venerdì 10 aprile 2015

Alfabeto del concilio.




 Il Vaticano II in una raccolta di testi curata da Leonardo Sapienza

(Leonardo Sapienza) «Oggi è chiesto un serio sforzo perché la dottrina della fede conservi la pienezza del suo contenuto e del suo significato, esprimendosi in una forma che le permetta di raggiungere la mente e il cuore di tutti coloro ai quali essa è diretta»: era l’8 dicembre 1970 e, nel quinto anniversario della chiusura del Vaticano II, Paolo VI con l’esortazione apostolica Quinque iam anni chiedeva alla Chiesa intera di interrogarsi sulla sua «fedeltà all’impegno» preso all’inizio del concilio: «Noi cercheremo di presentare agli uomini di oggi la verità di Dio nella sua integrità e nella sua purezza, in modo che essa sia resa loro intellegibile ed essi l’accolgano volentieri». Il Pontefice invitava tutti i vescovi a continuare ad applicarsi «senza risparmio di forze a tradurre nella vita della Chiesa gli insegnamenti e le direttive conciliari», consapevoli che «un considerevole lavoro resta da compiere» per corrispondere appieno a quello che è un «provvidenziale strumento del vero rinnovamento della Chiesa».
Un cammino che, come sottolineato a più riprese dai successori di Papa Montini, è ancora in corso. Un impegno sempre valido che però nella Chiesa sembra a volte velato da una «diffusa disattenzione». Lo rileva il rogazionista Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della casa pontificia, il quale ha provato a offrire in un agile libretto (Rileggere il Concilio, Roma, Viverein, 2015, pagine 155, euro 13) uno strumento per conoscere meglio, studiare, esplorare gli insegnamenti del Vaticano II. Una bussola, potremmo dire, per orientarsi in questo immenso tesoro ereditato dalla Chiesa e racchiuso in sedici documenti, quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni.
Per chi volesse essere condotto per mano all’interno di tanta ricchezza, monsignor Sapienza ha messo a punto un’antologia, una sorta di tracciante per orientarsi in un cammino volto «a raccogliere le indicazioni del concilio e ad assimilarne lo spirito». È un’ipotesi di rilettura, uno dei molti possibili modi per accostarsi al Vaticano II: dalla A di «abnegazione» alla V di «vocazioni», le grandi tematiche conciliari vengono richiamate attraverso oltre trecento pensieri suddivisi in 132 voci. Quello che — soprattutto ai meno esperti di teologia, ecclesiologia, liturgia e pastorale — potrebbe apparire come un mare sconfinato, viene così accostato con semplicità e umiltà, e in tal modo reso accessibile a ognuno in tutta la sua bellezza e profondità. In tal modo trova accoglienza l’invito di Paolo VI all’udienza generale di mercoledì 8 settembre 1965: il concilio — disse — ha bisogno «d’essere compreso e valutato come un avvenimento collegato con la nostra salvezza e con quella del mondo moderno, un avvenimento provvidenziale, un avvenimento innestato nella trama messianica ed escatologica della storia dell’umanità. Va preso sul serio. Va meditato con sapienza. Va vissuto con umiltà e con devozione. Va celebrato con profonda presenza di spirito. Va considerato come una grazia, di cui non dobbiamo perdere il beneficio».
Proprio una raccolta di pensieri di Papa Montini relativi al Vaticano II e al suo significato per la vita della Chiesa è posta dal curatore come uno dei supporti al suo florilegio conciliare. Lungo tutto il pontificato Paolo VI ha continuato a spronare la Chiesa ad accogliere e mettere in pratica quello che egli stesso definì «il grande catechismo dei tempi nuovi». Un esempio, ampio e articolato, lo si trova nella esortazione apostolica Quinque iam anni, inserita da monsignor Sapienza nella raccolta insieme ad altri testi in cui Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, nel corso del tempo, hanno sottolineato la portata storica e l’attualità dell’avvenimento conciliare. Un richiamo continuo che il curatore del volume ha così sintetizzato nella presentazione: «Il concilio non ci obbliga tanto a guardare indietro, all’atto della sua celebrazione; ma ci obbliga a guardare all’eredità che ci ha lasciata, e che è presente e durerà per l’avvenire». (maurizio fontana)
L'Osservatore Romano