Ogni mese 322 cristiani uccisi: i più perseguitati in un mondo intollerante
Corriere della Sera
(Maria Antonietta Calabrò) In media ogni mese 322 cristiani vengono uccisi nel mondo a causa della loro fede, 214 fra chiese ed edifici di proprietà di cristiani sono distrutti o danneggiati e 722 sono gli atti di violenza perpetrati nei loro confronti. Le statistiche sono di opendoorsusa.org un’organizzazione non profit evangelica che assiste cristiani perseguitati di tutte le confessioni (cattolici, protestanti, ortodossi) in più di sessanta (...)
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ACI/EWTN Noticias
(Alvaro de Juana) El predicador de la Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, reflexionó sobre la persecución que en la actualidad sufren miles de cristianos en todo el mundo, muchos de los cuales son asesinados a causa de su fe. El fraile capuchino habló ante (...)
(en) On Good Friday, Pope Francis prays for persecuted Christians (Inés San Martín, Crux)
- Pope Francis at the Coliseum Remembers Today’s Persecuted Christians (Gerard O'Connell, America)
(it) Via Crucis al Colosseo. Papa Francesco: cristiani crocifissi sotto i nostri occhi (Enrico Lenzi, Avvenire)
- Via Crucis, Papa Francesco prega per i cristiani perseguitati e uccisi nel mondo (Francesco Antonio Grana, Fatto Quotidiano)
- Papa Francesco prostrato di fronte al divino amore della croce (Andrea Gagliarducci, Korazym)Una processione ha attraversato le strade del centro di Roma ricordando chi negli ultimi anni ha perso la vita per la propria fede
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La Via Crucis dei martiri cristiani di oggi
La Via Crucis dei martiri cristiani di oggi
di Maurizio Moscone
Una Via Crucis piena di giovani ha attraversato nei giorni scorsi le vie del centro di Roma, segno che i ragazzi, se motivati, partecipano alla vita parrocchiale.
La processione è partita dalla Chiesa di San Giuseppe al Trionfale, gremita di fedeli, e ha percorso un lungo tratto di strada, durante il quale i partecipanti hanno pregato, cantato e ascoltato con raccoglimento i brani del Vangelo che venivano letti e commentati in riferimento a ogni stazione della Via Crucis.
Il corteo è confluito nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, poiché, da diverso tempo, il parroco di questa Chiesa, don Romano De Angelis, organizza, ad anni alterni, la Via Crucis con il parroco della Chiesa di San Giuseppe al Trionfale, don Wladimiro Bogoni, il quale ha curato la liturgia della Via Crucis.
Molto toccanti sono stati i racconti dei martìri subiti negli ultimi anni dai cristiani, letti come commento di ogni stazione. Riportiamo, qui di seguito, alcuni episodi che testimoniano come, in ogni parte del mondo, i cristiani vengano perseguitati soltanto a motivo della loro fede.
«Convertiti all’islam o sarai decapitata». Ma Khiria non ha abiurato: «Sarò felice di essere una martire cristiana». «Sono nata cristiana e se per questo dovrò morire, preferisco morire cristiana». Così Khiria Al-Kas Isaac, 54 anni, cristiana irachena di Qaraqosh, fuggita dallo Stato islamico in Kurdistan, ha risposto agli islamisti che imprigionandola, frustandola e premendole una spada sulla gola le imponevano di convertirsi all'islam. La donna e il marito Mufeed Wadee' Tobiya si sono ritrovati la mattina dello scorso 7 agosto in una città improvvisamente conquistata dai jihadisti. Fin da subito, i miliziani l'hanno minacciata così: «Convertiti all'islam o sarai decapitata». Essendosi rifiutata, insieme ad altre 46 donne è stata presa, separata dalla sua famiglia e imprigionata per dieci giorni.
Durante la segregazione, le donne venivano ripetutamente frustate davanti a tutte le altre perché la sofferenza di una convincesse tutte a convertirsi. «Ho risposto loro immediatamente che preferivo morire cristiana e poi ho citato il Vangelo di san Matteo (10,33). Gesù disse: “Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”». Durante le frustate, «piangevamo tutte, ma tutte ci siamo rifiutate di convertirci».
