Libertà religiosa, «in 4 paesi su 10 è limitata»
Dal «Rapporto 2014» di Acs emerge un «netto declino». La maggioranza dei paesi in cui si registrano «gravi violazioni» è «musulmana». I cristiani restano i più perseguitati
DOMENICO AGASSO JRROMA
Dove c’è stato cambiamento – in 61 paesi su 196 - è stato quasi sempre in peggio: la situazione è migliorata in sei nazioni, è peggiorata in 55. È un «netto declino» quello che emerge dal «Rapporto 2014 - Libertà Religiosa» di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). Questa è la XII edizione del Rapporto - nato nel 1999 - che fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 paesi.
Le violenze commesse «in nome della religione continuano a dominare la scena dei media internazionali – si legge nel Rapporto, presentato questa mattina a Roma - È forte la sensazione che il terrorismo a sfondo religioso non sia soltanto ampiamente diffuso, ma anche in netto aumento e, purtroppo, il presente Rapporto dimostra la validità di tale percezione». In quasi tutti i Paesi, le evoluzioni registrate «nelle condizioni delle minoranze religiose, corrispondono a un aggravamento della situazione». A volte «il peggioramento – viene spiegato - si deve a discriminazioni di ordine giuridico o costituzionale oppure è causato da ostilità religiose, spesso legate a tensioni etniche o tribali. In altri casi, vi è un gruppo religioso che opprime – o, addirittura, cerca di eliminarne – un altro o c’è uno stato autoritario che cerca di limitare le attività di un particolare gruppo religioso».
Cambiamenti sono stati rilevati in 61 dei 196 Paesi analizzati, «tuttavia, soltanto in sei di essi è stato registrato un miglioramento della posizione delle minoranze religiose, mentre, in altri 55, si riscontra un peggioramento; ciò significa che in quasi il 30% dei paesi esaminati – nel periodo compreso fra ottobre 2012 e giugno 2014 – la situazione dei gruppi religiosi è peggiorata». Inoltre, «abbiamo individuato 26 Paesi in cui il grado di violazioni della libertà religiosa sono state valutate come “medie” o “elevate”, dove però, negli ultimi due anni, non sono stati riscontrati cambiamenti. Se a questi 26 Paesi si aggiungono i 55 dove vi è stato un peggioramento, si arriva a un totale di 81 Paesi su 196 – poco più del 40% – in cui la libertà religiosa è limitata o è in declino».
Sono 56 i paesi «con un livello “medio” o “elevato” di violazione della libertà religiosa – poco meno del 30% del totale – e questo indipendentemente dal fatto che la situazione sia migliorata, peggiorata o rimasta invariata nel corso del periodo esaminato». Sono venti i paesi «identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, in quanto in essi non esiste». Sono: «I 14 Paesi in cui la persecuzione a sfondo religioso è legata all’estremismo islamico: Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan e Yemen»; la persecuzione è «invece perpetrata da regimi autoritari negli altri sei paesi: Azerbaigian, Myanmar, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan». Il Rapporto sottolinea anche che «nella lista degli Stati in cui si registrano gravi violazioni della libertà religiosa, i paesi musulmani rappresentano la maggioranza».
In generale, dei 196 paesi analizzati, in 116 si registra «un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%».
Inoltre i miglioramenti «sono spesso il risultato di iniziative locali, anziché il segno di progressi a livello nazionale», analizza il Rapporto. Si segnala anche che «nei sei paesi in cui vi sono stati, il quadro non è positivo. Cuba, Emirati Arabi Uniti, Iran e Qatar restano infatti classificati come luoghi in cui vi è un “medio” o “elevato” grado di violazione della libertà religiosa. Mentre Taiwan e Zimbabwe sono classificati rispettivamente come paese in cui vi è un “lieve” o “elevato” grado di violazione della libertà religiosa e paese “preoccupante”».
Per quanto riguarda i cristiani, «rimangono la minoranza religiosa maggiormente perseguitata al mondo, in parte a causa della loro ampia diffusione geografica e del loro numero relativamente importante. Tuttavia anche i musulmani subiscono considerevoli persecuzioni e discriminazioni, da parte di altri gruppi musulmani e di regimi autoritari».
