insieme interrogarsi  sul contributo specifico di esse alla costruzione del bene comune. In questa direzione, il fatto di trovarci in questa città ci da degli strumenti ulteriori: provate a pensare se dovessimo cancellare ogni riferimento storico, culturale e artistico che ha la sua origine e destinazione nella celebrazione della fede cristiana dalla storia di Firenze. Iniziamo dalle stanze del Beato Angelico a San Marco.. o preferiamo dirigerci verso la Trinità del Masaccio in Santa Maria Novella? Eliminiamo il Battistero, o la cupola del Brunelleschi in Santa Maria del Fiore? Oppure cancelliamo i tre Profeti di Donatello che sono tra l’altro esposti in mostra nell’ambito di questa manifestazione? Mons. Timothy Verdon, che ha consacrato qui la sua vita ed il suo ministero sacerdotale ad illuminare il rapporto tra arte e fede, andrebbe in crisi di identità! Facendo un breve volo verso la produzione del Sommo Poeta, Dante Alighieri: quale alta ispirazione credente ci ha donato, fra gli altri, i bellissimi versi del Canto XXXIII del Paradiso:
“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura” (vv. 1-6)
e al termine:
“ma già volgeva il mio disìo e il velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
l’Amor che move il sole e l’altre stelle” (vv. 143-145).
Le opere citate sono poco politically correct, perché intrise difede e teologia cristiana?Ma queste non hanno spento la capacità creativa dell’uomo, anzi ne hanno dilatato gli spazi e i confini, perché l’uomo è fatto per l’infinito, come dice il grande Sant’Agostino: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in te” (Conf. I,1,1).
2. Se mi è concesso, vorrei esprimere così il contributo delle religioni nel mondo globale: mantenere aperto lo spazio del desiderio. E’ un dato di fatto che la globalizzazione oggi abbia aiutato a ridimensionare, se non annullare, gli spazi e le distanze, e a ridurre al minimo i tempi. Voglio comunicare con un mio amico nell’altro emisfero? Accendo skype e parlo con lui, ormai a tariffe molto convenienti. Voglio abbattere i costi di produzione del mio manufatto? Trasferisco la mia fabbrica in un paese dell’Est ove il costo del lavoro e la manodopera sono molto ridotti. Voglio recarmi in visita in Malesia? Salgari ha scritto Sandokan stando chiuso in una stanza, ora io con una serie di collegamenti, meglio se low coast, ci arrivo in poche ore! Esempi forse banali, con una certa dose di ironia,  ma che certamente tratteggiano il contesto in cui ci troviamo. Con poco sforzo, il mio desiderio è colmato.Siamo dunque più felici, perché abbiamo tutto e in meno tempo? Forse solo per qualche istante. Di fronte al dolore innocente, di fronte alla violenza omicida che si scatena in alcuni nostri simili, di fronte alla malattia e al morire, le domande del cuore riemergono, e non sono placate in poco tempo e in poco spazio, a volte accompagnano un’intera esistenza. E siamo inquieti. Il 28 agosto scorso, nell’omelia della festa di Sant’Agostino, Papa Francesco ha parlato di tre inquietudini: quella della ricerca spirituale, dell’incontro con Dio, e dell’amore. E rispetto ad esse pone delle domande molto dirette, che scuotono la coscienza: “hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose? Il tuo cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca o l’hai lasciato soffocare dalle cose, che finiscono per atrofizzarlo?... Mi sono per così dire “accomodato” nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunità, o conservo la forza dell’inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad “andare fuori”, verso gli altri?... Crediamo nell’amore a Dio e agli altri? O siamo nominalisti su questo? Non in modo astratto, non solo le parole, ma il fratello concreto che incontriamo, il fratello che ci sta accanto! Ci lasciamo inquietare dalle loro necessità o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunità, che molte volte è per noi “comunità-comodità”? A volte si può vivere in un condominio senza conoscere chi ci vive accanto; oppure si può essere in comunità, senza conoscere veramente il proprio confratello” (Omelia, 28 agosto 2013).
L’affermazione iniziale di San Giovanni della Croce, che agli occhi di alcuni poteva sembrare la descrizione di un’esperienza spirituale chiusa, perché Cristo è la Parola definitiva del Padre, e non dobbiamo desiderarne un’altra, viene invece riaperta dalle parole di Agostino, o da quelle di Sant’Anselmo d’Aosta: “Io non tento, o Signore, di sprofondarmi nei tuoi misteri, perché la mia intelligenza non è adeguata, ma desidero capire un poco della tua verità, che il mio cuore già crede ed ama. Io non cerco di comprenderti per credere, ma credo per poterti comprendere” (Proslogion 1).
Per la mia fede cristiana a partire dal Battesimo Dio in Gesù mi ha detto tutto e mi ha dato tutto. Non in una dottrina, non in una morale, bensì in una Persona, Gesù, vero Dio e vero uomo: Dio mi ha dato se stesso! Ecco che è lo spazio intero della vita ad essere una chiamata a sempre accoglierLo, riconoscerLo e cercarLo: l’esistenza è un dialogo con Dio, e un cammino con Lui e verso di Lui. E’ sempre sant’Agostino a dirci: “In questo consiste la nostra vita: esercitarci col desiderio. Dilatiamoci col desiderio di Dio, cosicchè ci possa riempire, quando verrà” (Aug, In Ioannis epistola ad Parthos, 4,5-6: SC 75).
Nella società globale del tutto e subito, il cristiano sa dell’inquietudine del suo cuore e desidera. Attinge forza dai Sacramenti, presenza viva del Risorto, legge la Parola, e sa che la via per dilatare il desiderio è quella della carità, perché ci porta fuori da noi stessi per incontrare e servire l’altro, come Cristo ha fatto. Ma sempre in attesa dell’abbraccio finale, dell’eternità!
Permettetemi un pensiero commosso allora alle inquietudini dei popoli e dei fedeli che la Congregazione per le Chiese Orientali segue a nome del Santo Padre: sono inquiete sì, ma desiderano una patria e la desiderano in pace e finalmente capace di vivere come famiglia riconciliata. Insieme a loro speriamo che essa possa divenire realtà già in questa vita terrena. In Siria, in Egitto, in Iraq, in Libano, in Eritrea, in Ucraina.


[1] “ Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia figlio di Maria” o “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!”. Invece non l'hanno né ucciso, né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio” rispettivamente delle Sure V e IV (V, 17; IV, 157-158, traduzione H. Piccardo)