Un giorno un terrorista, frustandola, disse a Khiria: «Convertiti o ti farò ancora più male». Ma lei gli ha risposto: «Sono una donna vecchia e malata. Non ho figlie o figli che possano incrementare il numero dei musulmani o seguirvi, che vantaggio ne avrete se mi convertirò?». Non ottenne risposta. Ma l'ultimo giorno «un terrorista mi ha premuto la spada sul collo davanti a tutte le altre e mi ha detto: “Convertiti o sarai decapitata”. Io gli ho risposto: “Sarò felice di essere una martire”».
Dopo aver dato l’ennesima testimonianza della propria fede, Khiria è stata derubata di tutto quello che aveva, compresi i soldi messi da parte per un’operazione al rene, e rilasciata. Il 4 settembre, alla donna è stato permesso di scappare e ha così potuto raggiungere gli altri sfollati cristiani ad Ankawa, insieme al marito e due altre donne. Il giorno successivo, altre 14 persone sono state rilasciate. Non è chiaro cosa sia successo agli altri cristiani.
L’11 gennaio 2011, Fathi Said Ebeid è sul treno che porta dal Cairo ad Assiut. È un uomo anziano, di 71 anni. In quei giorni la tensione tra i fondamentalisti islamici e i copti è alta. Un poliziotto, Amer Ashur Abdel Zaher, sale sul treno a Salamut, 200 km a sud del Cairo, e inizia a sparare ai passeggeri. Ebeid muore, mentre sua moglie, di 61 anni, rimane gravemente ferita insieme ad altri 4 cristiani. Sono forti i sospetti che l’attentato abbia avuto origine dall’odio verso i cristiani, tanto che mons. Morcos, vescovo della Chiesa copta a Salamut, nei giorni subito dopo l’attentato dichiara: “Questo pazzo è andato avanti e indietro sul treno cercando dei cristiani. Vedendo un gruppo di donne e ragazze che non portavano il velo, ha pensato che fossero cristiane e ha sparato, gridando: Allahu Akbar (Dio è grande)”.
Il 15 gennaio 2011 è suor Jeanne Yegmane, infermiera e oftalmologa della congregazione delle “Augustine”, a perdere la vita, vittima di un agguato del Lord’s Resistence Army nella Repubblica Democratica del Congo. All’Agenzia Fides, mons. Richard Domba Madiy, Vescovo di Doruma-Dungu la ricorda così: “Conoscevo bene suor Yegmane. Era molto impegnata nella cura dei malati. La sua morte è una grave perdita per la comunità”. Pochi giorni dopo, un’altra suora, anche lei Agostiniana, perde la vita. Il 17 gennaio 2011, in Sud Sudan, anche suor Angelina viene uccisa dal Lord’s Resistence Army, mentre portava aiuti ai rifugiati in quel paese. Aveva solo 37 anni.
Padre Fausto Tentorio, missionario italiano del PIME, è stato ucciso a Mindanao (Filippine) la mattina del 17 ottobre 2011, davanti alla sua parrocchia. Mentre si recava ad un incontro dei presbiteri, è stato assalito da due uomini armati che gli hanno sparato a sangue freddo, alla testa e alla schiena. Portato in ospedale, i medici ne hanno potuto solo constatare il decesso. Lavorava nell’apostolato fra i tribali. Ha dedicato tutta la sua vita al servizio di alfabetizzazione e allo sviluppo degli indigeni detti lumads, in particolare alle tribù dei manobo. Ha realizzato programmi di scolarizzazione, costruito condutture idriche per dare acqua potabile ai villaggi e ai campi, ha attivato corsi di formazione. Padre Tentorio, nelle Filippine dal 1978, operava nella diocesi di Kidapawan dal 1980.
Suor Lukrecija Mamic, croata, delle Ancelle della Carità e Francesco Bazzani, volontario italiano, sono stati uccisi a Kiremba (Burundi) il 27 novembre 2011. Alcuni malviventi si sono introdotti nella casa delle suore Ancelle della Carità, a Kiremba, nella zona nord occidentale del Burundi, vicino al grande ospedale dove le religiose prestano il loro servizio. Suor Lukrecija è stata uccisa a sangue freddo, mentre il volontario è stato sequestrato dai banditi che, poco dopo, temendo uno scontro con la polizia, lo hanno fatto scendere dall’automobile e ucciso a sangue freddo.