Nei Paesi occidentali, «le tensioni religiose sono in aumento a causa di fenomeni recenti come “l’ateismo aggressivo”, il laicismo liberale e le ondate di migranti e rifugiati che appartengono a fedi e culture diverse da quelle del Paese ospitante». La libertà religiosa è in calo «nei paesi occidentali a maggioranza cristiana o di tradizione cristiana. Ciò è dovuto a due fattori. In primo luogo vi sono opinioni contrastanti sul ruolo che la religione debba giocare nello “spazio pubblico”. In secondo luogo, l’apertura nei confronti della libertà religiosa è minacciata dall’aumento delle preoccupazioni riguardanti l’estremismo religioso». In America del Nord si riscontrano «minacce all’obiezione di coscienza». In America Latina gli ostacoli «sono quasi sempre causati dalle politiche di regimi apertamente laicisti o atei». L’Asia «si conferma il continente dove la libertà religiosa è maggiormente violata». In Africa, «la tendenza più preoccupante è la crescita del fondamentalismo islamico».
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Pakistan, due cristiani arsi vivi per blasfemia
I due coniugi uccisi erano accusati di aver bruciato pagine del Corano. Il governatore del Punjab ordina una speciale indagine
PAOLO AFFATATOROMA
Arsi vivi per l’accusa – solo un’accusa, tutta da dimostrare – di aver bruciato pagine del Corano. Di aver commesso un sacrilegio, quello che in Pakistan è punito dalla legge come “atto di blasfemia”. E’ la sorte toccata, questa mattina, a una coppia di cristiani, il 26enne Shahzad Masih e sua moglie, la 24enne Shama Bibi, arsi vivi da una folla di musulmani di cinque villaggi a sud di Lahore, capitale della provincia del Punjab pakistano. I due coniugi, che lavoravano in una fabbrica di mattoni, sono stati sequestrati e tenuti in ostaggio per due giorni all’interno della fabbrica. Percossi e torturati, questa mattina alle 7.00 sono stati spinti nella fornace usata per cuocere l’argilla.
La blasfemia è un reato che, negli ultimi trent’anni, ha solleticato le menti dei musulmani rigoristi e dei gruppi radicali, creando nel paese una sorta di “psicosi collettiva” e causando orrori come quello di stamane. Non basta che la famigerata “legge nera” – che punisce il vilipendio all’islam, al Corano e al Profeta Maometto – preveda l’ergastolo e la pena di morte, per quello che resta, essenzialmente, un reato di opinione. Non basta un provvedimento che, approvato senza alcun passaggio parlamentare, fu introdotto nel 1986 dal dittatore Zia-ul-haq per compiacere i partiti islamisti e guadagnare il loro consenso. L’accusa di un (presunto) testimone oculare può essere viatico per una esecuzione extragiudiziale. In difesa dell’islam, in vista del promesso paradiso.
Con le due vittime di oggi, a partire dal 1990 sono almeno 60 gli omicidi di persone etichettate come “blasfeme”, secondo dati diffusi dal Centro per la ricerca e gli studi di sicurezza di Islamabad. Le vittime includono giovani cristiani e indù ma anche giudici, avvocati, intellettuali musulmani, accusati di aver difeso o assolto dei presunti blasfemi. Alla luce di tutto questo, Asia Bibi, donna cristiana accusata falsamente di blasfemia, condannata a morte e in carcere da cinque anni, può ritenersi fortunata, mentre sopravvive nel braccio della morte del carcere di Multan.
Non hanno avuto questo “privilegio” Shahzad Masih e Shama Bibi, due giovani che, come molti cristiani del Punjab, erano impiegati come operai in una delle fabbriche di mattoni di cui la provincia è disseminata. Orari massacranti e salario di mera sopravvivenza, per un lavoro che coinvolge oltre quattro milioni di pakistani, soprattutto delle fasce più povere e delle caste più basse (secondo l’antica, rigida stratificazione sociale esistente nel subcontinente indiano), che abbracciano la quasi totalità delle minoranze religiose in Pakistan. Shahzad e Shama erano sposati e avevano tre figli. Secondo alcune ricostruzioni, Shama era incinta del quarto bambino.
La loro colpa, cioè la supposta blasfemia, l’ha spiegata all’agenzia vaticana Fides l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill che, convocato da altri cristiani della zona, si è recato sul luogo del delitto, il villaggio Chak 59, nei pressi di Kot Radha Kishan, cittadina sita 65 km a sud di Lahore. L’episodio incriminato riguarda la recente morte del padre di Shahzad. Due giorni fa Shama, ripulendo l’abitazione dell’uomo, aveva preso alcuni oggetti personali, incluse carte ritenute inservibili, facendone un piccolo rogo. Secondo un uomo musulmano, compagno di lavoro della coppia, in quel rogo vi sarebbero state delle pagine del Corano. L’uomo ha sparso la voce nei villaggi circostanti e una folla di oltre 100 persone ha preso in ostaggio i due giovani, abusando di loro, vanamente proclamatisi innocenti, fino al tragico epilogo.
