
Visita Pastorale del Santo Padre Francesco in Molise: Incontro con i detenuti nella Casa Circondariale di Isernia. "L’importante è non stare fermi. Tutti sappiamo che quando l’acqua sta ferma marcisce. C’è un detto in spagnolo che dice: "L’acqua ferma è la prima a corrompersi". Non stare fermi"
Alle ore 16.30 il Santo Padre Francesco arriva alla Casa Circondariale di Isernia, accolto dal Vescovo di Isernia-Venafro, S.E. Mons. Camillo Cibotti; dall’Arcivescovo di Capua, S.E. Mons. Salvatore Visco - già Vescovo di Isernia dal 2007 al 2013 - ; dal Prefetto, Dott. Filippo Piritore; dal Sindaco, Dott. Luigi Brasiello; dal Presidente della Provincia, Dott. Luigi Mazzuto, e dal Direttore della Casa Circondariale, Dott.ssa Barbara Lenzini.
Nel cortile interno della Casa Circondariale il Papa incontra quindi i detenuti.
Dopo gli indirizzi di omaggio del Direttore e di un detenuto, il Santo Padre pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
Nel cortile interno della Casa Circondariale il Papa incontra quindi i detenuti.
Dopo gli indirizzi di omaggio del Direttore e di un detenuto, il Santo Padre pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
Cari fratelli e sorelle buon pomeriggio,
vi ringrazio per la vostra accoglienza. E vi ringrazio per la testimonianza di speranza, che ho ascoltato dalle parole del vostro rappresentante. Anche nel saluto della Direttrice mi ha colpito questa parola: speranza. Questa è la sfida, come dicevo due settimane fa nella Casa circondariale di Castrovillari: la sfida del reinserimento sociale. E per questo c’è bisogno di un percorso, di un cammino, sia all’esterno, nel carcere, nella società, sia al proprio interno, nella coscienza e nel cuore.
Fare il cammino di reinserimento, che tutti dobbiamo fare. Tutti. Tutti facciamo sbagli nella vita. E tutti dobbiamo chiedere perdono di questi sbagli e fare un cammino di reinserimento, per non farne più. Alcuni fanno questa strada a casa propria, nel proprio mestiere; altri, come voi, in una casa circondariale. Ma tutti, tutti... Chi dice che non ha bisogno di fare un cammino di reinserimento è un bugiardo! Tutti sbagliamo nella vita e anche, tutti, siamo peccatori. E quando andiamo a chiedere perdono al Signore dei nostri peccati, dei nostri sbagli, Lui ci perdona sempre, non si stanca mai di perdonare. Ci dice: "Torna indietro da questa strada, perché non ti farà bene andare su questa". E ci aiuta. E questo è il reinserimento, il cammino che tutti dobbiamo fare.
L’importante è non stare fermi. Tutti sappiamo che quando l’acqua sta ferma marcisce. C’è un detto in spagnolo che dice: "L’acqua ferma è la prima a corrompersi". Non stare fermi. Dobbiamo camminare, fare un passo ogni giorno, con l’aiuto del Signore. Dio è Padre, è misericordia, ci ama sempre. Se noi Lo cerchiamo, Lui ci accoglie e ci perdona. Come ho detto, non si stanca di perdonare. E’ il motto di questa visita: "Dio non si stanca di perdonare". Ci fa rialzare e ci restituisce pienamente la nostra dignità. Dio ha memoria, non è uno smemorato. Dio non si dimentica di noi, si ricorda sempre. C’è un passo della Bibbia, del profeta Isaia, che dice: Se anche una madre si dimenticasse del proprio figlio – ed è impossibile – io non ti dimenticherò mai (cfr Is 49,15). E questo è vero: Dio pensa a me, Dio si ricorda di me. Io sono nella memoria di Dio.
