
Papa Francesco scrive al Presidente Putin in occasione della presidenza del G20 e si rivolge a tutti i governanti presenti al summit (testo della lettera)
[Text: Italiano, English]
Padre Federico Lombardi ha confermato che Papa Francesco ha scritto al Presidente russo Vladimir Putin in qualità di coordinatore della riunione del G20. Il Papa, tramite Putin si rivolge a tutti i governanti presenti per chiedere la ricerca di una soluzione pacifica e negoziata della crisi siriana.
- I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana.
- A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare.
- Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale.
- E' un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.
TESTO DELLA LETTERA
Presidente della Federazione Russa
Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008. Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne.
Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti. In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo. L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo. I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese. Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013. Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.
Dal Vaticano, 4 settembre 2013
FRANCESCO
INGLESE
To His Excellency Mr Vladimir Putin President of the Russian Federation
In the course of this year, you have the honour and the responsibility of presiding over the Group of the twenty largest economies in the world. I am aware that the Russian Federation has participated in this group from the moment of its inception and has always had a positive role to play in the promotion of good governance of the world’s finances, which have been deeply affected by the crisis of 2008. In today’s highly interdependent context, a global financial framework with its own just and clear rules is required in order to achieve a more equitable and fraternal world, in which it is possible to overcome hunger, ensure decent employment and housing for all, as well as essential healthcare. Your presidency of the G20 this year has committed itself to consolidating the reform of the international financial organizations and to achieving a consensus on financial standards suited to today’s circumstances. However, the world economy will only develop if it allows a dignified way of life for all human beings, from the eldest to the unborn child, not just for citizens of the G20 member states but for every inhabitant of the earth, even those in extreme social situations or in the remotest places. From this standpoint, it is clear that, for the world’s peoples, armed conflicts are always a deliberate negation of international harmony, and create profound divisions and deep wounds which require many years to heal. Wars are a concrete refusal to pursue the great economic and social goals that the international community has set itself, as seen, for example, in the Millennium Development Goals. Unfortunately, the many armed conflicts which continue to afflict the world today present us daily with dramatic images of misery, hunger, illness and death. Without peace, there can be no form of economic development. Violence never begets peace, the necessary condition for development. The meeting of the Heads of State and Government of the twenty most powerful economies, with two-thirds of the world’s population and ninety per cent of global GDP, does not have international security as its principal purpose. Nevertheless, the meeting will surely not forget the situation in the Middle East and particularly in Syria. It is regrettable that, from the very beginning of the conflict in Syria, one-sided interests have prevailed and in fact hindered the search for a solution that would have avoided the senseless massacre now unfolding. The leaders of the G20 cannot remain indifferent to the dramatic situation of the beloved Syrian people which has lasted far too long, and even risks bringing greater suffering to a region bitterly tested by strife and needful of peace. To the leaders present, to each and every one, I make a heartfelt appeal for them to help find ways to overcome the conflicting positions and to lay aside the futile pursuit of a military solution. Rather, let there be a renewed commitment to seek, with courage and determination, a peaceful solution through dialogue and negotiation of the parties, unanimously supported by the international community. Moreover, all governments have the moral duty to do everything possible to ensure humanitarian assistance to those suffering because of the conflict, both within and beyond the country’s borders. Mr President, in the hope that these thoughts may be a valid spiritual contribution to your meeting, I pray for the successful outcome of the G20’s work on this occasion. I invoke an abundance of blessings upon the Summit in Saint Petersburg, upon the participants and the citizens of the member states, and upon the work and efforts of the 2013 Russian Presidency of the G20. While requesting your prayers, I take this opportunity to assure you, Mr President, of my highest consideration.
From the Vatican, 4 September 2013
FRANCIS
*
Intervento del Segretario per i rapporti con gli Stati all'Incontro con gli Ambasciatori in Vaticano
Di seguito l’intervento che S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ha pronunciato nel corso dell’Incontro con gli Ambasciatori svoltosi questa mattina in Vaticano:
Intervento di S.E. Mons. Dominique Mamberti
- I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana.
- A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare.
- Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale.
- E' un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.
TESTO DELLA LETTERA
Presidente della Federazione Russa
Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali. Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008. Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne.
Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti. In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo. L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo. I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese. Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013. Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.
