
L’arcivescovo presidente Georges Pontier all’apertura dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese.
«Anche se si deve essere lieti di evoluzioni positive da amplificare ulteriormente — come quella della parità tra uomini e donne o quella della libera scelta del coniuge — questi ultimi decenni mostrano tuttavia un indebolimento reale della vita familiare. Lo sviluppo di una cultura individualista che poco si preoccupa delle ripercussioni delle scelte personali sugli altri, la sottomissione disordinata alla forza dei sentimenti e alla ricerca del piacere, l’immaturità affettiva possono portare a egoismi irresponsabili, a comportamenti violenti, a un uso miope dei progressi tecnici.
Tutto questo contribuisce a indebolire la vita di troppe famiglie». È uno dei passaggi più significativi del discorso di apertura dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, pronunciato ieri a Lourdes dall’arcivescovo presidente Georges Pontier, il quale ha criticato quella cultura che «si lascia travolgere dalla definizione di nuovi diritti individuali senza considerare ogni volta la misura delle conseguenze negative sulla concezione dell’uomo e sulla necessaria solidarietà di una vita sociale».
Tutto questo contribuisce a indebolire la vita di troppe famiglie». È uno dei passaggi più significativi del discorso di apertura dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese, pronunciato ieri a Lourdes dall’arcivescovo presidente Georges Pontier, il quale ha criticato quella cultura che «si lascia travolgere dalla definizione di nuovi diritti individuali senza considerare ogni volta la misura delle conseguenze negative sulla concezione dell’uomo e sulla necessaria solidarietà di una vita sociale».
Ai vescovi riuniti a Lourdes il Papa ha inviato un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, nel quale ricorda che la plenaria si svolge in un contesto particolare, poiché sarà seguita dall’incontro dei seminaristi e dall’assemblea generale dei religiosi e delle religiose.
Il Santo Padre auspica che questi avvenimenti, preludio all’apertura dell’Anno della vita consacrata, «siano una fonte di conforto e di speranza» per tutto il popolo di Dio: «I diversi temi che avete scelto per questa sessione testimoniano la vostra preoccupazione di edificare una Chiesa “dalle grandi porte aperte” dove ci sia posto per ognuno con la sua vita difficile».
Monsignor Pontier ha ricordato la sua partecipazione, assieme al cardinale André Vingt-Trois, al Sinodo straordinario in Vaticano sulle sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione: «Sebbene le sfide si declinino con modalità molto diverse, la famiglia appare sotto tutte le latitudini come cellula di base della vita sociale, anche della Chiesa. Ci piace chiamarla “Chiesa domestica”. Il Sinodo ha ribadito la grandezza della famiglia umana, fondata sul patto d’amore tra un uomo e una donna, vissuto nella fedeltà, capace di superare le prove grazie al dialogo e al perdono, che accoglie la vita ricevuta come un dono e non la rivendica come un diritto. Il vero amore — ha sottolineato l’arcivescovo di Marsiglia — è l’assunzione di una responsabilità, una roccia solida su cui sostenersi e non il susseguirsi di avventure appassionate tese a un’insaziabile erranza».
Fra i temi affrontati dall’assemblea plenaria, che si concluderà domenica 9, figurano la drammatica situazione nel Vicino oriente e le relazioni tra cristiani e musulmani, una riflessione trasversale sul posto occupato dal mondo rurale (il cui panorama si è profondamente trasformato) e dai centri operai, un bilancio dei nuovi statuti dell’insegnamento cattolico a un anno dalla loro adozione, una valutazione dei movimenti sorti dal rinnovamento carismatico, nonché due “novità” rappresentate da altrettanti gruppi di lavoro: uno sull’accoglienza e sull’integrazione dei preti stranieri, che costituiscono più del 10 per cento del clero francese; l’altro sul rapporto uomo-donna nella Chiesa.
