In occasione del suo pellegrinaggio nella località marchigiana, il Santo Padre ha affidato all’intercessione di Maria i due eventi capitali che prendono il via tra pochi giorni: il Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione (7-28 ottobre 2012) e l’Anno della Fede (11 ottobre 2012 – 24 novembre 2013).
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Come cinquant’anni fa, il vescovo di Roma è tornato a Loreto. Allora, fu Giovanni XXIII — «quel Papa indimenticabile» lo ha definito il suo successore — a invocare, nel primo viaggio di un Pontefice dopo oltre un secolo, la protezione della Madre di Dio sul concilio, il più grande mai celebrato e che proprio nella festa della maternità di Maria stava per aprirsi. Ed è Benedetto XVI oggi, in un tempo in cui il papato si è fatto anche itinerante, a compiere lo stesso gesto alla vigilia del cinquantenario di quel giorno storico e benedetto.
Ricorrenza importante, dunque, e che il Papa vuole non soltanto celebrare, ma soprattutto cogliere nel suo significato più autentico, per tornare all’essenziale: tenere accesa e ravvivare la fiamma della fede, in un’epoca che sembra voler fare a meno di Dio ma che invece ne ha, anche inconsapevolmente, nostalgia e lo cerca, come a tentoni. Sin dai tempi delle donne e degli uomini che incontrarono e conobbero Gesù e ne furono testimoni, è infatti questa la realtà fondamentale che nello scorrere dei secoli è stata principalmente a cuore ai credenti in Cristo.
E questa è stata la preoccupazione del Pontefice che intuì e convocò il Vaticano II, così come è stata la preoccupazione dei suoi successori, i Papi del concilio che a quell’avvenimento parteciparono come vescovi, sin da Paolo VI che lo confermò, lo guidò e lo concluse. Oggi Benedetto XVI — che al concilio prese parte come giovane promettente teologo e che, per ragioni anagrafiche, sarà l’ultimo successore dell’apostolo Pietro ad avervi contribuito personalmente — vuole indicare, con due iniziative certo non usuali, che la Chiesa continua il suo cammino. Proseguendo in quella tradizione ininterrotta che ovviamente comprende il Vaticano II e continua vivente come il Signore che vuole testimoniare e attende alla fine dei tempi.
Per questo il sinodo che sta per aprirsi — frutto concreto del concilio ed espressione consolidata del principio della collegialità — s’interroga su come annunciare il Vangelo, proprio come aveva fatto il Vaticano II. Per questo il Papa apre, nel giorno anniversario della ricorrenza cinquantenaria, un anno della fede, come già aveva fatto Paolo VI pochi mesi dopo la conclusione del concilio. Con l’unico scopo di guardare, nella purificazione a cui ogni giorno la Chiesa è chiamata, l’essenziale.
E l’essenziale è appunto la trasmissione della fede cristiana alle donne e agli uomini del nostro tempo. Una fede fondata sull’incarnazione: «Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo» ha detto Benedetto XVI, perché «non siamo mai soli» da quando «Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna». E questo è il segno di Loreto, il santuario italiano per eccellenza dove il vescovo di Roma si è recato nel giorno della festa di san Francesco, unendo i simboli di questa identità profonda come già aveva fatto Papa Giovanni nell’itinerario che congiunse proprio mezzo secolo fa Assisi e la cittadina della Vergine lauretana.
Sotto il segno di una casa aperta a tutti e collocata sulla strada — come quella di Maria — che vuole ricordare il vero significato della condizione umana. La condizione di una famiglia in cammino verso l’unica realtà che conta. (Fonte: Osservatore Romano)
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Il commento che segue è di Massimo Introvigne.
Benedetto XVI ha voluto iniziare le celebrazioni del cinquantenario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II ricordando un avvenimento, oggi ampiamente dimenticato ma a suo avviso essenziale, che a quell'apertura fu preliminare. Il 4 ottobre del 1962, il beato Giovanni XXIII (1881-1963) si recò in pellegrinaggio al santuario della Santa Casa di Loreto per affidare alla Madonna il Concilio, una settimana prima della sua inaugurazione. A cinquant'anni di distanza, Benedetto XVI ha voluto anch'egli recarsi a Loreto, dove ha celebrato la Messa, per ricordare quell'atto di affidamento del Concilio alla Madonna, di cui ben pochi si ricordano ma che secondo il Pontefice fu invece un avvenimento d'importanza cruciale. Lo fu - certo - nell'ordine spirituale, ma anche dal punto di vista storico tornare su quel pellegrinaggio del beato Giovanni XXIII a Loreto aiuta a capire le sue intenzioni per il Concilio che in quel mese di ottobre 1962 stava per aprirsi.
