venerdì 2 maggio 2014

Messa del cardinale segretario di Stato per l’assemblea dell’Azione cattolica italiana.



Con la gioia del Vangelo   

Un invito a continuare a vivere «la gioia del Vangelo» andando con coraggio, come chiede Papa Francesco, verso le periferie esistenziali è stato espresso dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, nell’omelia della messa celebrata venerdì mattina per i partecipanti alla , in svolgimento a Roma sul tema: «Persone nuove in Gesù Cristo, Corresponsabili della gioia di vivere». L’assemblea, che sarà chiamata anche a rinnovare le cariche direttive per il prossimo triennio, si concluderà sabato 3 maggio con l’incontro con Papa Francesco nell’aula Paolo VI, alla quale parteciperanno, oltre agli ottocento delegati diocesani, anche settemila presidenti parrocchiali e assistenti.
Ricordando quanto l’esperienza in Azione cattolica abbia «segnato profondamente» la sua vita e la sua formazione, il porporato ha esortato i delegati a tenere sempre aperto l’orizzonte dell’azione. «Sia a livello parrocchiale e diocesano — ha precisato — sia a livello internazionale, nelle Chiese locali di diversi Paesi dove c’è bisogno di laici che sappiano dedicarsi con corresponsabilità, insieme ai pastori, alla costruzione della Chiesa». L’Azione cattolica è fedele a se stessa — ha spiegato il cardinale Parolin — «quando, condividendo la missione della Chiesa, non cessa di vivere la gioia del Vangelo, che continua a motivare l’impegno gratuito di tanti laici; impegno nel servizio per la formazione cristiana nelle parrocchie, da una parte, e, contemporaneamente, nei diversi ambiti della vita umana: dalla famiglia, al lavoro, alla politica, dalla condivisione con i più poveri alla lotta contro le ingiustizie. L’Azione cattolica è anche oggi fortemente interpellata dall’invito che il Papa fa alla Chiesa intera: uscire verso le periferie esistenziali. Coraggio, allora!». 
Il porporato ha anche ricordato le parole che i santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno voluto dedicare all’Azione cattolica, il primo evidenziando le «tante anime generose e disinteressate» che si sono prodigate nell’associazione e il secondo sottolineando «il culto della verità» e «l’ansia della santità» che devono animare i membri della stessa associazione.
A nome dei vescovi italiani un apprezzamento per il lavoro svolto dall’Ac è stato espresso da monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio e segretario generale della Conferenza episcopale. «Io vengo dall’Azione cattolica — ha sottolineato il presule — una realtà ecclesiale che contribuisce a rendere bella la vita delle Chiese locali e della Chiesa italiana attraverso il contributo di un laicato associato, impegnato direttamente con i pastori nello spirito del Vaticano II e che sa essere se stesso secondo il dono ricevuto nella piena corresponsabilità». Si è corresponsabili della gioia di vivere, ha detto il presule, «solo se ci spendiamo perché la vita di tutti sia una vita vissuta con dignità e se investiamo le nostre energie per neutralizzare stili di vita ispirati alla sopraffazione e all’arroganza».
Anche secondo il presidente nazionale, Franco Miano, «politica, parti sociali e comunità cristiana» devono fare «la loro parte per sanare i divari strutturali del Paese. C’è un grande bisogno di ritrovare le ragioni profonde della vita e di pensarsi legati gli uni agli altri. Di raccogliere l’invito di Papa Francesco ad “uscire” e ad andare incontro alle persone senza stancarsi di farlo».
Nel suo intervento Miano ha evidenziato con chiarezza, ma anche con speranza, le sfide di questo «tempo singolare», che interroga e chiama a un maggiore impegno, come cristiani e come cittadini. Il presidente ha ricordato in particolare la «nuova umanità impoverita che si è aggiunta al grande capitale sprecato del nostro Paese: giovani, costretti alla disoccupazione o messi alle corde da una precarietà che ormai non è più una parentesi di vita, una situazione di passaggio, ma una condizione esistenziale».
Secondo Miano, occorre iniziare eliminando i divari strutturali: «Sacche di privilegio che tolgono opportunità a chi le meriterebbe; un sistema imprenditoriale troppo connesso ai poteri politici locali e nazionali; un sistema educativo, scolastico e universitario sempre più in affanno; l’assenza di una strategia di formazione permanente per chi si avvia, entra ed esce dal mercato del lavoro». Centrale resta il tema della legalità: «Se la malavita è per definizione “organizzata”, la buonavita è spesso disorganizzata. Non si riesce a far rete di buone esperienze».
Dello stesso avviso anche l’assistente ecclesiastico dell’Ac, monsignor Mansueto Bianchi, per il quale «non si può permettere al mercato di fare macelleria umana e solo dopo intervenire. Gratuità e misericordia — ha sottolineato — devono essere cifre di una sana economia, che sia per davvero per l’uomo. Penso a un’economia che pone al centro la persona e la famiglia come il più prezioso dei beni. Penso a un’economia che non mira al benessere di qualcuno, che non mira alla ricchezza dei pochi in un mare crescente di precari e di poveri. Dico che un’economia amica dei popoli, un’economia amica della famiglia, della persona, della felicità è possibile, e potrebbe essere, e dovrebbe essere, il frutto bello dell’amarezza di questa crisi».

L'Osservatore Romano