Dal Vaticano, 4 settembre 2013
FRANCESCO
INGLESE
To His Excellency Mr Vladimir Putin President of the Russian Federation
In the course of this year, you have the honour and the responsibility of presiding over the Group of the twenty largest economies in the world. I am aware that the Russian Federation has participated in this group from the moment of its inception and has always had a positive role to play in the promotion of good governance of the world’s finances, which have been deeply affected by the crisis of 2008. In today’s highly interdependent context, a global financial framework with its own just and clear rules is required in order to achieve a more equitable and fraternal world, in which it is possible to overcome hunger, ensure decent employment and housing for all, as well as essential healthcare. Your presidency of the G20 this year has committed itself to consolidating the reform of the international financial organizations and to achieving a consensus on financial standards suited to today’s circumstances. However, the world economy will only develop if it allows a dignified way of life for all human beings, from the eldest to the unborn child, not just for citizens of the G20 member states but for every inhabitant of the earth, even those in extreme social situations or in the remotest places. From this standpoint, it is clear that, for the world’s peoples, armed conflicts are always a deliberate negation of international harmony, and create profound divisions and deep wounds which require many years to heal. Wars are a concrete refusal to pursue the great economic and social goals that the international community has set itself, as seen, for example, in the Millennium Development Goals. Unfortunately, the many armed conflicts which continue to afflict the world today present us daily with dramatic images of misery, hunger, illness and death. Without peace, there can be no form of economic development. Violence never begets peace, the necessary condition for development. The meeting of the Heads of State and Government of the twenty most powerful economies, with two-thirds of the world’s population and ninety per cent of global GDP, does not have international security as its principal purpose. Nevertheless, the meeting will surely not forget the situation in the Middle East and particularly in Syria. It is regrettable that, from the very beginning of the conflict in Syria, one-sided interests have prevailed and in fact hindered the search for a solution that would have avoided the senseless massacre now unfolding. The leaders of the G20 cannot remain indifferent to the dramatic situation of the beloved Syrian people which has lasted far too long, and even risks bringing greater suffering to a region bitterly tested by strife and needful of peace. To the leaders present, to each and every one, I make a heartfelt appeal for them to help find ways to overcome the conflicting positions and to lay aside the futile pursuit of a military solution. Rather, let there be a renewed commitment to seek, with courage and determination, a peaceful solution through dialogue and negotiation of the parties, unanimously supported by the international community. Moreover, all governments have the moral duty to do everything possible to ensure humanitarian assistance to those suffering because of the conflict, both within and beyond the country’s borders. Mr President, in the hope that these thoughts may be a valid spiritual contribution to your meeting, I pray for the successful outcome of the G20’s work on this occasion. I invoke an abundance of blessings upon the Summit in Saint Petersburg, upon the participants and the citizens of the member states, and upon the work and efforts of the 2013 Russian Presidency of the G20. While requesting your prayers, I take this opportunity to assure you, Mr President, of my highest consideration.
From the Vatican, 4 September 2013
FRANCIS
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Intervento del Segretario per i rapporti con gli Stati all'Incontro con gli Ambasciatori in Vaticano
Di seguito l’intervento che S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ha pronunciato nel corso dell’Incontro con gli Ambasciatori svoltosi questa mattina in Vaticano:
Intervento di S.E. Mons. Dominique Mamberti
Saluto S.E. il Sig. Decano e gli Ecc.mi Ambasciatori presenti e vi ringrazio per la vostra presenza, che apprezzo particolarmente perché l’invito è stato inoltrato con poco anticipo. L’incontro di oggi intende essere una nuova espressione della sollecitudine di Sua Santità Papa Francesco e della Santa Sede per la pace nel mondo con speciale attenzione al Medio Oriente e in particolare alla Siria, una sollecitudine di cui abbiamo visto un esempio molto eloquente e commovente proprio durante l’intervento del Santo Padre in occasione della preghiera dell’Angelus domenica scorsa.
L’accorato appello del Papa si fa interprete del desiderio di pace che sale da ogni parte della terra, dal cuore di ogni uomo di buona volontà. Nella concreta situazione storica segnata da violenze e guerre in molti luoghi, la voce del Papa si leva in un momento particolarmente grave e delicato del lungo conflitto siriano, che ha visto già troppa sofferenza, devastazione e dolore ai quali si sono aggiunte le tante vittime innocenti degli attacchi del 21 agosto scorso, che hanno suscitato nell’opinione pubblica mondiale orrore e preoccupazione per le conseguenze del possibile impiego di armi chimiche. Davanti a fatti simili non si può tacere, e la Santa Sede auspica che le istituzioni competenti facciano chiarezza e che i responsabili rendano conto alla giustizia. Tali deplorevoli atti hanno suscitato le note reazioni anche in ambito internazionale. Il Santo Padre da parte sua ha fatto presente con gravità e fermezza che «c’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire», ribadendo che non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, anzi che la violenza chiama violenza!
