GERUSALEMME – La Messa della Domenica di Pasqua è stata celebrata questa mattina, il 5 aprile 2015, al Santo Sepolcro presso la tomba. E ‘stata presieduta da Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme.
Trova di seguito l’omelia del Patriarca.
Omelia di Pasqua 2015
Cari fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Cari religiosi e religiose,
Cari fedeli di Terra Santa,
Cari fedeli e cari pellegrini venuti dal mondo intero,
In questo giorno glorioso, riviviamo in questa Basilica del Santo Sepolcro la gioia della Pasqua, quella del Cristo Risorto, veramente Risorto, e che « ci precede in Galilea » (Mt 28, 7).
A tutti auguro una buona e santa festa della Resurrezione! Ogni giorno, in Medio Oriente, siamo testimoni di avvenimenti tragici che ci rendono ancora contemporanei del Calvario. Ma la nostra gioia e la nostra fede nel Risorto « nessuno ce la può togliere » (Gv 16, 22), perché il Signore ci invita da oggi, benché in mezzo alle difficoltà che abbiamo, a gustare le primizie della sua Resurrezione.
Quando le donne vanno al Sepolcro per cospargere di unguento il corpo del Crocifisso deposto dalla Croce (Mc 16, 1-2), trovano il Sepolcro aperto e vuoto e un « uomo vestito di bianco » che dice loro « Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. È risorto, non è qui. » (Mc 16, 6-7). Elle vengono prese dalla paura e dallo stupore, per poi abbandonare il Sepolcro e andare a raccontare ai discepoli quello che hanno visto ed udito (Mt 28, 8).
Oggi siamo in migliaia a cercare il volto di Cristo, la Sua Parola e la Sua Pace. E facciamo fatica a trovarLo in questo mondo, come se niente ci potesse soddisfare, né i discorsi politici, né il mondo economico, e neppure a volte chi ci sta più vicino. Anche noi, come le donne al sepolcro, di fronte a tutto questo siamo colti dalla paura. Perché questo Sepolcro, fratelli e sorelle, davanti al quale passano ogni giorno migliaia di persone alla ricerca di Dio, non contiene più il corpo del Crocifisso. Dio non è necessariamente là dove noi lo cerchiamo. Non è in luoghi oscuri ed isolati: è di fianco a noi, in nostro fratello, nel nostro vicino! Siamo invitati, come i discepoli stupefatti davanti alla tomba vuota, a crescere nella nostra relazione con Gesù e a divenire annunciatori e testimoni della Buona Notizia, per comprendere una volta per tutte che possiamo trovare Dio nei nostri fratelli, condividendo la Gioia di essere salvati. Anche quando la tenebra del Venerdì Santo della morte schiaccerà e oscurerà i nostri cuori e i nostri Paesi, crediamo e cantiamo: Cristo è Risorto, Alleluia!
Per questo, fratelli e sorelle, dobbiamo vivere il primo miracolo della Resurrezione, il cambiamento radicale del cuore, la conversione, come il centurione romano ai piedi della Croce, che ha detto : « Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio » (Mc 15, 39). C’è la conversione dei soldati, ma anche quella dei discepoli riuniti nel Cenacolo e chiusi a chiave per paura. La Risurrezione li ha trasformati e sono diventati testimoni, testimoni felici di soffrire per Cristo.
Speriamo di cantare un giorno con loro il nostro Alleluia, e di condividere con loro e con tutt i Santi, comprese le nostre due future Sante palestinesi Mariam e Maria-Alphonsina, la Gloria eterna. Seppelliamo dunque nella Tomba di Cristo le nostre inclinazioni mondane, le nostre incoerenze, le nostre divisioni religiose, la nostra violenza, la nostra mancanza di Fede e le nostre paure. Dobbiamo « deporre l’uomo vecchio […] e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.» (Ef 4, 22-24), dobbiamo credere al Bene, credere che la Pace è possibile per ricevere infine « la vita in abbondanza » (Gv 10,10).