E con questa fiducia si può camminare, giorno per giorno. E con questo amore fedele che ci accompagna la speranza non delude. Con questo amore la speranza non delude mai: un amore fedele per andare avanti col Signore. Alcuni pensano di fare un cammino di punizione, di sbagli, di peccati e soltanto soffrire, soffrire, soffrire... E’ vero, è vero, si soffre. Come ha detto il vostro compagno, qui si soffre. Si soffre dentro e si soffre anche fuori, quando uno vede che la propria coscienza non è pura, è sporca, e vuole cambiarla. Quella sofferenza che purifica, quel fuoco che purifica l’oro, è una sofferenza con speranza. C’è una cosa bella, quando il Signore ci perdona non dice: "Io ti perdono, arrangiati!". No, Lui ci perdona, ci prende per mano e ci aiuta ad andare avanti in questo cammino del reinserimento, nella propria vita personale e anche nella vita sociale. Questo lo fa con tutti noi. Pensare che l’ordine interiore di una persona si corregga soltanto "a bastonate" - non so se si dica così –, che si corregga soltanto con la punizione, questo non è di Dio, questo è sbagliato. Alcuni pensano: "No, no, si deve punire di più, più anni, di più!". Questo non risolve niente, niente! Ingabbiare la gente perché – scusatemi la parola – per il solo fatto che se sta dentro siamo sicuri, questo non serve, non ci aiuta. La cosa più importante è ciò che fa Dio con noi: ci prende per mano e ci aiuta ad andare avanti. E questo si chiama speranza! E con questa speranza, con questa fiducia si può camminare giorno per giorno. E con questo amore fedele, che ci accompagna, la speranza non delude davvero.
Vi ringrazio dell’accoglienza. E io vorrei... mi viene adesso di dirlo, perché sempre lo sento, anche quando ogni 15 giorni telefono ad un carcere di Buenos Aires, dove ci sono giovani e parliamo un po’ al telefono. Vi faccio una confidenza. Quando io mi incontro con uno di voi, che è in una casa circondariale, che sta camminando verso il reinserimento, ma che è recluso, sinceramente mi faccio questa domanda: perché lui e non io? Lo sento così. E’ un mistero. Ma partendo da questo sentimento, da questo sentire io vi accompagno.
Possiamo pregare insieme la Madonna, nostra Madre, perché ci aiuti, ci accompagni. E’ Madre. Ave Maria…
E per favore pregate per me! Pregate per me!
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Concluso l’incontro con i detenuti, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto alla Cattedrale di Isernia.
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Isernia – Casa Circondariale. Incontro con i detenuti. Saluto dei detenuti: “Hola Santità”
La Sua visita ha un sapore particolare per noi, LEI, ha voluto incontrare i peccatori, e noi siamo qui ai suoi piedi a chiederLe di perdonarci. Abbiamo sicuramente commesso degli errori, ma abbiamo la volontà di volerci rialzare e la Sua visita ci riempie il cuore di gioia, ma soprattutto di speranza, e in questo mare di speranza LEI ci deve guidare, con la potenza del perdono. Lei, ci porta una grande emozione, comunicazione, innovazione, Lei dà entusiasmo anche a chi è lontano dalla Chiesa, ma soprattutto ci porta amore, e amore è la parola chiave del nostro incontro e noi oggi sperimentiamo la gioia di riceverla.
Lei, ha una vocazione straordinaria, quella di portare un’esplosione di luce e di speranza anche dietro le sbarre; noi siamo anime imprigionate nella quotidianità di ciò che avviene nella spazio di una cella, ma per molti il carcere è considerato una discarica sociale, mentre invece dovrebbe essere reinserimento e riabilitazione, favorendo il pieno recupero della dignità umana di noi detenuti. Oggi però, innanzi a Lei che incontra la sofferenza, non vogliamo avere il volto di delinquenti, ma vogliamo essere i protagonisti di un incontro unico, con la dignità e la forza di chi vuole imboccare la strada maestra precedentemente perduta.
Lei, ha una vocazione straordinaria, quella di portare un’esplosione di luce e di speranza anche dietro le sbarre; noi siamo anime imprigionate nella quotidianità di ciò che avviene nella spazio di una cella, ma per molti il carcere è considerato una discarica sociale, mentre invece dovrebbe essere reinserimento e riabilitazione, favorendo il pieno recupero della dignità umana di noi detenuti. Oggi però, innanzi a Lei che incontra la sofferenza, non vogliamo avere il volto di delinquenti, ma vogliamo essere i protagonisti di un incontro unico, con la dignità e la forza di chi vuole imboccare la strada maestra precedentemente perduta.
Santità, Lei è abituato alle grandi folle, 100.000, 500.000, a Rio sulla spiaggia di Copacabana erano milioni, qui siamo in pochi, ma ci siamo tutti! E virtualmente ne rappresentiamo 60.000.
Papa Giovanni XXIII era il Papa buono, Giovanni Paolo II era il simpatico e quello del perdono, Lei, invece, è il nostro PAPA ROCK!!
Santità Lei è senz’altro a conoscenza dell’inumana situazione che offrono gli Istituti di pena Italiani, pensiamo ci sia poco da sottolineare in merito al sovraffollamento, ma quello che ci induce a rivolgersi a Lei, è subordinato dal fatto che in un momento storico come quello attuale, dove i nostri politici sono intenti più a litigare in Parlamento, invece di risolvere i problemi del nostro Bel Paese e continuano ad illuderci sull’esito di emanare un atto di clemenza. Purtroppo questa decisione viene puntualmente disattesa, e se mai un giorno verrà, sarà soltanto per non dover pagare le salatissime multe agli Enti che vigilano sulle condizioni degradanti in cui versano i nostri Penitenziari.
Santità, lanci in nostro favore un’ulteriore segnale che possa aprire uno spiraglio per un futuro migliore.
Noi, detenuti della Casa Circondariale di Isernia, in confronto ad altri molti disgraziati che si trovano ristretti in altrettanti Istituti in Italia, ci consideriamo privilegiati, in quanto stiamo soffrendo molto meno il problema del sovraffollamento, perché l’Istituto dove ci troviamo ad espiare la nostra pena, offre condizioni perlomeno vivibili, mentre altrove si dovrebbe affrontare e rivedere il Sistema- Giustizia, che ignora le prigioni mal gestite e che dovrebbe dare una risposta più efficace alla privazione della libertà e dei diritti umani.
Fortunatamente nei nostri Penitenziari, a giusta ricompensa, riceviamo un dono di grazia, quello del Signore che ci ha inviato i suoi angeli, e qui noi ne abbiamo diversi che ci aiutano e ci confortano: i volontari del gruppo diocesano che tutti i venerdì trascurano le loro famiglie per istruirci col catechismo e prepararci a partecipare alla Santa Messa settimanale celebrata dal nostro vulcanico Fra’ Camillo.
Santità, Lei si è occupato di tante problematiche, dalla guerra al commercio delle armi, all’immigrazione; ha abolito l’ergastolo nella Città del Vaticano. Nella speranza che si ricordi anche di noi e animati dalla grande emozione oggi ha suscitato, noi detenuti ci riscopriamo figli del PADRE DELLA MISERICORDIA, che ci ama nonostante la nostra fragilità, rendendoci testimoni della SUA parola di salvezza.
Stile Bergoglio, effetto FRANCESCO!
Nosotros la quieremos mucho, con stimas
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Isernia – Casa Circondariale. Incontro con i detenuti. Saluto del Direttore della Casa Circondariale, Dott.ssa Barbara Lenzini
Santità, sono molto emozionata e commossa per l’onore che oggi, giornata per noi tutti memorabile, mi è concesso di salutarVi personalmente e a nome di tutte le persone qui presenti. Sono molto emozionata, e francamente anche parecchio impacciata, ma con sincerità Vi dico che noi tutti ci sentiamo dei privilegiati per aver avuto la possibilità di averVi qui in mezzo a noi in una giornata che è e rimarrà unica nella memoria storica di questo Istituto.
Vi confesso che ho pensato tanto a questo momento, cercando frasi e parole di circostanza, ma poi ho pensato che le cose che riescono meglio sono quelle che escono dal profondo del nostro cuore con parole semplici. A Voi Santità non piacciono le frasi di circostanza e io non le userò.
A Voi un grazie di cuore per essere qui con noi, tra noi oggi. Tra noi in questo luogo di sofferenza, che la gente comune ancora non ricorda o non vuole ricordare e di cui non si vuole parlare ma che esiste, è un luogo vivo, fatto di sofferenza ma anche di speranza, di consapevolezza e di apertura al futuro. Grazie per essere qui con l’augurio per noi tutti che questo 5 luglio sia l’inizio di una nuova era di rinnovamento. Grazie.
Vi confesso che ho pensato tanto a questo momento, cercando frasi e parole di circostanza, ma poi ho pensato che le cose che riescono meglio sono quelle che escono dal profondo del nostro cuore con parole semplici. A Voi Santità non piacciono le frasi di circostanza e io non le userò.
A Voi un grazie di cuore per essere qui con noi, tra noi oggi. Tra noi in questo luogo di sofferenza, che la gente comune ancora non ricorda o non vuole ricordare e di cui non si vuole parlare ma che esiste, è un luogo vivo, fatto di sofferenza ma anche di speranza, di consapevolezza e di apertura al futuro. Grazie per essere qui con l’augurio per noi tutti che questo 5 luglio sia l’inizio di una nuova era di rinnovamento. Grazie.