sabato 14 settembre 2013

Politica, famiglia, immigrati e.... i cattolici italiani.



Torino. Settimane sociali dei cattolici italiani, edizione N° 47. Alcuni momenti della giornata del 13 settembre


Cattolici: uniti su politiche a sostegno famiglie, ipotesi voto ai minori. L'applauso piu' convinto i 1400 delegati (di 220 diocesi e 165 associazioni e movimenti)  lo riservano non al premier Enrico Letta ("una presenza che fa piacere,  ma serve un cambio di passo nelle sedi decisionali", spiega il  presidente del Mcl, Carlo Costalli) o al sindaco di Torino Piero Fassino  (che pure e' stato oggi l'ospite d'onore del presidemte della Cei,  Angelo Bagnasco) ne' ai parlamentari cattolici Paola Binetti, Renato  Balduzzi e Edoardo Patriarca (che intervengono ai gruppi di studio e  seguono i lavori momento per momento) ma a Stefano Zamagni, l'economista  cattolico che dal palcoscenico del Teatro Regio snocciola una serie di  proposte davvero rivoluzionarie a difesa della famiglia, a partire dal  voto dei minorenni che e' all'ordine del giorno in Germania ma da noi  sembra una bestemmia. Eppure quale futuro puo' esserci per il nostro  Paese, chiede lo studioso, "se decide tutto un'oligarchia di anziani?".
Per Zamagni, il principio base della democrazia, "una testa un voto",  andrebbe tradotto in un "peso diverso" delle famiglie in Parlamento e in  tutte le sedi dove si prendono decisioni, anche se "resta da vedere come  il voto dei minorenni potrebbe essere espresso, se ad esempio  delegandolo ai genitori e ai tutori, ma certo dei loro interessi -  scandisce l'economista - non si puo' non tenere conto".
 Un'altra proposta di Zamagni riguarda l'introduzione del "Vif", la  valutazione di impianto familiare. "In Italia - spiega - c'e' gia' il  'Via', la valutazione di impatto ambientale, perche' non dovremmo  valutare anche l'impatto delle scelte della politica sulla vita delle  famiglie. l'ambiente e' importantissimo, ma anche la famigli lo e'" .
 "Se il matrimonio crolla, crolla la famiglia", sottolinea Zamagni,  secondo il quale in Italia bisogna chiedersi "cosa occorre fare perche' l'unione coniugale generi unita' familiare". La tesi dell'economista e' che "nel prossimo futuro la famiglia come istituzione e' destinata a  tornare al centro dell'attenzione, sia a livello politico che  culturale", in primo luogo perche' il passaggio dal welfare State,  fondato sull'individuo, alla "welfare society", basata sul nucleo  familiare, "riportera' in auge la famiglia", e in secondo luogo perche'
 anche il mondo imprenditoriale "ha riscoperto la famiglia", come  "fattore decisivo per la competitivita' e l'innovativita'". Tra famiglia  e aziende, dunque, deve esserci un patto di "reciprocita'", infatti "se  l'azienda risponde ai bisogni della famiglia, il lavoratore da' il  meglio di se stesso, se invece non lo fa, si limitera' a rispettare  orari e regole, ma non dara' il meglio di se'".
 "A parita' di condizioni, chi vive in famiglia dichiara un indice di  felicita' superiore a chi sta da solo", ricorda ancora Zamagni,  illustrando la "curva della felicita'", calcolata con indicatori  statistici oggettivi come il numero dei sucidi e la salute. La famiglia,  dunque, e' destinata a suo parere ad avere sempre piu' spazio nello  scenario pubblico e istituzionale, mentre ad oggi il "distretto  famiglia" e' attivo solo in tre Regioni italiane, sull'esempio di quanto  gia' attuato dalla Provincia di Trento come "sistema integrato per la  promozione del benessere familiare e della natalita'".
L'Italia invecchia sempre di piu', producendo sempre piu' squilibri, e  giovani sempre piu' "persi", o meglio in fuga, conferma Giancarlo  Blangiardo, ordinario di scienze statistiche all'Universita' di Milano  Bicocca, che prevede "un potenziale produttivo sempre piu' debole",  perche' nell'arco dei prossimi vent'anni, la popolazione  ultra-ottantacinquenne sembra destinata ad accrescersi di 1,2 milioni di  unita' e, al suo interno, aumenterebbero di 600mila unita' i soggetti  che vivono da soli". Il nostro welfare, dunque, avra' a che fare con "le  trasformazioni delle strutture familiari correlate all'invecchiamento  della popolazione". Altro fenomeno tipico del nostro Paese, osserva il  docente, la "fuga dei cervelli". "L'Italia e' ormai diventata a tutti  gli effetti un Paese d'immigrazione", ha detto il demografo, ma "mentre  migliaia di persone si spostano verso il suo territorio, un importante  flusso di italiani, per lo piu' giovani, percorre il cammino inverso,  cercando altrove quel lavoro e quella valorizzazione che il Paese sempre  piu' difficilmente e' in grado di offrire”.
