
Papa Francesco all'Università degli Studi del Molise. Incontro con il mondo del lavoro e dell'industria "Condivido pienamente ciò che è stato detto sul “custodire” la terra, perché dia frutto senza essere “sfruttata”. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato"
(Signor Rettore,
Autorità, studenti, personale dell’università, Professori,
fratelli e sorelle del mondo del lavoro,
vi ringrazio per la vostra accoglienza. Vi ringrazio soprattutto per aver condiviso con me la realtà che vivete, le fatiche e le speranze. Il Signor Rettore ha ripreso l’espressione che io ho detto una volta: che il nostro Dio è il Dio delle sorprese. E’ vero, ogni giorno ce ne fa una. E’ così, il nostro Padre. Ma ha detto un’altra cosa su Dio, che prendo adesso: Dio che rompe gli schemi. E se noi non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo: a essere creativi sul futuro.
La mia visita in Molise comincia da questo incontro con il mondo del lavoro, ma il luogo in cui ci troviamo è l’Università. E questo è significativo: esprime l’importanza della ricerca e della formazione anche per rispondere alle nuove complesse domande che l’attuale crisi economica pone, sul piano locale, nazionale e internazionale. Lo testimoniava poco fa il giovane agricoltore con la sua scelta di fare il corso di laurea in agraria e di lavorare la terra "per vocazione". Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso, è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’uomo con la sua terra che la fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante. Un buon percorso formativo non offre facili soluzioni, ma aiuta ad avere uno sguardo più aperto e più creativo per valorizzare meglio le risorse del territorio.
Condivido pienamente ciò che è stato detto sul "custodire" la terra, perché dia frutto senza essere "sfruttata". Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato. Io vedo l’America – la mia patria, pure: tante foreste, spogliate, che diventano terra che non si può coltivare, che non può dare vita. Questo è il peccato nostro: di sfruttare la terra e non lasciare che lei ci dia quello che ha dentro, con il nostro aiuto della coltivazione.
Un’altra sfida è emersa dalla voce di questa brava mamma operaia, che ha parlato anche a nome della sua famiglia: il marito, il bambino piccolo e il bambino in grembo. Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia. Ma vi dirò una cosa: quando vado al confessionale e confesso - adesso non tanto come lo facevo nell’altra diocesi -, quando viene una mamma o un papà giovane, domando: "Quanti bambini hai?", e mi dice. E faccio un’altra domanda, sempre: "Dimmi: tu giochi con i tuoi bambini?" La maggioranza risponde: "Come dice Padre?" – "Sì, sì: tu giochi? Perdi tempo con i tuoi bambini?". Stiamo perdendo questa capacità, questa saggezza di giocare con i nostri bambini. La situazione economica ci spinge a questo, a perdere questo. Per favore, perdere il tempo con i nostri bambini! La domenica: lei [si rivolge alla lavoratrice] ha fatto riferimento a questa domenica di famiglia, a perdere il tempo… Questo è un punto "critico", un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo. E all’interno di questo ambito si colloca anche la questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. E’ questo spazio della gratuità che stiamo perdendo. La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro – eccettuati i servizi necessari – sta ad affermare che la priorità non è all’economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità. Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà. Perché il Dio delle sorprese e il Dio che rompe gli schemi fa sorprese e rompe gli schemi perché noi diventiamo più liberi: è il Dio della libertà.
Cari amici, oggi vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche un "patto per il lavoro". Ho visto che nel Molise si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali, un "patto per il lavoro" che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni.
Vorrei tornare su una parola che tu [si rivolge al lavoratore] hai detto: dignità. Non avere lavoro non è soltanto non avere il necessario per vivere, no. Noi possiamo mangiare tutti i giorni: andiamo alla Caritas, andiamo a questa associazione, andiamo al club, andiamo là e ci danno da mangiare. Ma questo non è il problema. Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e questo toglie la dignità! Questo toglie la dignità. E il problema più grave non è la fame – anche se il problema c’è. Il problema più grave è la dignità. Per questo dobbiamo lavorare e difendere la nostra dignità, che dà il lavoro.