Fin dall’inizio del conflitto, la Santa Sede è stata sensibile al grido di aiuto che giungeva dal popolo siriano, in particolare dai cristiani, non mancando da subito di manifestare con chiarezza la sua posizione caratterizzata, come in altri casi, dalla considerazione della centralità della persona umana – a prescindere della sua etnia o religione – e dalla ricerca del bene comune dell’intera società. Basti qui ricordare anzitutto gli accorati appelli di Benedetto XVI in occasione dei Messaggi Urbi et orbi e dei discorsi al Corpo Diplomatico. Più volte egli ha invitato a «porre fine a un conflitto che non vedrà vincitori ma solo sconfitti» (Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013), richiamando la necessità di aprire «un dialogo costruttivo» fra le parti e di favorire l’aiuto umanitario alle popolazione. Inoltre, va ricordato il desiderio da lui espresso di inviare una delegazione di Vescovi e Cardinali in Siria per manifestare la sua sollecitudine, in occasione del Sinodo dei Vescovi, iniziativa che però poi dovette essere sostituita per una visita nella Regione dell’Em.mo Card. Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”. Dall’inizio del Suo pontificato anche Papa Francesco ha fatto riferimento in più occasioni alla situazione in Siria già a partire dal Suo primo Messaggio pasquale Urbi et orbi, a meno di un mese dalla Sua elezione, in cui domandava «quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?». Il Papa ha poi nuovamente espresso le proprie preoccupazioni, in particolare nel discorso ai partecipanti all’incontro di coordinamento tra gli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi in Siria, il 5 giugno 2013, come pure nell’Angelus del 25 agosto scorso, levando la voce «perché si fermi il rumore delle armi» in una «guerra tra fratelli», che ha visto «il moltiplicarsi di stragi e di atti atroci». Della questione il Santo Padre ha potuto parlare anche con diversi leader religiosi e politici di più Paesi, l’ultimo dei quali il Re Abdullah II di Giordania.Inoltre non sono mancati ripetuti interventi degli Osservatori permanenti della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia a New York che a Ginevra, nonché altre dichiarazioni della Sala Stampa, che hanno ripreso la posizione chiara espressa dai Pontefici. Anche il Nunzio Apostolico a Damasco, S.E. Mons. Mario Zenari, ha ribadito a più riprese la posizione della Santa Sede e rimanendo sul posto manifesta la sollecitudine e la vicinanza del Santo Padre alla cara popolazione siriana.Sono note a tutti le drammatiche conseguenze del conflitto, che ha provocato più di 110.000 morti, innumerevoli feriti, più di 4 milioni di sfollati interni e più di due milioni di rifugiati nei Paesi vicini.
Di fronte a questa tragica situazione si rivela assolutamente prioritario far cessare la violenza, che continua a seminare morte e distruzione e che rischia di coinvolgere non solo gli altri Paesi della Regione, ma anche di avere conseguenze imprevedibili in varie parti del mondo. All’appello alle parti di non chiudersi nei propri interessi ma di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione, si aggiunge quello alla Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sempre sul dialogo e sul negoziato.
Insieme all’impegno per la cessazione della violenza si rivela di somma importanza richiamare l’esigenza e l’urgenza del rispetto del diritto umanitario. Si rivela, altresì, urgente l’assistenza umanitaria a gran parte della popolazione e in questo aspetto ringrazio la generosità di tanti dei vostri Governi a favore della popolazione siriana sofferente. La Chiesa cattolica da parte sua è impegnata in prima linea con tutti i mezzi a sua disposizione nell’assistenza umanitaria alla popolazione, cristiana e non. Menziono alcuni elementi che la Santa Sede considera importanti per un eventuale piano per il futuro della Siria e che trovate anche nel documento che vi è stato consegnato.
Tra i principi generali che dovrebbero orientare la ricerca di una giusta soluzione al conflitto segnalo i tre seguenti:
È innanzitutto indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano.
Occorre poi preservare l’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società.
Infine, occorre garantire, accanto all’unità del Paese anche la sua integrità territoriale.
Sarà importante chiedere a tutti i gruppi – in particolare a quelli che mirano a ricoprire posti di responsabilità nel Paese – di offrire garanzie che nella Siria di domani ci sarà posto per tutti, anche e in particolare per le minoranze, inclusi i cristiani. L’applicazione concreta di detto principio potrà assumere varie forme, ma in ogni caso non può essere dimenticata l’importanza del rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa. Parimenti, è importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al quale tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, sono alla stessa stregua cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri, liberi «di professare pubblicamente la propria religione e di contribuire al bene comune» (cfr. Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013). Infine, è causa di particolare preoccupazione la presenza crescente in Siria di gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi. Da qui la rilevanza di esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da tali estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo.