Santa Messa “nella Cena del Signore” nella casa circondariale Nuovo Complesso Rebibbia di Roma. Omelia di Papa Francesco (testo ufficiale)
Nel pomeriggio di ieri, Giovedì Santo, Papa Francesco si è recato alla casa circondariale Nuovo Complesso Rebibbia di Roma, dove è giunto verso le 17.15. Nel cortile interno del carcere ha salutato le autorità, il personale e un primo gruppo di detenuti.
Quindi, poco prima delle 18, il Santo Padre ha presieduto nella chiesa “Padre Nostro” del Nuovo Complesso Rebibbia la celebrazione della Messa in coena Domini, inizio del Triduo Pasquale. Nel corso del Rito, ha lavato i piedi a dodici detenuti, sei uomini e sei donne della vicina casa circondariale femminile. Di seguito riportiamo il testo dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto a braccio dopo la proclamazione del Santo Vangelo:
Omelia del Santo Padre
In questo giovedì, Gesù era a tavola con i discepoli, celebrando la festa della pasqua. E il brano del Vangelo che abbiamo sentito contiene una frase che è proprio il centro di quello che ha fatto Gesù per tutti noi: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Gesù ci ha amato. Gesù ci ama. Senza limiti, sempre, sino alla fine. L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre di più, sempre di più. Non si stanca di amare. Nessuno. Ama tutti noi, al punto da dare la vita per noi. Sì, dare la vita per noi; sì, dare la vita per tutti noi, dare la vita per ognuno di noi. E ognuno di noi può dire: “Ha dato la vita per me”. Ognuno. Ha dato la vita per te, per te, per te, per me, per lui… per ognuno, con nome e cognome. Il suo amore è così: personale. L’amore di Gesù non delude mai, perché Lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonare, non si stanca di abbracciarci. Questa è la prima cosa che volevo dirvi: Gesù ci ha amato, ognuno di noi, sino alla fine.
E poi, fa questo che i discepoli non capivano: lavare i piedi. In quel tempo, era uso, questo, era una consuetudine, perché la gente quando arrivava in una casa, aveva i piedi sporchi della polvere della strada; non c’erano i sampietrini, a quel tempo… C’era la polvere della strada. E all’entrata della casa, si lavavano loro i piedi. Ma questo non lo faceva il padrone di casa, lo facevano gli schiavi. Era un lavoro da schiavi. E Gesù lava come schiavo i nostri piedi, i piedi dei discepoli, e per questo dice: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci – dice a Pietro –, lo capirai dopo» (Gv 13,7). Gesù, è tanto il suo amore che si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci.
E oggi, in questa Messa, la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi di dodici persone, in memoria dei Dodici Apostoli. Ma nel nostro cuore dobbiamo avere la certezza, dobbiamo essere sicuri che il Signore, quando ci lava i piedi, ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire un’altra volta il suo amore. Nella Bibbia c’è una frase, nel profeta Isaia, tanto bella; dice: “Può una mamma dimenticarsi del suo figlio? Ma se una mamma si dimenticasse del suo figlio, io mai mi dimenticherò di te” (cfr 49,15). Così è l’amore di Dio per noi.
E io laverò oggi i piedi di dodici di voi, ma in questi fratelli e sorelle siete tutti voi, tutti, tutti. Tutti quelli che abitano qui. Voi rappresentate loro. Ma anch’io ho bisogno di essere lavato dal Signore, e per questo pregate durante questa Messa perché il Signore lavi anche le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio della gente, come è stato Gesù.
Adesso incominceremo questa parte della celebrazione.
Quindi, poco prima delle 18, il Santo Padre ha presieduto nella chiesa “Padre Nostro” del Nuovo Complesso Rebibbia la celebrazione della Messa in coena Domini, inizio del Triduo Pasquale. Nel corso del Rito, ha lavato i piedi a dodici detenuti, sei uomini e sei donne della vicina casa circondariale femminile. Di seguito riportiamo il testo dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto a braccio dopo la proclamazione del Santo Vangelo:
Omelia del Santo Padre
In questo giovedì, Gesù era a tavola con i discepoli, celebrando la festa della pasqua. E il brano del Vangelo che abbiamo sentito contiene una frase che è proprio il centro di quello che ha fatto Gesù per tutti noi: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Gesù ci ha amato. Gesù ci ama. Senza limiti, sempre, sino alla fine. L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre di più, sempre di più. Non si stanca di amare. Nessuno. Ama tutti noi, al punto da dare la vita per noi. Sì, dare la vita per noi; sì, dare la vita per tutti noi, dare la vita per ognuno di noi. E ognuno di noi può dire: “Ha dato la vita per me”. Ognuno. Ha dato la vita per te, per te, per te, per me, per lui… per ognuno, con nome e cognome. Il suo amore è così: personale. L’amore di Gesù non delude mai, perché Lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonare, non si stanca di abbracciarci. Questa è la prima cosa che volevo dirvi: Gesù ci ha amato, ognuno di noi, sino alla fine.
