mercoledì 13 novembre 2013

La sposa proibita

sposa



di Costanza Miriano   per Il Foglio

Lunedì mattina presto vengo svegliata da una telefonata. Appesa al nespolo del giardino – in casa mia non c’è campo – cerco di elaborare pensieri compiuti. Una giornalista molto agitata mi chiede in spagnolo di spiegarle cosa sia la sottomissione, possibilmente in meno di due minuti. Mentre cerco di capire chi sono (sono quella che ha scritto Sposati e sii sottomessa, ma soprattutto sono una in sottoveste appesa a un albero), provo a fare una recensione del mio libro in centoventi secondi. So che è uscito in Spagna, ma non ho altre notizie in merito. Dopo quella, un’altra telefonata, e un’altra e un’altra. Una decina tra tv, radio, agenzie, siti.
Pur essendo l’alba (per me tutto il tempo che precede il mezzogiorno) comincio a capire che in Spagna sta succedendo qualcosa. Nessuno dei colleghi ha letto il libro, ammettono (sono anche io una giornalista e parlare di cose che non so, o so poco, è il mio mestiere). Mi sgolo a cercare di spiegare che la sottomissione, la parola è di San Paolo, non c’entra niente con la violenza, che quella è roba per magistrati, psichiatri. Cerco di spiegare che l’uomo e la donna sono due povertà che si incontrano, e che non serve gridare i propri diritti, ma solo accogliersi reciprocamente. Dico, con Rilke, che siamo due fragili e limitate capacità di amare ma con un infinito bisogno di amore che rimanda in fondo al desiderio di Dio, il vero sposo (curiosamente a questo punto i colleghi appaiono disinteressati, forse dormono, non c’è il sangue). Dico che il problema della donna è il desiderio del controllo, quello dell’uomo l’egoismo, e che essere sottomesse significa smettere di controllare e permettere agli altri di essere, senza volerli formattare (a questo punto è caduta la linea, sempre).
Poco dopo pattino sul Lungotevere sul guano lasciato dagli storni cercando di non cadere mentre ascolto domande in una lingua che non maneggio, e rispondo in inglese o italiano. Tutto quello che so di spagnolo sono le parole delle canzoni di Violetta. Aggiungo qualche s alla fine delle parole e finalmente, alla dodicesima giornalista che chiama, chiedo di spiegarmi la ragione di tanto interesse nei miei confronti. “Il problema non è il libro che hai scritto” – ammette  – “Il problema è che la casa editrice che lo ha tradotto è dell’Arcivescovado di Granada, del vescovo che ha detto che si possono violentare le donne che hanno abortito”. Rimango interdetta. Ho conosciuto il traduttore del libro, l’ottimo padre Mariano Catarecha , e tendo ad escludere che il “mio” editore abbia detto questo (infatti parlava della enorme violenza sul corpo della donna che è l’aborto, e il lasciare la donna sola a portarne le conseguenze).
Sul finire della turbolenta giornata, mentre combatto a mani nude la vera battaglia, il cambio di stagione dei figli, butto un occhio sull’iPad, nella speranza che una mail urgentissima mi costringa ad abbandonare l’odiato lavoro, magari, che so, per andare a ritirare un Nobel  o anche le analisi del sangue, al limite.
Qualcosa che mi distrae, effettivamente, c’è, ma non un Nobel al momento. Apprendo che in Parlamento il PP, il PSOE e la Izquierda Unida chiedono che il mio libro venga ritirato dalla vendita, e la Izquierda sta raccogliendo firme per fare la stessarichiesta anche alla Fiscalia, che, secondo il traduttore di Google, è la Procura. Forse era meglio il cambio di stagione. Comunque, pare che la mia frase “l’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e abbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio” sia stata intesa come istigazione alla violenza sulle donne. Quindi il problema non è solo l’arcivescovo, ma alla fine la dittatura dell’ideologia di genere, che siccome è falsa va imposta con la forza. A ben vedere, gratta gratta, siamo sempre lì: l’uomo contemporaneo, sa lui cosa è bene o male,  e rifiuta che un Padre glielo insegni. Per questo tutto ciò che rimanda all’ascolto di un’altra voce che non sia quella che viene da dentro – questo è la fede – va cacciato, con qualsiasi mezzo.
Il mio sarebbe il primo libro censurato in Spagna dopo la fine del regime di Franco. Mi dispiacerebbe perché parla a donne indurite e uomini egoisti, si potrebbe provare a dargli un’occhiata. La maggior parte della gente si è fatta un sacco di risate (in molte librerie sta nel settore umorismo). Oppure si può sempre non comprarlo.