«La ricerca legittima di progredire nella parità tra uomini e donne nella società — ha osservato Pontier — si è spinta fino ad accettare concezioni filosofiche militanti che negano la bella complementarità, portatrice di vita, fra uomini e donne, inscritta nella natura stessa di ogni essere umano. L’uguaglianza è vista come una neutralità assoluta insignificante. Si vuole imporre un modello unico e la sua trasmissione ai bambini avviene senza il consenso dei genitori, primi responsabili della loro educazione. La natura stessa del matrimonio è stata sconvolta. Invece di trovare soluzioni adatte alle domande poste da situazioni particolari, si vuole legiferare come se si dovesse imporre a tutti ciò che viene rivendicato come utile o legittimo da alcuni. E questo spesso in barba ai più deboli, da una parte i bambini all’inizio della loro vita, dall’altra i malati o gli anziani alla fine della loro esistenza».
Nel suo discorso il presidente della Conferenza episcopale ha ribadito la posizione della Chiesa sulla dignità inviolabile dell’essere umano dal concepimento alla morte naturale. L’essere umano «non si può né strumentalizzare né considerare come un oggetto o un bene che ci si procura secondo il proprio desiderio. Così vediamo il serio rischio per l’uomo rappresentato dall’intraprendere la strada della fecondazione medicalmente assistita per rispondere alla rivendicazione di un diritto al bambino. Quanto al ricorso alla maternità surrogata, è chiaro che stiamo entrando in un processo che considera il bambino come un qualsiasi bene di consumo. E cosa dire della richiesta a una donna di portare in seno un figlio senza attaccarvisi come se la maternità fosse un atto banale o a vocazione commerciale? Non possiamo certo riconoscere lì un progresso umano per le nostre società». Per quanto riguarda il fine vita, i vescovi francesi — in particolare monsignor Pierre d’Ornellas posto alla guida di uno specifico gruppo di lavoro — hanno più volte espresso la loro convinzione che dovrebbe essere reso più efficace l’accesso alle cure palliative. Esse, ha spiegato Pontier, «offrono un ambiente medico e una qualità di presenza umana che permettono a ognuno di essere accompagnato fino al termine della sua vita, piuttosto che cedere alla tentazione di porvi fine. Lo fa basandosi sulle competenze mediche per trattare il dolore e su solidarietà affettive e di relazione che possono delineare la modalità più umana» da seguire.
Come sostenere la vita delle famiglie, la crescita dei bambini, le persone in fin di vita? «Nessuna legge, nessun diritto individuale — conclude l’arcivescovo presidente — potrà sostituire la solidarietà, la presenza amorevole, il sostegno reciproco, il dono di sé, il senso di responsabilità, soprattutto se tale legge, tale diritto vogliono promuovere o consentire la prospettiva di porre fine alla vita e alle responsabilità che ci legano gli uni gli altri e che rappresentano ancora la nostra grandezza».
L'Osservatore Romano
Il Santo Padre auspica che questi avvenimenti, preludio all’apertura dell’Anno della vita consacrata, «siano una fonte di conforto e di speranza» per tutto il popolo di Dio: «I diversi temi che avete scelto per questa sessione testimoniano la vostra preoccupazione di edificare una Chiesa “dalle grandi porte aperte” dove ci sia posto per ognuno con la sua vita difficile».
Monsignor Pontier ha ricordato la sua partecipazione, assieme al cardinale André Vingt-Trois, al Sinodo straordinario in Vaticano sulle sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione: «Sebbene le sfide si declinino con modalità molto diverse, la famiglia appare sotto tutte le latitudini come cellula di base della vita sociale, anche della Chiesa. Ci piace chiamarla “Chiesa domestica”. Il Sinodo ha ribadito la grandezza della famiglia umana, fondata sul patto d’amore tra un uomo e una donna, vissuto nella fedeltà, capace di superare le prove grazie al dialogo e al perdono, che accoglie la vita ricevuta come un dono e non la rivendica come un diritto. Il vero amore — ha sottolineato l’arcivescovo di Marsiglia — è l’assunzione di una responsabilità, una roccia solida su cui sostenersi e non il susseguirsi di avventure appassionate tese a un’insaziabile erranza».
