Due indagini fanno il punto sul cattolicesimo in Francia.
Quella di «La Vie» (confortata dai numeri di Paradox’Opinion) appare come una provocazione e allo stesso tempo come una salutare strigliata per la comunità cattolica, chiamata a muoversi prima che sia troppo tardi. «Cattolicesimo: la fine o la risurrezione?», si chiede il caporedattore Jean-Pierre Denis, sottolineando che pubblicare tali cifre in piena Settimana santa non è un gesto di sfida ma, al contrario, un atto di fede, e ricordando che «il cristianesimo non è rifiuto della morte ma fiducia nella Risurrezione». Ci sono infatti altre cifre e queste fanno ben sperare: è il caso dell’aumento del numero di iscritti nelle cappellanie studentesche, il grande successo dello scoutismo e di festival (di musica e cultura cristiana) come “Anuncio”. Le donazioni alla Chiesa reggono, l’insegnamento fornito dalle scuole cattoliche continua ad attirare consensi e, se è vero che negli ultimi dieci anni i battesimi di bambini sono scesi di centomila unità, si registra una crescita del 30 per cento dei battezzati adulti: a Pasqua in 3.900 hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, comunione). Al primo posto delle motivazioni — riferisce il servizio di catecumenato della Conferenza episcopale — c’è «la scoperta della gioia della fraternità fra cristiani, del rapporto semplice e vero tra persone nel nome di Cristo».
Ma c’è un altro dato che deve far riflettere: il numero complessivo dei battezzati è quasi di dieci volte superiore a quello dei praticanti. La conferma viene anche da un sondaggio Ifop commissionato dal settimanale «Pèlerin» (hanno risposto 2.450 persone rappresentative della popolazione con età superiore ai 18 anni) dal quale si rileva che il 56 per cento dei francesi continua a professarsi cattolico ma che, tra essi, solo il 15 per cento si definisce “praticante” (generalmente anziano e di sesso femminile). I messalisants, ovvero coloro che vanno a messa tutte le domeniche, non superano il 4 per cento della popolazione e molti sono pensionati. Se la Chiesa in Francia vuole invertire la tendenza — affermano gli osservatori — deve necessariamente studiare una «strategia di riconquista delle pecorelle smarrite», con l’obiettivo di risvegliare quelli colmati di grazia dal sacramento alla loro nascita ma successivamente allontanatisi, rimasti delusi o feriti, o che non hanno saputo mantenere i contatti finito il periodo del catechismo o della preparazione al matrimonio. Il vero rinnovamento non verrà tanto da una pianificazione tecnocratica delle strutture quanto da un cambiamento radicale: «La sfida principale — scrive Denis — è chiaramente la conversione missionaria di ogni persona e di ogni comunità. La trasformazione di una Chiesa passiva in una Chiesa che ascolta, confessa, evangelizza, supera di molto la semplice risistemazione parrocchiale. Bisogna passare dal palliativo alla prospettiva e dalla gestione all’evangelizzazione». L’invito rivolto ai cattolici è a partecipare alla discussione, a portare il loro contributo al dibattito, anche in vista dei prossimi Stati generali del cristianesimo, organizzati da «La Vie» nel primo fine settimana di ottobre a Strasburgo.
Anche dal sondaggio pubblicato da «Pèlerin» emerge una netta separazione fra cattolici praticanti e non praticanti. I primi si fanno forza attorno al loro credo, i secondi sono più che altro attratti dal rito. Non a caso il 40 per cento dei praticanti ha risposto che «essere cattolici è innanzitutto credere nella risurrezione di Cristo», percentuale che scende al 20 fra i non praticanti. Altro risultato significativo è quello che pone la famiglia e l’educazione in testa ai valori cristiani nella società francese, prima della solidarietà verso i più poveri. Un’ulteriore tendenza riguarda la percezione del posto dei cattolici nella società: mentre il dibattito, a partire dal mese di gennaio, si sta cristallizzando attorno a un secolarismo più restrittivo, nove cittadini su dieci pensano che i cattolici non rappresentino un pericolo per la laicità.
L'Osservatore Romano,