E poi, fa questo che i discepoli non capivano: lavare i piedi. In quel tempo, era uso, questo, era una consuetudine, perché la gente quando arrivava in una casa, aveva i piedi sporchi della polvere della strada; non c’erano i sampietrini, a quel tempo… C’era la polvere della strada. E all’entrata della casa, si lavavano loro i piedi. Ma questo non lo faceva il padrone di casa, lo facevano gli schiavi. Era un lavoro da schiavi. E Gesù lava come schiavo i nostri piedi, i piedi dei discepoli, e per questo dice: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci – dice a Pietro –, lo capirai dopo» (Gv 13,7). Gesù, è tanto il suo amore che si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci.
E oggi, in questa Messa, la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi di dodici persone, in memoria dei Dodici Apostoli. Ma nel nostro cuore dobbiamo avere la certezza, dobbiamo essere sicuri che il Signore, quando ci lava i piedi, ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire un’altra volta il suo amore. Nella Bibbia c’è una frase, nel profeta Isaia, tanto bella; dice: “Può una mamma dimenticarsi del suo figlio? Ma se una mamma si dimenticasse del suo figlio, io mai mi dimenticherò di te” (cfr 49,15). Così è l’amore di Dio per noi.
E io laverò oggi i piedi di dodici di voi, ma in questi fratelli e sorelle siete tutti voi, tutti, tutti. Tutti quelli che abitano qui. Voi rappresentate loro. Ma anch’io ho bisogno di essere lavato dal Signore, e per questo pregate durante questa Messa perché il Signore lavi anche le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio della gente, come è stato Gesù.
Adesso incominceremo questa parte della celebrazione.
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Papa Francesco ha celebrato la Messa "in Cena Domini" al Carcere di Rebibbia a Roma. All'arrivo è stato accolto dai carcerati in festa. Strette di mano, abbracci, baci, benedizioni impartite col segno della croce in fronte, ma anche tante parole sussurrate alle orecchie di Francesco. Accompagnato dal cappellano, don Sandro Spriano, il Papa ha infatti salutato, uno ad uno, i detenuti che si sporgevano dalle transenne.
“Ringrazio tutti voi dell’accoglienza, tanto calorosa e sentita, grazie tante!”, ha detto Franceso prima di entrare nella Chiesa "Padre Nostro" per celebrare la Messa "in Cena Domini", durante la quale ha lavato i piedi ad alcuni detenuti e detenute della vicina Casa circondariale femminile.
«Questo Giovedì Gesù era a tavola con i dodici, stava celebrando la festa di Pasqua, e il brano del Vangelo che abbiamo sentito dice una frase che è proprio il centro di quello che Gesù ha fatto per tutti noi: ‘Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine’».
Con queste parole il Papa ha iniziato l’omelia della Messa “in Coena Domini”, celebrata nel carcere di Rebibbia, dove subito dopo ha lavato i piedi di dodici detenuti e detenute.
«Gesù cui amò, Gesù ci ama!», ha esclamato il Papa nell’omelia, durata circa cinque minuti e pronunciata interamente a braccio: «Ma senza limite - ha proseguito - sempre, fino alla fine. L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre di più, sempre di più, non si stanca di amare, a nessuno: ama tutti noi, al punto di dare la vita per noi, per tutti noi. Dare la vita per ognuno di noi, e ognuno di noi può dire: dare la vita per me. Ha dato la vita per ognuno, con il suo nome e cognome: il suo amore è così, è personale».
«L’amore di Gesù non delude mai - ha commentato il Papa - perché lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonarci, di abbracciarci. Gesù ci amò, a ognuno di noi, fino alla fine».
Nel carcere sono stati giorni di attesa molto forte, come ha raccontato alla Radio Vaticana Daniela de Robert, volontaria a Rebibbia, presidente dell’associazione VIC volontari in carcere della Caritas di Roma.