La polizia è intervenuta oggi, constatando il decesso e fermando, per un primo interrogatorio, una quarantina di persone. Si attende però che vengono spiccati ordini di arresto e accuse precise, almeno per il proprietario della fabbrica, il musulmano Yousaf Gujjar e per quanti hanno partecipato attivamente al sequestro, al pestaggio e all’omicidio.
Shahbaz Sharif, primo ministro della provincia del Punjab, ha annunciato di aver assegnato a una speciale commissione di tre membri l'incarico di indagare rapidamente sull'accaduto e di aver ordinato alla polizia di rafforzare le misure di sicurezza a protezione dei quartieri cristiani, in varie città della provincia.
Ma gli osservatori in Pakistan restano scettici e temono l’ennesimo caso di impunità. Memori di casi simili, scatenati sempre per episodi di presunta blasfemia. Nel 2009, nella città di Gojra, anch’essa in Punjab, otto cristiani furono bruciati vivi (inclusi una donna e un bambino) nel rogo appiccato all’intero quartiere cristiano. Una folla di musulmani infuriati, allora, vollero infliggere una sorta di “punizione collettiva” agli “infedeli”. E solo un fortunato avviso – che ha permesso alle famiglie residenti di fuggire – ha evitato una simile tragedia l’anno scorso a Lahore: la Joseph Colony (area abitata esclusivamente da famiglie cristiane) è stata data alle fiamme, e 178 case sono state rase al suolo. Per questi delitti, finora, non c’è nessun colpevole, in quella che il quotidiano Daily Times di Lahore chiama “una vergogna, una parodia della giustizia”.
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Cristiani del Bangladesh: Il Pakistan conceda la grazia ad Asia Bibi
di Sumon Corraya
La Bangladesh Christian Association (Bca) invia una lettera ufficiale al premier Nawaz Sharif. Islamabad deve comprendere "il legame tra la condanna a morte di Asia Bibi e gli omicidi di Salman Taseer e Shahbaz Bhatti", assassinati da estremisti islamici per aver difeso la donna.
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Cristiani del Bangladesh: Il Pakistan conceda la grazia ad Asia Bibidi Sumon Corraya
La Bangladesh Christian Association (Bca) invia una lettera ufficiale al premier Nawaz Sharif. Islamabad deve comprendere "il legame tra la condanna a morte di Asia Bibi e gli omicidi di Salman Taseer e Shahbaz Bhatti", assassinati da estremisti islamici per aver difeso la donna.
Dhaka (AsiaNews) - I cristiani del Bangladesh si stringono intorno ad Asia Bibi e chiedono al premier pakistano Nawaz Sharif di concederle la grazia. Ieri Nirmol Rozario, segretario generale della Bangladesh Christian Association (Bca), ha inviato una lettera ufficiale al Primo ministro di Islamabad, esprimendo "profonda preoccupazione" per le sorti della donna cristiana, madre di cinque figli, condannata a morte per blasfemia.
Dopo anni di prigione e in regime di isolamento "per motivi di sicurezza", il 16 ottobre scorso l'Alta corte di Lahore ha confermato la pena capitale comminata in primo grado ad Asia Bibi. Nel 2011 estremisti islamici hanno massacrato il governatore del Punjab Salman Taseer (musulmano) e il ministro federale per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti (cattolico), "colpevoli" di averla difesa.
"Vogliamo attirare l'attenzione - sottolinea Rozario nella lettera - del governo, dei parlamentari, della società civile e del popolo del Pakistan e mostrare il legame tra la vicenda di Asia Bibi e quanto accaduto a questi due uomini di legge". "Il nostro timore - aggiunge - è che queste leggi sulla blasfemia siano spesso usate contro i cristiani e le minoranze".
Per questo, la comunità cristiana del Bangladesh chiede di al governo del Pakistan di "affrontare la questione in un'ottica di diritti umani e difesa dell'umanità, concedendo a questa donna la grazia, per salvarle la vita".
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ASIA/INDIA - I Vescovi: “Con il silenzio, il governo diventa complice degli attacchi alle minoranze”
New Delhi (Agenzia Fides) – “Il nuovo governo del leader nazionalista Narendra Modi non è apertamente contro le minoranze, ma siamo tristi e preoccupati per quanto sta accadendo in India: il governo non dice e non fa nulla per fermare i gruppi religiosi della destra nazionalista che attaccano le minoranze. In questo modo diventa complice”: lo afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides p. Charles Irudayam, Segretario esecutivo della Commissione “Giustizia, pace e sviluppo” della Conferenza episcopale dell’India, esprimendo la visione dei Vescovi indiani.