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Quel libro non s'ha da pubblicare...

Costanza Miriano commenta i tentativi di censura della traduzione spagnola di "Sposati e sii sottomessa"

Dopo il grande successo ottenuto in Italia, dove nel 2011 è stato il “caso letterario” dell’anno nella saggistica, Sposati e sii sottomessa è stato pubblicato anche in Spagna. La traduzione spagnola dell’opera prima di Costanza Miriano è arrivata in poche settimane all’ottavo posto nella classifica dei libri venduti su Amazon.
Il tutto con grande rabbia delle femministe spagnole, mentre al Parlamento di Madrid, il PP, il PSOE e la IU hanno annunciato provvedimenti per il ritiro dal commercio di Casate y sé sumisa.
Raggiunta telefonicamente da ZENIT, Costanza Miriano ha spiegato i contorni della vicenda, ribadendo al tempo stesso la propria determinazione nel sostegno alle proprie idee sulla donna e sulla famiglia.
Cosa sta succedendo? Perché la pubblicazione del tuo libro in Spagna sta suscitando così tanto scompiglio?
Costanza Miriano: L’altra mattina sono stata svegliata da una collega che mi chiedeva una domanda “facile facile”: “mi spiega la sottomissione in un minuto e 45 secondi?”. E io: “Guardi, ci ho messo un libro intero per spiegarlo, non ce la faccio in un minuto e 45 prima del caffé…”. Poi, all’ottava, nona telefonata, ho domandato: “Scusi, come mai tutti mi stanno chiamando? Che sta succedendo?”. Davvero non me l’aspettavo… Sposati e sii sottomessaè uscito in Italia nel 2011 e suscitò curiosità, anche qualche critica negativa, ma non scandalo come in Spagna, dove tre partiti hanno chiesto che venga ritirato dal mercato. In questo momento è in corso una riunione a Granada per decidere se sporgere una denuncia alla Procura.
Quali sono le argomentazioni usate contro la tua opera?
Costanza Miriano: L’accusa che mi viene fatta è che il mio libro sarebbe un’apologia della violenza sulle donne. Un fatto da sottolineare è che è stato pubblicato dalla casa editrice della diocesi di Granada, il cui arcivescovo Javier Martinez ha fatto una dichiarazione sull’aborto, da lui definito come la “massima violenza sul corpo delle donne”; molte donne si sono sentite offese per questo, perché questa affermazione sminuirebbe la violenza compiuta sulle donne dagli uomini. Tuttavia, se mai una donna subisse violenza da parte del suo uomo, le ricorderei che anche la Chiesa suggerisce alle donne di allontanarsi da casa, in certi casi; mai la Chiesa ha detto di prendere botte, il martirio non è mai richiesto.
E i giornalisti che ti hanno chiamato, cosa ti hanno chiesto?
Costanza Miriano: Tutti i giornalisti che mi hanno chiamato non avevano letto il libro. A tutti ho chiesto quale passaggio fosse offensivo o incitasse alla violenza. Una collega mi ha risposto che sono controversi i punti in cui scrivo: “dà ragione a lui”, “fate un figlio”, “obbediscigli”. Allora io ho cercato di spiegarle che il mio libro riflette sul nodo di peccato femminile che è il desiderio di controllo. Una qualità buona di cui Dio ci ha dotate è quella di saper educare, è la nostra prima chiamata. Eppure questa nostra qualità può essere utilizzata anche male, per manipolare, non permettere agli altri di essere. E intorno a noi vediamo tante donne indurite da questo desiderio di controllo, di potere.
Mi sembra che questo invito alla sottomissione sia, piuttosto, un invito alla donna a riscoprire la sua vera bellezza, la sua chiamata a sciogliersi, a scrollarsi di dosso queste durezze, a trovare le sue qualità e capacità di madre. Mi sembra sia un libro pieno di complimenti per le donne, no? Certo, tra le mie lettrici non tutte saranno entusiaste, alcune saranno non completamente o per niente d’accordo con me ma tantissime mi hanno scritto, complimentandosi: “mi hai restituito la mia vera bellezza”, “quello che ho sempre pensato e che nessuno mai diceva”, “quello che io stessa non avevo il coraggio di dirmi”, “mi hai aiutato a ritrovare la mia vera vocazione”, “mi sono finalmente decisa a sposarmi”, “ho fatto un altro figlio”… Mi sembra un libro positivo, che fa una proposta, che non impone un giogo alle donne.