Infine, vorrei dirvi che mi ha colpito il fatto che mi abbiate donato un dipinto che rappresenta proprio una "maternità". Maternità comporta travaglio, ma il travaglio del parto è orientato alla vita, è pieno di speranza. Allora non solo vi ringrazio per questo dono, ma vi ringrazio ancora di più per la testimonianza che esso contiene: quella di un travaglio pieno di speranza. Grazie! E vorrei aggiungere un fatto storico, che mi è successo. Quando io ero Provinciale dei Gesuiti, c’era bisogno di inviare in Antartide, a vivere lì 10 mesi l’anno, un cappellano. Ho pensato, ed è andato uno, padre Bonaventura De Filippis. Ma, sapete, era nato a Campobasso, era di qua! Grazie!
fratelli e sorelle del mondo del lavoro,
vi ringrazio per la vostra accoglienza. Vi ringrazio soprattutto per aver condiviso con me la realtà che vivete, le fatiche e le speranze. Il Signor Rettore ha ripreso l’espressione che io ho detto una volta: che il nostro Dio è il Dio delle sorprese. E’ vero, ogni giorno ce ne fa una. E’ così, il nostro Padre. Ma ha detto un’altra cosa su Dio, che prendo adesso: Dio che rompe gli schemi. E se noi non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo: a essere creativi sul futuro.
La mia visita in Molise comincia da questo incontro con il mondo del lavoro, ma il luogo in cui ci troviamo è l’Università. E questo è significativo: esprime l’importanza della ricerca e della formazione anche per rispondere alle nuove complesse domande che l’attuale crisi economica pone, sul piano locale, nazionale e internazionale. Lo testimoniava poco fa il giovane agricoltore con la sua scelta di fare il corso di laurea in agraria e di lavorare la terra "per vocazione". Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso, è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’uomo con la sua terra che la fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante. Un buon percorso formativo non offre facili soluzioni, ma aiuta ad avere uno sguardo più aperto e più creativo per valorizzare meglio le risorse del territorio.
Condivido pienamente ciò che è stato detto sul "custodire" la terra, perché dia frutto senza essere "sfruttata". Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato. Io vedo l’America – la mia patria, pure: tante foreste, spogliate, che diventano terra che non si può coltivare, che non può dare vita. Questo è il peccato nostro: di sfruttare la terra e non lasciare che lei ci dia quello che ha dentro, con il nostro aiuto della coltivazione.
Un’altra sfida è emersa dalla voce di questa brava mamma operaia, che ha parlato anche a nome della sua famiglia: il marito, il bambino piccolo e il bambino in grembo. Il suo è un appello per il lavoro e nello stesso tempo per la famiglia. Grazie di questa testimonianza! In effetti, si tratta di cercare di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia. Ma vi dirò una cosa: quando vado al confessionale e confesso - adesso non tanto come lo facevo nell’altra diocesi -, quando viene una mamma o un papà giovane, domando: "Quanti bambini hai?", e mi dice. E faccio un’altra domanda, sempre: "Dimmi: tu giochi con i tuoi bambini?" La maggioranza risponde: "Come dice Padre?" – "Sì, sì: tu giochi? Perdi tempo con i tuoi bambini?". Stiamo perdendo questa capacità, questa saggezza di giocare con i nostri bambini. La situazione economica ci spinge a questo, a perdere questo. Per favore, perdere il tempo con i nostri bambini! La domenica: lei [si rivolge alla lavoratrice] ha fatto riferimento a questa domenica di famiglia, a perdere il tempo… Questo è un punto "critico", un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo. E all’interno di questo ambito si colloca anche la questione della domenica lavorativa, che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti, come scelta etica. E’ questo spazio della gratuità che stiamo perdendo. La domanda è: a che cosa vogliamo dare priorità? La domenica libera dal lavoro – eccettuati i servizi necessari – sta ad affermare che la priorità non è all’economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni non commerciali ma familiari, amicali, per i credenti alla relazione con Dio e con la comunità. Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà. Perché il Dio delle sorprese e il Dio che rompe gli schemi fa sorprese e rompe gli schemi perché noi diventiamo più liberi: è il Dio della libertà.
Cari amici, oggi vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche un "patto per il lavoro". Ho visto che nel Molise si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo. Tanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati attraverso una strategia concordata con le autorità nazionali, un "patto per il lavoro" che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, che può portare buoni frutti qui come anche in altre regioni.
Vorrei tornare su una parola che tu [si rivolge al lavoratore] hai detto: dignità. Non avere lavoro non è soltanto non avere il necessario per vivere, no. Noi possiamo mangiare tutti i giorni: andiamo alla Caritas, andiamo a questa associazione, andiamo al club, andiamo là e ci danno da mangiare. Ma questo non è il problema. Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e questo toglie la dignità! Questo toglie la dignità. E il problema più grave non è la fame – anche se il problema c’è. Il problema più grave è la dignità. Per questo dobbiamo lavorare e difendere la nostra dignità, che dà il lavoro.