Da questa Tomba sono uscite la Luce e la Pace. E oggi ancora, da qui, da questa Terra Santa così martoriata, devono di nuovo sgorgare la Luce e la Pace. Imploriamo la grazia del Signore per la Terra Santa e per il mondo intero.
Armiamoci, fratelli e sorelle, di fede, di coraggio e della gioia del nostro incontro con Gesù, per annunciare a tutti i nostri fratelli la Sua Resurrezione e la Sua vittoria. Come Cristiani, siamo chiamati, al cuore di questa regione del Medio Oriente scosso dalle guerre e insanguinato dalla violenza, ad essere segni di contraddizione, segni di speranza malgrado tutto. Il nostro futuro in questa regione e in questo mondo è incerto e persino più oscuro, ma noi non abbiamo paura, Cristo ci ha preceduto ed è con noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).
I politici e la Comunità internazionale si preoccupano molto poco della nostra libertà e della nostra sorte. Gli interessi personali schiacciano la buona volontà di chi cerca la pace e la giustizia.
Ma i martiri contemporanei non smettono di testimoniare la Resurrezione di Cristo: tutto, dalle processioni e dalle pietre di Gerusalemme ai rifugiati iracheni e siriani, che hanno perduto tutto a causa della loro fede, a coloro che sono prigionieri nel nome di Cristo, tutto testimonia che nostro Signore è vivo. Seguendo loro, con le beate Mariam e Maria-Alphonsina che intercedono per noi, diventiamo dei veri testimoni.
In questo anno della Vita consacrata, cari fratelli e sorelle consacrati, ravviviamo anche la gioia della nostra prima chiamata, ritorniamo a Dio e diveniamo dei discepoli fedeli, a servizio della Chiesa di Gerusalemme e dei nostri fratelli.
Numerosi sono coloro che vengono in Terra Santa per cercare Cristo, tentando nel contempo di trovare o ritrovare le proprie radici. Le nostre radici sono qui, nel grembo della Chiesa Madre, sul Monte Golgota e in questa Tomba vuota. Per questo la nostra responsabilità è grande e, malgrado tutte le difficoltà e le sventure che ci colpiscono, continuiamo a mantenere salda la nostra speranza e viva la nostra gioia. Il Cristo vivente trionfa comunque sul male.
Cari fratelli e sorelle, cari amici ammalati, anziani e prigionieri,
voi cari fedeli rifugiati, che vivete un Venerdì Santo apparentemente senza futuro, a causa dell’ingiustizia e della violenza,
voi tutti che non potete gustare la gioia della Pasqua
voi che non avete potuto arrivare fino al S. Sepolcrio per condividere con noi questa Festa,
per voi, innalzo la mia preghiera nella speranza che possiate godere della Pace che viene dalla Resurrezione. Che questa Pace riempia il vostro cuore d’amore, di solidarietà, attraverso la forza del Cristo risorto che vuole farci resuscitare con Lui (Fil 3,10-11).
Il Signore è risorto. Andate ed annunciate questa Buona Notizia al mondo intero.
Sì, Gesù è veramente risorto. Amen. Alleluia!
(en) Easter Solemn Mass at the Holy Sepulchre. Homily
(fr) Patriarche Fouad Twal: Homélie de Pâques 2015
*
(fr) Patriarche Fouad Twal: Homélie de Pâques 2015
*
Breve storia del Santo Sepolcro a Gerusalemme
Le vicende che, nel corso dei secoli, hanno coinvolto il luogo della sepoltura di Gesù sono davvero numerosissime: un breve riassunto di questa storia complessa può aiutare ad orientarsi meglio.Le prime fonti che parlano del Sepolcro sono ovviamente i Vangeli sinottici, che collocano unanimemente la tomba vicino al luogo della crocifissione, fuori dalle mura cittadine. La tomba, scavata nella pietra e chiusa da una grossa pietra, era di proprietà del ricco Giuseppe d'Arimatea, che probabilmente l'aveva fatta costruire per sé. I suoi progetti cambiarono dopo la tragica morte di Gesù, che lo colpì al punto di recarsi da Pilato a richiedere il corpo del maestro per provvedere alla sua sepoltura. Il corpo di Gesù fu quindi collocato nella tomba di Giuseppe d'Arimatea, dove rimase fino alla scoperta della sua scomparsa nella domenica di Pasqua.
