giovedì 1 maggio 2014

Giovedì della II settimana del Tempo Pasquale



Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».   (Dal Vangelo secondo Giovanni 3, 31-36)

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"Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa"

"Credere" è "obbedire" al Figlioobbedire è ascendere al Cielo, lasciarsi afferrare dal Signore per farsi condurre nel luogo dal quale Egli è "disceso". Obbedire è consegnare noi stessi fatti "di terra" al Figlio di Dio che "viene dall'alto", perché la terra si rivesta di "Cielo" e sia colmata di "Spirito". Credere, infatti, è innanzi tutto accogliere l'annuncio che proprio questi istanti che abbiamo tra le mani, la tela che intreccia le nostre relazioni, i nostri amori, il lavoro, la scuola, la famiglia, che tutto quello che è la "terra" della nostra vita può, miracolosamente, qui e ora, trasformarsi in un anticipo di Cielo. Però, un momento, di che cosa stiamo parlando? Mia moglie non ha neanche quarant'anni, un cancro la sta divorando, e abbiamo tre bambini piccoli! Che significa questo credere e obbedire? La storia è qui che ci sta inghiottendo in un dramma di cui non riusciamo a comprendere la portata e immaginare gli esiti. Che mi vieni a raccontare? Sì fratello, vengo oggi ad annunciarti che "Chi viene dall'alto, dal Cielo, è al di sopra di tutti" e si sta avvicinando a te e a me che "veniamo dalla terra, apparteniamo alla terra e parliamo della terra". E' "terra" ed è reale la vostra sofferenza, spezza il cuore la paura del futuro, e che ansia l'attesa delle analisi... Lo so, vi recate in pellegrinaggio da un ospedale all'altro, e vorreste che i medici fossero Dio, ed è normale che aggrappiate la speranza a un doloroso protocollo chemioterapico. Tutto fareste pur di salvare la vita, e lasciare ancora un tempo la madre ai suoi figli e la sposa al suo sposo. Così come è "terra", è reale e fa male un marito che tradisce e scappa con una ventenne, o un figlio che, sordo a qualunque parola, continua a frequentare ambienti imbottiti di droga, o l'essere stati licenziati a cinquant'anni e non avere alcuna prospettiva di impiego, la famiglia da mantenere e il mutuo da pagare. Il sudore e il dolore impregnano "la terra" alla quale "apparteniamo", lontana dal Paradiso quanto la superbia ci ha spinto ad allontanarci da Dio. Per questo non sappiamo e non possiamo che "parlare della terra", l'unica che conosciamo. Gli occhi sono piantati su quello che vediamo e tocchiamo, ed è dolore, paura, frustrazione, peccato. Da qui sotto non riusciamo a vedere l'insieme delle cose, lo sguardo è incatenato in una prospettiva limitata, al massimo ci perdiamo in un sogno, un desiderio che si fa alienazione, ed è ancor peggio, e cadiamo in una schizofrenia che ci dilania. Sulla "terra" il dolore non ha senso, uccide e basta. Pensa a come "parli" della tua vita, delle persone che ti sono accanto; pensa a come guardi e come discerni i loro gesti e le loro parole. Hai per caso presente che esiste il peccato, e che tu e l'altro siete peccatori? Nove volte su dieci no, e siamo generosi... So solo che, come me, l'altro è "dalla terra", si muove nel perimetro che delimita con i suoi passi, quando i suoi sbagli cadono sotto i miei occhi non ho che rimproveri, castighi e giudizi. "Nessuno" di noi ha ancora "accettato la testimonianza" di Gesù, non pienamente, altrimenti vedremmo e parleremmo diversamente. "Nessuno" nel mondo lo ha accolto, per questo il mondo è schiavo del demonio e della carne, e non sa "parlare" che della terra: le leggi che decretano la strage di innocenti, divorzi express, manipolazioni degli embrioni, sono "parole della terra"; l'economia che dimentica la persona e guarda solo al profitto e ai consumi, "parla della terra"; l'educazione che stravolge l'antropologia autentica inventando nuovi generi quante sono le concupiscenze della carne, trasmette "parole della terra"; gli stati che dichiarano guerra e stipulano pace sulla pelle dei vinti si fondano su "parole della terra". E così via, sino a noi, alle nostre famiglie. Il mondo "non obbedisce al Figlio", non presta ascolto alle sue parole, secondo l'etimologia latina del termine obbedire. Ciò significa che chi è del mondo, "della terra", non può entrare nella storia per compiere la volontà di Dio. Resta atterrito dalla paura della morte perché non ha "ascoltato" e "accolto" l'annuncio e la testimonianza di Cristo risorto e del perdono dei peccati. Ma "l'ira di Dio incombe su di lui", su ciascuno di noi. Ed è una Buona Notizia! Sì, oggi incombe su di te e su di me