mercoledì 11 settembre 2013

Papa Francesco e la data del battesimo




(Giovanni Maria Vian) Quanti cristiani ricordano la data del loro battesimo? All’improvviso, durante l’udienza generale, la domanda è spuntata sulle labbra di Papa Francesco che ha poi incalzato: «Io vorrei fare questa domanda qui a voi, ma ognuno risponda nel suo cuore: quanti di voi ricordano la data del proprio battesimo?». Il Pontefice stava parlando della maternità della Chiesa e con questa domanda è andato al cuore della questione, ricorrente e cruciale per credenti e non credenti, posta dall’essere cristiani.
Interrogativo che, sin dai primi secoli, ha suscitato curiosità e interesse, come ultimamente è avvenuto con due editoriali del fondatore di uno dei più influenti quotidiani italiani, che a Papa Francesco ha posto una serie di domande. E a Eugenio Scalfari il Pontefice ha voluto rispondere, con una lunga lettera pubblicata per intero da «la Repubblica». Un fatto inusuale, ma che si colloca in perfetta continuità con la ricerca di un colloquio con il mondo, dialogo definito da Papa Francesco «aperto e senza preconcetti», insito nell’annuncio evangelico e rinnovato a partire dal concilio Vaticano II.
Dono di Dio, la fede non viene inoculata «in laboratorio», ma trasmessa come in una famiglia. Ecco perché la Chiesa, proprio come una madre, genera e fa crescere i cristiani. Ed è questo il motivo per il quale — ha spiegato il Pontefice — non si appartiene alla Chiesa come si aderisce a una società, a un partito o a un’organizzazione. Insomma, «non è compilare una carta che ci danno, ma è un atto interiore e vitale», proprio «come quello che si ha con la propria mamma».
La Chiesa madre che genera i cristiani è anche da loro, da tutti loro, costituita. Anche per questo sarebbe contraddire se stessi voler separare la fede in Dio dalla Chiesa. E per sua natura la comunità dei credenti — mostra ogni giorno Papa Francesco, come ha fatto al Centro Astalli di Roma — non può restare chiusa nella propria autoreferenzialità, ma deve uscire: per «portare Cristo a tutti» e a tutti testimoniare il suo volto misericordioso.
L'Osservatore Romano

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C'è un giudice a Caen: sconfitto lo "sbattezzo"
di Massimo Introvigne
Buon senso uno, atei militanti zero. È il risultato della partita che si è giocata il 10 settembre alla Corte di Appello di Caen in Francia, seguita con trepidazione dalle associazioni atee di mezza Europa. In Francia, come in Italia, è venuto di moda lo «sbattezzo»: gli atei più arrabbiati rinnegano pubblicamente il loro battesimo, talora «sbattezzandosi» in cerimonie pubbliche, ed esigono che la Chiesa li elimini dai suoi registri.
La vicenda decisa a Caen comincia il 31 maggio 2001. René Lebouvier, nato e battezzato nel 1940 a Fleury, scrive al vescovo di Coutances chiedendo che nei registri parrocchiali, dopo la menzione del suo battesimo nel 1940, s'inserisca anche quella del suo «sbattezzo» nel 2001. Uomo mite, il vescovo gli dà soddisfazione, e lo fa anche a tempo di record. Sei giorni dopo la lettera, sul registro parrocchiale di Fleury nella pagina dell'anno 1940 dove si certifica il battesimo di Lebouvier è apposta la nota: «Ha rinnegato il suo battesimo come da lettera del 31 maggio 2001». Questo tranquillizza Lebouvier, ma solo per qualche anno.
Il 15 aprile 2009, infatti, l'ateo francese torna alla carica chiedendo che l'intera annotazione che lo riguarda sia cancellata dal registro dei battesimi della parrocchia di Fleury. Stavolta il vescovo non accoglie la sua richiesta, spiegando che il fatto che sia stato battezzato è comunque un fatto storico che non può essere alterato. Lebouvier chiede un provvedimento d'urgenza al Tribunale di Coutances, che gli viene negato. Avvia allora una causa nel merito, e incredibilmente il 6 ottobre 2011 il Tribunale di Coutances gli dà ragione: ordina alla diocesi la cancellazione della pagina relativa al battesimo di Lebouvier, con penale di quindici euro per ogni giorno di ritardo nell'eseguire l'ordine, condannando la Chiesa Cattolica a pagare anche danni e spese.
Ma la diocesi fa appello, e ora la Corte d'Appello di Caen restaura il buon senso. I giudici d'appello osservano che il riferimento nella sentenza di primo grado alla normativa sulla privacy è incongruo. In effetti, da diversi decenni - proprio in applicazione delle norme sulla privacy - l'accesso ai registri dei battesimi in Francia è riservato alle persone battezzate, ai loro familiari, e al clero che debba prenderne conoscenza per necessità del culto: per esempio, per accertare se chi richiede la cresima o il matrimonio cattolico è battezzato. Lebouvier non contesta alcuna violazione di questa prassi. I giudici di Coutances avevano ritenuto che la pagina del registro andasse distrutta perché conteneva anche l'informazione secondo cui Lebouvier si era «sbattezzato» nel 2001, informazione riservata e in grado di nuocergli. Macché riservata, hanno risposto i giudici d'appello: lo stesso Lebouvier la strombazza da anni su tutti i giornali.
Quanto poi al fatto che un'altra diocesi, Tulle, avesse secondo Lebouvier la prassi di eliminare dai registri dei battesimi le pagine relative agli atei «sbattezzati» che glielo richiedono, il vescovo di Tulle ha precisato alla Corte d'Appello che si tratta di un abuso della sua cancelleria diocesana: appena ne è venuto a conoscenza, la prassi è cessata. Del resto, ha osservato la diocesi, se si distruggessero le pagine relative ai battesimi, nel caso in cui poi l'ateo «sbattezzato» si converta e chieda di sposarsi in chiesa, avrebbe difficoltà a farlo non potendo provare di essere stato battezzato.
Dunque, come si dice, c'è un giudice a Caen. La Corte d'Appello ha stabilito che la Chiesa fa bene a non distruggere le pagine dei suoi registri relative al battesimo di persone che si sono poi «sbattezzate». La saga, però, non è finita. Lebouvier minaccia di andare in Cassazione. E resta, sia pure rovesciata in appello, la bizzarra sentenza di primo grado di Coutances, che prova come certi giudici - in Francia come altrove - pur di dare contro alla Chiesa Cattolica, siano pronti a ordinare perfino di cambiare la storia.