(Osservatore Romano)
“Un’attesa – ha detto - gioiosa tra tutti, in particolare naturalmente, tra quei 300 che potranno partecipare alla Messa, 150 uomini e 150 donne. Un’attesa coinvolgente perché è un ennesimo segnale di Papa Francesco di vicinanza con questa periferia che è il mondo del carcere. Un segnale di attenzione che cambia sensibilmente la vita delle persone”.
“Ricordo – riprende la volontaria - quando Francesco incontrò i cappellani delle carceri e raccontò di queste sue telefonate con i detenuti e disse: “Quando metto giù il telefono mi chiedo perché loro sono lì e io no”. È un modo di dire: “Non siete diversi da noi, non siete il male, non siete le persone che dobbiamo allontanare. Siamo tutti uguali con destini diversi, con scelte diverse, con peccati forse anche diversi, ma il giudizio non serve”.
“Certamente – conclude Daniela de Robert - la visita e la celebrazione di Francesco lascerà speranza, una solitudine meno profonda. Lascerà il senso di non esser proprio gli ultimi della Terra, lascerà forse la voglia di cambiare grazie a questo gesto, lascerà la sensazione di essere uomini e donne come gli altri e di avere diritti come gli altri, ma anche doveri come gli altri.
Avvenire
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«PREGATE PERCHÉ IO SIA SCHIAVO PER SERVIRE»
di Annachiara Valle (Famiglia Cristiana)
I bambini si arrampicano sull'altare nell'attesa che arrivi papa Francesco per la messa in coena Domini, quella della lavanda dei piedi. Il Papa è tornato in carcere, questa volta a Rebibbia, nella chiesa del Padre nostro per lavare i piedi a dodici detenuti. Accolto dal direttore Stefano Ricca e dai cappellani don Sandro Spriano, don Roberto Guernieri, padre Moreno Versolato e don Antonio Vesciarelli, papa Francesco saluta i detenuti uno a uno, li bacia, benedice i rosari che gli porgono, le bottigliette d'acqua, il cartellone che ricorda gli amici che non ci sono più. Bergoglio è il terzo Papa ad entrare nel carcere romano dopo la visita del 1983 di Giovanni Paolo II (che nell'occasione incontro anche il suo attentatore Ali Agca) e quella del dicembre 2011 di Benedetto XVI.
Prima di cominciare il rito della lavanda dei piedi il Papa dice ai detenuti, 300 in chiesa e oltre 300 fuori che «Gesù ci ama sempre, senza limiti, fino alla fine, non ha limiti, sempre di più, sempre di più. Non si stanca di amare, a nessuno, per tutti noi. Al punto di dare la vita per noi, sì, per tutti noi, per ognuno di noi Ognuno di noi può dire: ha dato la vita per me, per ognugno, con nome e cognome. E il suo amore è così: personale. L'amore di Gesù non delude mai perché lui non si stanca di amare, di perdonare, di abbracciarci». Poi spiega il gesto della lavanda, che neppure i discepoli capivano: «lavare i piedi, questo era un uso, un abitudine perché la gente quando arrivava in una casa aveva i piedi sporchi della polvere del cammino, non c'erano i sanpietrini allora. E all'entrata della casa gli si lavavano i piedi dalla polevere. Ma questo non lo faceva il padrone di casa, ma lo facevano gli schiavi. E Gesù lava come schiavo i piedi dei discepoli e dice a Pietro: "quello che io faccio tu ora non lo capisci, lo capirai dopo". E' tanto l'amore che si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci.
Oggi, in questa messa, la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi di dodici persone in memoria dei dodici apostoli, ma nel cuore nostro dobbiamo avere la certezza, dobbiamo essere sicuri che il Signore quando ci lava i piedi ci lava tutti, ci purifica, ci fa sentire il suo amore. Io oggi laverò i piedi di dodici di voi, ma in questi dodici sono tutti quelli che abitano qui».
Papa Francesco, prima di inginocchiarsi davanti alle sei donne e ai sei uomini scelti per il rito, chiede ai detenuti di pregare per lui perché «anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore per questo anche voi pregate in questa messa perché il Signore lavi le mie sporcizie e io diventi più schiavo nel servizio della gente come è stato Gesù».
Tra le detenute due donne nigeriane di cui una con il bambino ospitato al nido, una donna congolese, una equadoregna e due italiane, tra gli uomini un brasiliano, un nigeriano e quattro italiani. Visibilmente commossi, qualcuno con le lacrime che rigano il volto, i detenuti ringraziano il Papa, mentre qualcuno chiede la benedizione.