Il Sepolcro rimase sostanzialmente invariato fino al 135 d.C., quando Adriano rase al suolo Gerusalemme dopo una rivolta. Nel tentativo di riaffermare i culti pagani e spegnere il nascente cristianesimo, l'imperatore fece distruggere i luoghi legati alla passione di Cristo, erigendo al loro posto templi dedicati a divinità classiche.Nonostante questa "sostituzione" rimase sempre viva la memoria della collocazione dei luoghi santi: ciò permise all'imperatore Costantino e soprattutto alla potentissima madre Elena di far demolire i templi pagani, con la successiva costruzione di una chiesa, l'Anastasis (consacrata nel 335 d.C.), sopra al luogo di sepoltura di Gesù. L'edificio faceva parte di un complesso di tre chiese collegate, costruite sopra altrettanti luoghi santi.Nel corso del VII secolo la chiesa fu sottoposta a numerosi danneggiamenti e conseguenti ricostruzioni, a causa dei continui rivolgimenti politici (Gerusalemme passò in breve tempo dalla dominazione persiana a quella bizantina, fino alla conquista da parte degli arabi).Fu proprio sotto il dominio musulmano che il sito (non solo la chiesa, ma anche ciò che restava dello stesso Sepolcro) subì una distruzione quasi totale, ad opera del califfo Al-Hakim bi-Amr Allah (1009 d.C.).
Negli anni successivi venne avviata un'opera di ricostruzione, conclusa nel 1048 e perfezionata dai Crociati, che si impadronirono della città nel 1099. Un ulteriore intervento fu realizzato dai frati francescani nel corso del '500 e un altro si rese necessario agli inizi dell'800 dopo un grave incendio. La struttura attuale della Basilica del Santo Sepolcro è il risultato dell'ultima ristrutturazione, datata 1959.
Il Sepolcro rimase sostanzialmente invariato fino al 135 d.C., quando Adriano rase al suolo Gerusalemme dopo una rivolta. Nel tentativo di riaffermare i culti pagani e spegnere il nascente cristianesimo, l'imperatore fece distruggere i luoghi legati alla passione di Cristo, erigendo al loro posto templi dedicati a divinità classiche.Nonostante questa "sostituzione" rimase sempre viva la memoria della collocazione dei luoghi santi: ciò permise all'imperatore Costantino e soprattutto alla potentissima madre Elena di far demolire i templi pagani, con la successiva costruzione di una chiesa, l'Anastasis (consacrata nel 335 d.C.), sopra al luogo di sepoltura di Gesù. L'edificio faceva parte di un complesso di tre chiese collegate, costruite sopra altrettanti luoghi santi.Nel corso del VII secolo la chiesa fu sottoposta a numerosi danneggiamenti e conseguenti ricostruzioni, a causa dei continui rivolgimenti politici (Gerusalemme passò in breve tempo dalla dominazione persiana a quella bizantina, fino alla conquista da parte degli arabi).Fu proprio sotto il dominio musulmano che il sito (non solo la chiesa, ma anche ciò che restava dello stesso Sepolcro) subì una distruzione quasi totale, ad opera del califfo Al-Hakim bi-Amr Allah (1009 d.C.).
Negli anni successivi venne avviata un'opera di ricostruzione, conclusa nel 1048 e perfezionata dai Crociati, che si impadronirono della città nel 1099. Un ulteriore intervento fu realizzato dai frati francescani nel corso del '500 e un altro si rese necessario agli inizi dell'800 dopo un grave incendio. La struttura attuale della Basilica del Santo Sepolcro è il risultato dell'ultima ristrutturazione, datata 1959.
Quello che rimane oggi del Santo Sepolcro è il poco che si salvò dalla distruzione del 1009, ma è ancora possibile vedere, oltre ad un pezzo della pietra che chiudeva la tomba, il banco di roccia su cui giacque il corpo di Gesù.
(Francesco Samarini)
(Francesco Samarini)