Il tweet di Papa Francesco: "Signore, aiutaci a vivere la virtù della magnanimità, per amare senza confini." (6 aprile 2015)
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Dio esige atti di creazione e d’amore. Di qui viene la prospettiva berdjaeviana di un cristianesimo creatore, in cui i sacramenti svelano ed esaltano la sacra mentalità della vita.
La redenzione apre, nello Spirito santo, le vie della trasfigurazione universale. Bisogna accogliere il positivo della “nuova coscienza religiosa”, il tema della pneumatizzazione della carne e del senso mistico della terra, rifiutando però di dissolvere la persona in un’immanenza dionisiaca. Nella chiesa giovannea si svelerà la verità della terra, si risolveranno i problemi del sesso, del pane, della società che, sottolinea Berdjaev anticipando Tillich, sono fondamentalmente dei problemi religiosi. Cristo andava ai banchetti, beveva vino, parlava con i peccatori e diceva ai farisei: “I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel regno di Dio” … Cristo benediceva lo splendore della vita, quando la peccatrice gli lavava i piedi e versava su di essi un profumo di gran valore. Così, in una prima tappa, Berdjaev ha conosciuto la nostalgia di una “libera teocrazia”, di una chiesa mistica, giovannea, dove tutti sarebbero stati sacerdoti (è, come abbiamo detto, la reviviscenza nella filosofia religiosa russa dell’annuncio giovanneo del “regno dello Spirito”), e dove i sacramenti avrebbero espresso la profondità degli esseri e delle cose, un’ontologia del mistero.
“Viviamo in un’epoca in cui non ci si deve scomunicare, ma far sentire alle persone la loro unione con la chiesa”. “Non bisogna prescrivere all’arte di essere religiosa, quanto piuttosto scoprire la potenza religiosa dell’arte autentica; né si deve prescrivere all’amore di essere secondo la chiesa, ma scoprire piuttosto la profondità religiosa dell’amore”. La religione non è un’astrazione: nella filosofia essa è la verità suprema, nell’arte la più sublime bellezza, nella vita sociale la più profonda comunione. “La vita stessa deve trasformarsi in eucaristia”. Insomma, “bisogna mostrare il vangelo agli uomini, perché hanno dimenticato il cristianesimo, non lo conoscono più; la loro coscienza, assai spesso, non è anticristiana, ma, per così dire, precristiana.
O. Clément, La lunga strada di una filosofia religiosa: Berdjaev