Padre G. Amalan, 54 anni, è stato ucciso per poche rupie e ritrovato nel suo appartamento a Tamil Nadu, nell’India meridionale, il 16 febbraio 2011. Il giovane che lo ha ucciso era spesso aiutato dal Segretario della Commissione per la Famiglia, nella diocesi di Palayamkotta.
“Che la testimonianza di vita di don Marek continui a suscitare tante iniziative di dialogo tra le diverse religioni e culture come avvenuto negli ultimi 12 mesi”, è la conclusione del messaggio che don Václav Klement, Consigliere per le Missioni Salesiane, ha scritto nel primo anniversario della morte di Marek Rybinski. Aveva solo 33 anni il giovane sacerdote polacco in missione in Tunisia. Il suo corpo è stato trovato il 18 febbraio 2011.
Rabindra Parichha, indiano, laico e catechista,è stato ucciso in Orissa (India), il 16 dicembre 2011. Era stato chiamato sul cellulare da un vicino e non ha fatto più ritorno a casa. La moglie e i figli lo hanno cercato e hanno avvisato la polizia, che ha rinvenuto il cadavere. Aveva la gola tagliata e ferite da taglio alle mani e allo stomaco. Ex catechista itinerante, da tre anni lavorava nell’Orissa Legal Aid Centre, sostenuto dalla Chiese cristiane a Kandhamal, molto impegnato come legale e attivista dei diritti umani.
Il 22 settembre 2011 veniva sequestrata da un gruppo di narcotrafficanti messicani, María Elizabeth Macías Castro, laica scalabriniana di 39 anni, editrice e illustratrice di Nuevo Laredo, un piccolo giornale locale. Pochi giorni dopo, il suo corpo viene ritrovato senza vita. La sentenza di morte per la giovane editrice è stata emessa per le sue denunce su internet contro i narcotrafficanti. Sul corpo è stato ritrovato un cartello con la scritta: “Questo succede ai mezzi di comunicazione che si mettono contro di noi”.
Il 16 ottobre 2011, un gruppo di guerriglieri rapisce e poi uccide Luis Eduardo Garcia, leader del gruppo di Popayan in Colombia e membro della Pastorale Sociale della Conferenza Episcopale della Colombia. Luis lavorava al progetto di riattivazione sociale e culturale che si occupava di portare aiuto alla popolazione compita dall’ondata di freddo che ha interessato la Colombia nel 2010.
Don Rafael Reátiga Rojas e don Richard Armando Piffano Laguado sono stati uccisi a Bogotà la sera del 26 gennaio 2011, alla periferia sud della grande capitale della Colombia. L'assassino viaggiava nella stessa automobile dei due sacerdoti: dopo aver sparato alla testa di uno e al petto dell'altro, provocandone la morte all’istante, è sceso dall'auto ed è fuggito. Secondo alcune testimonianze, qualcuno lo aspettava e lo ha aiutato a fuggire.
Don Salvador Ruiz Enciso, messicano, diocesano, è stato ucciso a Tijuana (Messico) il 22 maggio 2011. Scomparso dalla sua parrocchia la polizia ha trovato, in un quartiere vicino, un corpo con le mani e i piedi legati, irriconoscibile, che è stato sottoposto all’esame del Dna. Successivamente l'Arcivescovo ha confermato che si trattava del sacerdote scomparso. Era conosciuto per essere una persona semplice e dedita al suo ministero. Era diventato popolare per aver promosso la “Messa della famiglia”, durante la quale si serviva di alcuni burattini, da lui stesso maneggiati con destrezza, per spiegare il Vangelo in modo comprensibile ai più piccoli.
Suor Valsha John, indiana, delle Suore della Carità di Gesù e Maria, è stata uccisa nella sua casa a Pachwarla (India) il 15 novembre 2011. Svolgeva da 20 anni la sua opera pastorale soprattutto fra i poveri, gli emarginati, i tribali più emarginati. Viveva con i poveri, dava la sua testimonianza cristiana e li evangelizzava, condividendo le loro fatiche e difficoltà. Si era impegnata soprattutto nel difendere gli indigeni dall’alienazione della loro terra, operata dalle compagnie minerarie di estrazione del carbone. Questo impegno le è costato la vita.