Infine, vorrei dirvi che mi ha colpito il fatto che mi abbiate donato un dipinto che rappresenta proprio una "maternità". Maternità comporta travaglio, ma il travaglio del parto è orientato alla vita, è pieno di speranza. Allora non solo vi ringrazio per questo dono, ma vi ringrazio ancora di più per la testimonianza che esso contiene: quella di un travaglio pieno di speranza. Grazie! E vorrei aggiungere un fatto storico, che mi è successo. Quando io ero Provinciale dei Gesuiti, c’era bisogno di inviare in Antartide, a vivere lì 10 mesi l’anno, un cappellano. Ho pensato, ed è andato uno, padre Bonaventura De Filippis. Ma, sapete, era nato a Campobasso, era di qua! Grazie!
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Papa in Molise. Incontro con il mondo del lavoro. Saluto del Rettore dell'Università degli Studi del Molise, Prof. Gianmaria Palmieri
Santo Padre,
l'8 giugno scorso, in occasione della festività della Pentecoste, Lei ha spronato tutti i credenti con queste parole: "se la Chiesa è viva deve sempre sorprendere. Il nostro Dio è il Dio delle sorprese. Dopo la morte di Gesù i discepoli erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti. Invece si verifica un evento inatteso che suscita meraviglia: la discesa dello Spirito Santo che trasforma le loro vite".
La Sua visita in terra molisana, il Suo passaggio nella nostra Aula Magna costituiscono una meravigliosa sorpresa; un evento straordinario che rompe gli schemi; un'altissima testimonianza di quanto sia, importante continuare a guardare al futuro con il coraggio dell'ottimismo. Una testimonianza che, in una fase difficile per tutti, in un momento in cui prevale la sfiducia, infonde speranza e sprona all'impegno. Benvenuto tra noi e grazie di cuore, Santo Padre.
Questo territorio, geograficamente centrale ma socialmente ed economicamente periferico, ricco di risorse naturali, di cultura, di tradizioni, soprattutto di umanità, abitato da gente onesta, sobria ed operosa, costituisce un prototipo delle tante periferie d'Italia e del mondo. Il Molise non è distante in linea d'aria da grandi aree metropolitane. Eppure, non solo per la conformazione appenninica del territorio, qui si avverte un senso di lontananza dai luoghi del potere, un senso di irrilevanza, di abbandono; una difficoltà a farsi prendere in considerazione.
In una società che attribuisce rilievo solo alle realtà "macro", i numeri piccoli del Molise condannano inesorabilmente alla marginalità. Spesso ci sentiamo dire: ma cosa conta il Molise ? Non è casuale che questa magnifica regione sia stata una terra di emigrazione e che ancora oggi molti giovani, anche laureati, siano costretti ad abbandonarla alla ricerca di lavoro, con un progressivo svuotamento dei tanti piccoli e antichi comuni che la compongono.
Il lavoro è l'emergenza del tempo presente, che qui da noi sta generando nuove povertà, come possono testimoniare tanti lavoratori presenti. Le crisi si abbattono infatti con maggiore virulenza proprio sulle periferie. Moltissime imprese hanno chiuso i battenti. Anche questa Università, istituzione sana e vitale, attraversa una stagione difficile. I nostri giovani non hanno, a parità di merito, le stesse chances dei propri colleghi di altri atenei. Le risorse vengono infatti distribuite con criteri penalizzanti per chi opera in contesti territoriali meno floridi. I consumi si sono ridotti drasticamente, con intuibili conseguenze sul piccolo commercio e sullo splendido artigianato locale.
Eppure il Molise ha risorse preziose da cui poter ripartire: la terra e il mare, l'ambiente salubre, i beni culturali, l'operosità, l'onestà della sua gente, l'assenza di mafie e camorre; la sua dimensione
piccola che semplifica. Risorse che la Sua visita, così straordinaria, ci spingerà a mettere meglio a frutto.
Con questo auspicio, abbiamo scelto di donarLe, insieme al nostro sigillo, un'opera di Antonio Di Maria, dal titolo "Maternità rurale", che vuole appunto esprimere il legame intimo, proprio di questa
regione, tra la "madre terra" e la fecondità, in una prospettiva che Mons. Bregantini, a cui va il nostro grato ringraziamento, ha fortemente valorizzato.
Santo Padre,
l'amorevole attenzione che in questa giornata irripetibile ci ha rivolto, decidendo di venire a trovare proprio noi; tra milioni di persone che l'attendono in tutto il mondo, rappresenta un evento meraviglioso, che ci rinfranca e ci restituisce il coraggio per affrontare le difficoltà. Assistendo pochi minuti fa all'atterraggio del Suo elicottero ho pensato con commozione all'incipit del secondo
capitolo degli Atti degli Apostoli: "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire si trovavano tutti
insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, come di un vento che si abbatte gagliardo, un vento che riempì tutta la casa dove si trovavano".