Non è paradossale che dei partiti di sinistra, di orientamento libertario vogliano sopprimere la libertà di opinione di una donna?
Costanza Miriano: In nome della libertà, viene tolta la libertà. Qualcuno mi ha suggerito di fare anch’io una denuncia. Eppure mi sembra ci siano in commercio libri di grande successo, con scene hard che coinvolgono donne, che mi sembrano molto più lesive della dignità femminile. Quello che tocca il nervo scoperto di tutto è però l’autodeterminazione: poter essere libero di decidere cos’è il bene e cos’è il male, persino se essere maschio o femmina. E l’ideologia del gender non verrebbe imposta con la forza se fosse qualcosa di naturale. Allo sfondo di tutto c’è sempre il rifiuto di un Dio Padre che ci dice cos’è il bene e cos’è il male. È lo stesso rifiuto – che si manifesta con la contraccezione e con l’aborto – di accogliere la parola del Padre sulla vita. Quindi è più tollerata la storia di una sadomaso, di una vittima volontaria di pratiche erotiche, rispetto a una che ti dice: fidati di tuo marito, obbediscigli, fai uno sforzo di vedere il bello di quello che lui dice e fa… Questo viene giudicato scandaloso perché offende il pilastro della concezione odierna dell’uomo: io sono al centro e non ascolto nessuna voce che non venga da dentro di me. Alla fine è il rifiuto di Dio al centro di tutto. Non c’è parola più scandalosa di “sottomissione” o “obbedienza”. Perfino “morire” fa meno scandalo. Sposala e muori per lei ha fatto meno scandalo, eppure è più forte il verbo “morire” che il verbo “sottomettere”. La morte, però, è meno tabù della sottomissione: rinunciare alla propria sottomissione è il tabù più grande, a mio parere.
In Italia ancora non è stata approvata la legge contro l’omofobia e già sta scatenando la caccia alle streghe omofobe; in Francia sindaci e cittadini comuni vengono arrestati per il solo fatto di difendere la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna; in Spagna vogliono censurare il tuo libro… Cosa sta succedendo in Europa?
Costanza Miriano: Qualsiasi opinione (a parte le opinioni che siano la difesa di un reato) posta con gentilezza, senza offendere nessuno, deve avere diritto di cittadinanza. Non è concepibile che una persona venga arrestata perché indossa una felpa con il logo di una famiglia padre-madre-figli. Spesso vedo per strada contenuti pornografici che mi inducono a dire ai miei figli: “guardate di là!”. A quanto pare tutte le opinioni possono essere liberamente espresse, tranne quelle che ricordano all’uomo che egli è creatura. È una vera e propria guerra contro Dio e contro l’annuncio che noi siamo creature amatissime. Questo è il contenuto che vorrei fare arrivare alle femministe. Capisco che il mio libro abbia toccato i nervi scoperti di alcune donne su certi temi, magari perché sono state ferite in passato da uomini egoisti o perché hanno delle ferite da perdonarsi: magari hanno abortito… Al centro di tutta questa grande battaglia per l’autodeterminazione c’è questo concetto: io mi autodetermino e se tu mi dici che non è così, devi stare zitto, io rispondo solo alla mia coscienza… Per noi la coscienza è qualcosa che non ti dai da solo ma che, come diceva anche Benedetto XVI, va rettamente formata: è il luogo in cui scopri che è un Altro che ti dice cos’è il bene e cos’è il male. Credo che al fondo tutte queste leggi vogliano impedire che qualcuno ricordi questa realtà dell’uomo: noi non ci determiniamo da soli. Ma è una buona notizia, è LA buona notizia: siamo creature amatissime di un Padre che dà la vita per noi. E quando ci opponiamo contro queste leggi noi non siamo contro gli omosessuali, le femministe o gli abortisti. Siamo contro l’aborto, non contro chi ha abortito. Non siamo contro le persone, né contro nessuno.
L. Marcolivio