Il Papa ha ricordato che il beato Giovanni XXIII, «Papa indimenticabile», «nutriva una filiale e profonda devozione alla Madonna» e ha rievocato le parole pronunciate cinquant'anni fa dal suo predecessore a Loreto: «Oggi, ancora una volta, ed in nome di tutto l’episcopato, a Voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium Episcoporum, chiediamo per Noi, Vescovo di Roma e per tutti i Vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della Basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli. Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio Ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi».
Lo scopo di questo pellegrinaggio del cinquantenario di Benedetto XVI a Loreto è stato anche quello di «affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l’Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, da me convocata nel mese di ottobre sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana"». Non è un esercizio di mera retorica devozione le affidare queste iniziative alla Madonna. Se l'Anno della fede ha lo scopo di ravvivare, appunto, la fede, si tratta di un anno in cui tutti dobbiamo «metterci alla scuola di Maria, di lei che è stata proclamata "beata" perché "ha creduto" (Lc 1,45)». E neppure partire da Loreto è casuale. «Questo Santuario, costruito attorno alla sua casa terrena, custodisce la memoria del momento in cui l’Angelo del Signore venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, ed ella diede la sua risposta. Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell’avvenimento più grande della nostra storia: l’Incarnazione». Maria è la prima maestra della fede, perché «ha offerto la propria carne, ha messo tutta se stessa a disposizione della volontà di Dio, diventando "luogo" della sua presenza, "luogo" in cui dimora il Figlio di Dio». Come risulta già dalla sua risposta all'angelo nell'Annunciazione, «la volontà di Maria coincide con la volontà del Figlio nell’unico progetto di amore del Padre e in lei si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa "casa vivente" del Signore, tempio dove abita l’Altissimo».
Ma non è casuale neppure che il beato Giovanni XXIII sia venuto a Loreto cinquant’anni fa e abbia affidato il Concilio a Maria. Sì, molti hanno dimenticato questo affidamento, ma questa è una ragione di più per ricordarlo oggi. A Loreto, per citare ancora le sue parole del 1962, il beato Giovanni XXIII invitava a «riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo dell’Incarnazione e della Redenzione», e continuava - aggiunge Benedetto XVI - «affermando che lo stesso Concilio aveva come scopo di estendere sempre più il raggio benefico dell’Incarnazione e Redenzione di Cristo in tutte le forme della vita sociale». Ancora una volta, insiste il Pontefice, non si trattava di una clausola di stile che come tale sarebbe di scarso interesse per chi studia il Concilio, ma di «un invito che risuona oggi con particolare forza. Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo». Questo voleva essere, nelle intenzioni del beato Giovanni XXIII, l'aspetto essenziale del Concilio, e questo in ogni caso dobbiamo ricavare dal Concilio oggi. «Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna».
Dal pellegrinaggio del beato Giovanni XXIII a Loreto, Benedetto XVI ha ricavato tre altri importanti spunti per un'interpretazione del Concilio e dei suoi scopi alla luce del suo affidamento a Maria da parte di Papa Roncalli. Questi spunti ruotano attorno a un'idea fondamentale del beato Giovanni XXIII. Le ideologie moderne avevano seminato equivoci a proposito del tema decisivo del rapporto tra Dio e la libertà dell'uomo. Il Concilio avrebbe dovuto dissiparli.
Il primo spunto parte dalla Casa di Loreto e dal «dimorare del Figlio di Dio nella "casa vivente", nel tempio, che è Maria» per concludere che il Concilio voleva offrire al mondo intero e all'uomo contemporaneo quella speciale «casa» che è la fede. «È la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riunisce in un’unica famiglia e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrire la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere solo a noi». Questo, come aveva intuito il beato Giovanni XXIII, è il grande dramma dell'uomo moderno, cui le ideologie hanno fatto credere che Dio sia un ostacolo alla libertà dell'uomo. «Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno».
