mercoledì 8 aprile 2015

A braccia aperte



Fratelli di Taizé in Russia, Bielorussia e Ucraina celebrano la Pasqua con gli ortodossi. 

Prima della sua partenza, mercoledì 8 aprile, per un pellegrinaggio che lo porterà a Mosca, Minsk, Kiev e Lviv, il priore di Taizé si è rivolto ai settemila giovani di quarantacinque Paesi che in occasione della Pasqua si sono riuniti nella comunità della Borgogna. Li ha invitati in particolare a pregare per il Papa. Ecco il testo della sua meditazione.
(Alois Löser) In questa Settimana santa le preghiere comuni ci hanno avvicinato a Gesù. Lo abbiamo visto prendere il cammino della sofferenza e della morte. Sabato santo ci ha messo nel silenzio di Dio, che Gesù ha conosciuto e condiviso con tanti uomini e donne che hanno la sensazione di essere abbandonati da Dio. E il giorno della sua resurrezione, Gesù ha vinto la morte. Come? Con il suo amore che è stato più forte. Per alcuni è difficile credere a ciò. Abbiamo tanta violenza nel mondo, e in questi ultimi tempi si è scatenata ancora di più. Giovedì scorso c’è stato un terribile attentato in un’università del Kenya, costato la vita a centocinquanta giovani. Siamo tutti scioccati nel vedere situazioni in cui la vita umana non sembra più avere alcun valore.
Sono stato a Roma di recente. Lì ho avuto un incontro personale con Papa Francesco. Noi tutti sappiamo quanto s’impegni per difendere i poveri e chi subisce ingiustizie. Mi ha detto che pregava con noi a Taizé in quest’anno nel quale ricordiamo fratel Roger. Vorrei chiedere a tutti voi di pregare per lui. Affidatelo a Dio ogni giorno, anche se solo per il tempo di un sospiro. Di Roma è rimasta impressa un’immagine nella mia memoria. Nella chiesa del Gesù, su un pannello erano affisse le foto, fatte poco prima della loro esecuzione, dei ventuno cristiani copti assassinati; in ginocchio, e dietro ognuno di loro c’era il boia con un coltello. Morivano a causa della loro fede. E quanti, anche tra i musulmani, muoiono perché non sono dalla parte giusta! Non restiamo solo scioccati, o accusatori. Vedere tutto ciò pone ognuno di noi di fronte a domande quali: vuoi rivedere le priorità nella tua vita? Non restiamo troppo spesso rinchiusi in interrogativi e discussioni che in fondo non sono poi tanto importanti? Vuoi essere artefice di pace? Allora comincia là dove vivi!
Conflitti armati devastano il Medio oriente, ma anche tanti altri luoghi del mondo. Lo scorso anno giovani ucraini sono venuti numerosi a Taizé, dove hanno incontrato giovani russi. È stato emozionante vedere lo sforzo che quei giovani facevano per ascoltarsi reciprocamente. Allora ci siamo chiesti che cosa potevamo fare per mostrare la nostra solidarietà. È così nato il progetto di fare un pellegrinaggio in tre tappe. La prossima settimana con quattro fratelli e un centinaio di giovani di tutta Europa andremo a Mosca per celebrare la Settimana santa con i cristiani ortodossi. La loro Pasqua si celebra una settimana dopo la nostra festa occidentale. Poi noi fratelli andremo due giorni a Minsk, in Bielorussia. E la terza tappa sarà in Ucraina, dove altri giovani europei si uniranno a noi a Kiev e a Lviv. Andremo a mani vuote, senza nessun altro progetto se non quello di unirci ai cristiani di questi Paesi nella celebrazione del mistero pasquale. Cristo è la nostra speranza. È vivo. Ci riunisce. Non ha forse detto queste parole: «Quando sarò innalzato da terra attirerò a me tutti gli uomini»? Allora vogliamo riunirci perché possa attirarci insieme nel suo amore.
Sono molto felice di vivere le celebrazioni pasquali con i cristiani di questi tre Paesi. I canti, le parole, le icone, i lumi, tutto esprimerà il mistero di Cristo che ama ogni essere umano. Riporre la nostra fiducia in Cristo non è sempre un sentimento che ci tranquillizza. Ma ricordiamoci che egli ci dona sempre la sua pace, e con essa il coraggio di prendere decisioni forti che orientano la nostra vita. Se ricevere la Pasqua di Cristo potesse divenire la priorità nella nostra vita, il mondo cambierebbe molto. La sera del Sabato santo, noi fratelli siamo stati felici di poter accogliere un nuovo fratello nella nostra comunità, Roland, dei Paesi Bassi. E, una settimana fa, Claudio dal Cile è entrato anche lui nella nostra comunità. Fratel Claudio e fratel Roland si preparano ora a dedicare tutta la loro vita a Cristo. Cercheranno sempre di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo. Procedere su questo cammino significa imparare ad aprire le nostre mani, a non restare aggrappati ai nostri sogni e ai nostri progetti, ma a prendere il largo e a credere come figli che Dio si prende cura di noi.
Sì, vorremmo abbandonarci a Dio, vivere ogni giorno della pace di Cristo, come nutrimento. In ciò ci sosteniamo tra fratelli. La comunione tra cristiani è un sostegno inestimabile. Ecco, là dove siete, cercate un appoggio nella comunione con altri cristiani. La comunione fra tutti coloro che amano Cristo è una fonte incomparabile di gioia. Questa settimana l’abbiamo potuto vivere insieme qui. E a sostenerci sono anche credenti che ci hanno preceduto. Uno di essi, che ha vissuto in Russia, Serafino di Sarov, ha detto: «Ottieni la pace e una moltitudine la troverà attorno a te».
L'Osservatore Romano