sabato 8 novembre 2014

Quelli che osano




L’apostolato dei laici secondo Paolo VI. 

La profezia di una Chiesa che si fa dialogo. Pubblichiamo uno stralcio dell’intervento dello storico Alberto Monticone, già presidente nazionale dell’Azione cattolica, alle giornate di studio sul tema: «Paolo VI e Chiara Lubich. La profezia di una Chiesa che si fa dialogo», in corso di svolgimento presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo. L’incontro, che si concluderà sabato 8, è promosso dall’Istituto Paolo VI e dal Centro Chiara Lubich del movimento dei Focolari.
(Alberto Monticone) Già nel corso dei lavori conciliari, Paolo VI nei discorsi, negli insegnamenti, nelle udienze aveva manifestato il suo interessamento al laicato cattolico, valorizzandone l’attività del periodo precedente, della quale egli stesso era stato animatore, testimone e maestro e chiamando alcuni laici quali osservatori nella grande assise. Ma sul fondamento delle costituzioni e dei decreti che li riguardavano egli lo trasferì a un livello più alto, imprimendovi quasi un’accelerazione e mutandone la prospettiva in conseguenza delle novità introdotte nel disegnare la Chiesa popolo di Dio in cammino nella storia. Alcuni dei termini da lui adoperati sono gli stessi di prima, ma lo stile e il significato acquistano valenza nuova.
La tematica dell’apostolato in senso conciliare trovò una chiara enunciazione in una udienza generale del 23 marzo 1966, nella quale egli, dopo aver affermato che l’attenzione del concilio ai laici era una novità nella vita della Chiesa, avendone esso parlato espressamente, indicò due tipi di vocazione per il laico cristiano: quella generale alla perfezione cristiana, cioè alla santità, e quella specifica all’apostolato, per il quale invitava «ad osare qualche gesto d’utilità altrui, ad un’umile e volonterosa adesione alle forme organizzate per l’azione apostolica dei laici», concludendo che tra le varie forme di apostolato ciascuno scegliesse quella che riteneva a lui confacente.
Nel corso dell’anno successivo egli istituì il Consilium de laicis, organismo vaticano creato proprio per dare concreta realizzazione ai deliberati del concilio, mentre iniziò a precisare le modalità dell’apostolato, operando così contemporaneamente sul piano istituzionale e su quello dell’esortazione catechetica. Il Consilium dei laici secondo Paolo VI avrebbe dovuto essere tutt’altro che uno strumento burocratico e accentratore, ma piuttosto un fattore dinamico, aperto alla valorizzazione delle novità della vita contemporanea.
Al centro della visione di Papa Montini circa l’apostolato dei laici vi è il rapporto tra l’universalità della Chiesa e il suo rifrangersi compiutamente nelle singole comunità, non risolto tuttavia in una formulazione di principi, bensì coniugato con lo sviluppo e la modernità della società contemporanea.
Naturalmente, egli si preoccupò di promuovere il rinnovamento dell’Azione cattolica, facendo leva — come i suoi predecessori Pio XI e Pio XII — su quella italiana che avrebbe così potuto essere da un lato esemplare per tutte le Chiese del mondo, ricevendone stimoli di novità, e dall’altro coniugarsi con i movimenti che stavano nascendo e che già operavano fuori dell’Europa.
Tra il 1970 e il 1973 si nota un intensificarsi degli incontri di aggregazioni laicali internazionali e nazionali con il Pontefice, in occasione di congressi e di ricorrenze, e l’approvazione del loro operato da parte del Papa, insieme con espressioni di incoraggiamento per il cammino ulteriore sulla traccia del Vaticano II. Non compaiono ancora i movimenti nuovi formatisi o in via di sviluppo dopo la conclusione del concilio, mentre un singolare rapporto con Paolo VI ebbe il movimento dei Focolari, con una continuità crescente sino al 1978.
Il pellegrinaggio a Roma costituiva il suggello della fedeltà alla missione universale della Chiesa, nell’ascolto del magistero pontificio e nella presentazione delle proprie caratteristiche per l’impegno comunitario. Non stupisce quindi il fatto che accanto alle associazioni già affermatesi, quali l’Azione cattolica, gli scouts, quelle promosse dai grandi ordini religiosi, i movimenti d’ambiente, anche i Focolarini fossero quasi di casa in Vaticano, sia per una precisa scelta ideale, sia per il centro nevralgico del loro movimento situato ai Castelli romani, non lontano dalla residenza papale estiva di Castelgandolfo. Là appunto facevano convenire a corsi di preparazione e di spiritualità gran numero di laici, specie giovani, da diverse parti del mondo ove già alla fine degli anni Sessanta si era estesa la loro attività. Se il Consilium de laicis provvedeva soprattutto a livello internazionale al riconoscimento delle organizzazioni laicali e ai loro rapporti con le comunità ecclesiali, Paolo VI rivolse ormai prevalentemente la sua attenzione alla formazione dei laici, richiesta in maniera nuova dal concilio.
Al centro dell’ultimo periodo del pontificato di Paolo VI si situa l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, che può essere considerata il punto più avanzato del suo magistero pastorale e quasi il suo testamento, parte di un insieme di atti e di interventi. Per quanto attiene al laicato Paolo VI definisce al n. 70 quella dei laici una forma speciale di evangelizzazione e ne indica gli ambiti in cui essa può svilupparsi, dalla politica all’arte, dalla promozione sociale alla cultura, dalla tecnica alla carità e via dicendo, ossia in ogni aspetto della società contemporanea. In un importante discorso dell’agosto 1971, dedicato all’argomento, aveva definito l’apostolato dei laici libero ma moralmente doveroso, perché non doveva esistere un membro inerte e passivo nel corpo mistico di Cristo e ognuno doveva collaborare all’opera apostolica della Chiesa. Nel gennaio 1975, ricevendo in udienza privata Igino Giordani, a lui ben noto, espresse piena fiducia nei focolarini, ma mostrò desolazione per la crisi di altre opere e angoscia per la dispersione del laicato, per l’ateismo universitario, per lo sfacelo delle famiglie.
Papa Montini concluse il suo magistero relativo ai laici con una raccomandazione che emerge dallo stile e dalle parole di tutta la sua azione pastorale: quella dell’amicizia, fondamentale nel rapporto tra pastori e laici e tra i laici stessi. Ma la storia dell’amicizia nel movimento cattolico e nella vita della Chiesa contemporanea con le sue luci e le sue ombre è ancora tutta da scrivere.
L'Osservatore Romano