Il secondo spunto viene dal luogo stesso in cui il beat Giovanni XXIII scelse di recarsi in pellegrinaggio per l'affidamento del Concilio a Maria: la Santa Casa di Loreto. «Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi». Invece «proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi». Ecco un altro messaggio essenziale del Concilio al mondo: abbiamo tutti un posto nella casa che è la Chiesa, la libertà trova il suo compimento e la sua meta proprio in questa casa, perché in fondo «siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta».
Infine, un terzo spunto. Il pellegrinaggio del beato Giovanni XXIII poneva il Concilio sotto il segno dell'Annunciazione. Tutti conosciamo il racconto dell'Annunciazione, nota Benedetto XVI, eppure c'è «un aspetto che non finisce mai di stupirci: Dio domanda il "sì" dell’uomo, ha creato un interlocutore libero, chiede che la sua creatura Gli risponda con piena libertà». E il Papa cita san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), che in un celebre sermone così si rivolge a Maria: «L’angelo attende la tua risposta, perché è ormai tempo di ritornare a colui che lo ha inviato… O Signora, da’ quella risposta, che la terra, che gli inferi, anzi, che i cieli attendono. Come il Re e Signore di tutti desiderava vedere la tua bellezza, così egli desidera ardentemente la tua risposta affermativa… Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!». Nell'Annunciazione c'è già tutta la risposta che, secondo il beato Giovanni XXIII, il Concilio doveva dare agli equivoci sulla libertà dell'uomo indotti dalle ideologie. «Certo, il "sì" della Vergine è frutto della Grazia divina. Ma la grazia non elimina la libertà, al contrario, la crea e la sostiene. La fede non toglie nulla alla creatura umana, ma ne permette la piena e definitiva realizzazione».
Riparte dunque dalla Santa Casa di Loreto il cammino della retta interpretazione del Concilio nell'Anno della fede. Occorre tornare, insiste Benedetto XVI, a proporre a tutti l'autentica nozione della libertà. Occorre tornare a mostrare - secondo quello che il beato Giovanni XXIII si attendeva come messaggio essenziale del Concilio - che Dio non è il nemico, ma è l'amico della libertà degli uomini, «perché ogni uomo possa diventare dimora di Dio» come lo fu la Santa Casa di Loreto.
Di seguito il testo dell'omelia.
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Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Il 4 ottobre del 1962, il Beato Giovanni XXIII venne in pellegrinaggio a questo Santuario per affidare alla Vergine Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II, che si sarebbe inaugurato una settimana dopo. In quella occasione, egli, che nutriva una filiale e profonda devozione alla Madonna, si rivolse a lei con queste parole: «Oggi, ancora una volta, ed in nome di tutto l’episcopato, a Voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium Episcoporum, chiediamo per Noi, Vescovo di Roma e per tutti i Vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della Basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli. Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio Ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi» (AAS 54 [1962], 727).
A distanza di cinquant’anni, dopo essere stato chiamato dalla divina Provvidenza a succedere sulla cattedra di Pietro a quel Papa indimenticabile, anch’io sono venuto qui pellegrino per affidare alla Madre di Dio due importanti iniziative ecclesiali: l’Anno della fede, che avrà inizio tra una settimana, l’11 ottobre, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, da me convocata nel mese di ottobre sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Cari amici! A voi tutti porgo il mio più cordiale saluto. Ringrazio l’Arcivescovo di Loreto, Mons. Giovanni Tonucci, per le calorose espressioni di benvenuto. Saluto gli altri Vescovi presenti, i Sacerdoti, i Padri Cappuccini, ai quali è affidata la cura pastorale del santuario, e le Religiose. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, Dott. Paolo Niccoletti, che pure ringrazio per le sue cortesi parole, al Rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari presenti. E la mia riconoscenza va a tutti coloro che hanno generosamente offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questo mio Pellegrinaggio.