25 gennaio 2012, Siria, sobborgo della città di Hama. “Un gruppo terroristico armato ha assassinato padre Basilious Nassar, sacerdote nel villaggio di Kafrbuhum”, annuncia l’agenzia di stampa siriana Sana. In Siria si continua a morire…
È stato infine ricordato l’assassinio del ministro pakistano delle minoranze, Shahbaz Bhatti, avvenuto a Islamabad il 2 marzo 2011. Un cattolico che lottava per i cristiani del suo Paese, per liberarli dalla marginalità e dalla minaccia della legge sulla blasfemia, per cui si può essere facilmente accusati di crimine contro l’islam.
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Mappa della persecuzione dei cristiani
Sono più di 4000 i cristiani uccisi a causa della loro fede nel terribile 2014 e in questo inizio del 2015. Sono cifre da guerra, ma sono tutti morti in tempo di pace. Il Papa, nella Via Crucis di questo Venerdì Santo ha ricordato a tutti i fedeli il sangue versato dai martiri e dai perseguitati. Da ultimo, a coronamento di un periodo di passione, l’eccidio a Garissa, in Kenya, dove il numero delle vittime è salito a 150 persone. Si è trattato di un massacro religioso, un atto deliberato di persecuzione: i terroristi hanno separato i cristiani dagli altri studenti prima di ucciderli. Le stesse modalità del loro precedente massacro dei passeggeri di un pullman, nel nord del paese. In quell’occasione, come in altri attentati precedenti, dopo aver catturato gli ostaggi, i terroristi Shabaab hanno fatto loro recitare passi del Corano e preghiere musulmane. Quelli che non hanno passato l’ultimo “esame” della loro vita, sono stati condannati e uccisi sul posto.
Gli episodi di violenza contro i cristiani, nell’anno appena incominciato e nel precedente 2014, sono persino troppe per essere elencate tutte. Per rendere l’idea dell’intensità della persecuzione, facendo una media temporale, possiamo vedere che ogni giorno dell’anno sono stati assassinati 10 cristiani a causa della loro fede. Ogni giorno, per tutti i giorni all’anno, sono state distrutte 7 chiese. Ogni giorno, per tutti i giorni all’anno, sono state commesse 24 aggressioni gravi ai danni dei cristiani. La persecuzione non è concentrata in un solo Stato, non è motivata dalla scelta di un singolo imperatore, come avveniva ai tempi dei romani, ma è diffusa in quasi tutto il mondo extra occidentale, ed è motivata soprattutto dalla volontà di estirpare il cristianesimo, dove questo è minoranza. Una volontà che è motivata sia dall’ideologia, negli ultimi regimi comunisti, sia dalle fazioni e partiti estremisti dell’islam e dell’induismo, in alcuni casi (come lo Sri Lanka) anche del buddismo.
Nelle quattordici stazioni della Via Crucis, che abbiamo pubblicato su queste pagine (l’ultima, con l’elenco completo delle precedenti, la potete leggere qui) Anna Bono ha ripercorso tutti i casi più eclatanti di persecuzione e martirio dei cristiani in diverse regioni del mondo. L’associazione Open Doors, che ha fatto una mappa completadella violenza anti-cristiana in tutto il mondo, ci mostra come esista una cintura critica, delineabile quasi fisicamente, che attraversa il mondo da Est a Ovest, dall’appendice orientale dell’Asia (Cina e Corea del Nord), attraversa l’Asia centrale e meridionale, ha il suo epicentro nel grande Medio Oriente (dall’Afghanistan alla Siria), attraversa tutta l’Africa settentrionale fino alla Mauritania, varca l’Atlantico e approda in Messico e Colombia nell’America centrale. L’estremo più a Sud di questa ampia cintura è la Tanzania. L’estremo confine settentrionale è il Kazakhstan (in Asia Centrale).