Fra i temi affrontati dall’assemblea plenaria, che si concluderà domenica 9, figurano la drammatica situazione nel Vicino oriente e le relazioni tra cristiani e musulmani, una riflessione trasversale sul posto occupato dal mondo rurale (il cui panorama si è profondamente trasformato) e dai centri operai, un bilancio dei nuovi statuti dell’insegnamento cattolico a un anno dalla loro adozione, una valutazione dei movimenti sorti dal rinnovamento carismatico, nonché due “novità” rappresentate da altrettanti gruppi di lavoro: uno sull’accoglienza e sull’integrazione dei preti stranieri, che costituiscono più del 10 per cento del clero francese; l’altro sul rapporto uomo-donna nella Chiesa.
«La ricerca legittima di progredire nella parità tra uomini e donne nella società — ha osservato Pontier — si è spinta fino ad accettare concezioni filosofiche militanti che negano la bella complementarità, portatrice di vita, fra uomini e donne, inscritta nella natura stessa di ogni essere umano. L’uguaglianza è vista come una neutralità assoluta insignificante. Si vuole imporre un modello unico e la sua trasmissione ai bambini avviene senza il consenso dei genitori, primi responsabili della loro educazione. La natura stessa del matrimonio è stata sconvolta. Invece di trovare soluzioni adatte alle domande poste da situazioni particolari, si vuole legiferare come se si dovesse imporre a tutti ciò che viene rivendicato come utile o legittimo da alcuni. E questo spesso in barba ai più deboli, da una parte i bambini all’inizio della loro vita, dall’altra i malati o gli anziani alla fine della loro esistenza».
Nel suo discorso il presidente della Conferenza episcopale ha ribadito la posizione della Chiesa sulla dignità inviolabile dell’essere umano dal concepimento alla morte naturale. L’essere umano «non si può né strumentalizzare né considerare come un oggetto o un bene che ci si procura secondo il proprio desiderio. Così vediamo il serio rischio per l’uomo rappresentato dall’intraprendere la strada della fecondazione medicalmente assistita per rispondere alla rivendicazione di un diritto al bambino. Quanto al ricorso alla maternità surrogata, è chiaro che stiamo entrando in un processo che considera il bambino come un qualsiasi bene di consumo. E cosa dire della richiesta a una donna di portare in seno un figlio senza attaccarvisi come se la maternità fosse un atto banale o a vocazione commerciale? Non possiamo certo riconoscere lì un progresso umano per le nostre società». Per quanto riguarda il fine vita, i vescovi francesi — in particolare monsignor Pierre d’Ornellas posto alla guida di uno specifico gruppo di lavoro — hanno più volte espresso la loro convinzione che dovrebbe essere reso più efficace l’accesso alle cure palliative. Esse, ha spiegato Pontier, «offrono un ambiente medico e una qualità di presenza umana che permettono a ognuno di essere accompagnato fino al termine della sua vita, piuttosto che cedere alla tentazione di porvi fine. Lo fa basandosi sulle competenze mediche per trattare il dolore e su solidarietà affettive e di relazione che possono delineare la modalità più umana» da seguire.
Come sostenere la vita delle famiglie, la crescita dei bambini, le persone in fin di vita? «Nessuna legge, nessun diritto individuale — conclude l’arcivescovo presidente — potrà sostituire la solidarietà, la presenza amorevole, il sostegno reciproco, il dono di sé, il senso di responsabilità, soprattutto se tale legge, tale diritto vogliono promuovere o consentire la prospettiva di porre fine alla vita e alle responsabilità che ci legano gli uni gli altri e che rappresentano ancora la nostra grandezza».
L'Osservatore Romano