Santo Padre, grazie per averci oggi riaperto il cuore alla speranza.
Saluto di un agricoltore, Gabriele Maglieri
Con emozione vivissima le parlo, Papa Francesco!
Il mio nome è Gabriele Maglieri, ho 28 anni, sono un agricoltore di Riccia, un comune rurale della provincia di Campobasso, figlio di una famiglia che da sempre vive di agricoltura. Ho imparato la nobile arte dell'agricoltura, seguendo l'esempio di mio padre e di mio nonno, ma è qui, all'Università che mi sono laureato in scienze agrarie, migliorando la mia professionalità. GRAZIE.
Mi faccio voce di tutte le 27.000 aziende agricole attive della regione, gente onesta e lavoratrice. Sono riconoscente a Lei che ci ascolta, al Vescovo padre Giancarlo e a tutta la Chiesa locale con i suoi Parroci, che hanno dimostrato tanta attenzione al mondo agricolo, visitando le nostre aziende con le nostre stalle. Suddivido il mio intervento attorno a tre parole-chiave, che traggo dai suoi scritti: Custodia Dignità, Giustizia.
1. La CUSTODIA del CREATO. San Francesco, nel suo Cantico, loda Nostro Signore "per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba". Da quella terra, Santità, noi traiamo sostentamento per le nostre famiglie e per i nostri paesi, ma di quella terra noi siamo i preziosi custodi, i custodi dell'intero creato per la bellezza della creazione. Ma per poter custodire il territorio nostro, abbiamo bisogno di una seria professionalità, con sempre nuove conoscenze da condividere, come l'esperienza fatta in Argentina, con la AIPAS, Associazione dei produttori "amici del Suolo" e che collabora con AAPRESID, omologa associazione argentina, per apprendere i segreti di una tecnica innovativa: "la Semina su sodo" o, come si dice lì, la "siembra directa".
E' un nuovo modo di concepire l'agricoltura, nel rispetto del suolo e dell'ambiente, favorendo la custodia dell'assetto idrogeologico e della biodiversità. Ma sa qual è la cosa bella di questa tecnica, Santità? In Argentina è stata sviluppata da agricoltori umili e deboli come noi, che non volevano più stare nella morsa dei forti e che hanno deciso di cambiare le cose, partendo dalla loro fragilità e costruiscono seminatrici che ora noi utilmente importiamo.
Ma proprio perché siamo i custodi, auspichiamo la attenta custodia della "tipicità" dei nostri prodotti: il nostro latte con formaggi, mozzarelle e fiordilatte; le nostre carni e i nostri salumi; le nostre uve con i nostri vini; le nostre olive con il nostro olio; i nostri grani con le nostre paste, pani e dolci, i nostri frutti ed i nostri semi, recuperati e rivalorizzati! Desideriamo perciò che questa custodia sia fatta di tutele serie, tramite consorzi e marchi ufficialmente riconosciuti. Quindi prezzi equi e costi contenuti! Ad esempio, Santità, oggi per comperare un solo litro di gasolio per i nostri trattori noi dobbiamo produrre ben tre litri di latte.
2. - La DIGNITA'del lavoro agricolo. Grazie alla sua visita nel mondo rurale molisano, noi desideriamo che giunga a tutti i giovani la passione di restare sulla terra, studiare, imparare per la terra. Vogliamo essere contadini per Vocazione non per Costrizione. Perché solo se amata e rispettata "come un giardino" la terra produrrà pane per tutti. Abbracciamo perciò tutti gli immigrati che lavorano nelle nostre aziende, perché sono per noi persone ricche di cultura e di tenacia e diventano per noi un valido supporto, specie nell'allevamento degli animali. Ci aiuti con la sua parola a dar a loro ancora più dignità, affinché si sentano tra noi come fossero a casa loro.
3. - Infine una parola sulla GIUSTIZIA. Poiché siamo agli inizi di un nuovo periodo di finanziamenti europei (2014-20), ci impegniamo tutti a realizzare un più equo e mirato utilizzo di questi strumenti, perché ciò sia rivolto a tutelare il nostro ruolo multifunzionale nella società, poiché chi lavora la campagna di fatto alimenta la vita intera dei nostri paesi. Tutto parte dalla terra!
Ci sta particolarmente a cuore l'integrazione tra la produzione agricola di qualità (in particolare quella avicola e saccarifera!) e la trasformazione agroindustriale. Questo lavoro è il futuro di tante nostre famiglie. Ma sentiamo che va realizzata senza assistenzialismi, valorizzando invece la forza della cooperazione di base, in leale collaborazione di tutti.
Noi ce la metteremo tutta, Santità, certi che la sua speciale preghiera potrà accompagnarci e illuminarci in questo meraviglioso cammino, affinché il Molise diventi un laboratorio, quasi un modello da seguire, per il rilancio di tutte le piccole aree rurali d'Italia.
Grazie.
l'8 giugno scorso, in occasione della festività della Pentecoste, Lei ha spronato tutti i credenti con queste parole: "se la Chiesa è viva deve sempre sorprendere. Il nostro Dio è il Dio delle sorprese. Dopo la morte di Gesù i discepoli erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti. Invece si verifica un evento inatteso che suscita meraviglia: la discesa dello Spirito Santo che trasforma le loro vite".
La Sua visita in terra molisana, il Suo passaggio nella nostra Aula Magna costituiscono una meravigliosa sorpresa; un evento straordinario che rompe gli schemi; un'altissima testimonianza di quanto sia, importante continuare a guardare al futuro con il coraggio dell'ottimismo. Una testimonianza che, in una fase difficile per tutti, in un momento in cui prevale la sfiducia, infonde speranza e sprona all'impegno. Benvenuto tra noi e grazie di cuore, Santo Padre.
Questo territorio, geograficamente centrale ma socialmente ed economicamente periferico, ricco di risorse naturali, di cultura, di tradizioni, soprattutto di umanità, abitato da gente onesta, sobria ed operosa, costituisce un prototipo delle tante periferie d'Italia e del mondo. Il Molise non è distante in linea d'aria da grandi aree metropolitane. Eppure, non solo per la conformazione appenninica del territorio, qui si avverte un senso di lontananza dai luoghi del potere, un senso di irrilevanza, di abbandono; una difficoltà a farsi prendere in considerazione.
In una società che attribuisce rilievo solo alle realtà "macro", i numeri piccoli del Molise condannano inesorabilmente alla marginalità. Spesso ci sentiamo dire: ma cosa conta il Molise ? Non è casuale che questa magnifica regione sia stata una terra di emigrazione e che ancora oggi molti giovani, anche laureati, siano costretti ad abbandonarla alla ricerca di lavoro, con un progressivo svuotamento dei tanti piccoli e antichi comuni che la compongono.
Il lavoro è l'emergenza del tempo presente, che qui da noi sta generando nuove povertà, come possono testimoniare tanti lavoratori presenti. Le crisi si abbattono infatti con maggiore virulenza proprio sulle periferie. Moltissime imprese hanno chiuso i battenti. Anche questa Università, istituzione sana e vitale, attraversa una stagione difficile. I nostri giovani non hanno, a parità di merito, le stesse chances dei propri colleghi di altri atenei. Le risorse vengono infatti distribuite con criteri penalizzanti per chi opera in contesti territoriali meno floridi. I consumi si sono ridotti drasticamente, con intuibili conseguenze sul piccolo commercio e sullo splendido artigianato locale.
Eppure il Molise ha risorse preziose da cui poter ripartire: la terra e il mare, l'ambiente salubre, i beni culturali, l'operosità, l'onestà della sua gente, l'assenza di mafie e camorre; la sua dimensione
piccola che semplifica. Risorse che la Sua visita, così straordinaria, ci spingerà a mettere meglio a frutto.
Con questo auspicio, abbiamo scelto di donarLe, insieme al nostro sigillo, un'opera di Antonio Di Maria, dal titolo "Maternità rurale", che vuole appunto esprimere il legame intimo, proprio di questa
regione, tra la "madre terra" e la fecondità, in una prospettiva che Mons. Bregantini, a cui va il nostro grato ringraziamento, ha fortemente valorizzato.
Santo Padre,
l'amorevole attenzione che in questa giornata irripetibile ci ha rivolto, decidendo di venire a trovare proprio noi; tra milioni di persone che l'attendono in tutto il mondo, rappresenta un evento meraviglioso, che ci rinfranca e ci restituisce il coraggio per affrontare le difficoltà. Assistendo pochi minuti fa all'atterraggio del Suo elicottero ho pensato con commozione all'incipit del secondo
capitolo degli Atti degli Apostoli: "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire si trovavano tutti
insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, come di un vento che si abbatte gagliardo, un vento che riempì tutta la casa dove si trovavano".
Santo Padre, grazie per averci oggi riaperto il cuore alla speranza.
Saluto di un agricoltore, Gabriele Maglieri
Con emozione vivissima le parlo, Papa Francesco!