 "Al centro della riflessione con la quale il cardinale Angelo Bagnasco  ha aperto ieri i lavori c'e', perfettamente rovesciata, la domanda che  accompagna la vicenda degli uomini e delle donne che in ogni tempo si  sono fatti, e cioe' non piu' 'quale mondo lasceremo ai nostri figli?',  ma a 'quali figli lasceremo il mondo?', sottolinea Marco Tarquinio,  direttore di "Avvenire", per il quale "e' civicamente e cristianamente  emblematico che attorno al ‘monito di vita' del Papa e all'incalzante  ‘domanda rovesciata' del cardinale presidente della Cei siano riunite  ancora una volta le voci e le esperienze del cattolicesimo italiano  decise a contribuire, leggendo i segni dei tempi e senza cedere alle  mode dei tempi, a un gran lavoro comune per mettere a fuoco il vero e  insostituibile ruolo di presidio di civilta' e di domani della famiglia  e per rimettere nel verso giusto lo sguardo, il pensiero e l'azione  sociale e politica che possono e debbono sostenere la speranza e  preparare un saldo futuro per la nostra societa'".
 Per il direttore del Servizio Informazione Religiosa, Domenico Delle  Foglie, "ci vuole una grande dose di coraggio intellettuale per  indicare, senza sconti, l'orizzonte culturale, sociale, antropologico  che sta svuotando di senso la differenza tra uomo e donna, sta  producendo un'assuefazione progressiva alla teoria dell'equivalenza dei  generi a scapito della ricchezza insostituibile della differenza. Dire  ai cattolici, ma anche a quella parte dell'opinione pubblica ormai  assuefatta alla prospettiva della uguaglianza senza distinzioni, che la  comunita' cristiana continuera' a fronteggiare con dignita' e  consapevolezza, ma senza arroganze, la teoria del gender anche nelle sue  ricadute legislative (unioni omosessuali e legge contro l'omofobia)...  ebbene questo vuol dire amare l'umano che e' custodito dalla famiglia e  dal matrimonio. Ma, al tempo stesso, esprime un amore che non e' solo  dei cattolici".

Immigrati: cattolici divisi su ius soli, ma posizione della chiesa è già chiara. Il dibattito sul tema dello ius soli, per il  quale diventerebbero italiani i bambini che nascono nel nostro Paese  indipendentemente dalla loro razza e colore e dalla condizione dei  genitori, cioe' anche se sono immigrati clandestini, e' aperto nel Paese  e anche alla Settimana Sociale in corso a Torino si sono registrate  posizioni e sfumature diverse. In particolare il professor Giancarlo  Blangiardo, ordinario di scienze statistiche all'Universita' di Milano  Bicocca, ha sostenuto in aula che "i figli minori seguono i genitori,  dunque la cittadinanza per loro deve scattare automaticamente quando la  ricevono loro, altimenti si creerebbero ulteriori problemi, con genitori  e fratelli a rischio di espulsione e i figli gia' italiani".
Un'altra posizione, ben piu'  diffusa in ambito cattolico (sostenuta  spesso dal quotidiano della Cei, Avvenire) e' quella dello "ius  culturae", con la cittadinanza che arriverebbe ai ragazzi al termine  della scuola dell'obbligo (ma  che fare con i minori piu' deboli, quelli  ai quali non e' garantita nemmeno l'istruzione?). In realta', afferma il  direttore della Fondazione Migrantes,  organismo promosso dalla Cei,  "l'impegno alla riforma della legge sulla cittadinanza rappresenta uno  degli appelli piu' forti e chiari della Settimana sociale di Reggio  Calabria, con l'attenzione ai quasi 600 mila bambini nati in Italia",  cosi' come "il diritto al voto amministrativo per gli immigrati  regolari" ma anche "l'attenzione alle minoranze, in particolare ai rom e  ai sinti, condividendo il progetto europeo che pone l'integrazione dei  10 milioni di rom tra le tre priorita' del proprio impegno".