“Nello stato di Chattisgaṛh (India centrale) questi gruppi estremisti hanno promosso nuove violenze. Hanno impedito ai missionari e ai religiosi cristiani di entrare in alcune aree e in alcuni villaggi. Per questo la Commissione Giustizia e Pace ha inviato una lettera di protesta ufficiale al governo”, racconta il sacerdote indiano. P. Charles ricorda che di recente tutta la società civile indiana ha manifestato pubblicamente il proprio disagio chiedendo l’intervento delle autorità civili.
“Il governo centrale di Narendra Modi – spiega Irudayam – non ha mai condannato le violenze. Questo silenzio significa che, nella sua mentalità, condivide l’approccio e l’ideologia di un’India riservata agli indù. Ma questa idea va contro la nostra Costituzione, che traccia una nazione democratica e pluralista. E’ compito del governo rispettare e far rispettare la Costituzione”.
“In questa fase, dopo i primi cento giorni di governo di Modi – prosegue il Segretario – la Chiesa indiana e i suoi Vescovi sono in allerta e seguono con grande attenzione quanto accade. Alcuni Vescovi hanno chiesto: fino a quando continuerà questa complicità del governo con i violenti? Anche alcuni eminenti giuristi e intellettuali indù appoggiano questa posizione, chiedendo all’esecutivo un chiaro pronunciamento. Altrimenti, spiegano, le violenze sulle minoranze religiose aumenteranno”.
Il Segretario della Commissione conclude: “Sappiamo che Papa Francesco ci accompagna nel nostro sforzo per la pace e la giustizia. Una lotta non violenta, alzando la voce in pubblico e verso Dio, con la preghiera. Il nostro è un impegno per l’armonia sociale e religiosa. Il governo si sta focalizzando sullo sviluppo e sulla pulizia della città. Quella che occorre è, prima di tutto, una pulizia del cuore. Vogliamo un’India pulita, ma soprattutto dal cuore pulito, grazie alla pace alla, giustizia, alla fratellanza”. (PA) (Agenzia Fides 4/11/2014)
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La Nigeria nel caos
A Potiskum un attentato suicida contro un corteo sciita ha provocato 30 morti, mentre un attacco al carcere di Kogi ha consentito l'evasione di 132 prigionieri
È incandescente la situazione in Nigeria: dopo la proclamazione di un califfato islamico da parte del gruppo islamista Boko Haram nella località di Mubi, nel nord est del paese, nei pressi di Potiskum un attentato suicida contro un corteo sciita ha provocato 30 morti, mentre l’assedio al carcere di Kogi ha consentito a 132 prigionieri di evadere.
A Potiskum, capitale economica di Yobe - uno dei tre Stati dove vige lo stato di emergenza a causa dell’inseurrezione dei fondamentalisti - i fedeli stavano celebrando la festività dell’Ashura quando l'uomo imbottito di esplosivo si è fatto saltare in aria ad una decina di metri dal palazzo dell’Emiro.
Poche ore dopo, si è verificato un violento assalto al carcere della città nordorientale di Kogi, a circa 100 km dalla capitale Abuja. Durante i tumulti, la prigione è stata parzialmente distrutta e 132 prigionieri sono evasi: di questi uno è morto, otto sono stati ricatturati, quattro si sono consegnati. Le autorità accusano forze esterne che avrebbero agito indisturbate per oltre tre ore nella notte di domenica.
Zenit
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chretiente.info
Le P. Sergio Pèrez, en service à la cathédrale de Tunis depuis quatre ans, témoigne à l’AED de la situation des catholiques en Tunisie. En 2012, le nombre de chrétiens était estimé à environ 25 000, dont environ 20 000 catholiques. « L’Église catholique en Tunisie (...)
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Fr. Bader: “King’s Speech from the Throne entrenches Christian-Muslim Relations”
abouna.org
abouna.org
Fr. Rif’at Bader, director of the Catholic Center for Studies and Media (CCSM) in Amman, has said that His Majesty King Abdullah II Ibn Al Hussein’s Speech from the Throne brought to the light several important issues, and reinforced the Kingdom’s historical and religious status which has been prevalent for several decades. (...)
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Report: Rise of anti-Christian persecution is 'catastrophic'
Crux
Crux
(Inés San Martín) Religious freedom is at risk in 60 percent of the world’s countries, and the rising tide of anti-Christian persecution in various parts of the world is “catastrophic,” according to a new report by an international Catholic charity organization. The report by Aid to the Church in Need (ACN), (...)