Le regioni dove la persecuzione dei cristiani è “estrema” sono ben note: la Corea del Nord (dove tutti i credenti finiscono nei campi di concentramento e nella maggior parte dei casi non ne escono vivi), l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iran e adesso, soprattutto, il territorio compreso fra Siria e Iraq, terra di conquista per l’Isis. in Africa la persecuzione più intensa si trova in Somalia, in Sudan, nel Centrafrica lacerato da una guerra civile che è anzitutto quella scatenata dagli islamisti contro la maggioranza cristiana. E nella Nigeria in cui è in azione Boko Haram. Adesso, con l’elezione di un presidente musulmano, qualcosa cambierà, ma probabilmente non in meglio.
Quel che sconcerta è proprio la tendenza al peggioramento, in molti casi anche brusco. Anche laddove i cristiani vivevano relativamente in pace, come in Siria o in Libia, eserciti di integralisti islamici stanno rendendo loro la vita impossibile, costringendoli alla fuga per evitare il genocidio. E non dobbiamo nemmeno dimenticare quei paesi che Open Doors considera caratterizzati da un livello “moderato” di persecuzione. Fra questi, infatti, c’è anche il Kenya. E nella categoria rientra la Cina, dove i cristiani non sono internati e uccisi con la stessa frequenza della Corea del Nord, ma dove comunque, quest’anno, si è registrato un record di distruzione di chiese ordinata dal regime, per evitare il proselitismo cristiano. C’è anche il Messico, che è un caso spesso dimenticato, a fronte delle tragedie in Asia, Africa e Medio Oriente, ma che non può essere trascurato.
In Messico, infatti, sono stati uccisi 6 sacerdoti negli ultimi sei anni e altri 3 sono scomparsi. Attualmente è il paese dell’America latina più pericoloso per chiunque indossi una tonaca. La Chiesa è presa di mira soprattutto dai narcotrafficanti, perché i preti sono in prima linea nelle opere di recupero di giovani tossicodipendenti e spesso denunciano la prepotenza dei boss locali, come si è visto nel caso dei 43 studenti rapiti e scomparsi a Iguala, dove la Chiesa, contrariamente ad autorità tendenzialmente omertose, è vicina ai parenti e molto attiva nella mobilitazione dell’opinione pubblica. In Colombia, altro caso di persecuzione “moderata”, la Chiesa è vittima non solo dei narcotrafficanti (per le stesse ragioni che abbiamo visto in Messico), ma è anche bersaglio di aggressioni da parte di terroristi marxisti (Farc-Eln) e anche di popolazioni indigene, nei territori autonomi, che la vedono come un elemento di disturbo alle loro tradizioni. Sempre più cristiani, nelle aree rurali, vengono scacciati dalle loro terre.
Nonostante tutto, il cristianesimo è sempre in espansione. Anche nei luoghi più remoti e impensati, come buona parte dei paesi in Africa che registra il più alto tasso di crescita del cristianesimo in tutto il mondo: attualmente costituisce il 40% dell’intera popolazione del continente, incluso il Nord musulmano. O come la Cina che potrebbe diventare la più grande nazione cristiana al mondo, visto il ritmo attuale delle conversioni. E probabilmente è proprio per questa “cocciuta” espansione nonviolenta dei cristiani, per la loro capacità di attrazione, che i persecutori si scatenano.
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"Il grido 'ho sete' risuoni nel nostro cuore"
Durante le celebrazioni del Venerdì Santo a Torino, monsignor Nosiglia sottolinea: "In quel deserto di violenza e di odio, che è la passione di Cristo, nasce un giardino ricco di bellezza e di vita per sempre"
Riportiamo di seguito le omelie tenute oggi da monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, in occasione della celebrazione della liturgia della Croce (Chiesa di San Lorenzo) e della Via Crucis (partenza dal santuario della Consolata).
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[Liturgia della Croce]
In questo venerdì di passione del Signore si rinnova in varie parti del mondo la violenza verso i suoi discepoli inermi e innocenti da parte di fondamentalisti e assassini che in varie parti del mondo perseguitano fino al sangue i cristiani e uccidono persone innocenti. Si uccidono persone che in quanto cristiani hanno come segno indelebile della loro fede la croce, uno strumento di morte diventato simbolo di vita, di un amore piu grande che non si lascia vincere dall'odio e della ingiustizia ma la vince con la mitezza e la pazienza fino a perdonare anche chi è causa di tale violenza omicida.