"Sul tema del riconoscimento della della cittadinanza agli stranieri,  la politica sembra essere molto piu' indietro rispetto al Paese reale",  osserva il direttore generale della fondazione Migrantes. Infatti,  "mentre la politica sforna proposte di legge contraddittorie se non  peggiorative sul tema della cittadinanza, dalla societa' civile e dalla  realta' ecclesiale arriva una richiesta di cambiamento",  e  l'osservatorio politico Cise (Centro italiano di studi elettorali  dell'universita' di Firenze) ha verificato che il 71 per cento degli  italiani si dichiarava molto o abbastanza favorevole all'allargamento  della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri e
 l'82 per cento e' favorevole all'estensione del diritto di voto".  Il  nostro Paese, con 56mila acquisizioni di cittadinanza da parte di  stranieri nel 2011, e' agli ultimi posti in Europa. Nello stesso anno in  Gran Bretagna le acquisizioni sono state 195mila, in Francia 150mila, in  Germania oltre 100mila. 
Famiglia: quando madre e figlia abortiscono insieme. La storia di "una ragazza calabrese di 14  anni, in ospedale per abortire, che si rivolge al Centro di Aiuto alla  Vita per esporle i suoi dubbi, ma quando una volontaria contatta la  mamma si sente rispondere che tutto e' deciso e che anzi madre e figlia  si stanno preparando ad abortire insieme perche' anche la genitrice e' in attesa", e' stata raccontata da Carlo Casini, presidente del  Movimento per la Vita, nel dibattito in corso alla Settimana Sociale dei  cattolici italiani. Il tema dell'educazione, ha sottolineato Casini,  parlamentare europeo e ex giudice di Cassazione, "e' assolutamente  centrale se vogliamo difendere la famiglia". Luisa Santolini, storica  presidente del Forum delle Famiglie, gli ha fatto eco: "il problema vero - ha detto - e' che oggi trasmettiamo ai nostri figli il messaggio che  tutto e' uguale, indifferente: e' lo stesso se si studia o non si  studia, se ci si sposa o si convive o ancora si resta a casa con i  genitori, e poi se si fa un figlio o si abortisce".
Marco Griffini, presidente dell'Associazione amici dei bambini, ha  parlato della "reazione nucleare dell'accoglienza, che si sperimenta  quando un genitore adottivo vede che suo figlio o sua figlia a sua volta  adotta un bambino". "L'uomo nuovo e' figlio del mondo: in Italia mancano  i bambini, adottiamoli dove sono abbandonati, se poi loro faranno lo  stesso il nostro Paese sara' salvo, l'Afrioca ci puo' salvare", ha  affermato Griffini sottolineando che l'Aibi considera San Giuseppe  protettore dei genitori adottivi, perche' padre putativo questo  significa".  Alla proposta si e' associata anche la teologa siciliana  Ina Siviglia, che ha chiesto piu' attenzione pastorale per le famiglie  affidatarie e adottive, che invece nel momento del bisogno, quando il  ragazzo o la ragazzo presentano disagi e difficolta' serie, si sentono  sole, specie se non hanno i soldi per chiedere aiuto a uno psicologo.
All'inizio sono seguiti, poi le presenze di accompagnamento vengono  meno, mentre in genere i problemi aumentano.
"La famiglia e' una relazione eterosessuale sancita da un patto  pubblico", ha ricordato invece il sociologo Sergio Belardinelli,  commentando le parole del cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione  che ha aperto la Settimana Sociale di Torino. Per Belardinelli, "una  ‘guerra civile' sulla famiglia sarebbe devastante per la comunita'. La  sua grandezza non sta in relazioni da ‘Mulino Bianco', ma nel fatto che - nonostante le durezze e le asprezze - continua a essere un luogo  privilegiato nel quale le persone si accolgono, si sentono amate,  imparano ad affrontare il mondo, prendono coscienza della loro  liberta'...". Il cardinale Bagnasco, aggiunge il sociologo, "ha  ricordato un'evidenza antropologica di fondo: c'e' un elemento non  dipendente da noi. La follia del nostro tempo e' aver pensato che  nell'uomo, essendo un animale culturale, la natura sia un optional. Non  c'e' niente di piu' drammatico di quella che Hegel chiamava ‘dialettica  del riconoscimento'. La chiusura nell'individualismo e' una delle piu' grosse follie del pensiero contemporaneo".
Agi