Il mio nome è Gabriele Maglieri, ho 28 anni, sono un agricoltore di Riccia, un comune rurale della provincia di Campobasso, figlio di una famiglia che da sempre vive di agricoltura. Ho imparato la nobile arte dell'agricoltura, seguendo l'esempio di mio padre e di mio nonno, ma è qui, all'Università che mi sono laureato in scienze agrarie, migliorando la mia professionalità. GRAZIE.
Mi faccio voce di tutte le 27.000 aziende agricole attive della regione, gente onesta e lavoratrice. Sono riconoscente a Lei che ci ascolta, al Vescovo padre Giancarlo e a tutta la Chiesa locale con i suoi Parroci, che hanno dimostrato tanta attenzione al mondo agricolo, visitando le nostre aziende con le nostre stalle. Suddivido il mio intervento attorno a tre parole-chiave, che traggo dai suoi scritti: Custodia Dignità, Giustizia.
1. La CUSTODIA del CREATO. San Francesco, nel suo Cantico, loda Nostro Signore "per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba". Da quella terra, Santità, noi traiamo sostentamento per le nostre famiglie e per i nostri paesi, ma di quella terra noi siamo i preziosi custodi, i custodi dell'intero creato per la bellezza della creazione. Ma per poter custodire il territorio nostro, abbiamo bisogno di una seria professionalità, con sempre nuove conoscenze da condividere, come l'esperienza fatta in Argentina, con la AIPAS, Associazione dei produttori "amici del Suolo" e che collabora con AAPRESID, omologa associazione argentina, per apprendere i segreti di una tecnica innovativa: "la Semina su sodo" o, come si dice lì, la "siembra directa".
E' un nuovo modo di concepire l'agricoltura, nel rispetto del suolo e dell'ambiente, favorendo la custodia dell'assetto idrogeologico e della biodiversità. Ma sa qual è la cosa bella di questa tecnica, Santità? In Argentina è stata sviluppata da agricoltori umili e deboli come noi, che non volevano più stare nella morsa dei forti e che hanno deciso di cambiare le cose, partendo dalla loro fragilità e costruiscono seminatrici che ora noi utilmente importiamo.
Ma proprio perché siamo i custodi, auspichiamo la attenta custodia della "tipicità" dei nostri prodotti: il nostro latte con formaggi, mozzarelle e fiordilatte; le nostre carni e i nostri salumi; le nostre uve con i nostri vini; le nostre olive con il nostro olio; i nostri grani con le nostre paste, pani e dolci, i nostri frutti ed i nostri semi, recuperati e rivalorizzati! Desideriamo perciò che questa custodia sia fatta di tutele serie, tramite consorzi e marchi ufficialmente riconosciuti. Quindi prezzi equi e costi contenuti! Ad esempio, Santità, oggi per comperare un solo litro di gasolio per i nostri trattori noi dobbiamo produrre ben tre litri di latte.
2. - La DIGNITA'del lavoro agricolo. Grazie alla sua visita nel mondo rurale molisano, noi desideriamo che giunga a tutti i giovani la passione di restare sulla terra, studiare, imparare per la terra. Vogliamo essere contadini per Vocazione non per Costrizione. Perché solo se amata e rispettata "come un giardino" la terra produrrà pane per tutti. Abbracciamo perciò tutti gli immigrati che lavorano nelle nostre aziende, perché sono per noi persone ricche di cultura e di tenacia e diventano per noi un valido supporto, specie nell'allevamento degli animali. Ci aiuti con la sua parola a dar a loro ancora più dignità, affinché si sentano tra noi come fossero a casa loro.
3. - Infine una parola sulla GIUSTIZIA. Poiché siamo agli inizi di un nuovo periodo di finanziamenti europei (2014-20), ci impegniamo tutti a realizzare un più equo e mirato utilizzo di questi strumenti, perché ciò sia rivolto a tutelare il nostro ruolo multifunzionale nella società, poiché chi lavora la campagna di fatto alimenta la vita intera dei nostri paesi. Tutto parte dalla terra!
Ci sta particolarmente a cuore l'integrazione tra la produzione agricola di qualità (in particolare quella avicola e saccarifera!) e la trasformazione agroindustriale. Questo lavoro è il futuro di tante nostre famiglie. Ma sentiamo che va realizzata senza assistenzialismi, valorizzando invece la forza della cooperazione di base, in leale collaborazione di tutti.
Noi ce la metteremo tutta, Santità, certi che la sua speciale preghiera potrà accompagnarci e illuminarci in questo meraviglioso cammino, affinché il Molise diventi un laboratorio, quasi un modello da seguire, per il rilancio di tutte le piccole aree rurali d'Italia.