È in questo momento storico così tragico, dunque, per tante comunità cristiane, che in tutte le Chiese risuonano oggi, durante la memoria della passione del Signore le parole pronunciate da Cristo nell'Orto del Getzemani di fronte alla difesa armata che i suoi discepoli volevano opporre ai soldati venuti per arrestarlo: “deponete la spada nel fodero perché chi di spada ferisce di spada perisce”. A queste segue l'esempio che egli offre sulla croce quando ama anche i suoi carnefici e chiede per loro il perdono di Dio: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
In una parrocchia di Roma, santa Caterina, San Giovanni Paolo II in visita pastorale venne interrogato da una ragazzina del gruppo dei cresimandi: “Perché hai perdonato Alì Agca che voleva ucciderti?”. Il Papa rispose: “Perché così mi ha insegnato Gesù”.
Il male si vince solo con il bene. A chi ti vuole togliere la vita, tu dona la vita. A chi ti percuote sulla guancia destra, porgi anche l’altra. Ama il tuo nemico e sarai discepolo di Cristo, figlio di quel Padre che non ha esitato a sacrificare suo Figlio per mostrare quanto grande amore ha per tutti noi.
Il perdono non è debolezza e non tradisce la giustizia, non giustifica il male, ma lo distrugge nelle sue radici più profonde, che stanno nel cuore, dentro di noi. Niente è più grande del perdono dato in perdita a chi non lo merita, non te lo ha chiesto, forse non gli importa nemmeno di riceverlo.
Così è capitato a Gesù sulla croce: chi viene perdonato continua a bestemmiarlo e a deriderlo senza cambiare atteggiamento. Perché fare del bene a chi non mostra alcun segno di riconoscenza o di pentimento? Perché seminare nel deserto dove non cresce niente e tutto immediatamente secca? Ogni ragionamento umano si confonde di fronte a ciò. Solo lo sguardo su quel Crocifisso ci dà la fede di credere in questo gesto e la forza di imitarlo.
Il perdono non è debolezza e non tradisce la giustizia, non giustifica il male, ma lo distrugge nelle sue radici più profonde, che stanno nel cuore, dentro di noi. Niente è più grande del perdono dato in perdita a chi non lo merita, non te lo ha chiesto, forse non gli importa nemmeno di riceverlo.
Così è capitato a Gesù sulla croce: chi viene perdonato continua a bestemmiarlo e a deriderlo senza cambiare atteggiamento. Perché fare del bene a chi non mostra alcun segno di riconoscenza o di pentimento? Perché seminare nel deserto dove non cresce niente e tutto immediatamente secca? Ogni ragionamento umano si confonde di fronte a ciò. Solo lo sguardo su quel Crocifisso ci dà la fede di credere in questo gesto e la forza di imitarlo.
Sì, in quel deserto di violenza e di odio, che è la passione di Cristo, nasce un giardino ricco di bellezza e di vita per sempre: è l'Amore più grande che perdona!
Gesù perdona perché ama; e l’amore alla lunga cambia profondamente ogni situazione di morte, è la via che conduce alla vera pace. Sempre nella storia bimillenaria del cristianesimo il sangue dei martiri è diventato seme di una nuova e più estesa fioritura di credenti in Cristo. Mai e poi mai la violenza e le persecuzioni anche più crudeli e prolungate hanno potuto impedire la rinascita della fede in modo esorbitante rispetto al passato.
Animati da questa speranza pasquale risuoni in noi la consegna che nasce da questa parola di Gesù: "non lasciarti mai vincere dal male, ma vinci il male con il bene". Così facendo salverai te stesso dal peccato e dalla morte, immetterai nel cuore della storia i germi del Regno di Dio, sarai beato per sempre.
Animati da questa speranza pasquale risuoni in noi la consegna che nasce da questa parola di Gesù: "non lasciarti mai vincere dal male, ma vinci il male con il bene". Così facendo salverai te stesso dal peccato e dalla morte, immetterai nel cuore della storia i germi del Regno di Dio, sarai beato per sempre.
