
In aumento il numero dei matrimoni precoci nel mondo.
Sono circa 34.000 le bambine sotto i 15 anni che ogni anno in Ghana sono costrette a sposarsi. Come riferisce il Fondo per l’educazione dei bambini delle Nazioni Unite, nonostante le leggi del Paese africano proibiscano i matrimoni tra contraenti al di sotto dei 18 anni di età, il tasso di matrimoni illegali è in crescita. Nella direzione della tutela dei minori si è mosso il Governo olandese, che ha erogato una donazione di sei milioni di dollari al Ghana. «Forzare le ragazze al matrimonio è un abuso» ha detto il ministro dei Paesi Bassi per la Cooperazione allo sviluppo, Lilianne Ploumen.
Il caso del Ghana è emblematico per capire le dinamiche di una piaga terribile, in drammatico aumento, come quella delle spose bambine. Queste “spose”, afferma l’Unicef (il Fondo dell’Onu per l’infanzia), sono innanzitutto bambine alle quali sono negati diritti umani fondamentali, e questo perché sono più soggette, rispetto alle spose maggiorenni, a violenze, abusi e sfruttamento. Le bambine vengono precocemente sottratte all’ambiente protettivo della famiglia di origine e alla rete di amicizie con i coetanei e con gli altri membri della comunità: le conseguenze sulla sfera affettiva, sociale e culturale sono devastanti.
Nei Paesi in via di sviluppo (Cina esclusa) circa settanta milioni di ragazze — una su tre fra coloro che oggi hanno un’età compresa tra 20 e 24 anni — si sono sposate in età minorile. I matrimoni di questo tipo contravvengono ai principi della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sancisce il diritto, per ogni essere umano sotto i 18 anni, ad esprimere liberamente la propria opinione (art. 12) e il diritto a essere protetti da violenze e sfruttamento (art. 19).
I tassi più elevati di diffusione dei matrimoni precoci si registrano nell’Asia meridionale (46 per cento) e nell’Africa subsahariana, non a caso — sottolinea l’Unicef — le stesse regioni del globo in cui sono massimamente diffusi altri fenomeni come la mortalità materna e infantile, la malnutrizione e l’analfabetismo. Ma la cosa ancor più grave è che sposarsi in età precoce comporta una serie di conseguenze negative per la salute e lo sviluppo. Al matrimonio segue infatti, quasi inevitabilmente, l’abbandono scolastico e una gravidanza altrettanto precoce, e dunque pericolosa sia per la neo-mamma che per il suo bambino.
I dati mostrano che le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti fra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. A sua volta, un bambino che nasce da una madre minorenne ha il sessanta per cento delle probabilità in più di morire in età neonatale rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni. E anche quando sopravvive, sono molto più alte le possibilità che debba soffrire di denutrizione e di ritardi cognitivi o fisici.
L'Osservatore Romano