Grazie.
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Papa in Molise. Incontro con il mondo del lavoro. Saluto di un’operaia Fiat, Elisa Piermarino
Buongiorno Santo Padre,
mi chiamo Elisa Piermarino, sono una giovane mamma di quarant'anni di Campomarino ma da tre anni vivo a Termoli con la mia famiglia: mio marito Paolo, mio figlio Riccardo di 15 mesi e un altro bimbo in arrivo!!! Sono qui, con me, perché siamo una cosa sola.
Saluto tutti con grande affetto i lavoratori qui presenti e padre Giancarlo, vescovo, che ci ha offerto la possibilità di vivere questo incontro familiare, in un tempo in cui la mancanza dei lavoro, la precarietà, genera tanta sofferenza in molte famiglie della nostra piccola ma laboriosa Regione.
Quando mi è stato proposto di fare questa comunicazione non ho nascosto l'emozione, ma nello stesso tempo la gioia. Vorrei parlare anche a nomi di tutti i miei colleghi e in particolare delle donne e delle mamme con le quali condivido l'impegno lavorativo in fabbrica. Ma intendo dar voce anche a tutte le piccole aziende chimiche ed elettroniche del basso Molise, attorno a Termoli, che stanno vivendo una triste crisi di speranza per il futuro. Ma va ricordata con trepidazione ancora maggiore la zona industriale, attorno a Venafro, che registra il crollo dell'industria metalmeccanica, dovuto al ridimensionamento delle scelte della FIAT, a Cassino e Pomigliano.
Lavoro da 17 anni presso lo stabilimento FIAT che produce sia i motori che i cambi, ed io appartengo al reparto 8 valvole dove svolgo la mansione di operaia. Descriverle dettagliatamente la mia giornata lavorativa risulterebbe difficile ma ci provo: immagini una lunga catena di persone ciascuna delle quali svolge un preciso compito, ed io costituisco uno degli anelli, tutti fondamentali per la costruzione finale di un "motore". Nel corso degli anni ho visto lo stabilimento mutare nell'aspetto evolvendo in un processo di ammodernamento che ha messo a disposizione dei suoi lavoratori le più moderne tecnologie, e contemporaneamente ho vissuto un ricambio generazionale dei suoi dipendenti che negl'ultimi tempi definiti di "crisi" si è però notevolmente attenuato lasciando sempre meno spazio all'inserimento di giovani operai.
Nonostante il notevole numero di colleghi posso dire che i rapporti interpersonali sono sempre stati buoni: ci possono essere stati, e sicuramente ci saranno anche in futuro, malintesi e disaccordi, ma il tutto è sempre stato riportato sul piano di un civile confronto il più delle volte anche costruttivo. Sono fiera di far parte di un gruppo di lavoro così importante per la nostra regione e che trova riscontro anche a livello mondiale, un lavoro che nel corso degli anni mi ha dato la possibilità di guardare con fiducia al futuro e mi ha dato il coraggio di costruire una famiglia in questi anni così difficili.
Ed è per questo che vivo con timore il sempre più frequente ricorso agli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione) che può mettere in seria difficoltà le famiglie, compromettere il futuro dei nostri figli e privare le giovani generazioni proprio di quella fiducia che ho avuto io nel guardare con speranza al futuro. In riferimento a ciò che verrà, mi auguro che l'azienda investa in nuovi prodotti concorrenziali in un mercato sempre più globale e che non smetta mai di tutelare la sua risorsa principale cioè i suoi dipendenti e in particolare le mamme come me, ponendole sempre nelle migliori condizioni lavorative, magari mettendo a disposizione delle strutture interne dove poter lasciare i nostri figli durante l'attività lavorativa.
La conciliazione lavoro/famiglia non è sempre facile. In primo luogo per le tante mamme, che devono sostenere il lavoro anche di domenica, nei centri commerciali, aperti senza motivo, a danno della serenità familiare. Per parte mia, mi ritengo fortunata potendo contare sul supporto fornito in primis da mio marito, un libero professionista che. in base ai miei turni lavorativi (mattina o pomeriggio) fa sì che almeno uno dei genitori stia insieme a nostro figlio, ed in alternativa quando si presenta l'evenienza possiamo sempre contare sull'aiuto fondamentale della nonna.
