martedì 6 maggio 2014

Messaggio di mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, in vista delle elezioni di maggio 2014



"Principi non negoziabili quale impegno del cristiano nella società"


Carissimi figli e figlie dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio,
in vista delle elezioni del prossimo mese di maggio sento il dovere di indirizzarvi un breve ma fondamentale messaggio. Come Vescovo la mia prima inderogabile missione è l’annuncio del Vangelo quale via della libertà, della responsabilità e della salvezza. Nel Vangelo che vi debbo annunciare è contenuta anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, che costituisce il nucleo portante della Dottrina Sociale che la Chiesa ha sempre proclamato e testimoniato.
Si tratta dei “principi non negoziabili” che sono il patrimonio di ogni persona, perché inscritti nella coscienza morale di ciascuno, ed in particolare costituiscono il criterio ineludibile per i giudizi e le scelte temporali e sociali del cristiano. Li elenco sinteticamente: la dignità della persona umana, costituita ad immagine e somiglianza di Dio, e quindi irriducibile ad ogni condizionamento sia di carattere personale che sociale; la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, indisponibile a tutte le strutture ed a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: libertà religiosa, della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà di intrapresa culturale, sociale, e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto ad un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del Creato.
Ecco l’orizzonte immutabile di ogni giudizio, e del conseguente impegno del cristiano nella società, ma anche la chiave di valutazione delle persone, dei raggruppamenti partitici e dei rispettivi programmi, affinché si favorisca la promulgazione di leggi coerenti con le fondamentali esigenze della dignità umana. Di conseguenza la coscienza cristiana, rettamente formata, non permette di favorire l’attuazione di progetti contrari a tali principi. Ribadisco poi quanto già affermato nel Comunicato dei Vescovi dell’Emilia Romagna (in vista delle elezioni regionali del 2010): “Siamo consapevoli di avere proposto ai nostri fedeli non solo orientamenti doverosi per l’oggi, ma anche un costante cammino educativo, mediante cui l’assimilazione dei valori della Dottrina Sociale della Chiesa porta a giudizi e a scelte responsabili e coerenti, sottratte ai ricatti dei poteri ideologici e massmediatici o avvilite da interessi particolaristici. Vorremmo che crescesse, anche in forza di un rinnovato e quotidiano impegno educativo delle nostre Chiese, un laicato che proprio a causa della sua appartenenza ecclesiale, fosse dedito al bene comune della società.» [cfr. Benedetto XVI,Deus caritas est, 28]. Pertanto clero ed organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, mantenendosi assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico. Per i sacerdoti questa esigenza è fondata sulla natura stessa del loro ministero (cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv.1°: EV 14/798)”. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, il sacerdote tenga presente le indicazioni già date nello stesso documento: “Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che per definizione non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei valori umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire.  Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione quali valori umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica - per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli - dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione (…) Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele”.
La nostra città e provincia, così come l’intera nazione, stanno attraversando un momento difficile, come ho già ricordato più volte nei mie messaggi, e in particolare in quello di Pasqua[1], per cui la consultazione elettorale sarà una occasione nella quale ogni fedele verrà invitato ad esercitare, mediante il voto, una parte attiva nella doverosa edificazione della comunità civile.
Benedico tutti di cuore
+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa
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(1): Vedi anche dal sito www.luiginegri.it  le omelie segg.:

Omelia S. Messa 1 maggio

San Giuseppe Lavoratore


Ricordiamo oggi il cammino in cui soprattutto le ultime generazioni hanno lavorato e sofferto perché il diritto al lavoro diventasse in qualche modo l’architrave della nostra vita sociale e statuale. Raccogliamo le memorie di questo multiforme movimento e di tutto il sacrificio richiesto, ma la nostra considerazione si anima oggi con la consapevolezza grande, ininterrotta, che guida la dottrina della Chiesa fin dalle origini. È dunque la coscienza che la Chiesa ha avuto dell’assoluto valore del lavoro, espressione sintetica ed intera della personalità umana. È nel lavoro che l’uomo esprime le sue convinzioni più profonde, la sua cultura. È nel lavoro che esprime quella concezione morale della vita che manifesta ed esprime poi in tutte le necessità di cui è investito. Il lavoro è l’espressione sintetica della personalità. L’enciclica, certamente più famosa, di San Giovanni Paolo II, intitolata Laborem Exercens, riconosce che il lavoro è l’espressione totale della personalità, quale che siano le condizioni in cui il lavoro viene vissuto, e stupì il mondo dicendo: «… anche se fosse un lavoro coatto, imposto, la persona dà al lavoro un valore assoluto». Questo valore assoluto, diceva il Papa, è la dimensione soggettiva del lavoro per cui l’uomo è di Dio ed è per Dio, ed essendo di Dio e per Dio, tutto ciò che egli fa rivela la profondità del legame che l’uomo ha con Dio. In qualche modo prolunga nello spazio e nel tempo, nella storia, quella suprema attività che Dio ha riconosciuta come propria di Lui: il Padre l’eterno lavoratore, così come ha definito la questione nostro Signore Gesù Cristo. Questo è quello che noi custodiamo nel cuore oggi e preghiamo perché questa grande tradizione di dottrina sociale della Chiesa venga, di generazione in generazione, ripresa, approfondita della sua novità, e diventi fonte di iniziative singolari e nuove che sono in qualche modo richieste dalla eccezionalità dei tempi in cui viviamo. Vale la pena di ricordare che il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel numero 453, quando illustra l’immagine del Figlio di Dio, incarnato in Gesù Cristo, ricorda che egli era di professione carpentiere e dunque ha lavorato nel lavoro allora più diffuso che era quello manuale. Quindi è in questa grande eredità, con cui riprendiamo contatto oggi, che chiediamo al Signore che diventi di nuovo esperienza reale di vita delle nostre persone, delle nostre comunità, delle nostre iniziative, e questa difesa e amore al lavoro e ai lavoratori diventi anche spunto per iniziative nuove. Non posso dimenticare la straordinaria ed intensa attività di volontariato che l’associazione ANTEAS, che ha promosso questa Santa Messa, vive per il bene di tantissimi lavoratori che hanno ormai superato l’età del lavoro e vivono in condizioni disagiate. Occuparsi del lavoro e difendere il lavoro non vuol dire occuparsi di un problema astratto, di un problema sociale, o di un problema su cui si caricano le più diverse considerazioni, tutte legittime ma non esaurienti. Il lavoro è il lavoro dell’uomo, di quell’uomo lì, e diceva San Giovanni Paolo II, dell’uomo colto nella sua irriducibile umanità. Vi lodo per la creatività con cui, partendo dalla difesa del lavoro e del diritto dell’uomo a lavorare, sapete dare, giorno dopo giorno, flessioni sempre nuove alla carità, perché sostanzialmente la forma di ogni lavoro cristiano è la carità. Così sia
(non rivisto dall’autore)

V. anche: