La biografia. Bergoglio: chi lo conosce bene lo racconta così
di Giacomo Gambassi
Ci scherza sopra, papa Francesco, sul ritornello che lui sia «comunista». «È strano, ma non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo », ha detto nei giorni scorsi. E fra gli “ultimi” che ha soccorso quando era arcivescovo di Buenos Aires c’è anche una donna «comunista» che con il marito e i figli si accampa in Plaza de Mayo, cuore della metropoli argentina. Passa il cardinale Bergoglio e li saluta. Indossa un semplice clergyman. L’uomo chiede di parlargli. Nel colloquio di due giorni dopo gli racconta il suo dramma e di non essere in grado di pagare l’affitto. «Posso aiutarti io – risponde l’arcivescovo –. Prenderò in affitto una casa e mi accollerò le spese per tre anni. Ma devi promettermi che finirai la scuola superiore, troverai un lavoro e manterrai i figli a scuola. L’accordo è questo». Da quel momento Bergoglio inizia a telefonare ogni fine settimana alla famiglia per informarsi sui ragazzi e sul patto da mantenere. Risultato? «L’uomo alla fine si diploma e trova un lavoro. È questa l’idea di promozione sociale che Bergoglio ha in testa», spiega José María Poirier, direttore del mensile cattolico Criterio e profondo conoscitore del Pontefice.
La sua testimonianza è una delle venti che compongono il libro
Papa Francesco. Nostro fratello, nostro amico (Gribaudi, pagine 160, euro 11,00) di Alejandro Bermúdez, direttore della maggiore agenzia di stampa cattolica in lingua spagnola, l’Aci-Prensa.
A un mese dall’elezione di Bergoglio al soglio pontificio, il giornalista intervista amici e confratelli gesuiti del Papa per svelarne la tempra, i punti di vista, le abitudini ma anche gli aneddoti che «possano farlo amare». A distanza di oltre un anno il volume arriva in Italia a cura di Marco Respinti (qui a fianco anticipiamo la testimonianza di Etelvina Sánchez, mendicante amica del Papa). Ne emerge il ritratto di un figlio di Ignazio di Loyola che è la «fusione fra un santo del deserto e un brillante manager », confida con la tipica ironia dei gesuiti padre Ángel Rossi che a Bergoglio è molto legato.
Chi ci ha stretto rapporti personali lo descrive come un uomo dalle straordinarie capacità di lavoro. «Era implicato in tutto, sempre attento, anche nelle cose più pratiche», riferisce fratel Mario Rafael Rausch, il gesuita che ha un gemello nella Compagnia e che ha ricevuto una telefonata del Papa con cui a entrambi ha fatto gli auguri di compleanno. «Nulla gli sfuggiva – prosegue Rausch –. Lo si poteva trovare in cucina sui fornelli, dietro la fattoria e in mezzo agli animali a vedere come andavano le cose, così come lo si poteva persino trovare intento a mettere i panni in lavatrice». Un factotum, anche secondo il cardinale Antonio Quarracino che lo aveva voluto come suo ausiliare di Buenos Aires nel 1992. A Miguel Woites, ex direttore dell’Agencia
Informativa Católica Argentina, il porporato era solito dire: «Chiedi a Bergoglio. Vedrai che ti risolverà ogni problema».
Quando viene nominato vescovo, il futuro Papa si vede assegnare una «casa davvero grande e bella», spiega Luisa Rosell, docente all’Universitad del Salvador di Buenos Aires. «L’aveva trovata piena di cose, tipo lenzuola in abbondanza e cibo non deperibile. E lui cosa fece? Andò nella zona di cui era responsabile. Vide quali fossero i bisogni della gente e tornò di persona con le mani piene delle cose che stavano in casa sua». Padre José María “Pepe” Di Paola, il prete delle
Villa, lo definisce il «Papa delle baraccopoli», memore della sua attenzione ai dimenticati. E anche ai preti. «Se un sacerdote si ammalava – sostiene padre Fernando Albistur, ex studente del Papa – Bergoglio era il primo a prendersi cura di lui durante la notte. Non era affatto usuale che un vescovo passasse la notte con un malato».
Sono già pagine di storia argentina la sua abitudine di muoversi con la metro da cardinale o il fatto che rispondesse di persona al telefono. Ma, rivela Poirer, Bergoglio è anche un lettore assiduo di giornali
e, oltre ad avere una «memoria prodigiosa», ripone «grande fiducia nel suo taccuino per gli appunti» perché non usa il computer. Poi c’è la passione per il calcio. Tifoso del San Lorenzo, «ha sempre pagato la propria quota per la tessera ufficiale », dice Oscar Luchini, responsabile della cappella della società sportiva. E ricorda il rabbino Abraham Skorka: «Un giorno mi domandò: “Per che squadra tiene?”. Gli dissi che sono del River Plate. Quando il River Plate iniziò a non andare granché bene, al contrario del San Lorenzo, cominciò a prendermi in giro: in quel momento lo vidi come un uomo che cercava di avvicinarsi a quel suo prossimo con cui avrebbe potuto percorrere una strada di riavvicinamento profondo».
Una sua abilità è quella di «scoprire intuitivamente le qualità» di una persona. Certo, gli amici segnalano anche la sua forte personalità. «È assai netto nel prendere decisioni e nel portarle fino in fondo », afferma il vescovo di Azul, Hugo Salaberry, già allievo di Bergoglio. Aggiunge Rosell: «Lui è fatto d’acciaio». Lo sanno bene i confratelli che lo han-
no avuto come Provinciale (eletto nel 1973, a soli 36 anni). Un periodo segnato dagli scossoni del post-Concilio e dalla dittatura militare argentina. Eppure, secondo padre Carlos Carranza, nel settennato bergogliano «tutti hanno avuto la libertà di dissentire e molti dissentivano da alcune sue decisioni». Sembra un anticipo del clima dell’ultimo Sinodo dei vescovi. E ricorda padre Ignacio Pérez del Viso, ex docente del Pontefice: «Esigeva che gli studenti del Seminario indossassero il collarino e lavorò per rafforzare il principio di autorità». Il suo approccio è confermato dal gesuita Enrique Eduardo Fabbri, professore emerito del Colegio Máximo di San Miguel, che evidenzia come «il mio pensiero sul matrimonio, sulle donne gli abbia destato un certo sospetto nei miei confronti».
Sulla teologia della liberazione il futuro Papa «ha sempre mantenuto
il dialogo con tutti senza mai restare invischiato direttamente nella vicenda», avverte il suo ex professore, padre Enrique Laje. Invece è dura la presa di posizione sui matrimoni gay legalizzati in Argentina tanto che «i Kirchner [la coppia presidenziale, ndr] avevano individuato nel cardinale il nemico, giacché comprensibilmente lui affermava ciò che la Chiesa insegna», chiarisce la senatrice pro lifeLiliana Negre.
Dentro il confessionale lo stile è un altro. «Il suo non è mai stato soltanto un messaggio fatto di parole, ma ha sempre compreso anche silenzi, sguardi, gesti», spiega Eduardo Suárez, docente all’Universidad del Salvador, di cui Bergoglio è stato la guida spirituale. Una guida che fa venire in mente il padre misericordioso del Vangelo e che lo Spirito Santo ha voluto al timone della barca di Pietro.
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La biografia di Bergoglio. La mendicante: «Il Papa chiedeva sempre di pregare per lui»
di Alejandro Bermudez
Chiedo a Etelvina Sánchez, 62 anni, mendicante, che spesso bazzica i paraggi della cattedrale di Buenos Aires: come ha incontrato Papa Francesco?
«L’ho incontrato qui, mentre camminava sul marciapiedi. Mi salutava sempre chiamandomi per nome, “Etelvina”, e io lo salutavo.
Lo incontrai quando mia figlia aveva 4 anni ... adesso lei – si chiama Cecilia – ha compiuto 21 anni il 14 marzo. Porto il rosario al collo perché padre Bergoglio mi ha sempre detto: “Prega per me”. Così di notte prendo il mio rosario e prego sempre un po’, anche se il rosario non lo so benissimo ... ma Bergoglio mi ha sempre incoraggiata a “pregare, pregare”...».
Quando le chiedeva “Prega per me”...
«... io gli dicevo: “Sì padre, pregherò per lei”. Lo chiamavo padre; non ho mai detto “vescovo” o “cardinale”; io lo vedevo così, un padre... Lui passava sempre sul marciapiede alle 10 o alle 11 del mattino. Io ero qui, seduta e gli dicevo: “Buon giorno padre”; lui si avvicinava e io lo salutavo. Si fermava, parlavamo un po’ e, quando veniva per lui il momento di andarsene, mi diceva sempre: “Prega per me, alleluia”. A volte rideva: “So che ti dico sempre la stessa cosa”, e in effetti mi ripeteva sempre quella stessa frase. Adesso invece è lui che deve pregare per noi, giusto? Lo so che adesso è lui che prega per noi».
Che cosa ha provato quando lo hanno eletto Papa?
«Non sapevo se piangere o se ridere. All’inizio fui felice ma alla fine ero molto triste, perché adesso che lui è Papa non potrò vederlo più. Lui infatti aveva cura di me, si prendeva cura di noi, ci conosceva tutti. Ho molte figlie: una abita nella capitale, si occupa di turismo; un’altra studia; e un’altra ancora vive qui con me: ha un bimbo piccolo, e siccome il bambino non ha un padre, sta con me, vive insieme a me. Quella che ha 21 anni sta cercando un lavoro, ma non è ancora riuscita a trovarlo nonostante ci stia provando da tempo. Spero che un giorno il Papa venga qui e quel giorno io lo accoglierò a braccia aperte. Da sacerdote o da vescovo mi ha sempre infatti colpita per quanto era amato. Mi è sempre piaciuto salutarlo perché lui sorrideva sempre. Non ha mai risposto in maniera accigliata o scortese: passava di qua sempre con un sorriso e a me piace la gente che sorride. Le persone arrabbiate non mi piacciono, sono fatta così. Io mi arrabbio un po’ solo quando sono giù. Quando invece sto bene, ecco sto bene. Qui padre Bergoglio ci manca. Sto per compiere 63 anni e per il mio compleanno il vescovo mi avrebbe fatto un regalo ... Spero che mi mandi un regalo da Roma ... So che si ricorderà di me perché io lo apprezzo molto, perché gli voglio tanto bene».
( Traduzione di Marco Respinti)
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