Non Le nego i timori che ho per la futura nascita e per l'impatto che questa avrà sull'organizzazione
quotidiana della mia famiglia, ma sono certa che con l'amore dei miei cari e l'aiuto del Signore, sempre presente nella mia vita, riuscirò a conciliare nel migliore dei modi il ruolo di mamma con quello altrettanto importante di lavoratrice, fondamentale per il raggiungimento della serenità della mia persona.
mi chiamo Elisa Piermarino, sono una giovane mamma di quarant'anni di Campomarino ma da tre anni vivo a Termoli con la mia famiglia: mio marito Paolo, mio figlio Riccardo di 15 mesi e un altro bimbo in arrivo!!! Sono qui, con me, perché siamo una cosa sola.
Saluto tutti con grande affetto i lavoratori qui presenti e padre Giancarlo, vescovo, che ci ha offerto la possibilità di vivere questo incontro familiare, in un tempo in cui la mancanza dei lavoro, la precarietà, genera tanta sofferenza in molte famiglie della nostra piccola ma laboriosa Regione.
Quando mi è stato proposto di fare questa comunicazione non ho nascosto l'emozione, ma nello stesso tempo la gioia. Vorrei parlare anche a nomi di tutti i miei colleghi e in particolare delle donne e delle mamme con le quali condivido l'impegno lavorativo in fabbrica. Ma intendo dar voce anche a tutte le piccole aziende chimiche ed elettroniche del basso Molise, attorno a Termoli, che stanno vivendo una triste crisi di speranza per il futuro. Ma va ricordata con trepidazione ancora maggiore la zona industriale, attorno a Venafro, che registra il crollo dell'industria metalmeccanica, dovuto al ridimensionamento delle scelte della FIAT, a Cassino e Pomigliano.
Lavoro da 17 anni presso lo stabilimento FIAT che produce sia i motori che i cambi, ed io appartengo al reparto 8 valvole dove svolgo la mansione di operaia. Descriverle dettagliatamente la mia giornata lavorativa risulterebbe difficile ma ci provo: immagini una lunga catena di persone ciascuna delle quali svolge un preciso compito, ed io costituisco uno degli anelli, tutti fondamentali per la costruzione finale di un "motore". Nel corso degli anni ho visto lo stabilimento mutare nell'aspetto evolvendo in un processo di ammodernamento che ha messo a disposizione dei suoi lavoratori le più moderne tecnologie, e contemporaneamente ho vissuto un ricambio generazionale dei suoi dipendenti che negl'ultimi tempi definiti di "crisi" si è però notevolmente attenuato lasciando sempre meno spazio all'inserimento di giovani operai.
Nonostante il notevole numero di colleghi posso dire che i rapporti interpersonali sono sempre stati buoni: ci possono essere stati, e sicuramente ci saranno anche in futuro, malintesi e disaccordi, ma il tutto è sempre stato riportato sul piano di un civile confronto il più delle volte anche costruttivo. Sono fiera di far parte di un gruppo di lavoro così importante per la nostra regione e che trova riscontro anche a livello mondiale, un lavoro che nel corso degli anni mi ha dato la possibilità di guardare con fiducia al futuro e mi ha dato il coraggio di costruire una famiglia in questi anni così difficili.
Ed è per questo che vivo con timore il sempre più frequente ricorso agli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione) che può mettere in seria difficoltà le famiglie, compromettere il futuro dei nostri figli e privare le giovani generazioni proprio di quella fiducia che ho avuto io nel guardare con speranza al futuro. In riferimento a ciò che verrà, mi auguro che l'azienda investa in nuovi prodotti concorrenziali in un mercato sempre più globale e che non smetta mai di tutelare la sua risorsa principale cioè i suoi dipendenti e in particolare le mamme come me, ponendole sempre nelle migliori condizioni lavorative, magari mettendo a disposizione delle strutture interne dove poter lasciare i nostri figli durante l'attività lavorativa.
La conciliazione lavoro/famiglia non è sempre facile. In primo luogo per le tante mamme, che devono sostenere il lavoro anche di domenica, nei centri commerciali, aperti senza motivo, a danno della serenità familiare. Per parte mia, mi ritengo fortunata potendo contare sul supporto fornito in primis da mio marito, un libero professionista che. in base ai miei turni lavorativi (mattina o pomeriggio) fa sì che almeno uno dei genitori stia insieme a nostro figlio, ed in alternativa quando si presenta l'evenienza possiamo sempre contare sull'aiuto fondamentale della nonna.
Non Le nego i timori che ho per la futura nascita e per l'impatto che questa avrà sull'organizzazione
quotidiana della mia famiglia, ma sono certa che con l'amore dei miei cari e l'aiuto del Signore, sempre presente nella mia vita, riuscirò a conciliare nel migliore dei modi il ruolo di mamma con quello altrettanto importante di lavoratrice, fondamentale per il raggiungimento della serenità della mia persona.