l'ardente gelosia di Dio, che, secondo la terminologia biblica, è insieme ira e zelo. Incombe su di noi l'amore di Dio! Lui non ci lascia nell'inganno "della terra". Non è questo il destino per il quale ci ha creato! Per questo anche oggi "discende" dal "Cielo" il nostro Fratello maggiore "che è al di sopra di tutti" per "attestare ciò che ha visto e udito" lassù. Ha "visto" noi raminghi ed esuli in "terra straniera"; ha "visto" i nostri peccati e la morte che ci ghermisce, con il male che non risparmia nessuno, neanche gli innocenti; ha "visto" le malattie, le guerre, i terremoti, i divorzi, gli aborti, i tribunali, gli abomini che feriscono la santità del corpo, del matrimonio, dei fidanzamenti, delle amicizie, del lavoro, dell'infanzia e della vecchiaia. E ha "visto" il Padre che freme di compassione perché ci ama, ed è pronto a perdonarci. Ha "udito" il nostro grido d'angoscia come quello del Popolo di Israele schiavo in Egitto; lo ha "udito" tra le mormorazioni, i giudizi, le giustificazioni, anche tra le maledizioni e le bestemmie con cui ci siamo abbandonati al peccato; ha "udito" il tuo dolore di madre ammalata, di padre stordito e preoccupato, di figlio intrappolato nell'inganno. E ha "udito" la voce del Padre che, guardando Lui "disceso" sino alle profondità della terra e da lì risuscitato, diceva di tutti noi "ecco il mio Figlio prediletto, in cui mi sono compiaciuto". Gesù "ha visto e udito" e oggi lo "testimonia" a ciascuno di noi. Basta "ascoltarlo" e "accogliere" il suo martirio d'amore per "certificare", ovvero sperimentare, che "Dio è veritiero" perché è amore e non smette un istante di amarci. Se è vera la terra, con il cancro e il peccato, è vero anche il Cielo, con il perdono e la vita eterna. E' l'amore che discende sino a noi il riscatto di ogni frammento di terra destinato alla corruzione. E' la "parola di Dio" che ci annuncia il Signore a smentire tutte le "parole della terra" che ci ha detto il demonio trascinandoci fuori dal Paradiso; è la "parola di Dio" che ci annuncia il perdono che ci libera e trasforma il male in un'occasione per amare. Solo l'amore, infatti, vince il timore e il peccato; solo l'amore trasfigura un cancro in un dono da consegnare al Padre per la salvezza di chi ci è accanto. Perché è esattamente quello che ha compiuto Cristo con i nostri peccati: li ha inchiodati alla Croce offrendo se stesso per riscattarci. Siamo dunque chiamati a "credere", cioè ad "accogliere" il Signore per "avere la vita eterna" che ci strappa alla "terra" per innalzarci al Cielo, dove guardare e discernere con gli occhi di Dio. "Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa", anche il cancro che porti dentro! Appartenere a Lui è vivere ogni evento e relazione in Cielo uniti a Cristo già da ora, pur attraverso le prove e le ferite della vita terrena; è sperimentare il suo potere su ogni avversità, e non perché mutano le circostanze, ma perché, con Lui, possiamo entrare nella storia senza fughe alienanti. il Padre ha consegnato nelle mani del Figlio non un potere secondo la carne, magico e istantaneo, ma ciascun aspetto della vita di ogni uomo; i chiodi hanno piantato nelle mani di Gesù ogni nostro pensiero, sofferenza, angoscia, peccato, e ora, risorto, ha trasfigurato tutto nella gloria delle sue piaghe. Quando le mostra ai suoi discepoli rivela che la vita è stata finalmente redenta, che tutto di noi è stato elevato e introdotto nel Cielo, che in tutto risuona l'eternità, l'incorruttibilità, e che l'anelito a non perdere più la pace e la gioia, è stato finalmente appagato. Nelle mani di Cristo è consegnato per amore dal Padre ogni nostro istante: per questo tutto di noi è un frammento del cuore amorevole di Dio che si posa sulla terra; ogni relazione, pensiero, impegno di lavoro e di studio, ogni precarietà, tutto è ormai impregnato dello Spirito Santo che Gesù ci dona "senza misura". Esso è il vento che spira dal Cielo e purifica, e colma di senso rivestendo tutto, anche una malattia, anche il dolore più lancinante, dell'amore infinito di Dio. Nulla è più banale, insignificante, disprezzabile; in Cristo risorto tutto è santo, bello e autentico. "Obbedire" a Lui allora, non è altro che lasciarsi toccare e attirare dalla pienezza d'amore che scaturisce dalle sue piaghe gloriose; è aprire gli occhi sul panorama celeste per il quale ci è data anche questa giornata, e le persone con cui viviamo e incontreremo, le difficoltà e le consolazioni. Obbedire al Figlio è l'amore, la chiave che dischiude le porte della Vita che non muore dove passare da questa "terra".