Come ricordavo nella Lettera Apostolica di indizione, attraverso l’Anno della fede «intendo invitare i Confratelli Vescovi di tutto l’orbe perché si uniscano al Successore di Pietro, nel tempo di grazia spirituale che il Signore ci offre, per fare memoria del dono prezioso della fede» (Porta fidei, 8). E proprio qui a Loreto abbiamo l’opportunità di metterci alla scuola di Maria, di lei che è stata proclamata «beata» perché «ha creduto» (Lc 1,45). Questo Santuario, costruito attorno alla sua casa terrena, custodisce la memoria del momento in cui l’Angelo del Signore venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, ed ella diede la sua risposta. Questa umile abitazione è una testimonianza concreta e tangibile dell’avvenimento più grande della nostra storia: l’Incarnazione; il Verbo si è fatto carne, e Maria, la serva del Signore, è il canale privilegiato attraverso il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14). Maria ha offerto la propria carne, ha messo tutta se stessa a disposizione della volontà di Dio, diventando «luogo» della sua presenza, «luogo» in cui dimora il Figlio di Dio. Qui possiamo richiamare le parole del Salmo con le quali, secondo la Lettera agli Ebrei, Cristo ha iniziato la sua vita terrena dicendo al Padre: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato…Allora ho detto: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”» (10,5.7). Maria dice parole simili di fronte all’Angelo che le rivela il piano di Dio su di lei: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). La volontà di Maria coincide con la volontà del Figlio nell’unico progetto di amore del Padre e in lei si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa «casa vivente» del Signore, tempio dove abita l’Altissimo. Il Beato Giovanni XXIII cinquant’anni fa, qui a Loreto, invitava a contemplare questo mistero, a «riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo dell’Incarnazione e della Redenzione», e continuava affermando che lo stesso Concilio aveva come scopo di estendere sempre più il raggio benefico dell’Incarnazione e Redenzione di Cristo in tutte le forme della vita sociale (cfr AAS 54 [1962], 724). E’ un invito che risuona oggi con particolare forza. Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna.
Ma il dimorare del Figlio di Dio nella «casa vivente», nel tempio, che è Maria, ci porta ad un altro pensiero: dove abita Dio, dobbiamo riconoscere che tutti siamo «a casa»; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono più stranieri. Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del suo Figlio. È la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riunisce in un’unica famiglia e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrirgli la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere soltanto a noi. Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell’amore, che si fa servizio e condivisione.
La fede ci fa abitare, dimorare, ma ci fa anche camminare nella via della vita. Anche a questo proposito, la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante. Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi. Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta (cfr Ap 21,3).
C’è ancora un punto importante del racconto evangelico dell’Annunciazione che vorrei sottolineare, un aspetto che non finisce mai di stupirci: Dio domanda il «sì» dell’uomo, ha creato un interlocutore libero, chiede che la sua creatura Gli risponda con piena libertà. San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei suoi Sermoni più celebri, quasi «rappresenta» l’attesa da parte di Dio e dell’umanità del «sì» di Maria, rivolgendosi a lei con una supplica: «L’angelo attende la tua risposta, perché è ormai tempo di ritornare a colui che lo ha inviato… O Signora, da’ quella risposta, che la terra, che gli inferi, anzi, che i cieli attendono. Come il Re e Signore di tutti desiderava vedere la tua bellezza, così egli desidera ardentemente la tua risposta affermativa… Alzati, corri, apri! Alzati con la fede, affrettati con la tua offerta, apri con la tua adesione!» (In laudibus Virginis Matris, Hom. IV, 8: Opera omnia, Edit. Cisterc. 4, 1966, p. 53s). Dio chiede la libera adesione di Maria per diventare uomo. Certo, il «sì» della Vergine è frutto della Grazia divina. Ma la grazia non elimina la libertà, al contrario, la crea e la sostiene. La fede non toglie nulla alla creatura umana, ma ne permette la piena e definitiva realizzazione.
Cari fratelli e sorelle, in questo pellegrinaggio che ripercorre quello del Beato Giovanni XXIII - e che avviene, provvidenzialmente, nel giorno in cui si fa memoria di san Francesco di Assisi, vero «Vangelo vivente» - vorrei affidare alla Santissima Madre di Dio tutte le difficoltà che vive il nostro mondo alla ricerca di serenità e di pace, i problemi di tante famiglie che guardano al futuro con preoccupazione, i desideri dei giovani che si aprono alla vita, le sofferenze di chi attende gesti e scelte di solidarietà e di amore. Vorrei affidare alla Madre di Dio anche questo speciale tempo di grazia per la Chiesa, che si apre davanti a noi. Tu, Madre del «sì», che hai ascoltato Gesù, parlaci di Lui, raccontaci il tuo cammino per seguirlo sulla via della fede, aiutaci ad annunciarlo perché ogni uomo possa accoglierlo e diventare dimora di Dio. Amen!