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[Via crucis]
Il vangelo di Giovanni ci dice che questo grido di Gesù è stato pronunciato per compiere la Scrittura. Si tratta del salmo 69 una preghiera che il giusto perseguitato rivolge a Dio. In essa si afferma: “L’insulto ha spezzato il mio cuore. Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati. Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto”. Invece di acqua, fiele.
La liturgia del Venerdì Santo durante l’adorazione della croce canta: “Popolo mio che male ti ho fatto? In che ti ho provocato? Dammi risposta. Io ti ho dissetato dalla rupe con acqua di salvezza, e tu mi ha dissetato con fiele e aceto”.
Santa Teresa di Calcutta stando di fronte al crocifisso lo contemplava e sentiva risuonare dentro di sé questa parola: “Sitio, ho sete”. Di che cosa ha sete il mio Signore?, si chiedeva. E’ lì che ha avuto la rivelazione, che ha orientato poi tutta la sua eroica vita di carità.
Gesù ha sete d’amore, del mio amore. Lui ci desidera più di quanto noi lo desideriamo, ci ama più di quanto noi lo amiamo. La sua richiesta sale dalle profondità del suo cuore misericordioso: sì lui ha sete che noi abbiamo sete di Lui.
Gesù ha sete d’amore, del mio amore. Lui ci desidera più di quanto noi lo desideriamo, ci ama più di quanto noi lo amiamo. La sua richiesta sale dalle profondità del suo cuore misericordioso: sì lui ha sete che noi abbiamo sete di Lui.
Dove possiamo incontrarti Signore,dove accoglierti e amarti? Gesu' ci risponde con le parola del giudizio finale: ogni volta che hai dato da bere a un fratello o una sorella che ti chiedeva amore, perdono e pace, aiuto e sostegno tu l'hai fatto a me.
Quel grido, “Ho sete”, ha risuonato questa sera per le strade della nostra città e risuona ovunque ci sono poveri, emarginati e soli, persone e famiglie in difficoltà, rifugiati o senza dimora... In loro Gesù ha sete e noi possiamo dire con Santa Teresa siamo invitati a rispondere a questa richiesta amando, amando tutti con l’intensità di amore di Cristo sulla croce.
Quel grido “Sitio” risuoni anche nel nostro cuore e ci spinga a rispondere con amore sincero al Signore, ma ci dia anche orecchi e cuore per ascoltarlo nelle persone che ci sono vicine e che ci interpellano con la loro situazione di solitudine, di miseria materiale e morale, di povertà.
Fare Pasqua con Cristo significa donare acqua viva a tanti, che ricevono solo fiele, amarezze e delusioni dalla vita e dagli altri; significa non restare indifferenti al loro grido di aiuto, ma chinarci con tenerezza su di loro e condividere la loro stessa sorte assumendone con responsabilità le difficoltà perché solo chi ama vince anche le proprie e apre spiragli di luce nelle tenebre della cattiveria e dell'ingiustizia e violenza che sembra oggi trionfare nel mondo . Niente è più grande dell'amore dato in perdita a chi magari nemmeno lo merita o non te lo ha chiesto, forse non gli importa nemmeno di riceverlo.
Fare Pasqua con Cristo significa donare acqua viva a tanti, che ricevono solo fiele, amarezze e delusioni dalla vita e dagli altri; significa non restare indifferenti al loro grido di aiuto, ma chinarci con tenerezza su di loro e condividere la loro stessa sorte assumendone con responsabilità le difficoltà perché solo chi ama vince anche le proprie e apre spiragli di luce nelle tenebre della cattiveria e dell'ingiustizia e violenza che sembra oggi trionfare nel mondo . Niente è più grande dell'amore dato in perdita a chi magari nemmeno lo merita o non te lo ha chiesto, forse non gli importa nemmeno di riceverlo.
Ogni timore o giustificazione umana vacilla di fronte a ciò. Solo lo sguardo sul C Crocifisso ci dà la fede di credere che ogni gesto di amore, di perdono e di accoglienza è un dono anzitutto per chi lo compie e che produce sempre un frutto di bene per tutti.
+ Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino
Arcivescovo di Torino
